CRONACA
“Una radio per sognare un’altra Africa”. Suor Giovanna e la Cucuas: un ponte tra Latina e la Guinea
LATINA – “Mi piacerebbe avere una radio per parlare ai nostri ragazzi che in massa scappano in Europa pensando di trovare il paradiso, e spiegare che possiamo costruirlo qui, noi, tutti insieme, quel paradiso. Loro sono il nostro futuro. Potrei convincerli a restare, se solo avessi una radio”.
Suor Giovanna è arrivata a Latina alcuni giorni fa, per un intervento chirurgico, ma quando la incontriamo ha già la valigia pronta per tornare nel suo angolino di mondo che è il territorio della diocesi di N’Zèrèkorè in Guinea Conakry (in Africa Occidentale) dove si sta realizzando la Maison de La vie, la Casa della Vita, un dispensario medico con una sala parto che avrà un collegamento ideale con Il Giardino della Vita realizzato in Via Tuscolo. Conoscerla, a casa della sua amica Ida Ferrari, è stata un’esperienza benefica.
Lei, seduta al tavolo, sorride di un sorriso modesto e contagioso. Ha mangiato bene e dormito tanto in questi giorni; è stata accudita e non ha dovuto occuparsi di questioni di vita o di morte, ma ora vuole rientrare nella sua Missione, anche se faticherà a garantirsi un piatto di riso al giorno. E’ dura?, viene spontaneo chiederle ascoltando racconti impossibili sulle condizioni di vita locali. “E’ dura, ma è bella!La vita è bella e deve servire a qualcosa di positivo per sé e per gli altri”, risponde lei, che parla italiano correntemente perché ha studiato a Roma. “Fu un colpo di fortuna – spiega – una borsa di studio destinata ad un’altra suora che nel frattempo era andata via. Così il vescovo ha mandato me”. Suor Jeanne Pascale Guilavogui (così è scritto sul passaporto) a Roma ha studiato Teologia della vita consacrata per diventare maestra delle novizie. Il resto è la storia delle relazioni che ha saputo intessere con l’Italia, con padre Filippo a Bracciano e con la Cucuas Onlus, la comunità Un Cuore e un’Anima Sola, che ancora oggi la sostiene, consentendole di sognare e costruire, costruire e sognare, spingendosi sempre un po’ più in là.
“Quando sono tornata in Africa le mie consorelle mi hanno detto che non avendo cibo, all’ora di pranzo si riunivano per condividere una preghiera e mi hanno chiesto perché mai, io, dal paradiso in cui mi trovavo, avevo deciso di tornare in quell’inferno. Ho sentito in quel momento che dovevo lottare con loro e raccontare la nostra realtà”. Non ha mai smesso di farlo, rendicontando meticolosamente preventivi, spese, necessità.
Con fare (istintivamente) manageriale, la suora ha diviso la comunità in piccoli micro-villaggi, occupando le case di una vecchia missione abbandonata. In ognuna ha messo due o tre suore (in tutto sono 40 le Serve di Maria Vergine e Madre) a cui ha affidato la gestione di alcuni compiti. Invece di farsi mandare aiuti per avere (solo) più riso da mangiare, ha raccolto le offerte per comprare un terreno dove ha piantato gli alberi della gomma e realizzato un pollaio. Ha costruito quattro scuole dove studiano 150 bambini. Poi, ha creato delle risaie e dentro quell’acqua ha cominciato ad allevare carpe, e così via. In una sfida quotidiana per sopravvivere e far sopravvivere, dove non c’è acqua potabile e non c’è luce, ha creato il primo dispensario medico e adesso sta costruendo il secondo, stavolta con la sala parto: “Servirà 40 villaggi circa. Vengono da lontano a piedi per aiutarmi, perché hanno capito che sarà anche per loro. Intorno a questo progetto si è creata una grande solidarietà”.
“La posa della prima pietra c’è stata il 19 gennaio, e per dicembre, prima della fine dell’anno, se Dio vuole, sarà inaugurato”. Servono infissi e arredi: per i primi la legna è stata tagliata, ma si deve asciugare. I letti invece saranno costruiti in ferro, artigianalmente, ma non è facile reperire il metallo. E ora urge trovare un ecografo portatile, lei è disposta a metterlo in valigia: “Qui le mamme spesso portano in grembo figli morti senza nemmeno saperlo e poi muoiono anche loro”.

