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Quell’abbraccio sotto neve e macerie al Rigopiano, il racconto del vigile del fuoco di Latina Fabrizio Cataudella

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Nelle foto Cataudella e i cani Bell, Fix, Falco, Zoe

LATINA – E’ tornato domenica sera a Latina Fabrizio Cataudella, il vigile del fuoco di 49 anni che ha salvato i tre bambini intrappolati dalla valanga tra i resti dell’Hotel Rigopiano sotto il Gran Sasso. Quando ha messo piede nella casa dove vive da dieci anni, ha fatto una bella doccia, una gran dormita e 24 ore di pausa per rimettere in ordine idee ed emozioni. Oggi ha accettato di raccontarci il momento che ha fatto gioire un Paese intero e forse il mondo.

“Con i miei compagni ci siamo detti che questo momento non ce lo toglierà mai nessuno. Quello che è successo lavorando in uno scenario apocalittico quando abbiamo trovato la vita sotto una coltre di neve e macerie, ci restituisce tutto il senso del nostro lavoro. Sono onorato di far parte del Corpo dei Vigili del Fuoco”.

Fabrizio era partito con i 21 dell’Usar Team Lazio, il gruppo specializzato nella ricerca sotto le macerie,  per l’ultima emergenza terremoto nella zona del Teramano, ma  si è trovato a spalare in mezzo alla neve, per giorni, in un’area classificata a rischio elevato di valanghe. Prima avvolto, come i suoi compagni, dal quel senso odioso di frustrazione mentre erano bloccati nella colonna di mezzi di soccorso diretta sul “cratere”; poi, pieni di energia, una volta arrivati, in quella distesa bianca dove l’unico obiettivo era: “Tirare fuori le persone, quando nessuno ci credeva”. E invece sono state nove quelle estratte vive. “Ma senza i nostri cani sarebbe stato più difficile e forse impossibile arrivare in tempo”, dice ringraziando Bell, Falco, Fix, Fly e Zoe.

E’ stato infatti l’effluvio che proveniva dalla Spa rimasta incredibilmente intatta dopo la valanga, a raggiungere il naso infallibile di Bell, il pastore tedesco femmina di Lorenzo Botti, caposquadra dei vigili del fuoco, responsabile del gruppo Cinofili del Lazio (l’ulteriore specialità di cui fa parte Cataudella e che opera spesso con l’Usar): “Noi la chiamiamo “la vecchietta”, perché sta per andare in pensione, ma è stata la sua esperienza a portarci nel posto giusto e a consentirci di salvare le prime persone  – racconta Fabrizio inseparabile dal suo quattro zampe Falco – Un collega aveva sentito lontanissime le voci dei bambini e abbiamo cominciato a scavare aprendoci due percorsi. Io che sono il più magro sono stato scelto per calarmi e dopo una serie di ostacoli che hanno portato via ore di lavoro (una porta di ferro, un muro, una porta di legno e infine un pannello) siamo riusciti ad arrivare ai tre bambini nella sala da biliardo. Lì c’è stato il grande abbraccio”. Il resto lo abbiamo visto in tv quando uno a uno i piccoli hanno fatto capolino tra la neve. ASCOLTA IL RACCONTO DELL’INTERVENTO

APPLAUDITI E DIMENTICATI DA CHI CONTA –  “Oggi, il salvataggio di cinque persone ci ripaga di tante amarezze e anche della poca considerazione che riceviamo dai livelli forti. Se credessero un po’ di più nell’operato dei vigili del fuoco e dessero un minimo di contributo in più anche per la gestione logistica, per far operare i soccorritori in una maniera ottimale, forse quelle ore che  abbiamo impiegato per raggiungere il sito sarebbero state la metà. Per il resto, lo ripeto, sono fiero di onorare questa divisa e di far parte di questo team che oggi è diventato una famiglia”

