AMBIENTE
Parco Falcone e Borsellino, Italia Nostra: “Era e deve tornare a essere un polmone verde di 5 ettari”
LATINA – Nei giorni in cui si ri-discute intorno a Parco Falcone e Borsellino a causa di un vincolo urbanistico emerso, oltre che della lunghezza del cantiere (domani venerdì 20 marzo all’attenzione della Commissione Lavori Pubblici), Italia Nostra condivide una riflessione sul valore dell’area come polmone verde della città, scopo con il quale nacque. “Il fatto che tanti alberi sono stati perduti, non significa che l’ambiente debba essere declassificato da bosco protetto a semplice area con alberi. Il bosco, va ricostruito”, è il parere dell’associazione ambientalista che non nasconde critiche al progetto in corso di realizzazione, con un appunto particolare al “bistrot”.
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO il contributo firmato dalla presidente della sezione di Latina di Italia Nostra Maria Teresa Accatino in rappresentanza del Consiglio Direttivo.
1987 – “Nel 1987, un settimanale che dedicava le pagine centrali alle piazze di alcune città, presentò inaspettatamente una foto del nostro parco, i cosiddetti Giardinetti. Un’immagine di un polmone verde in salute all’interno del costruito. E come tale era stato concepito sin dall’inizio. Non si tratta di una ‘villa’ come molti erroneamente lo definiscono, ma di un parco di alberi sempreverdi aperto alla città. Si può osare definirlo una versione in miniatura del Tiergarten, bosco urbano berlinese impostato con uno slargo centrale con monumento, la strada dritta principale e le altre radiali.
Questo bene ereditato dal passato si è sviluppato in silenzio senza particolari cure, ma è arrivato il momento in cui, in mancanza di attenzioni, crolli e malattie di alberi importanti lo hanno depauperato. Sempre poco frequentato dai cittadini è poi diventato luogo per vandalismi: lacerazioni di rami cadenti di alberi importanti, demolizioni di giochi di bambini, rifugio di senzatetto.
2019 – Era il 2019 quando l’associazione fece una ricognizione, non facile, delle alberature che sono venute a mancare tra crolli, malattie, vandalismi, dopo circa 20 anni da quell’immagine. Questo è il report del lavoro svolto nel 2019: – 78 alberi ad alto e medio fusto (Pini, Querce, Cedri, Aceri, Eucalipti, Alberi della Canfora, Robinie, Mimose,… compresi i Pini lungo il marciapiede di Via Filzi), morti in piedi, caduti, o tagliati perché pericolanti o malati; – 33 Palme distrutte dal Punteruolo Rosso; – più 180 piante tra alberelli (Pruni, Allori, Ligustri,…) e arbusti, questi ultimi in gran parte eliminati in una politica di pulizia radicale di alcuni anni fa (2006); – 8 alberi importanti (Cedri, Querce Rosse, Cipressi, Aceri) sono in stato deperente; – quasi tutti gli eucalipti rimasti sono malati; – di poca importanza, ma anche la siepe di Pyracantha che stava lungo tutta la recinzione, è scomparsa.
Calcolando una media di diametro delle 78 chiome degli alberi più grandi pari a circa 8 metri, una media di 6 metri per le 33 palme , una media di circa 4 metri per i 180 arbusti e alberelli ( Ligustri, Allori, Melograni, Oleandri, Pruni, ecc.), risulta che abbiamo perso più di 7.000 mq (soltanto calcolando una ipotetica superficie e non il volume della chioma) di alberature per l ’assorbimento di CO2 e di polveri sottili, nonché per l’abbassamento dell’alta temperatura che nei mesi caldi deprime la città. Negli anni a seguire si sono verificati altri crolli e tagli. Fiere e eventi poco idonei per qualità e inquinamento acustico hanno anche ridotto la presenza di avifauna stanziale e di passo.
OGGI – Oggi, a seguito di un progetto di ristrutturazione risalente al 2021, si stanno eseguendo e ultimando i lavori. Un adeguamento con luci, aree giochi per bambini e ragazzi, area fitness, percorsi nuovi (forse troppi), hanno ridotto la superficie a prato. Molti cespugli e alberelli sono scomparsi, due Cedri dell’Himalaia sono rimasti intrappolati nella piattaforma dei giochi per bambini. E’ previsto un chiosco nel punto in cui c’era quando in Via Filzi mancavano marciapiedi e luce. Adesso ci sono tre bar che a fatica riescono a somministrare caffè e altro. Forse andrebbe valutata la possibilità di non togliere altre opportunità a questi esercenti pensando a un’altra collocazione?
