SEQUESTRO PATRIMONIALE
A Cisterna “sigilli” ai beni di Contì per 250mila euro

Questura di Latina

CISTERNA DI LATINA – Sono stati sequestrati i beni di Alessandro Contì, 32enne di Cisterna noto per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Gli agenti del commissariato di Cisterna di Latina, in collaborazione con l’ufficio Misure di prevenzione della Divisione anticrimine della questura di Latina, hanno esaminato la posizione patrimoniale e reddituale dell’uomo e della sua famiglia: sotto sequestro sono finiti un appartamento acquistato nel 2008 intestato alla madre, con annessa corte esclusiva di pertinenza, la moto del fratello e tutti i saldi attivi a nome di Contì presso istituti di credito. Prima dell’estate, presentata al Tribunale di Latina anche una proposta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, che sarà discussa a novembre.

Alessandro Contì

Il ritratto di Contì tracciato dalla questura – “A tutti gli effetti “uomo di fiducia” di Gennaro Amato, già sottoposto dal Tribunale di Latina nel settembre dello scorso anno alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per tre anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, e alla confisca patrimoniale di beni mobili ed immobili. Già tratto in arresto e denunciato a piede libero in operazioni antidroga, Contì – si legge in una nota della polizia – insieme ad Amato e con altre tre persone è stato arrestato nell’ottobre dello scorso anno a Nettuno in località Acciarella, con un carico di circa 200 kg di marijuana nascosta in un tir: per questo, nel febbraio scorso, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Velletri alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione, che sta tuttora scontando in carcere. Questo corollario delinquenziale è stato intersecato con gli accertamenti patrimoniali al fine di far emergere che la disponibilità diretta e indiretta di beni mobili e immobili è il frutto delle attività illecite poste in essere, tenuto anche conto che le denunce dei redditi effettuate finora non ne giustificano il possesso e la titolarità”.

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