Suor Giovanna
Tra i progetti da realizzare ci sono anche: i pannelli solari per far funzionare un frigorifero in cui conservare i vaccini (nessuno è vaccinato nella zona); un pozzo artesiano per avere l’acqua potabile (ora si prende al fiume, si trasporta per chilometri e poi si fa bollire). Servono medicine, ovviamente. Servirebbe realizzare una banca dei cereali, per evitare che i contadini, spinti dalla fame, vendano nella stessa stagione a prezzi bassissimi, per trovarsi poco dopo in carestia. E poi, appunto, la radio: “Con una radio potrei parlare ai ragazzi, ma anche dare informazioni igieniche e aumentare l’alfabetizzazione”, dice, senza mai smettere di ringraziare chi la aiuta.
E proprio qui volevo arrivare, a chi la aiuta. Un’ultima parola la voglio dedicare proprio alla comunità Cucuas Onlus e a tutti quelli che contribuiscono a questa causa umanitaria, piccola e grande allo stesso tempo. Non sono ricchi, sono persone normali. Quindi quando donano, rinunciano. Grazie a loro, la valigia di Suor Giovanna si riempie di medicine e di altri beni introvabili nei villaggi africani. E soprattutto si riempie della speranza di poter un giorno convincere i ragazzi che partono per l’Europa (ma che sono il futuro dell’Africa) a restare a casa, dove una piccola economia sta sorgendo anche per loro, intorno a questo villaggio sperduto.
CRONACA
Cisterna, lutto nel calcio, scompare Claudio Capogna, il Messicano
LATINA – Lutto nel mondo dello sport, si è spento martedì 21 aprile a Cisterna, all’età di 75 anni, Claudio Capogna, detto “Il Messicano”. L’ex calciatore professionista dopo le giovanili nella Lazio
aveva giocato in Serie B e collezionato oltre duecento presenze in Serie C2 e C1 chiudendo la sua carriera proprio a Latina nella stagione 1981/82 quando era stato compagno di squadra dell’allora calciatore, l’ ex sindaco Damiano Coletta che lo ha ricordato in un post: “Ciao Messicano. È stato un piacere giocare con te”.
I funerali saranno celebrati giovedì 23 aprile alle ore 10:30 nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Cisterna di Latina.
CRONACA
Bimbo annegato nella piscina termale, quattro persone iscritte sul registro degli indagati
LATINA – Sono quattro gli indagati per la morte di Gabriele Ubaldo Petrucci, il bambino di 7 anni annegato sabato pomeriggio nella piscina delle Terme Vescine di Suio in provincia di Latina dove era in vacanza con i genitori per festeggiare il compleanno. Sul registro degli indagati sono stati iscritti dipendenti della società proprietaria dell’impianto termale, della società che lo gestisce, di quella manutenzione, e un manutentore. Potranno dunque nominare un loro consulente per l’autopsia che sarà eseguita giovedì. La Procura della Repubblica di Cassino che coordina le indagini affidate ai carabinieri di Formia ha disposto una perizia sull’impianto che resta sotto sequestro.
Oggi è previsto il conferimento dell’incarico per l’autopsia, mentre lunedì prossimo si terrà un sopralluogo tecnico alla presenza delle parti.
CRONACA
Volontaria della Protezione Civile di Ponza ustionata durante un intervento
PONZA – Una volontaria della Protezione Civile delle Isole Ponziane ha riportato gravi ustioni mentre era in servizio impegnata in operazioni di spegnimento di un incendio svolte in collaborazione con i vigili del fuoco. Ha riportato ustioni alle gambe, alle braccia e alla schiena ed è ora ricoverata nel reparto Grandi Ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma dove è stata elitrasportata. La giovane donna una 30enne era intervenuta in ausilio ai vigili del fuoco in un’abitazione dove si era sviluppato un incendio. Durante le operazioni però un solaio della casa ha ceduto a causa del calore con conseguenze gravi per lei: ustioni di secondo grado e terzo grado su circa il 25% del corpo.
