La chiusura del Giornale di Latina: “Era caporalato giornalistico”

La nota di Stampa Romana che accusa anche le istituzioni: "Interventi tardivi"

LATINA – “Scompare con la chiusura del quotidiano (Il Giornale di Latina) – il sito è ancora attivo – il caso più eclatante e devastante di caporalato giornalistico nella nostra regione. La denuncia di Stampa Romana, il ruolo di vigilanza dell’Inpgi e dell’Ordine dei Giornalisti, la spinta dei colleghi pontini, stufi di una condizione di plateale dumping, hanno avuto la meglio sulle ragioni di editori spregiudicati e senza scrupoli”. Lo scrivono in una nota il fiduciario Asr di Latina Gaetano Coppola e il segretario dell’associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, che alla fine di dicembre aveva ricostruito in un articolo-denuncia, la situazione totalmente fuori dalle regole che riguardava il quotidiano edito dalla società Enea e il suo gemello pubblicato nell’area romana.

“La chiusura del quotidiano  – scrive Pappagallo – travolge i giornalisti che ne hanno consentito pubblicazione e diffusione, tra rapporti di lavoro dipendente e collaborazioni. Non ci sarà purtroppo alcuna possibilità di sostenerli con gli ammortizzatori sociali. Ne avrebbero avuto diritto se l’impresa editoriale fosse stata condotta all’interno delle regole contrattuali e contributive. Non sempre dunque paga per loro il tutto e subito. Non sempre paga la scarsa o nulla considerazione delle leggi. Non è un diritto lavorare a tutti i costi. Farlo al nero non solo compromette la propria reputazione professionale, non solo danneggia i colleghi che lavorano rispettando le regole ma li penalizza concretamente oggi che hanno trovato le porte della redazione chiuse a doppia mandata.

Infine si sono lette nei giorni scorsi note di alcuni importanti rappresentanti delle istituzioni con cui viene espressa solidarietà ai giornalisti e in cui si parla di un impoverimento dell’informazione per i cittadini. Peccato che da parte degli stessi rappresentanti istituzionali non sia arrivata attenzione, anche minima, davanti alle denunce sul “caporalato” su cui si fondava Il Giornale di Latina e sull’assenza di qualsiasi regola in quell’impresa editoriale. Alcuni enti hanno anzi finanziato il giornale con pubblicità istituzionale. Un loro intervento, in tempi diversi, avrebbe forse consentito operazioni diverse e così garantito sia la corretta e plurale informazione che gli stessi giornalisti. Oggi è tardi”.

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