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La lettera di Natale del vescovo di Latina Crociata è dedicata ai bambini

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LATINA – I parroci stanno distribuendo in questi giorni ai fedeli la lettera del vescovo Mariano Crociata alla diocesi in occasione del Natale. Il titolo è L’Infante e (è) la Parola ed è una meditazione che vuole offrire spunti di riflessione personale e come comunità . L’inizio della lettera esplicita con chiarezza il contesto: «Il Natale del Signore spinge ad approfondire il senso spirituale del cammino diocesano, che quest’anno ha scelto di prendersi cura dei bambini nel loro incontro con Gesù».

IL TESTO INTEGRALE – 

Cari fratelli e sorelle,

il Natale del Signore spinge ad approfondire il senso spirituale del cammino diocesano, che quest’anno ha scelto di prendersi cura dei bambini nel loro incontro con Gesù.

La nostra attenzione si indirizza spontaneamente a Gesù bambino. La tradizione non manca di offrire toccanti testimonianze della devozione suscitata dall’amore per l’infanzia di Gesù. Senza dimenticare quella tradizione, c’è un pensiero che emerge per noi sopra gli altri, e precisamente il pensiero che Gesù è stato bambino, un bambino normale, di cui Maria si è preso cura come ogni mamma fa con il proprio piccolo. Ci piacerebbe squarciare il velo di silenzio e di mistero che circonda i primi mesi e i primi anni di Gesù, ma essi rimangono storicamente irraggiungibili. Vorremmo capire come la cura materna e premurosa di Maria abbia trasmesso a Gesù quella straordinaria sensibilità finemente religiosa che ha alimentato da subito la sua coscienza di un rapporto speciale con Dio, nella quale è cresciuto vivendolo come il proprio padre personale. Ciò di cui possiamo essere certi è che lo Spirito Santo era il protagonista delle loro persone, di Maria e di Gesù, come pure del loro rapporto, in continuità con l’azione che lo stesso Spirito aveva esercitato all’atto del concepimento: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35).

Lo Spirito agiva in tutto l’essere del bambino Gesù, rendendolo aperto senza riserve a Dio e disponibile a quanto Maria – anche lei piena di Spirito Santo – gli trasmetteva insieme al latte, alle cure e alle premure, alle tenerezze e all’affetto che gli donava e di cui lo circondava con infinita dedizione. Ciò che possiamo fondatamente ritenere è che in questo dialogo ineffabile da madre a figlio si trasmetteva l’amore reciproco e indivisibilmente l’amore di Dio, l’amore del Padre nella persona divina dello Spirito.

Non sappiamo dire a quale età Gesù abbia cominciato a balbettare e poi a pronunciare le prime parole, ma dobbiamo pensare che lo abbia fatto, come tutti i bambini, a poco a poco, arrivando a parlare speditamente gradualmente e dopo qualche anno. Come ogni bambino, per qualche tempo egli è stato letteralmente infante, cioè – secondo il significato letterale della parola – un bambino che ancora non parla, che sta imparando a poco a poco a parlare. Questo pensiero sfida la nostra riflessione, di noi che professiamo che in Gesù si è incarnato il Figlio eterno di Dio, secondo quanto dice letteralmente il vangelo di Luca: «colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35), e in modo più diretto l’evangelista Giovanni, quando dice: «E il Verbo si fece carne» (Gv 1,14). La tradizione cristiana, pertanto, ha imparato a professare la fede in Gesù come Verbo fatto carne, cioè Parola eterna e personale di Dio diventata uomo.