Il punto ristoro definito ‘bistrot’ di m 6×9 (si immagina con cucina e tavolini in quantità, visto che non manca lo spazio, e magari con musica per deliziare chi abita di fronte) si ritiene eccessivo per questo parco che è giusto essere vissuto dai cittadini, ma non abusato. Forse bisogna cambiare atteggiamento su un’area importante e delicata da sempre rifugio tranquillo. E quali orari dovrebbe avere in funzione dell’apertura e principalmente chiusura dei cancelli del Parco? E come si farà a trovare persone che si sono allargate nel parco? Sarà recintato anche il ‘bistrot’? Con la stessa recinzione realizzata per il parco sbagliata in stile e riferimento culturale?
Il Parco Falcone e Borsellino non è luogo adatto a ospitare volumi e riteniamo insulsa e ridicola la richiesta fatta a un professionista di stabilire quali aree siano a bosco e quali no al fine di trovare la giustificazione normativa per realizzare il cosiddetto ‘bistrot’ all’interno di un parco piccolo ma di valore. Il fatto che tanti alberi sono stati perduti, non significa che l’ambiente debba essere declassificato da bosco protetto a semplice area con alberi. Il bosco, va ricostruito. Non bastano gli alberi piantati per ridare il ruolo ecologico che ha avuto nel tempo, a maggior ragione oggi che il traffico automobilistico è aumentato così come le temperature estive. Non è il caso di lesinare nel campo dell’implementazione del verde. Dal punto di vista vegetale deve ritornare fitto di alberi sempreverdi, anche più di prima, un bosco urbano, un piccolo polmone di soli 5 ettari. Quale responso darà la Soprintendenza rispetto al vincolo storico, boschivo e paesaggistico senza cadere in non rare autorizzazioni poco idonee?
Maria Teresa Accatino, Presidente Italia Nostra Latina
In rappresentanza del Consiglio Direttivo
AMBIENTE
Ambiente, la Provincia finanzia i progetti delle associazioni: contributi per tutela delle coste, biodiversità e sostenibilità
La Provincia di Latina ha approvato la graduatoria definitiva del bando dedicato alle associazioni e agli enti del terzo settore impegnati nella tutela e nella valorizzazione dell’ambiente. L’iniziativa prevede contributi a fondo perduto per sostenere progetti destinati alla salvaguardia del patrimonio naturale e alla promozione della sostenibilità sul territorio provinciale. Il bando, promosso dal Settore Tutela del Territorio e Sviluppo Sostenibile, ha messo a disposizione finanziamenti fino a 2.500 euro per ciascun progetto, coprendo fino al 100% delle spese ammissibili.
Dalle coste alla biodiversità
Le proposte finanziate riguardano quattro aree strategiche: la tutela delle aree costiere, la protezione naturalistica e la forestazione, la salvaguardia della biodiversità e dei beni paesaggistici, oltre alle iniziative per migliorare la qualità dell’aria e contrastare l’inquinamento atmosferico.
Tra i progetti ammessi figurano iniziative dedicate al monitoraggio delle microplastiche, alla protezione delle tartarughe marine, alla tutela delle api, alla valorizzazione dei percorsi naturalistici e alla conservazione di specie vegetali di particolare interesse ambientale.
Tra questi spiccano “Guardiani del Mare”, “MICROMAR”, “L’Aula Verde”, “Tarta Latina”, “In Cammino con i Custodi del Cibo”, “L’Oasi delle Api” e il progetto per la tutela dell’orchidea Anacamptis Papilionacea nel Parco Susetta Guerrini di Latina.
Il sostegno al volontariato ambientale
L’istruttoria del bando è stata curata dal Settore Tutela del Territorio e Sviluppo Sostenibile della Provincia, che ha seguito tutte le fasi del procedimento, dalla pubblicazione dell’avviso alla definizione della graduatoria finale.
“Con questo bando abbiamo voluto rafforzare il ruolo delle associazioni che rappresentano un presidio fondamentale per la tutela dell’ambiente e per la crescita della coscienza civica nelle nostre comunità”, ha dichiarato il presidente della Provincia di Latina, Federico Carnevale.
Secondo l’amministrazione provinciale, l’obiettivo è sostenere iniziative capaci di coniugare educazione ambientale, partecipazione e sviluppo sostenibile, coinvolgendo attivamente cittadini e volontari nella tutela del territorio.
AMBIENTE
Boom di visite a Pantanello per le lucciole, Gaiba (Lipu): “Grandi e piccoli entusiasti, c’è una generazione che non le conosce”
CISTERNA – Si è conclusa a Pantanello un’altra stagione di visite notturne alla scoperta delle lucciole. L’insetto bioluminescente, infatti, in questo periodo lascia l’area rinaturalizzata che si trova a Doganella, e con il caldo preferisce spostarsi in collina dove sarà ancora visibile nelle aree boschive. Il calendario di ingressi ha attraversato maggio e la prima metà di giugno e la Lipu che organizza le visite guidate nell’area parte del Monumento Naturale Giardino di Ninfa, è soddisfatta.