ASCOLTA TUTTA L’INTERVISTA

L’ULTIMO BILANCIO (FONTE ANSA) –  Mentre scriviamo, al Rigopiano ancora si scava: “Resta l’amarezza per quelle vite perse, questo è quello che di brutto ci siamo portati dietro “, conclude Fabrizio che da qui segue i colleghi di altre regioni continuare ad operare. C’erano infatti 40 persone nel Resort: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti, compreso il titolare Roberto Del Rosso e il rifugiato senegalese Faye Dane. 9 sono persone le persone salvate: la moglie e il figlio di Parete, Adriana Vranceanu e il piccolo Gianfilippo; tre bambini, l’altra figlia di Parete, Ludovica, Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo, e altre 4 persone. Si tratta di Giampaolo Matrone, Vincenzo Forti, Francesca Bronzi e Giorgia Galassi. Le vittime al momento estratte sono invece 14: 8 uomini e 6 donne.  Restano da identificare 8 vittime, 5 uomini e 3 donne. Sono ancora 15 i dispersi.

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Il Questore Fausto Vinci lascia Latina, nuovo incarico al Dipartimento della Pubblica Sicurezza

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Cambio ai vertici della Questura di Latina. Il questore Fausto Vinci lascia il capoluogo pontino dopo poco più di due anni per assumere un nuovo incarico a Roma all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. La decisione è stata formalizzata nell’ambito del consueto piano di avvicendamenti disposto dal Ministero dell’Interno. Vinci sarà il nuovo direttore dell’Ufficio I della Segreteria del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, struttura che si occupa dell’analisi delle situazioni rilevanti per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Ieri sera il saluto a istituzioni e amici in un momento conviviale presso il Fogliano New Life a Latina. Al microfono di Roberta Sottoriva, ha raccontato cosa si porta dietro del periodo vissuto nel capoluogo pontino:

Insediatosi a Latina il 29 maggio 2024, dopo l’esperienza alla guida della Questura di Viterbo, Vinci conclude così il suo mandato nel territorio pontino.

Durante la permanenza a Latina ha seguito l’intensificazione dei servizi di controllo del territorio, con particolare attenzione alle aree maggiormente esposte ai fenomeni di criminalità, coordinando inoltre attività di prevenzione, controlli amministrativi, operazioni contro lo spaccio di stupefacenti e iniziative di contrasto all’immigrazione irregolare. Resta ora da conoscere il nome del dirigente che sarà chiamato a guidare la Questura di Latina.

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Amalia Ercoli Finzi a Pantanello parla di Luna, Marte e parità di genere

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LATINAAmalia Ercoli Finzi a Latina, per un’iniziativa organizzata in collaborazione dagli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Latina con Aidia, l’associazione italiana delle donne ingegnere e architette e Fondazione Inarcassa, per presentare la seconda edizione del premio “Idee per un mondo che cambia”. Un premio destinato a valorizzare il lavoro di professioniste del campo tecnico che abbiano firmato (eventualmente anche con colleghi uomini) interventi (attuati e conclusi) rispondenti alle sfide contemporanee, o che abbiano compiuto percorsi professionali coraggiosi e creativi.

Ospiti a Pantanello della Fondazione Caetani, i relatori, illustrando il bando, hanno anche raccontato il mondo delle professioni tecniche oggi in Italia, dove le donne ancora affrontano un notevole gap.

A chiudere la serie degli interventi, molto attesa, la relazione dell’accademica che è stata anche la prima donna laureata in Italia in Ingegneria aeronautica, grande divulgatrice scientifica, divenuta una popstar come ospite fissa di Splendida Cornice il programma di Geppi Cucciari su Rai 2. Amalia Ercoli Finzi ha raccontato i progetti in corso di attuazione per la realizzazione di una casa sulla Luna e le altre sfide che riguardano Marte, sottolineando il contributo dato dalle donne alle missioni spaziali, e rimarcando la necessità di mantenere sempre vivo l’impegno per la parità di genere.

Ad accogliere gli ospiti, la presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Latina Teresa Alvino che ha anche annunciato l’apertura di una sezione Aidia a Latina e il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Enrico Ferracci.