Dà da pensare l’accostamento tra la persona della Parola potente di Dio che crea tutte le cose e la condizione di un infante in cui egli si cala diventando con essa una cosa sola. Il Verbo diventa infante, si rende presente personalmente nella forma di un bambino che non sa ancora parlare. La nostra contemplazione si perde dentro una profondità inesauribile. Possiamo però tentare di dirne qualcosa. E cioè, innanzitutto, che Dio ha voluto assumere la nostra condizione, con una inspiegabile condiscendenza, che lo porta a mettersi nelle condizioni limitate della più piccola delle sue creature; colui che è sapienza infinita si è fatto bambino e ha dovuto imparare a parlare come fa ogni bimbo. In secondo luogo, il Verbo incarnato nella condizione infantile ci chiede di amarlo con la delicatezza, la premura e la dedizione che chiede un piccolo, che non si sa spiegare né sa farsi capire, e perciò ha bisogno di tutto per essere compreso nelle sue mute, e il più delle volte semplicemente strillate, richieste. Nello stesso tempo egli ci chiede di diventare bambini come lui, aperti incondizionatamente all’amore del Padre e ad esso affidati con un abbandono illimitato. In terzo luogo, Gesù bambino ci dice che egli è capace di parlare anche senza servirsi di parole e che le parole non sono il solo modo di comunicare, di stare in relazione e di amare. Anche da infante egli parla a noi con il suo essere fragile e indifeso, perché non cessa di toccarci il cuore e di convertirlo dalla durezza a cui spesso lo abbiamo ridotto, affinché impariamo a credere e ad amare senza trincerarci dietro parole inutili.

Il suo essere un piccolo che ancora non parla ci rende più attenti alla sua parola, anzi alla sua persona di bambino che sta imparando a parlare. Non vediamo l’ora che cresca perché possa dirci parole divine; noi siamo disposti ad aspettare che sia pronto per dircele, anzi vediamo crescere in noi il desiderio di ascoltarlo. L’infanzia di Gesù ci chiede di crescere nel desiderio della sua parola. A misura che cresce il desiderio, faremo l’esperienza di sentirlo comunicare anche senza parole e impareremo perfino – dopo aver ascoltato qualcuno dei suoi discorsi nei quali vorremmo sostare più a lungo, perché sentiamo che avrebbero bisogno di essere accolti e meditati – a tornare al silenzio dell’infanzia, della sua e della nostra infanzia, per assaporare un senso delle parole e del suo parlare, che non ci sono espressioni adeguate per dire ciò che esso va producendo in noi, nel nostro spirito e nella nostra vita. In questo modo l’infanzia di Gesù diventa per noi non soltanto una fase iniziale della sua vita, che ci chiede di aspettarlo e di prepararci, ma una condizione permanente alla quale tornare per riassaporare il senso profondo, ineffabile, del suo essere in mezzo a noi e del nostro bisogno di lui.

La celebrazione del Natale ci fa crescere nella comprensione, nell’esperienza e nella cura dell’infanzia. La comprensione cresce nella contemplazione del mistero dell’infanzia di Gesù; l’esperienza tocca la nostra condizione spirituale di fiducia incondizionata in Dio, che desideriamo e non finiamo mai di imparare; la cura si dirige ai nostri bambini, ai quali torniamo con una consapevolezza nuova, forti dell’incontro con Gesù e della nostra ricerca di una infanzia spirituale fatta di fiducia e amore per lui. Pensiamo, a questo proposito, al compito educativo dei genitori, al dialogo dell’affetto tra madre e figlio che nutre con e più di tutte le parole, perché trasmette ciò che la madre porta nel cuore e alimenta ciò che cresce nel cuore del figlio.

Infine, come comunità ecclesiale, abbiamo bisogno di imparare ciò che insegna l’infanzia di Gesù, in particolare l’ascolto attraverso la parola e attraverso la totalità della sua persona. Il concilio Vaticano secondo ha qualcosa di importante da dirci in proposito: «Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre, con la sua stessa presenza e con la manifestazione completa di sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e gloriosa risurrezione dai morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, porta a perfetto compimento la rivelazione e la conferma con la testimonianza divina» (Dei Verbum, n. 4). L’infanzia di Gesù ci fa entrare più profondamente nel mistero del Verbo incarnato, del suo essere parola personale di Dio che si esprime nella totalità dell’esistenza e della condizione di una creatura umana.

Disponiamo ora di una occasione singolarmente propizia per imparare l’ascolto indivisibilmente della parola e della persona di Cristo Gesù, con la istituzione della Domenica della Parola di Dio (Motu proprio di papa Francesco Aperuit illis, del 30 settembre 2019), che l’anno prossimo sarà celebrata il 26 gennaio. Essa ci permetterà di riscoprire il valore permanente dell’ascolto della Parola di Dio, al quale abbiamo dedicato in particolare i primi anni del nostro cammino comune. Valorizzare ancora di più e meglio i gruppi di ascolto e di discernimento sarà il nostro impegno costante, arricchito dalla profondità che dà ad esso l’incontro con l’infanzia di Gesù.

