25 misure cautelari

Alba Pontina, smantellata la mafia di Latina firmata Di Silvio. Tutti i nomi

Oltre quarantacinque i capi di imputazione. Indagini sulla campagna elettorale delle comunali nel 2016

LATINA – Venticinque persone, tutte appartenenti al clan Di Silvio, sono state arrestate questa notte in una operazione delle Squadre Mobili di Latina e Roma e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato per associazione di tipo mafioso. Le misure cautelare sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, nei confronti di 25 persone, a cui si contestano oltre 40 capi di imputazione, tra cui associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose.

Eseguite, come è possibile vedere anche nel video girato dalla stessa Polizia, numerosissime perquisizioni con l’impiego di unità cinofile e sofisticate strumentazioni per l´individuazione di armi e stupefacenti nei terreni vicini alle abitazioni del clan.

Per la prima volta sul territorio pontino viene riconosciuta l´esistenza di una associazione mafiosa autoctona, non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani. Grazie anche alle dichiarazioni del primo collaboratore di Giustizia del territorio, la Polizia ha potuto ricostruire l´organigramma e le tantissime attività illecite di un agguerrito gruppo criminale, che esercitava violenza anche dove non ce n’era bisogno e che a capo aveva Armando Di Silvio, detto Lallà.

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IL RUOLO DELLE DONNE – Tra gli arrestati ci sono 7 donne, una delle quali ai vertici del clan, che ha una struttura solidissima a, come si dice tecnicamente, geometria variabile, creata non solo sui legami familiari, ma alimentata con l´innesto di criminali già affermati, e affiliati, in passato, a gruppi rivali.

GLI AFFARI – Estorsioni, un vasto traffico di stupefacenti le due attività principali e in particolare, le richieste di denaro, molto spesso mascherate con operazioni di recupero crediti, venivano rivolte con modalità particolarmente violente e vessatorie a imprenditori e commercianti ma anche a professionisti, costretti a versare cospicue somme di denaro in modo seriale. La categoria più vessata è stata certamente quella degli Avvocati, tanto che, alla fine del 2016 i responsabili dell´Ordine degli Avvocati hanno inviato una lettera a tutti gli iscritti, esortandoli a denunciare, collaborando con le Forze di Polizia.

Per estorcere denaro bastava pronunciare il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione. Il denaro serviva per il sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, richiamando alla memoria quella era stata definita la Guerra criminale di Latina, nel 2010 avvenuta quando le famiglie rom si imposero sui altri gruppi criminali. Particolarmente significativa del pesante clima di intimidazione imposto dai Di Silvio alla città, l’episodio estorsivo commesso dalle donne del clan, Sabina De Rosa e Sara Genoveffa Di Silvio, moglie e figlia di Armando Di Silvio, ai danni della titolare di un negozio di casalinghi, peraltro incinta, da cui pretendevano di appropriarsi della merce a proprio piacimento, corrispondendo un prezzo del tutto arbitrario, e molto inferiore a quello effettivo.

CAMPAGNA ELETTORALE – Il modus operandi del clan ha mostrato forti analogie con le mafie tradizionali anche in relazione alla capacità di gestione delle campagne elettorali di diversi candidati alle consultazioni amministrative del 2016 nei comuni di Latina e Terracina, intervenendo anche direttamente. Alcuni uomini del clan, infatti, tra cui un sorvegliato speciale, hanno gestito la propaganda elettorale in favore di alcuni candidati, provvedendo, dietro compenso, alla affissione dei manifesti elettorali, e potendo così imporre la prevalenza di quelli dei candidati sponsorizzati, grazie alla propria caratura criminale. Le indagini hanno fatto emergere anche molti casi di compravendita di voti in occasione dello stesso periodo elettorale, in cui esponenti del clan hanno costretto, dietro minaccia, numerosi tossicodipendenti ad esprimere la propria preferenza in favore di alcuni candidati alle elezioni comunali di Latina, ricevendo in cambio un compenso in denaro, circa 30 euro. È emerso uno spaccato preoccupante di spartizione criminale delle attività elettorali, attraverso la quale i Di Silvio riuscivano a monopolizzare la propaganda di molti candidati, spesso imponendo i propri servizi altre volte vendendo i consensi degli elettori residenti nelle zone della città ricadenti sotto il loro controllo.

LA CONFESSIONE – Secondo quanto dichiarato dal collaboratore, i manifesti elettorali venivano tenuti nascosti in una stalla non lontana dalla abitazione del capoclan, nel quartiere Campo Boario mentre in una intercettazione, Gianluca Di Silvio, figlio di Armando, affermava di essere stato pagato per acclamare un candidato nel corso di un comizio elettorale insieme ad altri soggetti.

Accertato anche che Armando Lallà Di Silvio poneva in essere condotte di fittizia intestazione di beni, come nel caso di un terreno in località Borgo Isonzo, acquistato alla fine del 2016 e intestato fittiziamente prima a Federico Arcieri e al momento della stipula definitiva all’indagato Daniele Coppi con l’intento di eludere le disposizioni di Legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

GLI ARRESTATI – Custodia cautelare in carcere perArmando “Lallà” Di Silvio 52 anni; Angela “Stella” Di Silvio 26 anni; Ferdinando Pupetto Di Silvio 29 anni; Genoveffa Sara Di Silvio 23 anni; Gianluca “Bruno” Di Silvio 22 anni; Giulia Di Silvio 23 anni; Samuele Di Silvio 28 anni; Francesca “Gioia” De Rosa 20 anni; Sabina “Purì” De Rosa 51 anni; Federico “Ico” Arcieri 21 anni; Daniele Coppi 32 anni; Agostino “Balò” Riccardo 35 anni; Mohamed Jandoubi 31 anni; Valentina Travali 31 anni; Daniele Massimiliano Alfonsi 56 e 50 anni, Hacene “Hassan” Ounissi 35 anni; Ismail El Ghayesh 21 anni; Gianfranco Mastracci 33 anni; Matteo Lombardi 33 anni e Daniele “Canarino” Sicignano 29 anni. Arresti domiciliari per Tiziano Cesari 56 anni; Gianluca D’Amico 23 anni; Antonio “Marcello” Fusco 55 anni e Francesca Zeoli 33 anni.

EDY GIOIELLI A LATINA

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