alternanza scuola-lavoro

Una storia lunga 80 anni: dal Regio Liceo Ginnasio XXVIII Ottobre al Dante Alighieri

Così 19 studenti di Latina guidati da tre prof hanno ricostruito i passi della scuola che frequentano

LATINA – Sono stata una studentessa del Liceo Classico (mi sono diplomata nel 1985) ma solo oggi ho capito di non aver mai saputo nulla della mia scuola. Non sapevo per esempio che il Dante Alighieri di Latina fosse nato tra il 1937 e il ’38 con il nome altisonante di Regio Liceo Ginnasio XXVIII OTTOBRE della città di Littoria, intitolato addirittura alla Marcia su Roma. Mi consolo pensando che non ne sapevano nulla nemmeno i più secchioni della scuola e che in classe non si parlò mai di quelle radici.

“E’ stato proprio questo, il senso del nostro progetto, andare alle radici. Le cose che abbiamo raccontato nella mostra espositiva “80 voglia di Ricordare. 1937-2017″, le abbiamo scoperte con gli studenti strada facendo, cercando i documenti originali presso l’Archivio di Stato, la Casa dell’Architettura e parte dell’archivio della scuola”, spiega Chiara Bajo, la tutor esterna di un percorso di alternanza scuola-lavoro realizzato con la professoressa Roberta Catonio e promosso dall’Associazione culturale D’@rte Alighieri costituita da alunni e insegnanti per svolgere attività culturali e di raccordo con il territorio. La presiede Francesco Gargiulo, che da temuto (e avaro di voti)  docente di greco, una volta andato in pensione, si è trasformato in una figura tra le più amate, punto di riferimento per i ragazzi. A scuola ha sempre qualcosa da fare.

Diciannove studenti di otto diverse classi si sono divisi i compiti e hanno ricostruito pezzo a pezzo la storia del Liceo Classico di Latina, restituendo alla città (e agli ex studenti come me) una fotografia inedita.

LE FONTI – “La nostra è stata un’attività di ricerca d’archivio articolata in più laboratori: indagine e recupero dei documenti, la loro campionatura e analisi, la realizzazione dei pannelli espositivi e per finire con l’allestimento della mostra vera e propria”, spiega Agnese Ranalli della III D, prossima alla maturità, che ha guidato una vista riservata ai giornalisti insieme con gli studenti Giacomo Pompei e Francesco Iacomini della II B.

I PROGETTI  – E’ quest’ultimo ad illustrare il pannello su cui è riportato il progetto originario dell’edificio in stile razionalista che avrebbe dovuto ospitare in una lunga ala anche la biblioteca civica. Il palazzo del Regio (e fascistissimo) Liceo Classico, con scale e corpi separati per uomini e donne, doveva sorgere esattamente in Viale Mazzini nel punto in cui si trova quello attuale realizzato a partire dal 1968, in varie fasi. Il primo progetto subì varie modifiche e alla fine non fu mai realizzato. La scuola invece nel 1944 perse la denominazione 28 Ottobre e, due anni più tardi, anche lo stemma regio. Cambiò anche molte sedi: Viale Mazzini presso l’istituto per Ragionieri, C.so della Repubblica e poi di nuovo Viale Mazzini. Fino agli anni ’70 quando si realizza la nuova sede di rimpetto al Vittorio Veneto.

LE CARTE – Preziose si sono rivelate le schede degli allievi. Tra le carte ritrovate, per esempio, c’è una dichiarazione autografa di non appartenenza alla razza ebraica vergata a mano dalla famiglia di un iscritto: “… dichiara inoltre che nessuno della sua famiglia è di razza ebraica o professi religione ebraica, ma sono tutti cattolici Apostolici Romani”. “Si era resa necessaria – spiega Giacomo Pompei – in seguito ai Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola”. Durante la guerra i docenti erano fucilieri, tenenti, sottotenenti, artiglieri, facevano parte del battaglione specialisti 19°, aerofonisti e così via. “In molte schede – racconta ancora lo studente – ci sono allegati che attestano la chiamata alle armi comunicata alla scuola”.

La storia cambia, la guerra finisce con la Liberazione, e arrivano i pacchi A.V.I.S.S = Assegnazione Viveri Integrazione Salari e Stipendi, un aiuto degli Americani per l’assistenza economica e civile alle popolazioni delle Nazioni Unite danneggiate. Poi, anche nella scuola di Latina spira il vento dell’epurazione (tra il 1943 e il 1953) per “defascistizzare l’amministrazione dello Stato da funzionari e collaboratori compromessi con il passato regime”.

“In alcune schede  – spiega ancora Pompei, citando  Vitucci, Papa e Capirci – si legge di onorificenze (Medaglia d’argento per i benemeriti della Scuola della Cultura e dell’Arte)”, mentre un preside che “si era occupato di recuperare e salvaguardare preziosissimo materiale bibliografico del liceo  successivamente diventa bibliotecario della neonata Biblioteca Comunale”. E’ il 18 giugno 1948.

Il viaggio non trascura nulla, e prosegue tra fascicoli personali e corrispondenza, l’analisi della popolazione scolastica, nei primi tempi quasi tutta al maschile, mentre oggi è per il 75% composta da donne. Vengono fuori stemmi,  motti  e testimonianze dei prof: “I documenti analizzati propongono un excursus attraverso i cambiamenti storico-legislativi che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese”, conclude Agnese Ranalli. Proprio una storia local-global.

GLI ALUNNI – Gli alunni che hanno lavorato al progetto appartengono alle classi III A,D,E;  e delle II A,B,C,D,E. Sono: Valeria Pes, Sofia Biancone, Clarissa Catrinoi, Valentina Mattei, Agnese Ranalli, Giordana Spitaletta, Federica Divsic, Cecilia Iori, Ilaria Perotto, Sara Mattarozzi, Giulia Salvatore, Christian Zanella, Francesco Iacomini, Giacomo Pompei,  Chiara Sarlo, Marcello Marchetti, Marco Bove,  Emanuela Esposito, Francesco Zaralli.

Hanno curato backstage, interviste, la realizzazione  e il montaggio di un video: Eleonora Cerci, Ilaria Gardoni,  Alessia Milanese, Michele Pacifico, Gabriele Caminati, Simone La Penna, Andrea Piccolo, Olivia Rusu.

La mostra è visitabile in orario da concordare con la scuola nell’atrio Augusto.

1 Commento

1 Commento

  1. gp

    13 Maggio 2018 alle 20:57

    Addirittura alla Marcia su Roma!

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