Mad Odissea Contemporanea nell’area archeologica del Circeo

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porta_passaggio_BIANCHISAN FELICE CIRCEO – Apre domani sera alle 19 l’Area Archeologica dei Quattro venti a San Felice Circeo che comprende Villa Marco Emilio Lepido. Si tratta del sito archeologico che si trova a ridosso del centro storico, sulla propaggine Sud orientale del promontorio; con l’inaugurazione ufficiale, alla presenza del Sindaco Gianni Petrucci, dell’Assessore alla Cultura Eugenio Saputo, il Delegato al Centro Storico Franco Domenichelli della Soprintendenza e le altre autorità verrà inoltre aperta  “La porta, passaggio…” installazione collocata dall’artista Giovanni Battista Bianchi per MAD OdisSea Contemporanea.

Il complesso è stato oggetto qualche anno fa di un importante intervento di documentazione plano-volumetrico realizzato da un’équipe di ricerca dell’Università La Sapienza – progetto diretto da Diego Ronchi – in collaborazione con il Comune di San Felice Circeo, l’Ente Parco Nazionale del Circeo, la Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Sono state rinvenute, infatti, tracce di molte strutture sotto i resti della villa, anche detta di Marco Emilio Lepido poiché si ritenne che nella maestosa residenza d’epoca sillana il trumviro vi avesse trascorso il suo esilio fino alla morte, nel 13 avanti Cristo. Tra le strutture rinvenute nel corso della ricerca diretta da Ronchi anche un ipotetico luogo di culto, precedente all’edificazione dell’edificio oggi ancora visibile: la presenza del tempio sarebbe stata avvalorata da una particolare iscrizione saltata fuori durante i rilievi.

“L’artista – spiega Fabio D’Achille –  faber eclettico ed autoctono propone di aprire una porta tra Arte Contemporanea e Archeologia proprio a San Felice Circeo dove lui è contemporaneo e dove il triumviro Marco Emilio Lepido in esilio ha smesso di  esserlo nel 13 a.C. La porta installata su una tela bianca chiede un segno a chi l’attraversa, un’interazione col luogo dell’arte e nell’Area archeologica sembra anch’essa ciò che resta di un luogo. Giovanni Bianchi si propone come scopritore ma anche interprete di un legame identitario che si rivela attraverso il mare che stavolta è ponte e porta del Mito”.

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