l'intervento

Lbc sull’ immigrazione: “Prevenire è meglio che curare”

Ma con i tagli allo Sprar non sarà più così

LATINA – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione proposta ai cittadini da tutti i consiglieri comunali di Latina Bene Comune, sulle modifiche al sistema di gestione dell’accoglienza degli immigrati già presenti in Italia. In accordo con la Prefettura di Latina e condividendo la filosofia dello Sprar (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che promuove e finanzia progetti di integrazione, il Comune (con delibera votata all’unanimità) ne aveva previsto l’incremento a svantaggio dei grandi centri di accoglienza di cui era invece programmata la chiusura definitiva. Le modifiche poste dal Decreto Sicurezza, con un depotenziamento dello Sprar, costringono però nella direzione opposta, con effetti che gli operatori del settore giudicano prevedibilmente pesanti proprio per i territori. Da qui la riflessione di Lbc che trovate di seguito nella sua versione integrale.

LA LETTERA Per l’immigrazione abbiamo ribaltato il detto “prevenire è meglio che curare”? 

Un anno fa il Comune di Latina attraverso l’intero Consiglio Comunale ha deciso di sostenere un’accoglienza qualificata, dignitosa e controllata, attraverso il consolidamento del rapporto di leale e reciproca collaborazione con la Prefettura e le Forze dell’Ordine. Ed è proprio grazie a questo approccio che, anche relativamente all’emergenza dei nuovi fenomeni migratori, a Latina non esistono reali tensioni laceranti nel rapporto tra cittadini residenti e migranti richiedenti asilo.

Lo scorso 14 agosto abbiamo appreso con piacere che nella Relazione sul funzionamento del Sistema di Accoglienza presentata  alla Camera dei Deputati, il Ministro degli Interni definiva il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)  “un ponte necessario all’inclusione”. Il 24 settembre però, il Decreto Legge su Immigrazione e Sicurezza, votato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, ci ha posto di fronte alla preoccupante prospettiva di un forte ridimensionamento dello SPRAR, la cui accoglienza verrebbe limitata ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati e pochi altri.

Il percorso intrapreso dalla nostra Amministrazione puntava ad assumere, attraverso lo SPRAR, l’intera gestione dell’accoglienza, incrementando il numero dei posti in accoglienza attualmente esistenti come SPRAR (81) fino al raggiungimento della quota prevista dal Piano nazionale di riparto (circa 400), procedendo parallelamente ad una graduale riduzione dei Centri di Accoglienza Straordinaria di competenza della Prefettura (con circa 800 ospiti) fino ad una loro totale chiusura. E infatti in collaborazione con la Prefettura, durante l’anno 2018 e per una parte del 2017, il Comune ha stretto una collaborazione più proficua con le Cooperative e si è arrivati a chiudere due strutture e due sono in via di chiusura. Tutto questo per garantire  una gestione dell’intera filiera dell’accoglienza più adeguata alle esigenze di inclusione, interazione e valorizzazione delle risorse in campo.

Lo SPRAR è infatti un sistema virtuoso che a Latina ha dimostrato tutta la sua efficacia grazie a progetti o bbligatoriamente  personalizzati, con un’accoglienza diffusa e quindi organizzata in piccoli nuclei, con la presenza di un tutor dell’ANCI, con la governance direttamente affidata al Comune che controlla l’utilizzo dei fondi avvalendosi di un revisore dei conti.

Il nuovo decreto posta tutto sull’emergenza, proprio ora che ci si vanta che l’emergenza è diminuita. Lo SPRAR viene penalizzato a favore del sistema dei CAS – più difficilmente controllabili (vedi caso di Fondi) e comunque non orientate all’integrazione – dove gli ospiti sono meno seguiti e spesso inoccupati, con conseguente aumento del disagio personale, delle difficoltà di inserimento nella comunità cittadina e quindi con maggiore pericolo sociale.

Le scelte del Ministro dell’Interno avranno sul nostro territorio ricadute in termini di maggior impatto del fenomeno migratorio e di  drastica riduzione di risorse e strumenti per contrastarlo: l’incremento dei grandi centri a danno dell’accoglienza diffusa temiamo portino ad aumentare l’irregolarità con gravi conseguenze in termini di costi sociali e, in particolare, di sicurezza, tutti a carico dell’ente locale.
Si parla di sicurezza come della cura ma si tolgono le risorse per fare prevenzione con un adeguato sistema di accoglienza e  inclusione. Viene allora da chiedersi se sia ancora vero che “prevenire” sia meglio che curare”.

I Consiglieri Comunali LBC

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