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Massacrata di botte, così è morta Gloria

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la foto dal profilo FB

LATINA  –  Massacrata di botte: così è morta Gloria. E’ stata eseguita nella tarda serata di ieri dal medico legale Maria Cristina Setacci, l’autopsia disposta dal sostituto procuratore Luigia Spinelli sul corpo della ragazza di 23 anni di Frosinone deceduta ieri notte a Prossedi in una piazzola della statale 156. Le risultanze dell’esame, sul quale emergono in queste ore le prime informazioni, non lasciano dubbi e raccontano di un pestaggio brutale subìto dalla giovane mamma: una costola rotta ha perforato un polmone, ecco perché il tentativo di rianimare Gloria premendo sul torace, operazione effettuata dai familiari presi dal panico prima dell’arrivo dell’ambulanza, non poteva avere successo. “Le cause della morte sono riconducibili ad una aggressione a mani nude con calci e pugni che hanno provocato la rottura di una costola e la perforazione di fegato e milza”, come riferiscono i Carabinieri. Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto non c’era già più nulla da fare.

Gloria è morta mentre a pochi metri da lei, a bordo dell’auto dei familiari che l’avevano ripresa sulla Nettunense, a Campo di Carne, dove si prostituiva, c’erano anche i due figli piccoli, una circostanza che rende ancora più agghiacciante lo scenario. Chi la conosce racconta di una vita difficile, che non le impediva però di amare i suoi bambini.

Le indagini dei carabinieri del Comando Provinciale di Latina diretti dal tenente colonnello Pietro Dimiccoli seguono la pista della prostituzione. Chi sfruttava la ragazza? E’ stato un cliente o un protettore a picchiarla selvaggiamente? Quante ore prima della morte? E dove? A tutte queste domande si cerca di dare una risposta. Per il momento non ci sono indagati, ma presto il fascicolo potrebbe riempirsi di nomi e di ipotesi di reato che vanno dallo sfruttamento della prostituzione all’omicidio.

La Procura della Repubblica sulla base delle risultanze dell’esame autoptico, ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti.

2 Comments

2 Comments

  1. Paolo Parascandolo

    25 Agosto 2017 at 11:14

    R.i.p.

  2. Roberto Frezzati

    25 Agosto 2017 at 12:07

    Si mi chiedo perché non portarla al ps di latina o Anzio ospedale

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CRONACA

Sara e Alicya, l’appello accorato della mamma: “Mettetevi in contatto con noi”

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MINTURNO – Anche la mamma di Sara e Alicya ha lanciato un accorato appello rivolgendosi direttamente alle sue figlie scomparse ormai da sei giorni. Mentre proseguono le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Sulmona che indaga con l’ipotesi di sottrazione di minore, la donna  – che aveva perso la potestà genitoriale come il marito dopo una separazione burrascosa – ha affidato ai social un toccante messaggio audio nel quale dice:

“Sara, Alicya, amori miei, se state ascoltando queste parole, vi prego di sapere che la cosa più importante per me è sapere che state bene.  Da quando non ho più vostre notizie, ogni giorno che passa è pieno di preoccupazioni,  ma anche di speranza, speranza di potervi riabbracciare al più presto.  Qualunque sia stato il motivo che vi ha portato ad allontanarvi, vi chiedo di mettervi in  contatto con noi, mamma non è arrabbiata e ricordatevi che tutto si sistema, ma dobbiamo farlo insieme. Mamma vi aspetta, ricordatevi che vi voglio bene, che siete la mia vita.  Vi prego tornate, mettetevi in contatto con noi, fateci sapere che state bene, vi prego”, sono le parole della donna.

Tante le segnalazioni raccolte sul caso e in particolare una foto inviata all’associazione Penelope Odv Lazio aveva fatto sperare in un indizio concreto per trovare le due sorelle di 12 e 16 anni fuggite di notte da una casa famiglia di Civitella Alfedena dove si trovavano. E’ stato il papà però, vedendo la fotografia, a escludere che si trattasse delle ragazze, mentre le ricerche proseguono da parte dei carabinieri che non hanno mai smesso di cercare nel sud Pontino, tra Scauri, Minturno e Fondi. Il caso è seguito anche dalla Prefettura di Latina e dalla Garante dei Minori del Lazio Monica Sansoni.

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CRONACA

Vittime del caporalato, Celentano: “Presto i bandi per realizzare percorsi di assistenza-inclusione”

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GALARDO CATANI

LATINA – Le vittime di caporalato potranno trovare a Latina progetti di accoglienza, assistenza e inserimento lavorativo dedicati a loro. Il Comune di Latina è tra i 10 italiani che dopo la candidatura sono entrati ora nella fase operativa della sperimentazione nazionale finalizzata “alla costruzione di un modello d’eccellenza per la presa in carico e l’inclusione socio-lavorativa delle vittime del caporalato e dello sfruttamento lavorativo”. Una piaga in agricoltura come hanno dimostrato numerose vicende di cronaca.
“Essere stati inseriti tra i 10 Comuni pilota a livello nazionale è il riconoscimento del grande lavoro svolto e della complessità di un territorio che richiede risposte ferme, strutturate e sinergiche – ha dichiarato la sindaca di Latina, Matilde Celentano – Latina si fa promotrice di un modello di emersione e legalità che rimetta al centro la persona attraverso il lavoro regolare, l’accoglienza sicura e l’autonomia economica, valorizzando la grande esperienza già maturata dalla nostra rete territoriale del Sai”.
“Nei prossimi giorni gli  uffici pubblicheranno l’avviso pubblico per la co-progettazione e la co-programmazione delle attività finalizzata all’individuazione dei partner del Terzo Settore con cui costruiremo i programmi individualizzati –   ha spiegato l’assessore ai Servizi Sociali, Maurizio Galardo. – Grazie a questa sperimentazione, potremo contare su strumenti operativi e risorse mirate per accompagnare le vittime di caporalato in percorsi reali di inclusione sociale e lavorativa. Il coordinamento istituzionale di Anci e il supporto metodologico di Cittaitalia ci permetteranno di standardizzare pratiche d’eccellenza, trasformando la vulnerabilità in riscatto sociale. Invitiamo fin da ora le migliori realtà della nostra rete territoriale a partecipare al bando per scrivere insieme una pagina fondamentale di welfare e giustizia sociale per Latina”.

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CRONACA

Aprilia, baby gang con la pistola viene intercettata dalla polizia. Ipotesi spedizione punitiva

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APRILIA – Una banda di ragazzi giovanissimi, armata di una pistola è ricercata ad Aprilia dove la polizia ha individuato e denunciato alla Procura per i Minorenni un 16enne di origini albanesi che  impugnava l’arma e che alla vista dei poliziotti l’ha lasciata  in una fioriera dove è stata poi recuperata dagli agenti. Il giovane era con altri nove ragazzi.

Da quanto ricostruito, il gruppo aveva avuto un diverbio con un commerciante di origini indiane e non è escluso che fosse tornato sul posto armato per intimidirlo. Si indaga, inoltre, anche su possibili collegamenti tra la baby gang e recenti episodi in cui sono stati sparati proiettili in città a scopo di avvertimento. L’arma ritrovata è una scacciacani.

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