CRONACA
Scafista arrestato a Latina: si nascondeva in un centro di accoglienza
LATINA – La polizia ha arrestato oggi un cittadino nigeriano che ha fatto da scafista in uno degli ultimi viaggi della speranza dalle coste dell’Africa a Lampedusa, finito tragicamente. Si era nascosto tra i naufraghi sfuggendo all’arresto ed era arrivato nel capoluogo.
I FATTI – Tutto è partito dal racconto di un cittadino ganese, J.O. di venticinque anni, ospite della struttura di accoglienza “La Ginestra” a Borgo Sabotino, reduce da una traversata via mare insieme a tanti altri migranti terminata il 17 novembre scorso a Porto Empedocle grazie all’intervento di una pattuglia della Guardia Costiera, che raccolse l’imbarcazione oramai alla deriva a poche miglia dalla costa.
L’imbarcazione, una delle tante “carrette del mare”, partita dalla città libica di Zuara, portava a bordo circa cento persone di varie nazionalità: Nigeria, Senegal, Gambia, Gana, Guinea Bissao. Il racconto del ragazzo ganese parte dai mesi precedenti l’imbarco, quando insieme ad un amico d’infanzia avevano deciso di lasciare il paese ed arrivare fino in Libia, la terra/ponte dalla quale raggiungere il sogno dell’Europa. In Libia trascorrono mesi a lavorare, sfruttati come mano d’opera a pochi dollari alla giornata, per racimolare la cifra necessaria per pagare il viaggio ai trafficanti di uomini: 1000 dollari.
Dopo qualche mese, tutti i candidati al viaggio della speranza furono svegliati e fatti salire su tre camion, ammassati nella parte posteriore e coperti solo dal telone, nelle mani degli uomini della tratta. Giunti sulla spiaggia, ad attenderli una barchetta senza copertura o stiva, un gozzo, su cui, dopo essere stati perquisiti e spogliati di tutti gli averi da parte di uomini armati, vengono fatte salire circa 100 persone. E’ sulla barca che i migranti conoscono gli scafisti, due persone con compiti ben precisi: uno al timone e ai comandi e l’altro alla bussola con le carte nautiche.
Durante la drammatica traversata, a causa del mare mosso, 7 occupanti l’imbarcazione cadono in mare, come riferito da J.O. che perde il proprio amico d’infanzia proprio in questa occasione, due corpi verranno successivamente recuperati dai mezzi di soccorso. I due scafisti diventano anche aguzzini, perché per mantenere la calma sull’imbarcazione e impedire che ci si attardi per recuperare chi cade in mare, minacciano e colpiscono i migranti disperati ed impauriti. Per ironia della sorte J.O., dopo essere stato recuperato ed accolto nel centro di Porto Empedocle, sarà destinato ad una casa di accoglienza a Latina insieme a poco più di una decina di ragazzi con cui ha condiviso lo stesso viaggio, tra cui anche uno degli scafisti, soprannominato “compasman”, per il fatto di avere la bussola durante la traversata ed essere responsabile della rotta, che grazie al fatto che nessuno aveva parlato si era confuso con gli altri durante lo sbarco.
Dopo mesi di paure e reticenze, il ragazzo ganese, insieme agli altri compagni di viaggio, grazie anche al lavoro svolto dalle mediatrici della casa di accoglienza, decidono di denunciare il loro aguzzino, il quale anche nel periodo di permanenza nella struttura di Borgo Sabotino, si contraddistingue per essere di indole violenta ed insofferente alle regole del centro, tanto da raccogliere anche delle denunce da parte dei responsabili.
L’attività investigativa svolta dalla Digos ha permesso di riscontrare tutto il racconto fatto dai testimoni e di raccogliere gli elementi di prova per un fermo di Polizia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dato il pericolo concreto da parte di I.T., nigeriano di 23 anni, di poter fuggire, d’intesa con le Procure della Repubblica di Agrigento, competente per i reati connessi allo sbarco del 17 novembre 2014, e Latina competente territorialmente per il fermo.
Sono ancora in corso le indagini per raccogliere ulteriori elementi di prova a carico del cittadino nigeriano per i reati di tratta e omicidio, oltre a ricercare elementi per individuare tutti gli altri soggetti responsabili dei fatti contestati.
CRONACA
Tiero ai domiciliari per corruzione, la Cassazione annulla il Riesame, ma rinvia ad altro collegio
LATINA – Resta ai domiciliari Enrico Tiero, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare e ha rinviato gli atti ad altro collegio del Riesame di Roma. Le motivazioni di questa decisione si conosceranno tra 30 giorni.
