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Granchio Blu, il biologo marino Madonna: “Come le cavallette, serve autorizzarne la pesca. Il Ministero faccia presto”

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LATINA – Il granchio blu è diventato la moda dell’estate, ma c’è poco da scherzare. Si pesca in spiaggia, meglio a ridosso degli scogli o nei laghi, un po’ovunque sul litorale pontino, ma le pescherie non lo possono vendere perché il Ministero non lo ha ancora inserito nella lista dei cibi controllati e dunque dichiarati commestibili. Lo è, naturalmente, e lo sanno bene tutti coloro che ne hanno prodotto piatti prelibati. Nelle pescherie e in qualche ristorante è già servito sottobanco.

“Autorizzarne la pesca è l’unica cosa che ci potrebbe aiutare a controllarne la riproduzione. Siamo di fronte a un’invasione, sono come le cavallette”. Il passaggio burocratico però non arriva. “E’ chiaro che bisogna fare le analisi, ma servono al massimo dieci giorni, bisogna sbrigarsi”, dice il biologo marino di Gaeta Adriano Madonna che lavora per l’Università Federico II di Napoli. E’ stato lui, che è anche subacqueo esperto e profondo conoscitore dei nostri mari, il primo a rilevare l’arrivo del granchio blu sulle nostre coste nell’inverno del 2021, era rimasto impigliato nella rete di uno storico pescatore del Golfo chiedendo lumi proprio al professor Madonna.

Da Latina a Minturno passando per tutte le località costiere e per i Laghi di Fogliano e di Paola a Sabaudia, dove peraltro ne è vietata la pesca senza licenza (e fioccano multe da 300 euro), il granchio blu è ormai onnipresente ed è entrato nell’alimentazione di molte persone quest’estate vista l’abbondanza con cui si trova. La sua diffusione a macchia d’olio e il fatto che sia molto semplice trovarlo sulle spiagge, comincia però a preoccupare. Gli esemplari di dimensioni più grandi infatti hanno grosse chele  e la specie, che è molto aggressiva, sta soppiantando quelle autoctone senza trovare degni competitor. “Il suo cibo preferito – dice ancora Madonna – sono le vongole e le cozze che mangia in grandi quantità. Questo significa che i mitili diventeranno sempre meno,  e saranno sempre più costosi. Se ne sono accorti per primi gli allevatori di Goro dove per salvare l’economia grosse quantità di granchi blu vengono addirittura pescati e mandati all’incenerimento”.

Quanto invece alla paura per l’incolumità fisica delle persone a causa delle grandi tenaglie, l’esperto sorride: “Non ho mai sentito di qualcuno che stando a riva, in spiaggia, pesta un granchio blu e viene attaccato, chi rischia di farsi male ha certamente cercato di prenderlo per cucinare gli spaghetti e non sapeva come farlo. Bisogna agire con rispetto per la natura”.

Su Gr Latina siamo tornati a parlare del granchio blu con Adriano Madonna a distanza di due anni e mezzo dopo la sua prima segnalazione (intervista del 2021) e dopo gli avvistamenti dello scorso anno al Circeo e Sabaudia che già facevano presagire “l’invasione”.

In questa estate 2023, a che punto della storia ci troviamo?

Adriano Madonna presenterà il suo libro Incontri d’Estate, stelle, spugne e altri invertebrati nell’area marina del Parco Regionale Riviera d’Ulisse, il 25 agosto in un incontro che si terrà all’Old Station in Viale Mazzini a Gaeta.

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A Sabaudia il decimo nido di Caretta caretta nel Lazio

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SABAUDIA – Nei giorni in cui Sabaudia perde la bandiera blu 2026, la buona notizia arriva dal mare. Una tartaruga marina Caretta caretta, inconsapevole delle roventi polemiche seguite alla decisione della Fee, ha infatti deciso di deporre le uova sulla famosa spiaggia di Sabaudia portando così a 10 i nidi scoperti dall’inizio della stagione sulle coste del Lazio.
“Siamo alla doppia cifra – dicono da Tartalazio raccontando in un post che “Ieri mattina uno dei volontari in pattugliamento sulla spiaggia di Sabaudia ha trovato le tracce lasciate stanotte da una tartaruga marina in deposizione. Gli esperti hanno raggiunto l’area e hanno trovato il nido, a conferma che le uova erano state effettivamente deposte”.
Il nido è stato giudicato in buona posizione e dunque è stato lasciato dove era e “recintato provvisoriamente, in attesa di una protezione maggiore che verrà realizzata nei prossimi giorni a cura del Parco Nazionale del Circeo. La schiusa è prevista per le prime settimane di settembre”.

