LIEVITO TRA LIBRI E TEATRO
Prosegue la rassegna culturale

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(Clemente Pernarella (foto Vanityfair)

(Clemente Pernarella (foto Vanityfair)

LATINA – Giovedì 2 maggio alle 17 nello spazio ALT di palazzo M ci sarà la presentazione dell’antologia “Caro bastardo ti scrivo” di Dona Amati, in collaborazione con Centro Donna Lilith. Alle 20.30, al teatro Cafaro, si potrà assistere invece a T’amo senza sapere come, con Melania Maccaferri, per la regia di Clemente Pernarella. I due appuntamenti nel’ambito della rassegna culturale Lievito di Rinascita Civile.

A SCUOLA – Lievito inoltre torna anche giovedì tra i banchi di due scuole di Latina per coinvolgere i ragazzi in dibattiti e incontri. Alle 9.30 sarà per la seconda volta nell’aula magna dell’istituto Marconi per la conferenza di Lamberto Lamberti sul tema “La corsa migliore del bagnino”. Lamberti insegna analisi matematica all’università “La Sapienza” di Roma e agli studenti dell’istituto di via Reno proporrà «una rassegna di problemi di ottimizzazione rispetto al tempo, al costo e al rapporto tra capacità e misura del contorno di forme del piano o dello spazio». Ha carattere scientifico anche l’altra conferenza in calendario per giovedì: “Che cos’è la massa? Esiste davvero?” è il tema che alle 11.30 Italo Mazzitelli affronterà con i ragazzi del liceo scientifico Majorana. Alla luce della scoperta nel luglio del 2012 al Cern di Ginevra del bosone di Higgs, Mazzitelli, dirigente di ricerca presso l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Roma, partirà dalla domanda «Da dove viene e cos’è la massa delle particelle?» per cercare di spiegare ai giovani uditori come la particella individuata dagli scienziati del Cern “fornisca l’illusione della massa.”

Alle 17, nella sala esposizioni di Palazzo M, sarà il turno della narrativa con la presentazione, organizzata in sinergia con il centro Donna Lilith, dell’antologia “Caro bastardo, ti scrivo. Storie di male e di miele” a cura di Dona Amati ed edita da FusibiliaLibri. Una raccolta immaginata come una miscellanea di testi, scritti da autori vari e diversi per contenuto, modalità e tecniche espressive, che raccontano relazioni d’amore o di “malamore”, di lavoro, ma anche generazionali, scolastiche o di conflitto irrisolto.

Alle 18.30 Palazzo M sarà teatro dello spettacolo “Storie di cantastorie” dei Mantice, gruppo di musica popolare dei monti Lepini. Il team proporrà un repertorio di canti e balli della tradizione popolare dei Lepini e del Lazio e brani tipici dei cantastorie, elaborati e riarrangiati in versione personale.

 Sul palco del Cafaro, invece, a partire dalle 20.30, andrà in scena il teatro danza di “T’amo senza sapere come”,  con Melania Maccaferri e Maria Carpaneto e con Clemente Pernarella alla regia. Nei sette quadri che compongono lo spettacolo, lo scambio epistolare tra Dino Campana e Sibilla Aleramo, il tormentato rapporto tra i due poeti e, sullo sfondo, l’orrore della prima guerra mondiale. Il costo del biglietto per assistere alla rappresentazione è di 7 euro, di 5 il ridotto (under 18, over 65 e titolari della tessera “Lievito anch’io”).

LE OPERE – SCHEDA

Caro bastardo, ti scrivo. Storie di male e di miele  è immaginata come una miscellanea di testi, diversi per contenuto, modalità e tecniche espressive, che raccontano relazioni: d’amore, o di “malamore”, di lavoro, o anche generazionali, scolastiche, di conflitto irrisolto, capaci di dare senso a un progetto editoriale il cui scopo non è quello di assurgere a “sportello lagnanze e reclami”, quanto di offrire al lettore la disamina di uno spaccato sociale e personale, quindi esistenziale, che trasversalmente includa generi e realtà differenti, praticando vari registri narrativi: divertenti, dolorosi, sorprendenti, inusuali, assurdi, accomunati con la nota comune di un’esperienza subita, ritenuta ingiusta e insoluta, e a cui dare, finalmente, la propria versione dei fatti, avendo come virtuale lettore la persona che ci ha ferito o anche ironicamente sorpreso, come il cinico o il simpatico mascalzone.

Storie di dolore, o di ironia, quindi, di rabbia o di scherno, raccontate attraverso strumenti di comunicazione che vanno dalle modalità classiche a quelle di ultima generazione tipiche della società tecnologica, come e-mail, sms e mms: così che ogni impulso a chiarire, a ratificare, a puntualizzare, a non lasciar cadere nel vuoto, trovi la sua modalità espressiva più congeniale, proponendo al lettore una riflessione o un divertito sorriso sulle più varie possibilità di relazione.

 AL CAFARO – T’amo senza sapere come è la riduzione teatrale di Clemente Pernarella in cui il regista tenta di tradurre la deriva di vita e d’amore del poeta Dino Campana, nei segni non convenzionali della danza, capace di una sintesi poetica cui la parola non può arrivare. Nei sette quadri che compongono lo spettacolo, è la danza a dare forma al racconto, appassionato e tragico, in cui le tracce biografiche, “i fatti”, emergono poco a poco, scanditi dalle lettere che per un anno e mezzo si scambiarono Campana e Sibilla Aleramo: tra queste, i versi di Whitman e Rimbaud, oltre ai loro; il “focus” è una storia per niente d’amore, alla cui disperazione si aggiunge il disperato bisogno d’amare, dell’uno e dell’altra, ciascuno a suo modo emarginato dalla morale comune. Sullo sfondo, la prima consapevole presa di coscienza di un’idea femminista (che del romanzo “Una donna” dell’Aleramo fece un manifesto) e l’orrore della prima guerra mondiale. Lo spettacolo – a due voci – affida a momenti di teatro-danza tutto quello di cui il racconto ha bisogno per diventare in qualche modo

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