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SANITA'

Nel Lazio i percorsi sanitari si decideranno con le associazioni dei malati

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Le associazioni e organizzazioni di tutela dei pazienti e dei loro familiari potranno partecipare da protagoniste alla programmazione e valutazione dei servizi sanitari regionali. La novità, approvata dalla giunta del Lazio istituisce una vera e propria “cabina di regia” che diventerà “la sede istituzionale per il confronto tra la Regione e le organizzazioni sulle politiche e le iniziative regionali messe in campo. Lo annuncia l’Assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

“La Cabina di regia, che si riunirà con una frequenza trimestrale, – spiega D’Amato – avrà la funzione di ascolto e di interlocuzione definendo inoltre i criteri di priorità per esaminare le proposte avanzate dalle organizzazioni. Attiverà inoltre la consultazione delle organizzazioni in relazione a iniziative regionali ritenute prioritarie e potrà attivare tavoli tematici e per patologie specifiche con la partecipazione dei rappresentanti dei professionisti”.

Inoltre, una volta l’anno, si riunirà l’Assemblea delle organizzazioni di tutela dei pazienti che rappresenta lo strumento di confronto pubblico. Vogliamo migliorare e implementare il coinvolgimento dell’associazionismo e del volontariato con l’obiettivo di monitorare e migliorare le politiche regionali in materia sanitaria”.

“L’approvazione dell’Atto di indirizzo da parte della Regione Lazio rappresenta una svolta rilevante nella governance del sistema sanitario regionale. Infatti – spiega Elio Rosati segretario regionale di CITTADINANZATTIVA Lazio – grazie a questa misura le organizzazioni civiche, le associazioni dei malati cronici e rari vedono riconosciuto un principio fondamentale: quello della pienezza nel partecipare all’elaborazione di politiche regionali inerenti il settore della cronicità. Si apre con questo Atto di indirizzo un percorso innovativo che vede insieme Regione, operatori e associazioni nella elaborazione, monitoraggio e valutazione dei percorsi di salute. Tale Atto rappresenta allo stesso tempo una sfida unica nel panorama italiano: il protagonismo delle organizzazioni civiche, delle associazioni di malati cronici e rari come modello di sviluppo per una sanità partecipata. Riteniamo fondamentale il ruolo delle associazioni, dei volontari e delle migliaia di cittadini che da oggi potranno  avere in questo nuovo modello partecipativo una possibile risposta a bisogni di salute complessi”.

Sono stati individuati dei Gruppi di partecipazione attiva a cui aderiscono liberamente le organizzazioni in rappresentanza dei pazienti delle seguenti patologie: autoimmuni e reumatologiche, rare, diabete e metaboliche, cardiocircolatorie, respiratorie, oncologiche, neurologiche e neurodegenerative, renali croniche, psichiatriche, neuropsichiatriche infantili e dipendenze patologiche. Le organizzazioni che intendano partecipare ai gruppi dovranno dichiarare di essere registrate in Italia o in Europa e operative nel territorio regionale, essere iscritte al Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS), che pazienti e loro caregiver rappresentino la maggioranza degli iscritti, che gli organi direttivi siano democraticamente eletti dagli iscritti e che rendano pubblici i finanziamenti ricevuti.

L’intesa è stata condivisa con le associazioni dei malati cronici e rari del Lazio: FederDiabete Lazio, AISC AISM APNOICI PARENT PROJET e dal Coordinamento Regionale delle Associazioni dei malati cronici e Rari del Lazio (CRAMC Lazio) promosso da Cittadinanzattiva Lazio a cui aderiscono l’Associazione italiana pazienti BPCO Onlus, AIC Lazio (Associazione Italia Celiaci), Azione Parkinson, AIL Lazio (Associazione Italiana contro la leucemia-linfomi e i mielomi), Associazione malati di reni, ASBI (Associazione Italiana Spina Bifida), FAIS (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati), Bianco Airone pazienti Onlus, AISC Lazio (Associazione Italiana Scompensati Cardiaci), ASMARA (Sclerodermia e altre malattie rare “Elisabetta Giuffrè”), ALMAR Lazio (Associazione Lazio Malati reumatici), A.L.I.Ce. (Associazione per la lotta all’ictus Cerebrale) onlus – Regione Lazio, A.P.E. Onlus – Associazione Progetto Endometriosi Onlus, SIMBA, Libellula Libera.

 

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SANITA'

Nuovo primario al reparto di Medicina degli ospedali di Fondi e Terracina: è Giuseppe Vairo

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FONDI –  Giuseppe Vairo è il nuovo primario di Medicina degli ospedali “San Giovanni di Dio” di Fondi e “Fiorini” di Terracina. Dopo trent’anni trascorsi al “Sandro Pertini” di Roma, ha preso servizio da qualche giorno nel sud Pontino.

«Non amo restare troppo a lungo nelle zone di comfort – ha spiegato il neonominato primario – mi piace pormi nuovi obiettivi e, come si suol dire, “alzare sempre l’asticella”, lavorando al servizio del prossimo per lasciare il segno e fare la differenza in un campo fondamentale per la collettività qual è quello della sanità. So che non sarà semplice, soprattutto per alcune criticità che sto inquadrando, ma sono molto determinato e ottimista. L’esperienza professionale mi ha insegnato che i nuovi stimoli si rivelano sempre delle grandi risorse e ho intrapreso questa nuova avventura professionale con grande entusiasmo e determinazione. Inoltre – ha ammesso – ho sempre avuto un debole per Fondi, città in cui ho trascorso bellissime vacanze e dove, sono sicuro, mi troverò bene anche al di fuori dell’ambiente lavorativo». Il dottor Vairo ha un programma di rilancio del reparto a lungo termine che progredirà, step by step, per piccoli ma crescenti obiettivi, studiati e condivisi con il direttore medico Fabrizio Turchetta e con la manager Asl Sabrina Cenciarelli.

