ATTUALITA'
Il vescovo Crociata a San Marco:”Serve dialogo tra generazioni”
LATINA – Oggi pomeriggio, alle 18 nella cattedrale di San Marco a Latina, nella solennità di Maria Madre di Dio, il vescovo Mariano Crociata ha celebrato la Santa Messa per gli Amministratori pubblici e i Rappresentanti delle parti sociali in occasione della LV Giornata Mondiale della Pace. Al termine, monsignor Crociata ha consegnato alle Autorità intervenute la copia del messaggio di Papa Francesco per la LV Giornata mondiale della pace.
Nella sua omelia Crociata ha posto l’accento sulla necessità che si coltivi il “dialogo tra le generazioni”, e a percorrere le vie “dell’educazione e del lavoro”. La cosa più difficile sta nel trovare la tensione ideale, la giusta temperatura morale per guardare in avanti con senso di progettualità e visione di futuro. Il nostro è un tempo che vede appannato, se non oscurato, il futuro. Le difficoltà economiche e sanitarie sono le prime a produrre tale sensazione, ma la causa più grave si trova al livello spirituale, quando mancano risorse ideali e morali”, ha detto un passaggio il vescovo.
IL TESTO – Il clima dell’ottava di Natale, con la solennità di Maria SS. Madre di Dio, insieme al passaggio da un anno solare a un altro, danno alla celebrazione di oggi una densità ardua da dipanare nello spazio di un rito consueto; tanto più che in esso si inserisce, ormai da 55 anni, la Giornata Mondiale della Pace. Come è ormai tradizione, è proprio su quest’ultimo aspetto che si concentra la nostra attenzione; questa celebrazione serale di Capodanno in cattedrale è da molti anni l’occasione privilegiata per dare risonanza, anche nella nostra Diocesi e nel nostro territorio, al Messaggio del papa per la Giornata della Pace. È per questo che nella circostanza vengono invitati a partecipare le autorità e i rappresentanti delle istituzioni della provincia e dei comuni, ai quali quest’anno il Messaggio, peraltro, ha un riferimento diretto.
A proposito degli «strumenti per edificare una pace duratura», come dice il sottotitolo del Messaggio, esso afferma infatti che, per attivare tali strumenti o «vie», ci vogliono una «architettura» e un «artigianato» della pace, specificando che l’architettura è compito delle istituzioni, mentre l’artigianato coinvolge ognuno di noi in prima persona. Allora, tutti, a cominciare da noi qui presenti, siamo interpellati – autorità, istituzioni e cittadini –, coinvolti nell’intreccio di “architettura” e “artigianato”, impegnati a percorrere le vie: “del dialogo tra le generazioni, dell’educazione e del lavoro”.
Se c’è bisogno di dialogo tra le generazioni, è perché finora non ce n’è stato abbastanza, ma piuttosto esso deve crescere. Un tale dialogo si sviluppa solo se c’è una «fiducia di base», una stima e un rispetto reciproci che purtroppo non sempre si riscontrano nel rapporto tra le nuove generazioni e gli adulti. E tuttavia senza di esso non si vive bene insieme, non c’è possibilità di convivenza pacifica. «Dialogare – dice il Messaggio – significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme». Da entrambe le parti è richiesto un passo in avanti, ma noi adulti abbiamo la responsabilità di fare il primo passo, perché abbiamo più esperienza e capacità, insieme a tante colpe, che rendono i nostri doveri più cogenti. A ragazzi e giovani deve essere reso possibile, a loro volta, esprimere la loro creatività e la loro originalità, ma nel quadro di un rapporto ordinato che consenta di vivere e di stare insieme.
