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CRONACA

Rogo al porto del Circeo, si indaga sulle cause. Affondati tutti e tre gli yacht coinvolti. Danni per milioni

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SAN FELICE CIRCEO  –  C’è sconcerto al porto di San Felice Circeo dove sabato sera intorno alle 20,30 un incendio ha bruciato tre grandi yacht che nelle ore successive sono  affondati. “Non avrei mai voluto vedere nella mia vita una cosa del genere”, dice Lillo Capponi, veterano ora in pensione e cofondatore della Cooperativa Circeo I che gestisce l’approdo. A San Felice pochi hanno dormito, anche la sindaca Monia Di Cosimo è accorsa sul posto quando è stata avvisata di quello che accadeva.

A voler sapere che cosa sia accaduto in quelle ore mentre era in corso un forte temporale e le raffiche soffiavano a 45 chilometri orari, sono per primi gli operatori che di notte sorvegliano lo specchio d’acqua con un guardiano che quando ha visto i bagliori a bordo della prima imbarcazione, un Admiral 22 appartenente ad una società del posto,  ha dato immediatamente l’allarme. Gli ormeggiatori intervenuti hanno spostato rapidamente le imbarcazioni vicine, tutte quelle più a rischio, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco che hanno poi operato fino alle tre del mattino con l’ausilio della Guardia Costiera. Le fiamme si erano già propagate ad altre due imbarcazioni: un Leopard 21 e un Technema 70, entrambe affondate e ora nascoste sotto la superficie del mare iridescente per il gasolio. L’ultima ad inabissarsi, è stato l’Admiral, l’unica con scafo in alluminio, colata a picco nelle prime ore di domenica mattina.

“La gestione dell’emergenza è stata resa ancora più complessa dalle cattive condizioni meteo che insistevano in zona da più di 36 ore – relazione in una nota la Guardia Costiera – : i bassi fondali presenti all’imboccatura del Porto, infatti, comportano un sensibile innalzamento del moto ondoso con onda frangente, che in circostanze simili rende di fatto impraticabile il passo marittimo d’accesso al porto stesso, sia in ingresso che in uscita. Ulteriore attività condotta nell’immediatezza, anche in questo caso condizionata dalle condizioni proibitive, è stata la creazione di un’area di sicurezza attorno alle imbarcazioni sinistrate, ottenuta spostando le barche ormeggiate nelle vicinanze al fine di evitare che l’incendio si propagasse ulteriormente”. Momenti concitati e drammatici, per fortuna senza vittime. Mobilitati anche  Polizia Locale e  carabinieri.

Le indagini della Capitaneria di Porto, che ha fatto cinturare l’area, il molo 1 del porto, sono in pieno svolgimento e dopo i sopralluoghi svolti anche ieri, continueranno con l’analisi delle telecamere da parte della Polizia Locale per verificare chiunque sia transitato in porto dal pomeriggio e fino al momento dell’esplosione del rogo. L’ipotesi dolosa sembra comunque al momento molto residuale rispetto a quella dell’evento accidentale, causato forse da cattivi comportamenti, un impianto elettrico lasciato in funzione, ma tutto è ancora da chiarire e non viene escluso nulla. Ci sono danni per milioni di euro.

RISCHI AMBIENTALI – Sul fronte dei rischi ambientali, oltre al carburante e ai residui della combustione che sono visibili in superficie – si stima che nei serbatoi delle tre imbarcazioni ci fossero almeno 5000 litri di gasolio –  gli esperti di una società di servizi che opera nel porto hanno messo barriere di contenimento per evitare la dispersione degli inquinanti  che si raccolgono in superficie. Ma ci sono i liquidi delle batterie a bordo che potrebbero essersi dispersi e proprio la presenza degli accumulatori impedisce al momento ai sommozzatori di immergersi per verificare da vicino la situazione. Ci vorranno giorni per svolgere un sopralluogo subacqueo in sicurezza.

Il vento che spirava forte verso Terracina ha contribuito invece a dissolvere in poche ore la nube tossica che si è sviluppata nell’area, certamente carica di diossina, frutto della combustione della vetroresina degli scafi,  degli arredi e delle attrezzature di bordo anche elettroniche. Ma al porto l’aria è ancora acre.