«Il dottor Vairo – ha commentato il sindaco di Fondi Beniamino Maschietto – oltre ad essere un’altissima professionalità, è un grande amico e una persona caratterizzata da non comuni doti umane. Come dico sempre la sanità è fatta di attrezzature e strumentazioni ma anche e soprattutto da professionalità. Le doti umane sono un valore aggiunto che, in questo lavoro, possono realmente fare la differenza e, a gran voce, posso dire che con il dottor Vairo siamo in buone mani. Ci tengo a ringraziare per l’egregio lavoro svolto anche la dottoressa Paradiso, vincitrice di concorso a Latina, che continuerà a restare al servizio della sanità pontina e che si è spesa molto, con dedizione e umanità, per il nostro territorio».

 

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OGGI IN PRIMA PAGINA

Musicoterapia in ospedale, convenzione tra Asl di Latina e Conservatorio Respighi

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LATINA – La musicoterapia arriva in ospedale come strumento per migliorare il benessere e alleviare il percorso di cura. Succede a Latina grazie ad una convenzione tra Asl  e Conservatorio Statale di Musica “Ottorino Respighi”. L’intesa prevede lo svolgimento di stage musicoterapici negli ospedali e nelle strutture sanitarie della Asl pontina, in particolare nelle strutture di pediatria, oncologia e dei servizi di salute mentale.

Molti studi realizzati in contesti aziendali ed ospedalieri  – spiegano dalla Asl – dimostrano gli effetti benefici della musicoterapia, considerata un trattamento complementare in diversi ambiti. In oncologia, particolarmente, il supporto della musica migliora significativamente la qualità della vita dei pazienti, riducendo ansia, dolore, depressione, stress. Analogamente, nei servizi di salute mentale la musicoterapia favorisce l’espressione emotiva, la comunicazione e la riabilitazione cognitiva, mentre nei reparti di pediatria migliora il benessere emotivo dei bambini e il legame genitori-figli, facilitando la comunicazione sociale.

“Crediamo molto in questi percorsi che ci consentono di essere ancora più vicini ai bisogni delle persone”, ha commentato la Direttrice Generale della Asl di Latina, Dott.ssa Sabrina Cenciarelli. “La Sanità non solo ha il dovere di garantire cure ed assistenza di alta qualità dal punto di vista prettamente clinico, ma deve essere fondata su umanità e sensibilità. Per questo la nostra Asl ha in massima considerazione l’umanizzazione delle cure e sta attivando progettualità che possano implementare sempre più l’offerta sanitaria in questa direzione”.

Una novità che si inserisce nel percorso di umanizzazione delle cure.

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PRIMO PIANO

Al Goretti di Latina “braccialetti” ai sanitari per lanciare l’Sos in caso di aggressione

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LATINA – Un dispositivo in dotazione agli operatori sanitari in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale di Latina consente di lanciare un rapido SOS in caso di minacce o aggressioni. La distribuzione da parte della Asl di Latina, cominciata nelle scorse ore dal Santa Maria Goretti, è stata accolta con soddisfazione dal Coina, il coordinamento delle professioni infermieristiche. “Un primo passo concreto verso una maggiore tutela del personale sanitario, troppo spesso esposto a episodi di aggressione verbale e fisica durante l’attività lavorativa”, commenta il sindacato. Si tratta di braccialetti anti aggressione, una sorta di smartwatch, “che consente di attivare un allarme immediato in caso di pericolo, inviando una richiesta di aiuto alle forze di polizia. Una soluzione tecnologica che punta a ridurre i tempi di intervento e a rafforzare la sicurezza nei reparti più esposti, come il pronto soccorso, spesso segnato da sovraffollamento e tensioni”.

La distribuzione sarà poi estesa a operatori e dirigenza del Dipartimento di Salute Mentale e ai pronto soccorso di tutti i presidi della Asl di Latina.

Il sindacato ricorda di essere intervenuto più volte negli ultimi mesi, chiedendo l’adozione urgente di misure preventive e strutturali. Il tema era stato portato all’attenzione anche delle forze di polizia nel corso di una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata dal prefetto di Latina Vittoria Ciaramella dopo la segnalazione arrivata dal segretario del Coina Latina, Alessandro Britolli (in foto), di un grave fatto avvenuto a ottobre.

«Prendiamo atto con soddisfazione – sottolinea il Coina – che, a seguito delle nostre segnalazioni, gli organi competenti e l’azienda sanitaria hanno risposto con un’azione concreta. La tutela della sicurezza degli operatori sanitari non è più rinviabile».

«Il braccialetto anti aggressione – evidenzia ancora Coina – non è la soluzione definitiva, ma rappresenta un segnale importante di attenzione verso chi lavora quotidianamente in condizioni di forte pressione e rischio. Ora è necessario proseguire su questa strada con interventi strutturali contro il sovraffollamento dei pronto soccorso e con un rafforzamento della presenza di sicurezza».

Il Coordinamento Infermieristico Autonomo ribadisce infine la necessità di mantenere alta l’attenzione sul tema della sicurezza in ospedale, affinché episodi analoghi non si ripetano e venga garantito il benessere di tutti gli operatori sanitari.

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