AMBIENTE
“Nessuno sterminio dei daini nel Parco del Circeo, ma li dobbiamo ridurre perché la Foresta è in sofferenza”
SABAUDIA – “Al Parco nazionale dei Circeo non è prevista e mai sarà prevista una “mattanza” di daini e nessun cacciatore o sele-controllore sparerà mai dentro l’area protetta”. Lo chiarisce il direttore dell’Ente Parco del Circeo, Paolo Cassola dopo che, lanciata da un post dell’ex sindaco di Ponza Piero Vigorelli, sta facendo il giro del web la notizia della cosiddetta “mattanza” dei daini del Parco Nazionale del Circeo. C’è anche una netta condanna per fermare lo sterminio da parte del partito politico “Rivoluzione Animalista” che la definisce inutile, medioevale e inaccettabile e annuncia opposizione “con tutti i mezzi democraticamente a nostra disposizione”. Infine sta raccogliendo velocemente molte firme, la petizione contro l’abbattimento pubblicata sulla piattaforma Change.org
Di sicuro cedere alla suggestione, soprattutto per chi ama gli animali, è facilissimo. Parlare però del piano di contenimento dei daini della Foresta del Parco Nazionale del Circeo, definendolo in termini terroristici, è una valutazione – e non una oggettivazione – difficile da condividere se si esamina la questione alla luce dei fatti e con serenità. C’è anche da dire in premessa, che la questione giunge all’attenzione pubblica perché c’è un Piano trasparente, messo nero su bianco e pubblicato, mentre prima il “contenimento” avveniva ugualmente, ma senza pianificazione.
Appassionarsi alla sorte dei daini è bello, e anche giusto, ma non aiuta a centrare il problema che riguarda la protezione dell’ ecosistema che questi animali selvatici non autoctoni, introdotti in alcune aree recintate del Parco per ripopolamento negli Anni ’50 secondo vecchie politiche, e poi sfuggiti al controllo umano, stanno danneggiando ormai da anni. “La foresta è in sofferenza”, assicurano dall’Ente Parco mentre le foto dilaganti sui social ritraggono un innocuo Bambi in atteggiamenti teneri con la sua mamma (quello del film di Disney in realtà era un cerbiatto). Davvero nessuno vorrebbe vedere quell’animale ucciso Non dissimilmente da un agnello. O da un vitellino, che pure sopprimiamo per scopi alimentari in genere senza troppi problemi di coscienza. E lo stesso dicasi per la selvaggina, di cui i daini fanno parte.
LE MOTIVAZIONI – Ma vediamo quali sono le motivazioni della cosiddetta mattanza. Nella Foresta demaniale del Circeo ci sono 1268 esemplari di daino (censimento del 2015) ovvero 42 ogni 100 ettari e mangiano di tutto, dall’edera al pungitopo, cosicché il sottobosco è ormai praticamente inesistente. Senza considerare il rischio che una popolazione di daini in soprannumero genera per gli automobilisti (visto che il Parco del Circeo non è il Parco Nazionale d’Abruzzo). Non è un’ipotesi astrusa, anzi tutt’altro, trovarsi davanti, di notte, un esemplare mentre in auto (o moto) si percorre la Migliara 53 che taglia la Foresta demaniale in due. E ci si fa male. Anche questo fatto è tra le motivazioni (a latere) del programma di riduzione della presenza dei daini.
“La situazione creatasi nel tempo nella foresta del Circeo (Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco) con il sovrannumero di daini e i dannosi effetti collaterali su flora, fauna, sicurezza e altro, ha imposto una definitiva e chiara assunzione di responsabilità dell’Ente Parco per affrontare la problematica dell’espansione della popolazione di daini all’interno della Foresta Demaniale. Come già avvenuto in altri contesti del nostro Paese e dimostrato sulla base di un modello specifico, la popolazione di daino attualmente presente è destinata ad un aumento numerico e ad un’espansione dell’areale, con conseguenze distruttive ed irreparabili sia sulla biocenosi vegetale (complesso di popolazioni vegetali che vivono e interagiscono fra loro in uno stesso ambiente), su parte di quella animale, sia sugli aspetti di carattere socio-economico e sulla sicurezza. Per questi motivi, anche da noi, si è reso necessario programmare azioni di contenimento della popolazione intervenendo attraverso un prelievo pari ad almeno il 30% della sua consistenza, considerata la capacità di crescita della stessa”, spiega il direttore Paolo Cassola.
“Le finalità del piano di gestione prevedono anche interventi di miglioramento dell’ambiente dove vivono piante e animali, evitando quegli squilibri che decimano le specie a discapito del complesso ecosistema del bosco. Nessuna quindi strage di daini o inutile spesa, ma l’adozione di criteri scientifici e gestionali, coerenti con le finalità dei Parchi, già sperimentati in altre aree a livello internazionale e applicati per salvaguardare e migliorare un bene comune”.
