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Bambino prelevato dagli assistenti sociali, tensione nella scuola di Borgo Faiti

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faitiLATINA – Momenti di tensione questa mattina nella scuola media di Borgo Faiti dove gli assistenti sociali sono intervenuti per prelevare un bambino di 12 anni che deve essere affidato ad una casa famiglia. Una storia che è il frutto di una lunga contesa tra i genitori per l’affidamento del ragazzo e che questa mattina potrebbe vedere una fine grazie all’udienza che si terrà in Tribunale. Davanti ai cancelli della scuola c’erano la mamma, i nonni e altri parenti della donna che hanno in un primo momento cercato di fermare l’operato dei servizi sociali, e lo stesso ragazzo si è rifiutato di seguirli. Sul posto sono intervenuti anche sanitari del 118, Polizia e il magistrato che segue il caso. Il 12enne è assistito anche da un tutore che ha mediato la situazione e convinto il ragazzinoa seguire gli assistenti. Prima ci sono volute ore di trattative.
“Mia figlia è rimasta molto scossa da quanto accaduto – ha raccontato la mamma di una compagna di classe del ragazzo – e per noi genitori non sarà facile spiegare che cosa è successo. Ci auguriamo che il giudice decida la cosa migliore per il ragazzo”.

16 Comments

16 Comments

  1. Maria Elena

    11 Marzo 2015 at 11:13

    L’articolo dice: “la storia è frutto di una lunga contesa tra i genitori
    per l’affidamento del ragazzo” ed allora è inutile accusare le istituzioni, perchè qui la colpa è proprio dei genitori. Se loro per
    primi non si mettono d’accordo, cosa pretendono poi??? Certo forse il
    modo di prelevare il minore non è dei migliori, però riflettete gente!!!

  2. Paolo Roat

    11 Marzo 2015 at 14:24

    Se ci fosse qualcuno a Roma che può attivarsi. Dovremmo fare come a Basiglio per liberare questo bambino https://www.ccdu.org/comunicati/la-mobilitazione-di-basiglio-ha-pagato “La mobilitazione di Basiglio ha pagato!!” …

  3. Andrea Mazzeo

    11 Marzo 2015 at 14:29

    Non è esattamente così, conosco il caso abbastanza bene; il ragazzo ha da sempre rifiutato di andare dal padre ma in passato ha dovuto adeguarsi per non rischiare di finire in comunità, non è la prima volta che ci provano a portarlo via. La madre non ha mai ostacolato il rapporto del figlio col padre, ma chiaramente se il figlio rifiutava cosa doveva fare? Finché era piccolo riusciva a forzarlo, ma non è facile costringere un ragazzone di 12 anni a fare una cosa che non vuol fare. Tutti abbiamo, o abbiamo avuto, dei figli e sappiamo bene che a quell’età la casa per loro diventa un albergo, è più il tempo che passano fuori casa, fra scuola, amici, fidanzatine, intereessi vari, ecc, che quello che stanno in casa con i genitori. Sembra che negli ultmi tempi il padre, in seguito ai diverbi col figlio lo abbia anche picchiato, e questo ha fatto sì che il rifiuto sia diventato sempre più deciso. Il ragazzo è stato anche ascoltato dal giudice e gli ha detto chiaro e tondo che non vuole avere rapporti col padre; ma il giudice si è intestardito e lo vuole obbligare a tutti i costi. Quindi non c’è nessuna contesa tra i genitori per l’affidamento, qui si tratta solo di rispettare la volontà di un ragazzo di 12 anni e la sua libertà di vivere serenamente e con chi si sente felice e a suo agio.

  4. Maria

    11 Marzo 2015 at 14:48

    Ma cosa stai dicendo !!

  5. Andrea Mazzeo

    11 Marzo 2015 at 20:57

    @ Maria: Se lei conosce fatti che io non conosco ce ne parli.

  6. Gisella

    11 Marzo 2015 at 21:50

    Ma la madre da cui è stato protetto il bambino mediante l’allontanamento è quella politica IDV che organizzava congressi contro la protezione dei bambini dalla PAS insieme al suo avvocato Coffari Andrea?