«Desidero esprimere, a nome della Regione Lazio, la più profonda vicinanza e solidarietà a Deborah, giovane volontaria dell’Associazione di Protezione Civile delle Isole Ponziane, rimasta gravemente ferita mentre era impegnata nelle operazioni di spegnimento di un incendio sull’isola di Ponza – dichiara il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca – . A lei va il nostro pensiero più affettuoso, insieme a un sentito ringraziamento per il coraggio, la generosità e l’alto senso civico dimostrati. Il suo impegno è un esempio autentico dello spirito di servizio che anima le donne e gli uomini della Protezione Civile, ai quali va la gratitudine dell’intera comunità regionale. Siamo in costante contatto con il Centro Grandi Ustioni dell’Ospedale Sant’Eugenio, dove Deborah è ricoverata e seguiamo e seguiremo con la massima attenzione e costanza l’evolversi delle sue condizioni, fino alla piena guarigione. A Deborah e alla sua famiglia voglio dire che non sarà lasciata sola e le rivolgo i miei più sinceri auguri».
Sul caso è intervenuto anche l’assessore regionale al ramo Pasquale Ciacciarelli che ha richiamato la necessità di rafforzare le misure di protezione per i volontari e garantire strumenti adeguati:
«La notizia dell’infortunio subito da una nostra volontaria di protezione civile, appartenente al gruppo di volontariato delle Isole Ponziane, nello svolgimento delle attività di spegnimento di un incendio in corso sull’isola di Ponza ci induce a riflettere ancora di più sulla complessità del ruolo del volontario e sulla necessità di lavorare sempre più intensamente per garantirne una degna tutela – scrive Ciacciarelli in una nota – La nostra volontaria, infatti, ha riportato ferite da ustioni nell’ambito di una attività di spegnimento che la protezione civile ha avviato in collaborazione con i vigili del fuoco, dimostrando una forte dedizione al senso civico ed un importante senso di appartenenza e di squadra».
L’assessore alla Protezione Civile della Regione Lazio sottolinea ancora: «Accanto alla misura del fondo di solidarietà, introdotto per garantire il necessario ristoro dei volontari che subissero infortuni nel corso delle proprie attività, ho sempre ritenuto necessario implementare le attività di prevenzione dei rischi, nella consapevolezza della importanza di evitare l’accesso al fondo, ossia il subire dell’infortunio. Esprimo la mia più sincera solidarietà alla nostra volontaria, augurandole una pronta e celere guarigione e una forte vicinanza al sindaco Ambrosino ed al Presidente della Associazione di Protezione Civile delle Isole Ponziane Romano», conclude Ciacciarelli.
«Esprimo la mia più sincera vicinanza e solidarietà.. in questo momento difficile, il mio pensiero va a lei, alla sua famiglia e a tutti i colleghi che stanno vivendo ore di grande apprensione», dichiara l’assessore al Turismo, Ambiente e Sport della Regione Lazio, Elena Palazzo. «Quello che è accaduto ci ricorda, ancora una volta, il valore straordinario del lavoro svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Protezione Civile, che con coraggio, competenza e spirito di servizio si mettono al fianco delle comunità anche nelle situazioni più complesse e pericolose. A loro va la gratitudine dell’intera Regione Lazio. Seguiamo con attenzione l’evolversi delle condizioni della volontaria, affidata alle cure dei medici dell’Ospedale Sant’Eugenio. Auspichiamo con forza che possa superare questo momento e tornare presto alla sua vita. La sicurezza di chi opera sul campo resta una priorità assoluta. Continueremo a lavorare per garantire strumenti, formazione e supporto adeguati a chi ogni giorno è in prima linea per la tutela del nostro territorio e dell’ambiente», ha concluso l’assessore Palazzo.
“Questi ragazzi sono una forza, sempre pronti e operativi. Encomiabili. Persone che meritano enorme rispetto da parte di tutte le istituzioni. Grazie Presidente Rocca, Assessore Ciacciarelli e tutti coloro che hanno sentito il dovere di incoraggiare Deborah e ringraziare i suoi colleghi volontari. La parte sana e bella della nostra comunità”, sono le parole del sindaco Francesco Ambrosino.
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