Civilità del pane, ieri le dimostrazioni

CORI – Ieri pomeriggio a Giulianello, l’insegnate e ricercatrice, Graziella Pisu, ha dato una dimostrazione pratica della preparazione del pane decorato, spiegando anche a voce ai presenti le diverse tecniche e modalità di lavorazione, il tutto surrogato da una proiezione video sul rito della mietitura nel Castello di Giulianello. La lavorazione del grano comporta diverse fasi prima di arrivare alla molitura: un lavoro lungo, per lo più affidato alla donna, a lei compete la preparazione del pane ed il giusto dosaggio dei suoi ingredienti. I pani risultano progettati nei minimi dettagli e la forma definitiva emerge solo dopo la cottura, laddove la perfezione dei pani è di buon auspicio per l’intera comunità. I significati della funzione commestibile, il rito, si sono persi nel tempo, resta parzialmente integra la funzione estetica, mentre nel passato erano un’unità inscindibile.

Molti pani della festa risultano lucidati e la lucidatura avviene immergendo velocemente il pane già cotto nell’acqua bollente e avvicinandolo poi alla fiamma, ne risulta una patina brillante, dorata e gemmata, quasi un passaggio simbolico tra i quattro elementi.

Del pane decorato esiste ancora una testimonianza viva perché i simboli e le forme riprodotte sono le stesse che si trovano negli elementi decorativi delle opere d’arte: i pani decorati sono ancora oggi il risultato del lavoro collettivo delle donne della comunità, estranea alle leggi del mercato, la funzione rituale e sacra della preparazione dei pani decorati si è mantenuta intatta, e non è casuale che pregevoli abilità manuali si siano conservate presso le minoranze etniche in cui valorizzare la tradizione significa preservare l’identità del gruppo.

La lavorazione del pane è un percorso iniziatico per addette, molte delle quali hanno degli scrupoli sull’opportunità di esporre il proprio sapere: la lavorazione del pane generalmente non si mostra, né si racconta perché non si può e non si deve, è una trasgressione; alle donne non interessa dare risposte esaustive a chi domanda loro e i segreti del pane rituale si possono raccontare solo per tradizione familiare e femminile.

Il pane decorato, dal momento in cui viene preparato al momento in cui viene consumato, ha significato, non per la sua bellezza, ma perché la sacralità della sua preparazione dispone ad un consumo non superficiale, il rito si compie solo mangiandolo.

Come nell’arte, con il pane rituale si sperimenta la conoscenza, laddove le forme dei pani rispondono a precise regole geometriche e gli elementi decorativi sono prodotti con timbri di varie fogge.

I pani riprendono molti dettagli simbolici delle opere d’arte e vengono preparati per le fasi più importanti della vita dei singoli a cui la comunità è chiamata a partecipare (matrimoni, nascite…) o del gruppo sociale, per le feste della collettività in cui il singolo si identifica e partecipa alla migliore realizzazione delle stesse.

Se gli elementi decorativi dei pani sono riconducibili a simboli e significati, è pur vero che i pani della festa si accompagnano anche a comportamenti che è necessario rispettare, come indossare l’abito migliore o il costume tradizionale impreziosito da monili d’oro e d’argento, tra cui gli stessi timbri del pane rituale.

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