Il Piano proposto dall’Ente Parco Nazionale del Circeo, sottoposto preliminarmente a valutazione di incidenza ambientale – visto che l’area è Sic, sito di interesse comunitario e dunque a protezione speciale – è stato presentato all’Ispra (ente tecnico presso il Ministero) che non solo lo ha approvato (in quanto redatto secondo legge ovvero tenendo conto delle esigenze di tutela prevalenti) ma ne ha sollecitato anche una rapida attuazione. Insomma, ridurre del 30% la popolazione dei daini, sembra purtroppo necessario per salvaguardare la Selva di Circe (ultimo lembo di una foresta di pianura un tempo sterminata) e che costituisce uno degli ambienti preziosi che caratterizzano questo speciale Parco nazionale. E’ necessario per evitare che i daini danneggino ulteriormente la Riserva impedendo la rigenerazione forestale.
GLI STEP – Per attuare il programma ci vorranno cinque o anche dieci anni e l’avvio dovrebbe essere dato entro l’anno. Niente cecchini di notte, per far fuori in poche ore 360 daini come si evincerebbe da alcuni scritti circolanti. I daini saranno catturati dopo essere stati convogliati in corridoi dove saranno selezionati in modo da evitare ulteriori riproduzioni future (e quindi ulteriori piani di contenimento) e poi saranno avviati al loro (triste) destino. La legge prevede che siano destinati a aziende agri-faunistico-venatorie o a scopi alimentari. Cioè a diventare carne per le nostre tavole. E possiamo scegliere di non mangiarne.
AMBIENTE
Difesa della costa, Latina approva il progetto esecutivo da 1,1 milioni, previsti interventi anche a Rio Martino
LATINA – E’ stato approvato il progetto esecutivo da 1,1 milioni di euro per interventi di difesa della costa, passaggio che consente di procedere verso la fase di affidamento dei lavori per la ricostruzione dell’arenile, grazie a un investimento finanziato nell’ambito del Programma generale per la difesa e la ricostruzione dei litorali della Regione Lazio. “L’intervento – si legge in una nota del Comune – nasce dalla collaborazione tra i Comuni di Latina e Sabaudia, con Latina quale ente capofila, e rappresenta un tassello importante nella strategia dell’amministrazione comunale per contrastare il fenomeno dell’erosione costiera e tutelare il patrimonio ambientale e turistico del litorale”.
Tra le aree interessate anche Rio Martino, “sul quale saranno realizzati interventi finalizzati alla salvaguardia dell’arenile e al miglioramento della resilienza del sistema costiero”.
“Quello della difesa della costa – afferma la sindaca Matilde Celentano – è un impegno strategico per la nostra amministrazione, perché significa proteggere il territorio e l’ambiente, risorse fondamentale per lo sviluppo turistico ed economico della nostra città. L’approvazione del progetto esecutivo e l’avvio delle procedure per l’affidamento dei lavori rappresentano un passo concreto verso interventi attesi e necessari. La collaborazione con il Comune di Sabaudia, con Latina ente capofila, ci consente di affrontare il fenomeno dell’erosione con una visione più ampia e coordinata. Particolare attenzione è rivolta a Rio Martino, ma anche a Foce Verde, aree di grande valore ambientale e strategico per il nostro litorale, sulle quali intendiamo continuare a investire per garantirne la tutela e la piena valorizzazione”.
“Con la pubblicazione della determina a contrarre raggiungiamo un ulteriore obiettivo concreto – dichiara l’assessore alla Marina e al Demanio Gianluca Di Cocco –. Dopo la fase di progettazione e l’ottenimento delle risorse, oggi entriamo nella fase che porterà all’individuazione dell’operatore che dovrà realizzare le opere. La difesa della costa è una priorità assoluta per questa amministrazione e Rio Martino rappresenta uno dei punti sui quali abbiamo concentrato particolare attenzione. L’erosione costiera è una problematica che richiede programmazione, competenze tecniche e capacità di intercettare finanziamenti – prosegue Di Cocco –. Stiamo lavorando con una visione complessiva, mettendo insieme interventi immediati e una pianificazione strutturale per proteggere il nostro litorale e valorizzare una risorsa fondamentale per la città di Latina”.
AMBIENTE
Sabaudia, altra deposizione: scoperto il 12° nido di tartaruga marina
SABAUDIA – E’ stato scoperto a Sabaudia da uno dei volontari che supportano la rete Tartalazio, il 12° nido di tartaruga marina Caretta caretta del Lazio. La sorpresa questa mattina durante stava le consuete attività di monitoraggio sulla spiaggia di Sabaudia, nel Parco Nazionale del Circeo. Il volontario ha ha riconosciuto le tracce lasciate nella notte da una tartaruga marina e ha avvisato i ricercatori che arrivati sul posto hanno documentato la presenza del nido e che la deposizione è andata a buon fine.
“Mamma tartaruga – si legge in un post sui social – ha fatto un ottimo lavoro scavando il nido molto lontano dalla battigia e quindi al sicuro dalle possibili mareggiate. Il nido è stato ovviamente lasciato sul posto. La schiusa è prevista per fine settembre”.
Dei 12 nidi trovati, l’ultimo è il quinto all’interno del Parco Nazionale del Circeo: “Conferma la notevole attrattività di queste spiagge per le tartarughe marine”.
