di e con Angela Iantosca

Ubuntu anche noi

Il senso di vivere in una comunità

LATINA – C’è una parola bellissima che è Ubuntu, è una parola che in Africa ha un significato esteso ma ben preciso. Con il quale si potrebbe tradurre il senso del vivere in una comunità. Significa benevolenza verso il prossimo; compassione, rispetto dell’altro. È una parola che di solito si usa nell’espressione “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”. Ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri.

Ubuntu esorta a tutelare il patrimonio, a non imbrattare statue, a non rompere targhe e a non distruggere giostre comprate per i bambini, per abbellire un parco pubblico, che è un altro bene della comunità. Ubuntu singifica considerare le piazze, i giardini, i giardinetti come un divano, un tappeto, un mobile o un soprammobile dei nostri salotti. Significa considerare una targa, una statua, una stele come una occasione che ci permette di imparare pezzi della nostra storia che tendiamo a rimuovere; e a considerare una scuola come un regalo che ci viene fatto, un luogo che ci viene offerto nel quale trovare cultura e occasioni di crescita.

Allora mi domando: che fine ha fatto l’Ubuntu? Dove è finito il senso della comunità, se mai c’è stato? Dove è l’unità che dovrebbe guidarci in un’unica direzione? Non mi interessano le motivazioni di un gesto che deve essere condannato, punto. Ma mi interessa capire quale è la comunità di riferimento degli ‘sfregiatori’ (sempre che ne abbiano una)? Magari in questo momento sono lì che se la ridono pensando di essere dei ganzi e di averne combinata un’altra. O magari sono lì che ascoltano. Magari siete a casa nel vostro salotto pulito. Ecco, la comunità è qui che vi aspetta per ascoltare la vostra protesta, per capire da dove nasce il vostro disappunto. Perché Ubuntu significa anche ‘umanità verso l’altro’ ed anche ‘Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti’.

Quindi se voi siete questo, forse, in parte la responsabilità è anche nostra (non della politica intesa in senso stretto, ma nostra di comunità), dei grandi, delle famiglie, di un certo modo di urlare, di andare sempre contro…

1 Commento

1 Commento

  1. Juri Iermini

    Juri Iermini

    24 Gennaio 2018 alle 13:48

    Bei tempi quando c’era la protezione civile nel quartiere!!!

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