“E’ andata non bene, direi più che bene, oltre le più rosee aspettative – racconta il responsabile Gastone Gaiba -. Abbiamo fatto quattordici date, aggiungendone anche in corso d’opera per la richiesta infinita, ospitando circa 1800 visitatori, più i bambini. La cosa meravigliosa è che sono arrivati quasi 450-500 bambini a vedere le lucciole, accompagnati da genitori entusiasti quanto i bambini, perché ho scoperto che c’è una generazione che le lucciole non le conosce, quella che va dai 30 ai 40 anni non sa di che animali stavamo parlando, quindi è stata proprio una cosa magica. E con le lucciole hanno scoperto Pantanello”, dice soddisfatto l’educatore e divulgatore ambientale referente della Lipu per l’area di Pantanello.
le lucciole hanno trovato una condizione ottimale, con i prati che vengono lasciati incolti, e l’acqua che per fortuna quest’anno non manca: “Gli stagni di Pantanello hanno tutta l’acqua a regime e questo influenza tantissimo tutte le microcreature che vivono qui dentro”
I visitatori a Pantanello, grazie alle politiche della Fondazione Roffredo Caetani, a iniziative mirate e grazie anche a un generoso passaparola, sono aumentati negli ultimi anni e la platea si è fatta più variegata e ha varcato i confini nazionali: “Tante scuole – aggiunge Gaiba – durante il periodo delle visite scolastiche, ma anche tanta richiesta di visitatori stranieri quest’anno, tanto è vero che abbiamo avviato dei progetti di collaborazione con le scuole superiori per fare formazione scuola lavoro nelle quattro principali lingue, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Ci sono capitati tantissimi turisti e quindi abbiamo offerto un servizio pratico, sul campo, proponendo di mettersi alla prova su un terreno che secondo me può offrire potenzialità di lavoro anche per i ragazzi nel futuro”.
AMBIENTE
L’invasione delle tartarughe aliene in Parco San Marco, la Commissione: “Attivare la Regione”
LATINA – Si è riunita la Commissione congiunta Attività Produttive e Ambiente del Comune di Latina per affrontare la problematica legata alla presenza, nel laghetto di Parco San Marco, di numerosi esemplari di tartarughe aliene invasive, che letteralmente “divorano” i piccoli di germano reale presenti nello specchio d’acqua, con ogni probabilità frutto di abbandoni da parte di privati cittadini inconsapevoli delle conseguenze della loro azione. Alla seduta hanno preso parte l’Assessore all’Ambiente Michele Nasso, le funzionarie del Servizio Ambiente del Comune di Latina, Consilia Alfarano e Barbara Trombetta, e ha esposto le criticità Oriana Ciaccio, cittadina firmataria del Patto di Collaborazione per il Parco San Marco.
Dalle informazioni raccolte – spiega in una nota la consigliere Simona Mulè, presidente della Commissione Attività Produttive – emerge la presenza di circa trenta esemplari appartenenti prevalentemente alla specie Trachemys scripta scripta (testuggine dalle guance gialle), oltre ad alcuni esemplari di Trachemys scripta elegans (guance rosse) e della famiglia Kinosternidae. Si tratta di specie alloctone invasive che, secondo il Piano Nazionale ISPRA per la gestione della testuggine palustre americana, rappresentano una minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi acquatici, essendo in grado di predare numerose specie animali e di competere con la fauna autoctona. Inoltre, la loro capacità di uscire dall’acqua, nidificare e deporre le uova negli spazi verdi circostanti può favorire l’espansione della popolazione presente nel laghetto.
“La Commissione ha voluto affrontare tempestivamente una problematica segnalata dai cittadini e che riguarda un luogo molto frequentato dalle famiglie latinensi”, dichiarano i Presidenti delle due commissioni Simona Mulè e Alessandro Porzi. “Abbiamo apprezzato la pronta risposta dell’Amministrazione comunale che, attraverso il Servizio Ambiente e l’Assessore Nasso, ha illustrato le iniziative prossime e dato lettura della nota predisposta per la Regione Lazio, finalizzata a richiamare l’attenzione sull’area di Parco San Marco e a richiedere supporto tecnico-operativo per le attività di monitoraggio e per gli eventuali interventi previsti dalla normativa vigente.”
Nel corso della seduta è stato infatti evidenziato come il Piano ISPRA attribuisca alle Regioni un ruolo centrale nelle attività di monitoraggio, gestione e contenimento delle specie esotiche invasive, prevedendo specifiche azioni di controllo per il territorio laziale. Per questo motivo su mandato della Commissione sarà coinvolta formalmente la Regione Lazio affinché Parco San Marco possa essere inserito nei percorsi di monitoraggio e valutazione previsti dalla normativa di settore.
“L’Amministrazione Celentano ha dimostrato ancora una volta attenzione alle istanze provenienti dal territorio”, proseguono i Presidenti. “L’obiettivo condiviso è quello di individuare una soluzione efficace che consenta di tutelare la biodiversità del parco, la colonia di germani reali e la fruibilità di uno degli spazi verdi più frequentati della città.”
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