PARTO IN CASA A CISTERNA
La scelta di Luana ora è possibile per legge
La normativa varata dalla Regione Lazio

Il sindaco Merolla con la famiglia di Cisterna

CISTERNA DI LATINA – Si chiama Valerio ed è un cisternese “doc”. E’ infatti il primo bimbo nato a Cisterna dopo tanti anni. Pesa 3,720 grammi ed è nato alle 21.42 del 26 settembre… in casa della sua famiglia. Per una volta non si tratta di un’emergenza o di un parto precipitoso. Lo hanno deciso, in piena libertà, mamma Luana e papà Mauro, già genitori di Chiara ed Ilaria.

“Ho avuto una gravidanza tranquilla e senza problemi – ha detto Luana – e provengo da due parti svolti in ospedale senza alcuna complicazione fisica. Per questo con mio marito abbiamo deciso di far nascere Valerio in casa”. In acqua per la precisione, alla presenza di due ostetriche e del padre. “E’ sempre emozionante assistere alla nascita dei propri figli – ha detto il papà – ma stando a casa sei più partecipe, puoi essere maggiormente di conforto ed il parto avviene naturalmente, senza fretta. E’ tutta un’altra cosa”.

Entusiasta della scelta, il sindaco di Cisterna Antonello Merolla, che ha fatto visita alla famiglia. “E’ stato bello apprendere la notizia che una mamma ha deciso di partorire in casa dando, dopo tanti anni, alla luce un cisternese doc. Proporrò all’assessore alle Politiche sociali ed al dirigente del settore la creazione di un progetto che sostenga le mamme che decidano di partorire in casa”.

Pro e contro del parto in casa

La scelta di partorire in casa può sembrare anacronistica, una specie di ritorno alle tradizioni. Eppure dal punto di vista scientifico, ci sono diversi pareri su quelli che possono essere i pro e i contro di un parto a domicilio. Da un lato, infatti, una ricerca internazionale condotta dal dottor Joseph Wax e colleghi del Maine Medical Center di Portland e pubblicata nel 2010 dall’American Journal of Obstetrics & Gynecology, evidenzia che per le mamme esisterebbe un minore rischio di infezioni ed emorragie legate al parto, ma ciò a discapito della sicurezza bambino: il parto in casa raddoppierebbe il numero di casi di mortalità neonatale per complicanze respiratorie. Un dato molto più rassicurante arriva invece dalla Gran Bretagna: secondo uno studio condotto su 65mila inglesi e pubblicato nel 2011 sul British Medical Journal, ad essere più rischioso sarebbe soltanto il parto delle primipare e comunque per una soglia che è al di sotto dell’1%. Nei parti successivi al primo, non sarebbero state rilevate differenze nel rischio tra le nascite in casa e in ospedale. Due fattori accomunavano però tutte le donne che hanno partecipato alla ricerca: avevano avuto una gravidanza sana ed erano prive di fattori di rischio noti. Una revisione Cochrane di quest’anno, attraverso lo studio dell’Unità di ricerca per la Medicina generale presso l’Università di Copenhagen, rivaluta invece del tutto il parto in casa: fino al 30% in meno per le complicanze (emorragia post-partum, gravi lacerazioni perineali) e fino al 60% di interventi in meno (taglio cesareo, epidurale). In Danimarca è attivo un efficiente servizio di parto a domicilio.

In Italia – Lo Stato e le Regioni permettono il parto in ospedale, in case di maternità e nella propria abitazione. Nel Lazio, in particolare, dal 14 maggio 2011 è entrato in vigore un decreto regionale che regolamenta il parto in casa e nei centri autorizzati di maternità in tutti i dettagli tecnici. Si può far nascere il bambino in casa, però, solo a certe condizioni: intanto è necessario avvisare la Asl entro la 32esima settimana di gestazione (che darà il proprio assenso o diniego entro la 35esima settimana), presentando diversi documenti (modello di richiesta informata della partoriente, certificato dello stato di salute della gestante rilasciato da medico di base o ginecologo, certificato di idoneità al parto in casa e dichiarazione di responsabilità assistenziale da parte del personale ostetrico, certificazione del rispetto delle condizioni di sicurezza e identificazione del pediatra per la prima visita al neonato) ed eventuale richiesta di rimborso per parto in attività libero-professionale (attualmente il servizio può costare anche duemila euro).

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