La cosa più difficile sta nel trovare la tensione ideale, la giusta temperatura morale per guardare in avanti con senso di progettualità e visione di futuro. Il nostro è un tempo che vede appannato, se non oscurato, il futuro. Le difficoltà economiche e sanitarie sono le prime a produrre tale sensazione, ma la causa più grave si trova al livello spirituale, quando mancano risorse ideali e morali. Il drammatico calo della natalità che il nostro Paese, insieme ad altri in Europa, sta soffrendo è un segno inequivocabile di paura del futuro. La nostra città sembra rappresentare in questo senso una piccola eccezione, poiché conosce un livello più alto della media quanto a nascite, ma si tratta di una potenzialità che va coltivata e promossa. In questo senso, a proposito di ‘architettura e artigianato della pace’, dobbiamo intendere bene che l’alleanza tra le generazioni ha bisogno dell’alleanza delle istituzioni e dei cittadini, ha bisogno di misure strutturali e di cura dei rapporti personali. Ci sono per ciascuno di noi, qui presenti, due ordini di impegni, uno sociale e l’altro personale. Il primo è quello pubblico e istituzionale: adempiere diligentemente ai propri doveri è già promuovere il dialogo tra le generazioni. Pensiamo alla scuola e all’università: svolgervi con serietà e impegno il compito di insegnamento e quello di apprendimento e di studio è già realizzare un dialogo fecondo di pace e di futuro.
Nell’ambito del lavoro, le questioni sono davvero complesse. Ma c’è un punto su cui l’osservazione di molti si dirige, e cioè il fatto che istituzioni e organismi sociali si preoccupano di garantire, spesso fino all’esasperazione, il benessere di chi il lavoro ce l’ha già, poco curanti che i giovani non trovino spazi di occupazione. Così si assiste a convivenze familiari che vedono giovani passare il tempo, sprecando gli anni migliori per energiee creatività, senza far nulla o dovendo cercare lontano la costruzione di un futuro lavorativo. Per non parlare della questione della ricchezza che viene dilapidata a scapito delle generazioni future, tutti concentrati come siamo su un presente di cui godere il più possibile, nella dimenticanza delle conseguenze del nostro stile di vita. E a proposito di dilapidare, la questione ambiente si fa sempre più drammatica, con un inquinamento invisibile che non può essere rimosso dall’immagine, quando c’è, di città pulite e ordinate.
Non per ultimo, bisogna dire una parola sulla famiglia, come luogo in cui il dialogo tra le generazioni ha un ruolo cruciale. Se posso permettermi, qui gli ostacoli più gravi al dialogo intergenerazionale sono il familismo e l’assenza di chiari modelli ideali e morali. L’intreccio di legami affettivi e di interessi materiali che coprono tutto e lasciano correre su qualsiasi comportamento non è affatto segno di dialogo, ma di grumo emotivo, di debolezza indulgente e di mancanza di senso del vero bene delle persone, quando non arriva a generare conflittualità. E poi l’ostacolo più grande al dialogo: l’idea che non ci sia bisogno di identità chiare per stare insieme, o addirittura che sia preferibile nessuna identità per convivere in pace, come se il dialogo possa svolgersi sul vuoto e sul nulla. La paura dell’imposizione non fa crescere la libertà ma il nichilismo. Si dimentica che diventiamo persone abbracciando liberamente una visione e un progetto; senza avere dinanzi la proposta e l’esperienza di un qualche progetto compiuto, nessuno è in grado di formarsene uno.
Sta anche in questo il senso della proposta cristiana per la vita che le nostre comunità parrocchiali offrono a bambini, ragazzi e giovani. Il nostro compito non è costringerli o, peggio, plagiarli, ma offrire loro una prospettiva con cui confrontarsi e rispetto alla quale scegliere, eventualmente anche prendendone le distanze. Se non hanno nessuna proposta, non sapranno mai cosa scegliere. Il dramma è che non raramente nelle famiglie non trovano né la proposta cristiana né il suo contrario, con il risultato di vedere crescere ragazzi e giovani disorientati, senza visione e senza futuro, deboli e in balia di qualsiasi vento. Il loro destino è il nichilismo, appunto, la percezione depressa e depressiva che non c’è niente per cui valga la pena di vivere; perciò, la vita la si può buttare via dietro l’una o l’altra dipendenza o fatuo miraggio.