  7. Riccardi Giardino

    11 Marzo 2015 at 23:21

    Il sig. Mazzeo è un attivista che aiutava la ex madre a cercare di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia. Giustamente la magistratura protegge i bambini da chi si fa consigliare da ideologie tanto assurde e pericolose. Speriamo che dopo tanti anni il povero bambino possa finalmente riabbracciare il papà e che i diffamatori vengano messi a tacere

  8. alessandro

    12 Marzo 2015 at 13:41

    Il caso mi coinvolge emotivamente, io non conosco la storia e soprattutto i genitori coinvolti, ma posso affermare che laddove si accerti la Pas il genitore alienante secondo me deve e dico deve essere immediatamente allontanato dai figli per non continuare a condizionali negativamente ad instaurare un rapporto sereno con l’altro genitore. Io sono uno di quelli che chiederei di introdurre la Pas come reato pena l’arresto senza discriminazioni tra uomo e donna. UN FIGLIO E’ UN DONO DI DIO ED IN QUANTO TALE LA SUA MENTE E’ INVIOLABILE, SE UN GENITORE SÌ PERMETTE DI ESSERE ALIENANTE ALLORA I GIUDICI HANNO IL DOVERE DI FERMARLO ANCHE COLLOCANDO IL MINORE PURTROPPO IN CASA FAMIGLIA, PER IL SUO BENE, CONSENTendogli DI AVERE un RAPPORTO CON L’ALTRO GENITORE CHE subisce l’alienazione e diversamente non riuscirebbe a vederlo.
    io sto passando una situazione simile in prima persona e credetemi non vedo i miei figli da circa 2 anni, ho imparato a vivere anche senza di loro, ma per accettare quasi totalmente questa situazione per non soffrire e deprimenti ho dovuto farmi sostenere psicologicamente, però continuerò a combattere pacificamente e legalmente finché dio mi dara’ forza per arrivare a reinstallare un rappor
    O sereno con i miei figli

  9. Andrea Mazzeo

    12 Marzo 2015 at 20:36

    Che noiosi con questa storia della PAS. Ma vivete nel passato? Vivete in un universo parallelo?
    Nel 2012 il Ministro della Salute ha dichiarato ufficialmente che la PAS non ha alcun fondamento scientifico:
    http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/borghesi.pdf
    Nel 2013 la Suprema Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Venezia, che aveva modificato l’affidamento del bambino in base alla presunta PAS, con la motivazione che in ambito giudiziario non si possono prendere decisioni basate su concetti privi di fondamento scientifico:
    http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/9073.pdf
    Sempre nel 2013 è stato pubblicato il DSM-5 (versione italiana nel 2014) che ha escluso la PAS dai disturbi mentali.
    Nel 2014 il Tribunale Civile di Milano non ha nemmeno ammesso la CTU basata sulla PAS con la motivazione che la PAS è priva di fondamento scientifico:
    http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/11453.pdf
    Per non parlare delle dichiarazioni del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, del Presidente della Società Italiana di Psichiatria, del Presidente della Società Italiana di Pediatria, del Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, ecc, tutte contrarie al concetto di PAS:
    http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/rifiuto.pdf
    Ma di cosa state parlando? Del sesso degli angeli? Degli asini che volano?
    Si comprendono le situazioni personali, i coinvolgimenti emotivi, ma non fino al punto di stravolgere la realtà; e la realtà è che la cosiddetta PAS non esiste, i cosiddetti comportamenti alienanti non esistono.
    Esiste, ed è grave, la manipolazione psicologica del minore; ma questo è un reato (maltrattamento del minore) e i reati in Italia li accerta il giudice penale in un regolare processo, con diritto del genitore accusato a potersi difendere con un suo legale di fiducia. Uno psicologo, un CTU, un’assitente sociale, non hanno alcuna competenza giuridica per poter accertare un reato penale, non rientra nei loro poteri. Quindi fuori i CTU (che tra l’altro costano molto, la giustizia penale è gratuita, solo le spese per l’avvocato) da queste vicende; se un genitore ritiene che il figlio sia stato manipolato psicologicamente dall’altro genitore la sede in cui far valere i propri diritti è il tribunale penale; faccia denuncia alla Procura e ci penseranno i giudici a fare giustizia, non lo psico-coso di turno, sia pure CTU.

  10. Andrea Mazzeo

    12 Marzo 2015 at 20:42

    ex madre? ma sta bene?