Nell’imminente Natale preghiamo il bambino Gesù di darci il gusto della parola, della sua e della nostra; ma anche il gusto del silenzio, nel quale l’ascolto si prepara e si prolunga, facendo crescere il desiderio della fede e dell’amore, nel quale culmina l’incontro personale con lui, Parola eterna del Padre.

LE CELEBRAZIONI DEL TEMPO DI NATALE – 
24 dicembre – Solennità del Natale del Signore Cattedrale di S. Marco (Latina), ore 24: Santa Messa della Notte
25 dicembre – Solennità del Natale del Signore Concattedrale di S. Cesareo (Terracina), ore 10: Santa Messa del Giorno
31 dicembre – Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio Cattedrale di S. Marco (Latina), ore 18: Santa Messa e Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso
1 gennaio – Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio Cattedrale di S. Marco (Latina), ore 18: Santa Messa per gli Amministratori pubblici e i Rappresentanti della parti sociali in occasione della 53a Giornata Mondiale della Pace
6 gennaio – Solennità dell’Epifania del Signore Concattedrale di S. Maria (Sezze), ore 11: Santa Messa

La lettera si può trovare anche nelle  parrocchie o sul sito web della diocesi (diocesi.latina.it).

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Avis Latina lancia la campagna estiva: “Prima di staccare la spina, programma il tuo dono”

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Dopo le iniziative dedicate alla Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, l’AVIS Provinciale Latina guarda già all’estate e lancia una nuova campagna di sensibilizzazione per invitare i cittadini a donare sangue prima della partenza per le vacanze.

Lo slogan scelto per il 2026 è “Prima di staccare la spina, passa da AVIS”, un messaggio che richiama il periodo delle ferie ma ricorda anche l’importanza di un gesto che può salvare vite umane.

Durante i mesi estivi, infatti, il numero delle donazioni tende a diminuire, mentre il fabbisogno di sangue negli ospedali resta costante. Pazienti oncologici ed ematologici, persone coinvolte in incidenti stradali o sottoposte a interventi chirurgici continuano ad aver bisogno quotidianamente di trasfusioni e terapie salvavita.

La campagna nasce dall’analisi dell’andamento delle raccolte sul territorio provinciale e prevede una strategia di comunicazione integrata attraverso affissioni, social network, strumenti digitali e materiali informativi destinati alle sedi comunali dell’associazione.

Tra le novità c’è anche una pagina dedicata sul sito di Avis Provinciale Latina che raccoglie tutti gli appuntamenti per la donazione organizzati nei mesi di giugno, luglio e agosto dalle Avis comunali del territorio, con l’obiettivo di facilitare la prenotazione e aiutare i cittadini a individuare la sede più vicina.

Il progetto, presentato già durante l’assemblea annuale dell’associazione, punta a valorizzare il lavoro di rete delle sezioni comunali e a rafforzare la presenza di Avis sul territorio.

«Nei mesi estivi, quando le donazioni diminuiscono e il fabbisogno degli ospedali resta invariato, è fondamentale mantenere alta l’attenzione e la partecipazione dei cittadini», ha dichiarato il presidente provinciale Marcello Galloppa. «Vogliamo invitare tutti a programmare la propria donazione prima delle vacanze. È un piccolo gesto che può fare una grande differenza per chi affronta una malattia o un intervento chirurgico».

Avis Provinciale Latina rinnova quindi l’appello ai cittadini a pianificare una donazione prima della partenza per le ferie, ricordando che il sangue non può essere prodotto artificialmente e che le necessità dei pazienti non si fermano durante l’estate.

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Rosso Visciola, l’evento “slow” piace. Lola Fernandez: “Elegante come il rosso del nostro frutto”

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SEZZE – Non una sagra, ma un evento “slow”: “Raffinato come il colore delle nostre visciole”. Così L’assessore alla attività produttive del Comune di Sezze, Lola Fernandez racconta Rosso Visciola 2026, terza edizione della manifestazione nata per mettere il luce il frutto che condivide con il carciofo il podio di prodotto identitario del centro lepino che si è svolta sabato sera a Sezze.

Non soltanto marmellate e confetture, ma la visciola reinterpretata: gelatina di visciole, gin tonic alla visciola e spritz alla visciola combinato con il ghiacciolo di visciola, hanno accompagnato le storiche e insuperabili crostatine.

