di e con Angela Iantosca

Il giornale di Latina chiude… 

Cronaca di una morte annunciata

Ha chiuso il Giornale di Latina. Un altro giornale. Ma non voglio parlare di questa cronaca di una morte annunciata.
Voglio soffermarmi su quanto dichiarato da Stampa Romana che vi leggo. Ascoltate bene.
“La chiusura del quotidiano travolge i giornalisti che ne hanno consentito pubblicazione e diffusione, tra rapporti di lavoro dipendente e collaborazioni. Non ci sarà purtroppo alcuna possibilità di sostenerli con gli ammortizzatori sociali. Ne avrebbero avuto diritto se l’impresa editoriale fosse stata condotta all’interno delle regole contrattuali e contributive. Non sempre dunque paga per loro il tutto e subito. Non sempre paga la scarsa o nulla considerazione delle leggi. Non è un diritto lavorare a tutti i costi. Farlo al nero non solo compromette la propria reputazione professionale, non solo danneggia i colleghi che lavorano rispettando le regole ma li penalizza concretamente oggi che hanno trovato le porte della redazione chiuse a doppia mandata”.
Forse non ho capito bene: non solo il giornale ha chiuso con un preavviso… anzi no, senza preavviso, dal giorno alla notte, non solo chi viveva solo di quella collaborazione ora deve mettersi a cercare altro e come se non bastasse la colpa è dei giornalisti?
Perché chi dovrebbe tutelare i giornalisti, la nostra categoria (visto che facciamo parte di un ordine) non si occupa della nostra situazione prima che sia troppo tardi?
Forse non lo sapevano prima che non c’erano contratti e che molti venivano pagati in nero?
E poi… forse è il caso di smetterla di essere ipocriti… Sono anni che collaboro e sono davvero poche le testate che non ho conosciuto anche indirettamente tramite colleghi giornalisti… e quante non pagano o quante sono arrivate a pagare 50 centesimi ad articolo?
E poi quante testate – non potete immaginare quante – che portano avanti battaglie di legalità, contro il caporalato, lo sfruttamento ingiusto e poi non rispettano prima di tutto i loro collaboratori…
Non fatevi abbacinare dal titolo altisonante di “giornalista”… è dura… quanto è dura. E quanto è dura poi leggere che neanche chi dovrebbe ti difende.
Ma sapete quale è la cosa divertente? Che capita che proprio i giornali che stipulano un contratto, poi non ti pagano, falliscono, cambiano nome et voilà in fumo mesi di lavoro…
Ma vi lascio con una chicca… l’Italia è un paese in cui si fanno pochi figli. Pensate che un giorno mi è capitato di firmare un contratto giornalistico (più o meno) in cui addirittura si diceva: in caso di gravidanza del contraente l’azienda, per tutelare il bambino, valuterà l’ipotesi di sospendere il contratto di lavoro…
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