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Ancora un nido di Caretta caretta a Sperlonga:  intervento del Parco Riviera di Ulisse per mettere in sicurezza le uova

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Le tartarughe continuano a scegliere il nostro litorale per nidificare. Nella tarda serata di domenica 12 luglio, una tartaruga marina Caretta caretta è risalita sulla Spiaggia di Levante di Sperlonga per deporre le proprie uova, regalando al territorio un evento di straordinario valore naturalistico. E’ stato cittadino che, intorno alle 22.15, ha notato l’esemplare emergere dal mare e raggiungere la spiaggia. La chiamata alla Capitaneria di Porto ha immediatamente attivato la macchina organizzativa dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, che, insieme alla rete TartaLazio, è l’unico tra i Parchi regionali del Lazio autorizzato a intervenire direttamente sulla manipolazione delle tartarughe marine e delle loro nidiate.

Gli operatori del Parco hanno raggiunto il sito dopo la segnalazione. Sebbene la tartaruga fosse già tornata in mare, l’analisi delle immagini e dei video realizzati dal cittadino, unita alla lettura delle tracce lasciate sulla sabbia, ha consentito di individuare con precisione il punto in cui erano state deposte le uova.

Una volta verificata la posizione del nido, gli esperti hanno valutato come la vicinanza alla battigia potesse rappresentare un rischio concreto per la loro sopravvivenza, esposte sia alle mareggiate che al passaggio di persone durante la stagione balneare.

Per questo motivo si è deciso di procedere al trasferimento della nidificazione. Gli operatori hanno ricreato manualmente una nuova camera di deposizione, mantenendo le stesse caratteristiche dimensionali e morfologiche di quella originaria, ma collocandola circa tredici metri più all’interno, in una posizione ritenuta più sicura per consentire il corretto sviluppo delle uova.

L’area è stata immediatamente delimitata e messa in sicurezza nel tratto di spiaggia della Grotta di Tiberio compreso tra il Lido La Casetta e il Lido Altamarea, dove rimarrà costantemente monitorata fino alla schiusa, prevista orientativamente nei primi giorni di settembre.

«Ogni nido di Caretta caretta rappresenta un patrimonio prezioso per la biodiversità del nostro territorio e una responsabilità che sentiamo profondamente» dichiara il presidente dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, Massimo Giovanchelli. «Siamo orgogliosi che ogni estate queste straordinarie creature scelgano le nostre spiagge per dare vita a una nuova generazione. Il nostro compito è fare tutto il possibile affinché questo processo naturale possa compiersi nelle migliori condizioni. Per questo rivolgo un sincero ringraziamento ai cittadini che, con le loro segnalazioni, diventano parte attiva della tutela ambientale. Chiunque noti le tracce di una tartaruga o assista a una nidificazione deve contattare immediatamente gli enti competenti: una telefonata può fare la differenza e contribuire a proteggere uno degli spettacoli più affascinanti che la natura possa regalarci.»

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Nel Parco nazionale del Circeo sono nati tre pulli di Cavaliere d’Italia

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SABAUDIA – Tre pulli di Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), sono nati nel Parco nazionale del Circeo. Ne dà notizia oggi l’Ente, postando la foto dell’uccello dalle inconfondibili zampe rosate lunghissime, con il corpo bianco brillante e le ali nere. Si tratta di una specie protetta e di un’icona per gli ecosistemi umidi, specie protetta.

“La disponibilità di habitat idonei, la qualità delle acque e la presenza di adeguate risorse trofiche influenzano in modo determinante il successo riproduttivo della specie”  e dunque “la sua presenza  è considerata un indicatore importante della qualità degli habitat e della funzionalità ecologica delle zone umide”, spiegano dal Parco del Circeo. “La nidificazione conferma il valore naturalistico di questi ambienti, fondamentali per la conservazione dell’avifauna acquatica e per la tutela della biodiversità lungo le rotte migratorie del Mediterraneo”.

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