“Sono profondamente emozionata anche per gli ospiti che siamo riusciti ad avere  – ha detto la presidente dell’Ordine degli Architetti, Teresa Alvinoe quando li abbiamo invitati ci hanno subito detto di sì con estremo entusiasmo, quindi già solamente per questo siamo felicissimi. Ci tenevamo a creare questa giornata, e ci fa piacere che ci siano anche tanti uomini iscritti, abbiamo voluto il sottotitolo “Le idee non hanno genere” proprio per accentuare l’inclusività della giornata. Quello che ci interessa è far venire fuori le differenze, creare dibattito, vivacità culturale, anche la provocazione quando serve a creare un confronto attivo, vivo, che porti a delle idee nuove”.

Per il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Enrico Ferracci: “La parità di genere non va soltanto celebrata e il merito non va soltanto celebrato, ma vanno anche sostenuti, come tra l’altro sta facendo la Fondazione Inarcassa con il Premio Aidia. Noi come Ordine siamo sempre al fianco di queste ottime iniziative che ci vedono e ci vogliono vedere sempre più protagonisti. Abbiamo uno splendido rapporto con gli Architetti. Oggi poi, io come presidente di un ordine professionale degli ingegneri, uomo,  e la collega, una donna, presidente dell’ordine degli architetti, è una cosa che secondo me celebra in maniera perfetta anche questa giornata”, ha sottolineato il presidente.

A salutare gli ospiti il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Massimo Amodio che ha parlato del grande contributo che le donne appartenenti alla famiglia Caetani hanno dato alla creazione del famoso Giardino di Ninfa, ma anche al mondo culturale, citando Ada Wilbraham, Marguerite Chapin, moglie di Roffredo e la loro figlia Lelia Caetani.

Nel suo incisivo intervento di saluto la vicepresidente di Aidia, l’ingegnera Annachiara Castagna, ha sottolineato la necessità che le donne vengano non “riconosciute”, ma “conosciute” perché il loro lavoro resta spesso dietro le quinte e che iniziative come il Premio Aidia servono proprio a valorizzare l’apporto che le donne offrono alle professioni: “Inoltre, firmare un progetto, un intervento – ha sottolineato in un passaggio – rappresenta anche una piena assunzione di responsabilità”.

Ad approfondire il premio illustrando finalità, categorie (Rigenerazione e riqualificazione, Miglioramento dell’ambiente, Sistemi digitali e Leadership manageriale femminile), il Premio Speciale Fondazione Inarcassa dedicato alle libere professioniste, e le modalità di partecipazione, è stata l’architetta Maria Acrivoulis, past president dell’associaizone e coordinatrice del Premio: “AIDIA intende riconoscere un’adeguata visibilità al lavoro delle Professioniste che hanno adottato soluzioni innovative e funzionali, interpretando le sfide contemporanee ed avviando un cambiamento positivo sulla qualità della vita, dei luoghi, delle organizzazioni e della comunità. Anche piccoli interventi  – ha spiegato Acrivoulis, ma che abbiano innestato un cambiamento”.  Raffaele De Rosa, consigliere di Fondazione Inarcassa ha poi illustrato i dati sulla composizione delle due categorie evidenziando lo squilibrio di presenza e il gap salariale e la volontà di Inarcassa di promuovere le pari opportunità e sostenere il cambiamento verso la parità di genere con azioni concrete.

Ha relazionato l’architetta Carmen Andriani, docente di Progettazione Architettonica e Urbana, esperta di rigenerazione, che ha dedicato un passaggio proprio all’importanza di pensare interventi “per sottrazione”, di “lavorare sui vuoti” per rispondere alle esigenze poste dalle condizioni di oggi.

La presentazione del Premio Aidia “Idee per un mondo che cambia” si è conclusa con la visita al tramonto del Giardino di Ninfa.