  11. dadtux

    17 Marzo 2015 at 9:04

    Incredibile il commento di Mazzeo. Dice che la PAS non esiste, e subito sotto dice che però la manipolazione psicologica esiste. Ma che differenza c’è tra queste due cose? Viene in mente il proverbio “se non è zuppa è pan bagnato”…

  12. Maranga

    27 Marzo 2015 at 1:21

    Esatto. Ma il suo attivismo politico-giornalistico è nato solo dopo i suoi problemi giudiziali.

  13. Maranga

    27 Marzo 2015 at 1:35

    Mazzeo si chieda piuttosto se è lei a stare bene: lei esprime giudizi e valutazioni di parte, perchè lei è intimamente DI parte, e ha precisi interessi professionali in questa vicenda, sulla quale uno dei genitori (e non dico quale) sono anni che costruisce battaglie mediatiche che a lei, finora, hanno fatto ben comodo al portafogli.

    Lei non è obiettivo e non può esserlo. Lo dica chiaramente, e consigli ai suoi “amici” in questa vicenda di cominciare ad agire in modo più limpido, a partire dal ominciare a dichiarare i propri rapporti di affinità/affari/collaborazione (anche politica) con le parti in causa.
    Cosa che in questa vicenda invece rimane costantemente nel torbido: tonnellate di comunicati stampa, interventi, rilanci e “rumore” fatte da persone che si mascherano dietro nomi di associazioni, partiti politici, studi medici e via discorrendo, ma che altro non sono che parenti/fidanzati/amici/soci di una delle parti in causa.

    O dico sciocchezze?

  14. Maranga

    27 Marzo 2015 at 1:58

    Dott. Mazzeo,

    Lei con fine esercizio intellettual-retorico, fa passare una cosa per un altra.
    Apparentemente lodevole la sua dedizione nell’allegare fonti documentali, ma molto meno lodevole la sua furbizia di “nascondere” una frase chiave nel suo discorso, priva di fondamento e di dimostrazione ma centrale nel sostenere la sua tesi.

    “i cosidetti comportamenti alienanti non esistono”.

    Ebbene caro dott., forse dovrebbe studiare un po’ di più, anche la lingua italiana peraltro.
    Che la PAS sia un concetto parascientifico (non pseudoscientifico, peraltro) non implica che non esista, bensì che non sia dimostrabile o che la sua dimostrazione non sia condivisa/falsificabile. In particolare che la PAS non sia riconosciuta nei DSM e simili fonti significa ESCLUSIVAMENTE che tale concetto non è riconducibile alla fattispecie di Patologia o Sindrome, quindi non è riconducibile ad un quadro sintomatico preciso e non è caratterizzabile da un eziologia definita.
    Quindi non è diagnosticabile.

    TUTTO CIO’ NON COMPORTA NELLA MANIERA PIU’ ASSOLUTA che al mondo non esistano comportamenti violenti o aberranti verso i figli, che inducano in loro conseguenze comportamentali di tipo alienante.
    Che persino il semplice buon senso ci fa capire essere possibili, al di là dell’inquadramento psicopatologico che se ne possa fare.

    In poche parole, anche se non esiste o non è accettabile / utilizzabile in ambito medico e forense il concetto di sindrome PAS, ciò non toglie che comportamenti figlio-genitore defibili come “alienati” sono possibili e ben noti, studiati e circostanziati.
    Nello stesso DSM sono riconosciuti anche se ricondotti ad una fattispecie diversa e più generica.

    Prova ne sia, su base statistica, la constatazione che i comportamenti di rifiuto verso il genitore si verificano pressochè sempre e solamente in casi di genitori separati e litigiosi, e sempre nei confronti del genitore in posizione debole (cioè quello la cui possibilità di interazione col figlio è compressa da tempi e situazioni sfavorevoli).
    Non si verificano mai simili comportamenti di rifiuto verso un genitore in famiglie solide, ed anche in famiglie separate e litigiose, non si verificano mai nei confronti del genitore affidatario. Chissà perchè.

    (E comunque lo status della PAS è oggetto di dibattito come spesso accade per le psicopatologie in genere, e non è affatto un “asino che vola” come lei presuntuosamente afferma, genio della psichiatria con centinaia di pubblicazioni peer-reviewed… come no!)

  15. Maranga

    27 Marzo 2015 at 2:12

    Ma questo è quello che racconta la madre. Una versione che fa acqua da tutte le parti, tant’è che fu la madre stessa a sottrarre il minore.
    E a rendersi protagonista (è agli atti) di una sequela interminabile di mancate ottemperanze ai disposti del giudice, anche quando il piccolo non era certo “un ragazzone di 12 anni”.