Il mio augurio di buon anno è davvero che proviamo a promuovere e rafforzare l’alleanza tra istituzioni e cittadini, e soprattutto tra le generazioni, con un desiderio profondo e amorevole di avviare ad un futuro, pieno non di dubbio e incertezza ma di speranza, i bambini, i ragazzi e i giovani che stiamo crescendo.
ATTUALITA'
Dono Svizzero, il direttore di Cardiologia replica alle associazioni: “Reparto centro di alta specializzazione”
Arriva la replica della direzione della Cardiologia dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia alle critiche mosse nei giorni scorsi dalle associazioni “Comunità del Lazio Meridionale e delle Isole Pontine” e “Incontri & Confronti”, che avevano denunciato la sospensione degli impianti di pacemaker e la carenza di personale nel reparto.
Il direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia, Raffaele Papa, definisce “offensive e non veritiere” le dichiarazioni diffuse dalle associazioni, sottolineando come negli ultimi anni il reparto sia diventato “un centro di alta specializzazione” capace di ridurre la mobilità passiva dei pazienti e di garantire prestazioni specialistiche sul territorio.
Secondo Papa, le liste d’attesa per le attività di emodinamica ed elettrostimolazione risultano oggi quasi azzerate grazie al lavoro del personale sanitario e al supporto della Direzione aziendale, che avrebbe investito in nuove tecnologie e avviato procedure per il potenziamento dell’organico.
Il direttore precisa inoltre che nei prossimi giorni prenderanno servizio tre nuovi cardiologi, mentre ulteriori assunzioni saranno possibili attraverso lo scorrimento delle graduatorie già predisposte.
Nella nota viene inoltre smentita l’affermazione secondo cui un medico esperto in elettrostimolazione sarebbe stato distolto dagli impianti di pacemaker per coprire i turni di guardia del reparto. Papa contesta anche i dati diffusi dalle associazioni sull’attività svolta negli ultimi anni, sostenendo che non corrispondano alla reale casistica.
La replica arriva dopo la presa di posizione delle associazioni, che avevano denunciato la sospensione degli impianti di pacemaker e chiesto un intervento della Regione Lazio e della Asl per rafforzare l’organico della Cardiologia del “Dono Svizzero”.
ATTUALITA'
TPL a Latina, protestano i lavoratori Csc. Il Comune diffida il gestore: “Ripristinare subito il servizio”
Continua il braccio di ferro sul trasporto pubblico locale di Latina. Dopo lo sciopero improvviso che ha provocato pesanti disagi alla circolazione degli autobus questa mattina, i lavoratori della Csc, società che gestisce il servizio, hanno manifestato davanti al deposito aziendale denunciando una situazione che definiscono ormai insostenibile. Intanto il Comune ha diffidato formalmente il gestore, contestando una grave inadempienza contrattuale e chiedendo l’immediato ripristino delle corse.
Al centro della protesta dei dipendenti c’è la procedura di mobilità avviata dall’azienda per undici lavoratori. I sindacati denunciano inoltre le condizioni della flotta, sostenendo che molti autobus necessitino di interventi di manutenzione straordinaria e che diversi mezzi circolino con impianti di climatizzazione non funzionanti.
Secondo Francesco Ceci, segretario aggiunto della Faisa Cisal Latina, gli autisti continuano a garantire il servizio nonostante la pressione legata ai possibili licenziamenti e alle continue proteste degli utenti per corse soppresse e disservizi. Il sindacato chiede la sospensione della procedura di mobilità e l’apertura di un confronto con azienda e istituzioni.
Sul fronte istituzionale, però, il Comune di Latina ha assunto una posizione netta nei confronti del gestore. L’amministrazione ha inviato una diffida formale contestando l’interruzione di un servizio pubblico essenziale e assegnando alla società due ore di tempo per comunicare il completo ripristino delle corse e le misure adottate per garantire la continuità del servizio.
Contestualmente è stato richiesto l’intervento della Prefettura affinché vengano attivate tutte le iniziative necessarie a evitare il ripetersi di analoghe situazioni.