“Stiamo cercando – spiega Lola Fernandez  di promuovere un format diverso di animazione territoriale per un’eccellenza nostra che è la visciola, simbolo particolarmente importante del nostro territorio. Un evento un po’ diverso, non vogliamo fare una sagra, ma una serata più tranquilla, più elegante all’insegna appunto del Rosso visciola, che è un colore elegante. Essendo però un evento sperimentale, è logico che l’affluenza di visitatori è diversa, anche se devo dire che i numeri di questo evento sono molto interessanti”.

“Sono stati presenti diverse Pro Loco promoter del territorio, sei operatori della “Spesa nel borgo”, dieci artigiani, quattro stand gastronomici che sono stati animati dai nostri commercianti, quattro spettacoli dal vivo, un’ attrazione che veniva da Rocca Massima, il Fly in the Sky. Poi 40 cerchi artigianali che sono stati messi a disposizione nel Cid di Sezze e un giardino dove delle persone hanno potuto assaggiare la visciola, le marmellate, le crostatine. Un evento organizzato anche in collaborazione con la parrocchia Santa Lucia e anche loro sono stati protagonisti o coprotagonisti di questo evento con un loro stand gastronomico che è stato ubicato a Porta Pascibella, la processione di Sant’Antonio che quindi ha avuto il suo passaggio nel perimetro dell’evento. In totale più di 26 organizzazioni hanno collaborato, tra le altre voglio ringraziare in modo particolare la Confcommercio Lazio Sud che ha dato una grossa mano, ma anche la Provincia di Latina che ha messo a disposizione tutta la sua rete della Via Appia, la Camera di Commercio che ha patrocinato l’evento, tutti i componenti del comitato locale per l’occupazione del Cibo nella Terra del Mito e anche la Proloco di Sezze che è stata sempre presente e ha dato un grande supporto. Ci sarebbero altri da nominare, nella nostra locandina abbiamo messo tutti, richiamo ad esempio la Capol di Latina, la Castagna di Rocca Massima, così come Media 4, ente del terzo settore che ci  ha dato una mano per la parte della comunicazione e la selezione La Macchia che ha condotto il talk, un talk al quale tra l’altro hanno partecipato sia il sindaco, che i consiglieri regionali, Vittorio Sambucci e Salvatore La Penna,  Pasquale Gasalini consigliere provinciale e Fabrizio Di Sauro direttore della Compagnia dei Lepini”.

Lola Fernandez qui per Gr Latina

 

 

 

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Cancelli a Palazzo M, il no di Calandrini (FdI): “L’apertura alla città va preservata”

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LATINA –  Anche il senatore Nicola Calandrini, presidente della Federazione provinciale di Fratelli d’Italia Latina entra nel dibattito che si sta sviluppando intorno al progetto di chiudere la piazza di Palazzo M con dei cancelli. “L’avvio del progetto di recupero e riqualificazione di Palazzo M rappresenta una notizia importante per Latina – scrive in una nota che qui sintetizziano – … ma nutro infatti perplessità rispetto all’ipotesi di introdurre cancellate ai varchi di accesso, una soluzione che rischia di alterare il rapporto tra l’edificio e la città senza necessariamente rappresentare la risposta più adeguata alle esigenze di sicurezza”.

“Palazzo M ospita già funzioni strategiche e presidi permanenti delle istituzioni, dalla Questura alla Guardia di Finanza, che garantiscono quotidianamente controllo e presenza sul territorio. La sicurezza è un valore imprescindibile, ma non può essere ridotta esclusivamente a una barriera fisica. L’ampia prospettiva che si apre verso l’edificio e la piena fruibilità dell’area non sono elementi casuali, ma caratteristiche che appartengono alla sua identità architettonica e urbanistica”, aggiunge Calandrini che annuncia l’intenzione di avviare “un’interlocuzione con il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, che svolge il ruolo di stazione appaltante dell’intervento. Sono certo che vi sia la massima disponibilità a valutare ogni aspetto dell’opera e a confrontarsi sulle soluzioni previste, con l’obiettivo comune di valorizzare Palazzo M, rafforzarne la sicurezza e al tempo stesso preservarne quelle caratteristiche architettoniche e identitarie che lo rendono un luogo unico e riconoscibile per tutta la comunità pontina”

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