il filo rosso con Damasco

Operazione Aleppo al Mof, come la mafia infiltra l’economia pontina

Il colonnello Vitagliano: "Tassello di un mosaico molto più ampio che stiamo componendo"

FONDI – Sono stati portati nella caserma Cimarrusti di Piazza della Libertà a Latina sede del Comando Provinciale dei Carabinieri, gli arrestati nell’operazione Aleppo, ideale continuazione di Damasco, scattata questa mattina all’alba con l’arresto della famiglia D’Alterio di Fondi e di altre quattro persone. L’inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Roma è stata condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Latina diretto dal maggiore Paolo Befera, entrando nei meccanismi che infiltrano il sistema economico del basso Lazio.

Peppe D’Alterio (coperto dalla camicia nella foto) era il capo e da lui bisognava passare anche eventualmente pagando una “tassa” per poter trasportare merci da e per il Mof; il suo era un vero e proprio monopolio su alcune tratte, stabilito con la forza del metodo mafioso e potendo contare sulla protezione di organizzazioni malavitose.

Un’impresa costruita sulla totale illegalità, la Suprema srl (già il nome è tutto un programma) sequestrata oggi,  intestata a prestanome, e con un  fatturato notevole ancora da quantificare: mille euro circa a viaggio, per una decina di viaggi al giorno, che moltiplicati negli anni, compongono cifre da capogiro. Con l’aggravante di fare terra bruciata intorno a qualsiasi impresa onesta del settore. Alla società appartenevano almeno 30 mezzi da trasporto su gomma e agricolo che sono stati sequestrati.

“E’ solo un tassello di un mosaico molto più ampio che stiamo componendo pezzo a pezzo”, ha detto il colonnello Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri di Latina

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