il dibattito

“Nessuno sterminio dei daini nel Parco del Circeo, ma li dobbiamo ridurre perché la Foresta è in sofferenza”

Che cosa è il piano di contenimento approvato dal Ministero che sarà attuato in 5 -10 anni

SABAUDIA  – “Al Parco nazionale dei Circeo non è prevista e mai sarà prevista una “mattanza” di daini e nessun cacciatore o sele-controllore sparerà mai dentro l’area protetta”. Lo chiarisce il direttore dell’Ente Parco del Circeo, Paolo Cassola dopo che, lanciata da un post dell’ex sindaco di Ponza Piero Vigorelli, sta facendo il giro del web la notizia della cosiddetta “mattanza” dei daini del Parco Nazionale del Circeo. C’è anche una netta condanna per fermare lo sterminio da parte del partito politico “Rivoluzione Animalista” che la definisce inutile,  medioevale e inaccettabile e annuncia opposizione “con tutti i mezzi democraticamente a nostra disposizione”. Infine sta raccogliendo velocemente molte firme, la petizione contro l’abbattimento pubblicata sulla piattaforma Change.org

Di sicuro cedere alla suggestione, soprattutto per chi ama gli animali, è facilissimo. Parlare però del piano di contenimento dei daini della Foresta del Parco Nazionale del Circeo, definendolo in termini terroristici, è una valutazione  – e non una oggettivazione –  difficile da condividere se si esamina la questione alla luce dei fatti e con serenità.  C’è anche da dire in premessa, che la questione giunge all’attenzione pubblica perché c’è un Piano trasparente, messo nero su bianco e pubblicato,  mentre prima il “contenimento” avveniva ugualmente, ma senza pianificazione.

Appassionarsi alla sorte dei daini è bello, e anche giusto, ma non aiuta a centrare il problema che riguarda la protezione dell’ ecosistema che questi animali selvatici non autoctoni, introdotti in alcune aree recintate del Parco per ripopolamento negli Anni ’50 secondo vecchie politiche, e poi sfuggiti al controllo umano, stanno danneggiando ormai da anni. “La foresta è in sofferenza”, assicurano dall’Ente Parco mentre le foto dilaganti sui social ritraggono un innocuo Bambi in atteggiamenti teneri con la sua mamma (quello del film di Disney in realtà era un cerbiatto). Davvero nessuno vorrebbe vedere quell’animale ucciso Non dissimilmente da un agnello. O da un vitellino, che pure sopprimiamo per scopi alimentari in genere senza troppi problemi di coscienza. E lo stesso dicasi per la selvaggina, di cui i daini fanno parte.

LE MOTIVAZIONI  – Ma vediamo quali sono le motivazioni della cosiddetta mattanza. Nella Foresta demaniale del Circeo ci sono 1268 esemplari di daino  (censimento del 2015) ovvero 42 ogni 100 ettari e mangiano di tutto, dall’edera al pungitopo, cosicché il sottobosco è ormai praticamente inesistente. Senza considerare il rischio che una popolazione di daini in soprannumero genera per gli automobilisti (visto che il Parco del Circeo non è il Parco Nazionale d’Abruzzo). Non è un’ipotesi astrusa, anzi tutt’altro, trovarsi davanti, di notte, un esemplare mentre in auto (o moto) si percorre la Migliara 53 che taglia la Foresta demaniale in due. E ci si fa male. Anche questo fatto è tra le motivazioni (a latere) del programma di riduzione della presenza dei daini.

“La situazione creatasi nel tempo nella foresta del Circeo (Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco) con il sovrannumero di daini e i dannosi effetti collaterali su flora, fauna, sicurezza e altro, ha imposto una definitiva e chiara assunzione di responsabilità dell’Ente Parco per affrontare la problematica dell’espansione della popolazione di daini all’interno della Foresta Demaniale.  Come già avvenuto in altri contesti del nostro Paese e dimostrato sulla base di un modello specifico, la popolazione di daino attualmente presente è destinata ad un aumento numerico e ad un’espansione dell’areale, con conseguenze distruttive ed irreparabili sia sulla biocenosi vegetale (complesso di popolazioni vegetali che vivono e interagiscono fra loro in uno stesso ambiente), su parte di quella animale, sia sugli aspetti di carattere socio-economico e sulla sicurezza. Per questi motivi, anche da noi, si è reso necessario programmare azioni di contenimento della popolazione intervenendo attraverso un prelievo pari ad almeno il 30% della sua consistenza, considerata la capacità di crescita della stessa”, spiega il direttore Paolo Cassola.

“Le finalità del piano di gestione prevedono anche interventi di miglioramento dell’ambiente dove vivono piante e animali, evitando quegli squilibri che decimano le specie a discapito del complesso ecosistema del bosco. Nessuna quindi strage di daini o inutile spesa, ma l’adozione di criteri scientifici e gestionali, coerenti con le finalità dei Parchi, già sperimentati in altre aree a livello internazionale e applicati per salvaguardare e migliorare un bene comune”.

Il Piano proposto dall’Ente Parco Nazionale del Circeo, sottoposto preliminarmente a valutazione di incidenza ambientale  – visto che l’area è Sic, sito di interesse comunitario e dunque a protezione speciale –  è stato presentato all’Ispra (ente tecnico presso il Ministero) che non solo lo ha approvato (in quanto redatto secondo legge ovvero tenendo conto delle esigenze di tutela prevalenti) ma ne ha sollecitato anche una rapida attuazione. Insomma, ridurre del 30% la popolazione dei daini, sembra purtroppo necessario per salvaguardare la Selva di Circe (ultimo lembo di una foresta di pianura un tempo sterminata) e che costituisce uno degli ambienti preziosi che caratterizzano questo speciale Parco  nazionale. E’ necessario per evitare che i daini danneggino ulteriormente la Riserva impedendo la rigenerazione forestale.

GLI STEP – Per attuare il programma ci vorranno cinque o anche dieci anni e l’avvio dovrebbe essere dato entro l’anno. Niente cecchini di notte, per far fuori in poche ore 360 daini come si evincerebbe da alcuni  scritti circolanti. I daini saranno catturati dopo essere stati convogliati  in corridoi dove saranno selezionati in modo da evitare ulteriori riproduzioni future (e quindi ulteriori piani di contenimento) e poi saranno avviati al loro (triste) destino. La legge prevede che siano destinati a aziende agri-faunistico-venatorie o a scopi alimentari. Cioè a diventare carne per le nostre tavole. E possiamo scegliere di non mangiarne.

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