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CRONACA

Lutto in casa Zaccheo: è venuto a mancare a 83 anni Giuseppe fratello dell’ex sindaco di Latina, oggi i funerali

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LATINA –  È venuto a mancare all’età di 83 anni Giuseppe “Peppe” Zaccheo, nato a Sermoneta il 14 settembre 1942. Uomo profondamente dedito alla famiglia, che ha fatto dell’amore e del senso di responsabilità la guida della propria vita. Innamorato dei suoi nipoti Andrea e Irene, che erano per lui motivo di orgoglio e gioia infinita, sapeva regalare presenza e affetto sincero. Dopo la prematura scomparsa dei suoi genitori in un tragico incidente, insieme alla moglie ha finito di crescere e allevare i suoi fratelli, assumendosi responsabilità troppo grandi per la sua giovane età, ma affrontandole con forza, dignità e amore. Un esempio di generosità, sacrificio e umanità che resterà per sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto e amato. I funerali si terranno questo pomeriggio, giovedì 5 Marzo,  i funerali alle ore 15 nella chiesa di Latina Scalo.

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Cisterna, trovato borsone abbandonato contenente cocaina, indagini in corso

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Un quantitativo di cocaina è stato sequestrato dalla Polizia di Stato a Cisterna di Latina durante un’attività di controllo del territorio finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti. La droga, circa 214 grammi di cocaina, è stata recuperata all’interno di un borsone abbandonato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la borsa sarebbe stata lanciata da un’auto in corsa che si è poi allontanata dalla zona, senza però sfuggire ai sistemi di videosorveglianza presenti nell’area. Dopo la segnalazione, gli agenti del commissariato di Cisterna di Latina si sono recati sul posto indicato e, al termine delle ricerche, hanno rinvenuto il borsone con all’interno alcune buste impregnate di una sostanza oleosa e con un forte odore di caffè, probabilmente utilizzato per coprire l’odore dello stupefacente. I test qualitativi effettuati sul posto hanno confermato che si trattava di cocaina per un peso complessivo di circa 214 grammi. La sostanza è stata sequestrata a carico di ignoti. Sono ora in corso le indagini per risalire ai responsabili e ricostruire la provenienza della droga.

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Minturno, la giunta approva il progetto per il restauro delle stanze e della corte del Castello Baronale

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castello di minturno

La giunta comunale di Minturno ha approvato il progetto per il restauro e la rifunzionalizzazione di alcune stanze e della corte del Castello Baronale Caracciolo Carafa. L’obiettivo è partecipare all’avviso pubblico della Regione Lazio dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico locale. L’investimento complessivo previsto ammonta a circa 340 mila euro. In caso di ammissione al finanziamento, la Regione coprirebbe l’80% della spesa, pari a circa 272 mila euro, mentre la restante quota del 20%, circa 68 mila euro, sarebbe a carico del Comune. Il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Elisa Venturo ha spiegato che l’intervento si inserisce nel percorso di valorizzazione del castello e del centro storico. L’obiettivo è recuperare spazi oggi non pienamente utilizzati per favorire una maggiore fruizione culturale e turistica del complesso.

Il progetto interessa una superficie complessiva di circa 540 metri quadrati: 80 metri quadrati di stanze interne e 460 metri quadrati della corte. Sono previsti interventi di restauro conservativo delle strutture murarie e degli elementi di pregio, con il ripristino degli intonaci storici, il consolidamento delle pavimentazioni e il riassetto delle pendenze per garantire il corretto deflusso delle acque. Tra le opere previste anche la rifunzionalizzazione degli spazi interni con impianti a norma, l’adeguamento alle normative di sicurezza e accessibilità, la realizzazione di un impianto di illuminazione dedicato e la sistemazione delle aree esterne. L’obiettivo è creare ambienti polifunzionali destinati a mostre, eventi culturali e attività didattiche. Con la delibera di giunta numero 38 del 2 marzo è stato inoltre approvato il quadro esigenziale dell’intervento, inserito nel programma triennale dei lavori pubblici. L’amministrazione punta ora alla redazione del progetto esecutivo entro la scadenza del bando prevista per aprile, requisito che permetterebbe di ottenere un punteggio più alto nella graduatoria regionale.

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