la messa in mora

Governo e Ministero non pagano il ristoro nucleare, Coletta li diffida: “A Latina spettano 10 milioni”

"Le misure compensative per i Comuni che ospitano centrali esistono, vogliamo le somme dal 2006"

Decommissioning alla centrale di Sabotino

Decommissioning alla centrale di Sabotino

LATINA – Il sindaco di Latina Damiano Coletta ha invitato, e con la stessa lettera diffidato e messo in mora il Presidente del Consiglio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Cipe  a pagare al capoluogo pontino il cosiddetto ristoro nucleare. L’atto è stato firmato e spedito il 17 ottobre dal momento che esiste un diritto dei Comuni che ospitano centrali nucleari in dismissione ad ottenere “misure di compensazione territoriale”. Si parla della “modica” somma di 10 milioni di euro.

“Tale misura compensativa  – spiega il sindaco Coletta – è inserita nelle bollette elettriche pagate dai contribuenti (MCT misure di compensazione territoriale) per finanziare interventi di riqualificazione ambientale e territoriale nelle zone coinvolte dagli impianti nucleari. Questo contributo, che inizialmente era previsto nella misura del 100% a favore degli enti locali, è stato ridotto a decorrere dal 2005 al solo 30%. Una recente sentenza ha stabilito che invece tale contributo spetta totalmente ai Comuni, alle Province e alle Regioni”.

Dunque l’Amministrazione intende recuperare le quote che non sono state corrisposte al Comune di Latina a cominciare dal lontano 2006.

L’atto  – si legge in una nota dell’Amministrazione – fa seguito all’incontro organizzato presso l’Ancin lo scorso 27 settembre dal quale era scaturita la decisione di attivarsi dal punto di vista legale interrompendo i termini prescrizionali del diritto del Comune di Latina a vedere riconosciuto l’intero contributo previsto dal Dl 314/2003. In questo modo, in attesa di conoscere gli sviluppi dell’azione intentata da tutti gli altri Comuni interessati (ad eccezione del nostro) attualmente pendente in Corte d’Appello, l’Amministrazione ha inteso non precludersi alcuna possibilità.

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