L’assessore ai Trasporti Gianluca Di Cocco ha definito inaccettabile lo sciopero senza il previsto preavviso, sottolineando che i cittadini non possono subire le conseguenze di problematiche interne al concessionario. L’amministrazione ha inoltre respinto le dichiarazioni dell’azienda sui presunti ritardi nei pagamenti, affermando che tali ricostruzioni non trovano riscontro negli atti contrattuali e annunciando che l’istruttoria sulle richieste del gestore sarà condivisa con la società e con la Regione Lazio.
Resta quindi aperto il confronto tra lavoratori, azienda e amministrazione comunale, mentre gli utenti continuano a fare i conti con le conseguenze dei disservizi.
ATTUALITA'
Latina, introduzione alla vela per gli ospiti dei Centri Diurni Disabili Adulti
LATINA – Ha preso il via la fase operativa del progetto di introduzione alla vela dedicato agli ospiti dei Centri Diurni Disabili Adulti del Comune di Latina, gestiti da G.M.A. Impresa Sociale.
L’iniziativa nasce dal Protocollo d’Intesa sottoscritto tra G.M.A. Impresa Sociale e la Lega Navale Italiana – Sezione di Latina, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale attraverso lo sport e il mare, offrendo alle persone con disabilità l’opportunità di vivere un’esperienza nuova, stimolante e coinvolgente, all’insegna dell’autonomia, della condivisione e del benessere.
“Dopo un percorso preparatorio composto da incontri e attività teorico-pratiche dedicate alla conoscenza della vela e dell’ambiente marino – spiegano da GMA in una nota – , nella giornata di mercoledì 29 luglio alcuni ospiti dei Centri Diurni Disabili Adulti hanno potuto vivere l’emozione di una vera uscita in mare a bordo di un Hansa 303, un’imbarcazione appositamente progettata e allestita per consentire la navigazione anche alle persone con disabilità. Le uscite si sono svolte a Latina, nello specchio d’acqua antistante Piazzale dei Navigatori, in condizioni meteo marine ottimali.
L’intera attività è stata realizzata nella massima sicurezza, grazie alla presenza degli istruttori e dello staff della Lega Navale Italiana e con il supporto costante di un gommone di assistenza che ha affiancato l’unità a vela durante le uscite in mare, garantendo un monitoraggio continuo e permettendo agli ospiti di vivere questa esperienza in completa tranquillità.
Una giornata speciale, fatta di sorrisi, entusiasmo e nuove conquiste personali, che ha dimostrato ancora una volta come il mare possa rappresentare uno straordinario strumento di inclusione, autonomia e partecipazione, capace di abbattere le barriere e creare nuove opportunità per tutti.
Al termine dell’attività, la Lega Navale Italiana – Sezione di Latina ha voluto regalare dei cappellini e consegnare agli ospiti partecipanti un attestato di frequenza, un riconoscimento simbolico ma importante, che ha valorizzato il percorso svolto, l’impegno e la partecipazione dimostrata durante tutte le fasi del progetto. Un ricordo speciale di una giornata vissuta tra vento, mare ed emozioni condivise.
La G.M.A. Impresa Sociale esprime un sentito ringraziamento al Comune di Latina, per aver accolto e sostenuto l’iniziativa, al Presidente della Lega Navale Italiana – Sezione di Latina, Ammiraglio Pasquale De Candia e a tutto lo staff della sezione di Latina per la disponibilità, la professionalità e l’impegno profuso; a Daniele Ventura, gestore del Circolo Velico SunRise, per l’accoglienza e il fondamentale supporto organizzativo, allo stabilimento Bagno Marina per la collaborazione, e al coordinatore, all’educatore e tutto il personale della G.M.A. Impresa Sociale, che con dedizione e professionalità hanno accompagnato gli ospiti durante l’intero percorso, rendendo possibile l’iniziativa.
Questa esperienza rappresenta una prima tappa di un progetto che guarda al futuro, con l’obiettivo di rendere il mare sempre più accessibile e continuare a costruire occasioni concrete di inclusione, dove ogni persona possa sentirsi protagonista e vivere nuove esperienze attraverso la forza dello sport, della solidarietà e della condivisione”.
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