POLITICA

Caso Kyenge, anche Moscardelli vota “no” all’autorizzazione a procedere contro Calderoli

Il Senatore Claudio Moscardelli

Il Senatore Claudio Moscardelli

LATINA  – Il senatore di Latina del Pd Claudio Moscardelli nella sua veste di membro per la Giunta delle Immunità ha votato “no” all’autorizazione a procedere nei confronti di Roberto Calderoli della Lega che aveva dato dell’orango all’ex Ministro Cecile Kyenge. Ed è polemica. C’è chi parla di deriva sconcertante, mentre la Kyenge dichiara in un’intervista a Repubblica: “Io lui l’ho perdonato. Quello che bisogna capire è se queste parole possano essere usate in un dibattito politico normale o se siano semplicemente espressioni razziste”.

In pratica la Giunta del Senato chiamata a giudicare il caso, ritiene che  il leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato “non è perseguibile per diffamazione aggravata da finalità di discriminazione razziale per le affermazioni rese nei confronti dell’allora ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, che in un comizio a Treviglio il 13 luglio 2013 definì un «orango» perché la sua condotta è insindacabile in quanto coperta dal primo comma dell’articolo 68 della Costituzione, in base al quale «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni».  Respinta con questa motivazione a maggioranza la proposta formulata dal relatore, Vito Crimi, del Movimento 5 stelle, secondo il quale invece l’esponente del Carroccio doveva essere processato.

Roberto Calderoli

Roberto Calderoli

ORA IL VOTO DELL’AULA – La questione dovrà ora essere sottoposta al voto dell’Aula. Il relatore Crimi dal canto suo sottolinea che “non sussiste alcun nesso funzionale tra le dichiarazioni del senatore Calderoli e l’attività politica”. «Quando in un comizio pubblico si fanno dichiarazioni come quelle di Calderoli, non ci sono scusanti che tengano, meno che mai quella di essere un senatore. Attraversiamo un periodo storico in cui l’attacco politico è sempre più forte, ma non è comunque tollerabile -conclude Crimi- che si sconfini nell’odio razziale e nella discriminazione».

E ora il Pd si dice pronto a rovesciare in Aula la propria posizione: i vertici del gruppo “pur comprendendo – si legge in una nota –  le motivazioni strettamente tecniche e giuridiche che hanno indotto alcuni senatori del Pd, componenti della Giunta delle immunità a votare contro la relazione sono pronti appunto a ribaltare la propria posizione”. La questione verrà affrontata nelle prossime settimane.

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