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La figlia di Wladislaw in piazza con i sindacati: “Mio padre era un grande lavoratore, ma bisogna imparare a dire no se la richiesta va contro i diritti”

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LATINA – C’è anche la figlia di Wladislaw, il 64enne operaio edile morto a Latina mentre lavorava dopo pranzo in una giornata di caldo asfissiante, contrassegnata da bollino rosso. La ragazza manifesta sotto la Prefettura con i sindacati di Cgil Cisl e Uil  in occasione dello sciopero unitario della categoria proclamato dai sindacati all’indomani di questa tragedia e dell’altra che si è consumata il giorno successivo a Borgo Santa Maria. “Erano le 14,40, i lavoratori devono imparare a dire no quando le richieste mettono a rischio la loro vita”, ha detto a Gr Latina al microfono di Antonella Melito.

“Nessuna famiglia dovrebbe ricevere questo tipo di chiamate e non dovrebbe mai vivere questo momento di non vedere i propri cari tornare a casa dopo il lavoro. Se esistono delle normative è importante che avvengano i giusti accertamenti e le giuste verifiche affinché queste cose non succedano. Papà era un grande lavoratore – ha aggiunto – . Qualsiasi cosa necessaria per il lavoro lui correva e la faceva, forse anche troppo, non avrebbe dovuto. Secondo me è anche importante dire di no quando le richieste superano i diritti dei lavoratori. In questo caso erano le 2.40 di pomeriggio, non avrebbe dovuto lavorare papà. È importante che anche i lavoratori imparino a dire di no quando non è un loro dovere”.

“Non si può morire di caldo – ha detto Natale Di Cola, segretario della Cgil Roma e Lazio -. Noi siamo qui per chiedere alle istituzioni di fare la loro parte, di fare applicare l’ordinanza, ma di fare in modo che in tutte le aziende ci sia la contrattazione per evitare che i fenomeni legati al cambiamento climatico colpiscano le lavoratrici e i lavoratori. Siamo qui in piazza per dare solidarietà alle famiglie che hanno perso un loro caro e per dire mai più. Basta morti sul lavoro, è una tragedia che va fermata, già ci sono tanti problemi, dobbiamo risolvere anche quelli che riguardano il caldo”. Di Cola ha anche ricordato che “le categorie degli edili hanno fatto un importante accordo che integra il salario e quindi permette di utilizzare la cassa integrazione aiutando sia le imprese che i lavoratori”  e che “c’è la contrattazione, si possono riorganizzare i tempi e le modalità in cui si lavora”. “Purtroppo  – ha concluso il sindacalista  – in tanti casi avviene sempre dopo una tragedia, ma è fondamentale adesso agire per fare in modo che non ci siano più altri morti (0:46) perché l’ondata di calore non è finita e i prossimi anni saranno peggiori anche di quella attuale”.

LE RICHIESTE AL PREFETTO – Durante la manifestazione, una delegazione è stata ricevuta dalla prefetta Vittoria Ciaramella. Il punto con Roberto Cecere segretario provinciale della Cisl di Latina: “C’è bisogno di sensibilizzare l’0etica del lavoro, le norme non bastano. Chi vuole fare impresa lo deve fare con dignità, con rispetto per la vita e la salute dei dipendenti. I lavoratori spesso sono vittime, perché se si lamentano vanno a casa, ma con l’ordinanza della Regione Lazio devono essere i datori di lavoro a fermare i lavoratori nelle ore in cui è vietato lavorare con il caldo estremo. Bisogna cominciare a parlare di doveri”.

“Dobbiamo garantire il diritto dei lavoratori di tornare a casa, c’è un tema etico che bisogna riaffermare e il rispetto della legge che già esiste”, ha aggiunto Giuseppe Massafra Segretario generale della Cgil Frosinone Latina

Nella delegazione era presente anche il segretario Uil Luigi Garullo: “La situazione è insostenibile eil caldo estremo non è occasionale, servono rimedi effettivi ed efficaci. Nell’immediato servono controlli”.

 

 

Foto, video (sui social) e interviste sono state curate da Antonella Melito

 

 

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