l'accordo

Salviamo il mare: il Parco del Circeo e ASSO insieme per recuperare le attrezzature da pesca abbandonate

Appello alla collaborazione a enti e subacquei

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SABAUDIA – Salvare il mare dai rifiuti perché il mare siamo noi. Con questo scopo e con l’obiettivo ulteriore di svolgere attività di sensibilizzazione e informazione, il Parco nazionale del Circeo ha stipulato in questi giorni un accordo di collaborazione con l’Associazione Riconosciuta A.S.S.O. (Archeologia, Subacquea, Speleologia e Organizzazione) per il recupero di attrezzature da pesca abbandonate in mare, che integrerà l’azione del battello Spazzamare donato al Parco dal Ministero per l’Ambiente.

“I rifiuti solidi abbandonati in acqua sono una delle maggiori minacce per gli ecosistemi marini, tra questi, le reti da pesca, abbandonate o perse, rappresentano un grave pericolo per gli animali marini”, spiegano dall’Ente  Parco che  – in sinergia con l’associazione ASSO, con il supporto della Capitaneria di Porto e dei Comuni e il coinvolgimento di  pescatori, subacquei sportivi e professionali, diving center, associazioni subacquee – vuole tutelare e valorizzare il tratto di mare che la Regione ha affidato alla sua gestione, e interessato dalle Zone Speciali di Conservazione “Fondali tra Capo Portiere e Lago di Caprolace (foce)” e dei “Fondali tra Capo Circeo e Terracina”.

“L’accordo – spiegano dall’Ente Parco, il presidente Antonio Ricciardi e il direttore Paolo Cassola – anche attraverso la diretta collaborazione con i Comuni costieri, intende coinvolgere, pescatori, subacquei sportivi e professionali, Diving Center, Associazioni Subacquee, capitaneria di porto e altre realtà in modo che, insieme, si possa operare per tutelare e valorizzare questo tratto di mare a partire dal recupero del maggior quantitativo possibile di rifiuti e contribuire a divulgare un messaggio di rispetto per l’intero ecosistema marino. L’auspicio ovviamente è che il Senato possa definitivamente sbloccare l’approvazione della cosiddetta Legge Salvamare: “Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare””.

“Attualmente – sottolinea il direttore Paolo Cassola –  i pescatori ancora non possono portare a terra la plastica accidentalmente finita nelle reti e devono assurdamente ributtarla a mare per non incorrere nel  reato di trasporto illecito di rifiuti ed essere considerati produttori di rifiuti, dovendo tra l’altro pagare loro lo smaltimento”.

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