CRONACA
Pesca in apnea fatale, muore a Sabaudia Antonio Savioli. Il figlio Renato scomparve a Foce Verde nello stesso modo
SABAUDIA – Una battuta di pesca in apnea è stata fatale ad Antonio Savioli. L’uomo che in passato aveva gestito un’edicola a Latina lunedì mattina intorno alle 7, si era immerso nel tratto di mare davanti allo stabilimento Maracanà, gestito da alcuni familiari, per recuperare delle trappole per polipi, ma qualcosa è andato storto. Per un’ora circa infatti dalla spiaggia Savioli è stato visto immergersi e poi risalire per prendere fiato, ma ad un certo punto più nulla. I bagnini dello stabilimento Le Streghe a quel punto si sono gettati in mare ma lo hanno trovato sul fondale ormai privo di vita. Vani si sono rivelati i tentativi di rianimazione da parte del personale dell’emergenza sanitaria anche con il defibrillatore. Sul posto è intervenuta la Capitaneria di Porto.
Un destino molto simile a quello del figlio Renato Savioli, pescatore apneista di professione, morto trent’anni fa a Foce Verde al Lido di Latina al largo del pontile della nucleare all’età di 28 anni. Di lui fu ritrovata solo la muta a brandelli dopo molti anni.
Savioli che aveva 76 anni era molto conosciuto anche per la sua attività di presidente del comitato di Frazione Molella – Mezzomonte – Palazzo per conto del quale aveva avuto un recente incontro con il commissario prefettizio al Comune, Antonio Quarto. “A lungo si era battuto per l’illuminazione e la messa in sicurezza della pista ciclabile di Mezzomonte e di recente aveva ottenuto che fosse realizzata”, racconta il maresciallo Enzo Cestra portavoce del Comitato. Il commissario Quarto ha portato il suo saluto ai figli di Savioli presso la camera ardente allestita al cimitero.
I funerali saranno celebrati alle 17 di martedì 9 agosto nel santuario Nostra Signora di Fatima di Molella con la partecipazione dei volontari dell’Anc di Sabaudia.
CRONACA
Allenatore accusato di violenza sessuale su minore, arrestato un 74enne di Aprilia
APRILIA – E’ accusato di violenza sessuale su minore, nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Latina, su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, nei confronti di un uomo di 74 anni residente ad Aprilia.
L’attività è stata condotta dagli investigatori della Squadra Mobile di Latina che avevano indagato dopo la denuncia sporta dai familiari della vittima.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo era l’allenatore del minore e “avrebbe progressivamente oltrepassato i limiti del rapporto educativo e sportivo, ponendo in essere comportamenti inappropriati e instaurando con la vittima, tuttora minorenne, una relazione caratterizzata da attenzioni particolari, frequenti contatti personali e momenti di isolamento dal contesto ordinario”.
In pratica l’anziano avrebbe approfittato del suo ruolo per creare un rapporto di dipendenza emotiva e soggezione psicologica nei confronti della vittima mettendo in atto quelle che l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto essere condotte lesive della libertà e dell’integrità personale del minore.
L’uomo, rintracciato presso la sua abitazione di Aprilia dagli operatori della Squadra Mobile, si trova ora nella Casa Circondariale di Latina, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
CRONACA
Botti sul retro del Tribunale, la polizia sequestra le immagini di videosorveglianza del Palazzo di Giustizia
LATINA – Il Tribunale di Latina è stato costretto a interrompere l’attività giudiziaria questa mattina dopo che, al termine della prima udienza del processo a Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini, accusati di tentata estorsione, lesioni e stalking nei confronti di un giovane noleggiatore di auto, una batteria di fuochi d’artificio è stata piazzata e accesa al centro di via Triboniano, alle spalle del Palazzo di Giustizia. Un sistema non nuovo alla criminalità locale, come testimoniano le frequenti esplosioni di petardi serali e notturne fuori dal carcere di Latina. A destare preoccupazione prima di capire di che cosa si trattasse, è stato il forte rumore prodotto dalle esplosioni.
La polizia arrivata sul posto dopo l’allarme, ha già sequestrato le immagini del sistema di videosorveglianza del Tribunale e avrebbe già individuato gli autori.
CRONACA
Sarah e Alicya, trovato un fermaglio rosso
LATINA – Un fermaglio rosso che dovrebbe essere di Sarah è stato trovato su un sentiero vicino alla casa famiglia di Civitella Alfedena dove le due sorelline scomparse vivevano. la notizia è stata data da Alessia Natali, referente per l’Abruzzo di Penelope Odv, l’associazione che si occupa di dare supporto alle famiglie di persone scomparse. Al 12mo giorno di ricerche, è il primo indizio. L’attenzione è rivolta anche ai due telefoni cellulari di cui si è parlato tanto nelle ultime 48 ore, telefoni che le ragazzine non avrebbero dovuto avere e che apparterrebbero uno a un familiare, l’altro a un amico. Le due schede sim per quattro giorni dalla scomparsa, fino a mercoledì, hanno agganciato la cella telefonica della zona tra Civitella Alfedena e Villetta Barrea, poi si sarebbero spenti.
Ascoltato nuovamente dai carabinieri nella stazione di Villetta Barrea, il ragazzo della più grande, Youssef, 18 anni. Il giovane, secondo quanto si è appreso, sostiene che le due si troverebbero in “un luogo segreto” insieme ad un loro parente.
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