L’arresto di Tiero era scattato il 17 ottobre 2025 quando il consigliere regionale pontino di Fratelli d’Italia è rimasto coinvolto in un’inchiesta per corruzione coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina. Il noto politico aveva poi presentato attraverso i suoi legali richiesta di revoca della carcerazione preventiva rivolgendosi al Riesame contro l’ordinanza del Gip del Tribunale di Latina, ma il Riesame ha confermato la misura e i legali di Tiero hanno deciso di ricorrere in Cassazione. Dopo l’udienza che si è svolta il 4 marzo, la Suprema Corte ha annullato la decisione del Riesame ma ha rinviato gli atti a un altro collegio del Riesame di Roma che a questo punto dovrà fissare una nuova data per esaminare il ricorso della difesa di Tiero.
CRONACA
Microcriminalità a Cisterna, il sindaco Mantini scrive al Prefetto: “Dai cittadini grido d’allarme”
CISTERNA – Il Sindaco Valentino Mantini ha scritto al Prefetto di Latina Vittoria Ciaramella in relazione agli episodi di microcriminalità che hanno impressionato e scosso la cittadinanza. Il primo cittadino fa espresso riferimento all’ uomo accerchiato e ferito con un fendente al collo nei pressi del Punto di Assistenza Territoriale perché si era rifiutato di consegnare il proprio cane.
“Precedentemente – si legge nella missiva – nei pressi della Stazione Ferroviaria, un altro uomo era stato raggiunto da malviventi che gli avevano strappato una collana d’oro approfittando della confusione dei passeggeri in attesa del treno diretto verso la Capitale. In una delle nostre centralissime piazze, invece, si sono registrate risse anche in pieno giorno e non esclusa sospetta attività di spaccio di sostanze stupefacenti; il tutto ha generato preoccupazione da parte dei commercianti. Altre segnalazioni avevano riguardato furti nelle abitazioni delle zone meno centrali e più periferiche di Cisterna, con la necessità di contrastare reati predatori che continuano ad ingenerare ansia e inquietudine tra i residenti”.
“Come Sindaco di Cisterna – ha affermato il primo cittadino Valentino Mantini – ho l’obbligo di non sottrarmi a questo grido d’allarme che proviene dalla mia comunità e reclamare tutte le misure possibili di contrasto a tali fenomeni. Alla luce degli episodi descritti affinché non degenerino e non accrescano la percezione di insicurezza nella cittadinanza, chiedo al Prefetto di Latina di voler intraprendere ogni ulteriore iniziativa opportuna, non esclusa la convocazione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”.
CRONACA
Latina e provincia: chiusi due panifici per gravi carenze igienico – sanitarie
LATINA – Controlli serrati dei Carabinieri del NAS di Latina, che hanno passato al setaccio alcune attività commerciali operanti nel settore della produzione e vendita di prodotti da forno. Riscontrate condizioni igienico-sanitarie particolarmente critiche in due esercizi pubblici: In un panificio nel capoluogo pontino, i militari hanno accertato un quadro complessivo caratterizzato da gravi carenze strutturali e igieniche: le attrezzature utilizzate per la produzione e la cottura sono risultate obsolete e vetuste, con evidenti segni di usura e mancata manutenzione, mentre i forni presentavano condizioni tali da non assicurare un adeguato livello di igiene. Le pareti dei locali adibiti alla lavorazione e alla cottura sono apparse annerite, con accumuli di sporco e residui compatibili con una prolungata carenza di interventi di ripristino e sanificazione. Disposta l’immediata sospensione dell’attività fino all’eliminazione delle non conformità accertate. Elevata una sanzione amministrativa pari a 1.000 euro.
Analogo scenario è emerso nel corso di un secondo controllo effettuato presso un ulteriore panificio del sud pontino, dove i militari hanno riscontrato condizioni igienico-strutturali particolarmente gravi. Trovati 45 chilogrammi di pasta di pane conservata in condizioni igieniche giudicate non idonee in quanto esposta a potenziali contaminazioni. Il prodotto è stato immediatamente smaltito in regime di autocontrollo dall’operatore del settore alimentare, al fine di eliminare qualsiasi possibile rischio per la salute dei consumatori. Anche in questo caso sospensione dell’attività ed è stata irrogata al titolare una sanzione amministrativa di 1.000 euro. L’intervento si inserisce nell’ambito della costante attività di vigilanza finalizzata a garantire il rispetto delle norme in materia di igiene e sicurezza alimentare, presupposto imprescindibile per la tutela della salute collettiva. I controlli proseguiranno sull’intero territorio provinciale, con particolare attenzione alle attività di produzione e somministrazione di alimenti.
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