    Poi come si permette lei di diffamare una delle parti in causa con frasi tipo “sembra che il padre abbia picchiato il bambino”… ma cosa significa “sembra”? sembra A CHI? su quali basi? notizie fornite DA CHI?
    Bell’esempio di professionalità da terzo mondo, pronunciare frasi simili prive di riscontro e fin troppo tipiche di uno scambio di accuse non verificabili tra genitori separati e litigiosi.
    Lei, con frasi simili, non solo si dimostra non all’altezza della sua professione, ma dimostra di scendere al livello dei due genitori contendenti e di gettare benzina sul loro scontro. Complimenti.

    Comunque: Ammesso e non concesso che sia il piccolo a non volere il padre, da quando ha pochi mesi (!), e che la madre si sia limitata ad “adeguarsi” al volere del piccolo (?!?!?!), ma a lei pare “normale” che un figlio rifiuti il padre in questo modo, senza che vengano riferiti (nemmeno dalla madre) comportamenti non consoni del padre che possano provocare tale rifiuto del figlio?

    Le pare che sia una cosa frequente, che ricade nella norma e non merita di essere indagata ed in qualche modo spiegata identificando i “fattori esterni” che provocano questi comportamenti del piccolo?

    Ora lei afferma di conoscere da vicino il caso, ma non è in grado di spiegare la cosa più basilare, cioè il perchè questo piccolo rifiuti il padre.
    Ebbene, sembrerebbe che invece il tribunale competente a questa banale domanda abbia già dato più volte una risposta.

    Lei può anche ignorarla, forse perchè è coinvolto (visto che dice di conoscere il caso da vicino), ma il resto del mondo no.

  16. Sabrina Soster

    12 Aprile 2019 at 21:46

    Sapete com’è finito poi il caso ? Grazie

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CRONACA

Armi artigianali, coltelli e droga in casa: arrestato a Latina dopo ore di trattativa con la Polizia

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Un’arma clandestina artigianale in grado di sparare cartucce calibro 12, un fucile costruito artigianalmente, numerosi coltelli, repliche di armi e sostanze stupefacenti. È quanto hanno trovato gli agenti della Polizia di Stato durante la perquisizione nell’abitazione di un uomo arrestato al termine di una complessa operazione condotta a Latina.

L’intervento era scattato dopo una violenta aggressione ai danni di un residente del capoluogo, colpito al volto con il calcio di una pistola da un vicino di casa e costretto a ricorrere alle cure mediche. Dopo l’episodio, l’aggressore si era barricato nella propria abitazione, facendo scattare un imponente dispositivo di sicurezza.

Vista la criticità della situazione, il questore di Latina ha disposto l’attivazione del Team Negoziatori della Questura, coordinato da Anna Tocci. Per diverse ore gli operatori specializzati hanno mantenuto un dialogo costante con l’uomo, riuscendo progressivamente a ridurre la tensione.

Alle 4.33 del mattino il soggetto è uscito spontaneamente dall’abitazione e si è consegnato agli agenti senza opporre resistenza, consentendo una conclusione pacifica dell’intervento.

La successiva perquisizione domiciliare, effettuata con il supporto degli artificieri della Polizia di Stato e di un’unità cinofila antiesplosivo, ha portato al sequestro di numerosi oggetti di interesse investigativo. Oltre all’arma clandestina e al fucile artigianale, sono stati rinvenuti un mitragliatore soft air, diverse repliche di pistole, una replica di bomba a mano, due pugnali, un coltello a farfalla, un coltello da lancio, un serramanico e due fucili ad aria compressa.

Nell’abitazione sono stati trovati anche circa 1,7 grammi di marijuana e 1,65 grammi di cocaina, ritenuti destinati all’uso personale.

Tutto il materiale è stato sequestrato per ulteriori accertamenti. L’uomo è stato arrestato per detenzione illegale di arma clandestina e denunciato anche per procurato allarme, lesioni e minacce.

L’operazione rappresenta il primo intervento operativo del Team Negoziatori della Questura di Latina e si è conclusa senza conseguenze per cittadini, operatori e persona coinvolta.

Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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CRONACA

Denunce online, al via il nuovo servizio della Polizia di Stato: attiva anche la sezione di Latina

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Da oggi, 15 giugno, è operativo in via sperimentale il nuovo servizio “Denunce online” della Polizia di Stato, pensato per semplificare il rapporto tra cittadini e uffici di polizia attraverso la trasmissione telematica di pre-denunce e segnalazioni di smarrimento.

Il sistema consente ai cittadini di compilare online una pre-denuncia che dovrà poi essere formalizzata entro 48 ore presso un ufficio della Polizia di Stato, previo appuntamento da prenotare direttamente sulla piattaforma.

Nella fase iniziale del progetto il servizio è attivo presso alcune strutture del Lazio, tra cui il Centro operativo per la Sicurezza cibernetica e le sezioni provinciali di Frosinone, Rieti, Viterbo e Latina. Coinvolti nella sperimentazione anche diverse questure, commissariati, uffici della Polizia Ferroviaria e della Polizia Stradale.

Attraverso il portale è possibile presentare pre-denunce relative a furto, truffa, frode informatica, accesso abusivo a sistemi informatici, utilizzo illecito di carte di pagamento e diffamazione online.

Da oggi è inoltre attivo su tutto il territorio nazionale il servizio online dedicato alle segnalazioni di smarrimento di documenti e beni personali. In questi casi non sarà necessario recarsi presso un ufficio di polizia per completare la procedura.

Tra gli oggetti e documenti segnalabili online figurano telefoni cellulari, tablet, computer portatili, chiavi, denaro, carte d’identità, bancomat, carte di credito, targhe, libretti postali e contrassegni per persone con disabilità.

Una volta inviata la segnalazione, il verbale protocollato sarà disponibile nell’area personale dell’utente entro 96 ore e potrà essere utilizzato per richiedere nuovi documenti o per altri adempimenti amministrativi.

Il portale “Denunce Online” è accessibile anche tramite l’app IO, nella sezione dedicata ai servizi del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

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CRONACA

Monte San Biagio presenta Spazio Sviluppo, il nuovo hub per lavoro, inclusione e promozione del territorio

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È stato presentato nei giorni scorsi a Monte San Biagio il progetto “Spazio Sviluppo Monte San Biagio – Hub per lavoro, inclusione e valore territoriale”, iniziativa promossa dal Comune nell’ambito del bando regionale “Spazio Sviluppo”, finanziato attraverso il Programma Regionale FSE+ Lazio 2021-2027.

La conferenza di presentazione si è svolta presso il Babylon 2.0 e ha visto la partecipazione di amministratori locali, rappresentanti della Regione Lazio e dei partner coinvolti nel progetto.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Comune di Monte San Biagio e una rete di associazioni ed enti del territorio impegnati nei settori dell’inclusione sociale, dell’orientamento al lavoro, della promozione culturale e dello sviluppo locale.

L’obiettivo è creare un punto di riferimento stabile per cittadini, famiglie, giovani, donne, persone in cerca di occupazione e soggetti in condizioni di fragilità, offrendo servizi integrati di supporto, orientamento e accompagnamento.

«La parola d’ordine di Spazio Sviluppo è inclusione – ha spiegato il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Arcangelo Di Cola –. Vogliamo costruire un luogo capace di accogliere bisogni diversi e trasformarli in opportunità di crescita, autonomia e partecipazione».

Durante l’incontro è intervenuto anche l’assessore regionale Alessandro Calvi, che ha evidenziato come il bando regionale sia stato pensato per rafforzare la presenza dei servizi per il lavoro sui territori e favorire percorsi personalizzati rivolti soprattutto a giovani, donne, disoccupati e persone fragili.

Presente anche Vittorio Sambucci, che ha sottolineato il valore di strumenti capaci di mettere in rete cittadini, istituzioni, imprese e realtà sociali per sostenere la crescita delle comunità locali.

Tra i servizi che saranno attivati all’interno dell’hub figurano sportelli di orientamento e presa in carico, percorsi di accompagnamento all’autoimpresa e al microcredito, attività di supporto alla ricerca del lavoro e al personal branding digitale, servizi di facilitazione amministrativa e digitale, iniziative di sostegno socio-economico, un infopoint turistico e un Digital Media Lab dedicato alla promozione del territorio.

L’obiettivo finale è quello di trasformare Spazio Sviluppo in un presidio permanente capace di favorire inclusione sociale, occupazione e innovazione, valorizzando le risorse e le potenzialità del territorio di Monte San Biagio.

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