AMBIENTE
Tartarughe marine, prima schiusa a Sabaudia
SABAUDIA – Prima schiusa a Sabaudia per uno dei nidi di Caretta Caretta censiti sulla costa pontina. Non c’è stato bisogno di aspettare le immagini della telecamera posizionata esattamente sopra il punto di deposizione, perché le tracce lasciate sulla sabbia dalle piccole pinne che di notte hanno attraversato la spiaggia, oltrepassando la recinzione dirette istintivamente verso il mare, erano inequivocabili.
E’ Tartalazio a dare la notizie del lieto evento: “Stanotte tantissimi piccoli sono emersi dalla sabbia dirigendosi sicuri verso il mare”. Il nido era stato deposto nella prima metà di giugno e recintato a cura del Parco Nazionale del Circeo per essere poi monitorato dal personale e dai volontari della Rete regionale di protezione delle tartarughe. “Nei prossimi giorni potremo dare ulteriori notizie su eventuali altre emersioni”, assicurano gli esperti.
Al 21 luglio erano 11 i nidi di tartaruga marina Caretta caretta censiti sulle coste del Lazio, tra Torvaianica e Sperlonga.
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Maria Peppe
9 Gennaio 2020 at 17:12
Ma si possono trasferire in parte e in altre riserve?
Mery Sponticcia
9 Gennaio 2020 at 17:15
Invece di uccidere addormentateli e portateli da un altra parte..
Lucia Milani
9 Gennaio 2020 at 17:22
Siamo in tanti ad essere della stessa opinione, trasferirli in un altro luogo, perché massacrarli?
Eleonora Danneo
9 Gennaio 2020 at 17:27
Sterilizzateli….
Carmela Capriello
9 Gennaio 2020 at 17:53
Trasferiteli in un altro parco
Francesco Frank Baratta
9 Gennaio 2020 at 18:25
E quando puliamo i sentieri nel bosco?
Daniela Coccia
9 Gennaio 2020 at 18:55
Dopo tutti i milioni di animali persi in Australia, questi lasciamoli vivere in pace!!!!
Leonardo Stecca Nappi
9 Gennaio 2020 at 18:55
Lucia Milani si prenda in esame, quello spero di si, ma se poi i costi lievitano in modo spropositato per lo spostamento degli stessi? Capisco l istinto aninalista ormai sostitutivo alla pieta verso uomo ed ecosisrema, ma tutto ha un limite, anche perche, chi paga?
Teresa Milo
9 Gennaio 2020 at 19:10
Ma perché trasferirli in altre aeree faunistiche?? Si prelevano e si trasferiscono in altri siti ne abbiamo molti nel nostro paese ma anche nelle foreste del resto d’Europa…..la ricollocazione non è stata neanche lontanamente citata….Non capisco la necessità dell’abbattimento, addirittura farli finire in macelleria…mi sembra orribile.
Boron Orietta
9 Gennaio 2020 at 20:29
Non vedo la differenza, tra lo sterminio di 360 daini e l’uccisione di contenimento dopo una selezione, ma pensano che siamo tutti scemi? Vigliacchi io vi farei fare la stessa fine.
Ivana Simeoni
10 Gennaio 2020 at 1:37
portateli in altri parchi.
Ivana Simeoni
10 Gennaio 2020 at 1:40
Si potrebbero utiizzare dei voontari, ad esempio quelli che hanno il trasporto per i cavalli.tramitei social si possono trovare persone che lo fanno gratis.
Roberta Balzotti
10 Gennaio 2020 at 7:46
Leonardo Stecca Nappi cosa c’entra “l’istinto animista sostitutivo alla pietà verso l’uomo”???? Chi se ne frega del dolore degli animali, se ne frega anche del dolore degli uomini. Avere compassione verso gli animali non esclude averne verso gli uomini. Questo è una frottola per lavarsi la coscienza. E comunque sa chi paga i 170.000 euro previsti per gli abbattimenti? Sempre noi idioti cittadini.
Roberta Balzotti
10 Gennaio 2020 at 7:49
Solo ciance. Sono schifata. Esistono cumuli di rifiuti nel parco, da decenni e nessuno si prende la briga di rimuoverli… il lago ribolle di schiuma… Ma ora sono i daini a distruggere il parco. Ma per favore!!!
Roberta Balzotti
10 Gennaio 2020 at 7:52
Francesco Frank Baratta vedasi zona Palazzo. Sentiero che porta al lago… Cumuli di rifiuti, perfino “storici”… Mai ho visto nessun ente mobilitarsi per rimuoverli.
Roberta Balzotti
10 Gennaio 2020 at 7:53
Boron Orietta cambiano i vocaboli e noi siamo deficienti. 170.000euro sono bueni…
Francesco Frank Baratta
10 Gennaio 2020 at 8:47
Roberta Balzotti da un paio di anni il degrado nel parco cresce..perfino i cartelli con le indicazioni distrutti dal maltempo sono abbandonati a terra distrutti..uno schifo
Carolina
10 Gennaio 2020 at 9:12
Perche sono degli ipocriti e così vendendo la loro carne gli rientra un guadagno