CULTURA
La linea Gustav, lo sbarco di Anzio-Nettuno e la Liberazione di Roma
LATINA – Oggi ricorre il 75° anniversario dello sbarco di Anzio-Nettuno. Siamo ad un passo dalla provincia di Latina, lungo la stessa linea di costa. Con i mezzi di oggi, avremmo ricevuto e rilanciato foto sui cellulari, avremmo visto centinaia di immagini, da ogni angolazione, pubblicate sui social. Invece, per immaginarci quelle giornate e quello che accadde nell’allora Littoria, nel mare di Ponza, oppure a nord di Aprilia, a Cisterna e a Castelforte, bisogna affidarsi ai libri di storia o, magari, al racconto di studiosi locali. Lo abbiamo fatto pubblicando qui alcuni appunti, ad uso scolastico, redatti da Pier Giacomo Sottoriva.
Per l’Italia, la Seconda guerra mondiale iniziò con la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna fatta da Mussolini a Roma il 10 giugno 1940. La guerra, però, per l’Italia andò molto male, perché riportò sconfitte in Grecia, in Russia e in Africa, insieme all’ alleata Germania, a causa della straordinaria potenza degli armamenti degli Stati Uniti e alla grande capacità di opporsi che mostrarono Gran Bretagna, popolazioni balcaniche e in parte minore la Francia.
Nella primavera-inizi d’estate del 1943, ossia tre anni dopo la dichiarazione di guerra, l’Italia perse anche le proprie posizioni strategiche, che insieme alla Germania, aveva nell’ Africa Mediterranea (Libia, Tunisia, Algeria, in particolare). Quelle coste africane furono occupate dagli Alleati anglo-americani, che poterono lanciare da qui contro la penisola italiana attacchi aerei che arrecarono gravissimi danni e fecero migliaia di vittime. Il 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia, la conquistarono e cominciarono a risalire la penisola italiana passando in Calabria e sbarcando in Campania (sbarco di Salerno del 9 settembre 1943). Il 24 luglio 1943, intanto, aerei britannici colpirono il traghetto Ponza-Ventotene-Gaeta e lo affondarono nei pressi di Ventotene. Morirono quasi 70 persone.
Le truppe alleate, giunte nella grande città di Napoli, la più importante dell’Italia meridionale, la occuparono grazie anche all’aiuto dei cittadini partenopei che si ribellarono alle truppe di occupazione tedesche e le cacciarono (le quattro giornale di Napoli).
Solo due mesi prima, il 25 luglio 1943, il re Vittorio Emanuele III aveva sollevato dal suo incarico il capo del Governo italiano e capo anche del fascismo Benito Mussolini, ed aveva incaricato di guidare il Governo il generale Pietro Badoglio, il quale, d’intesa con il re, si accordò con gli Alleati per firmare un armistizio, ossia una interruzione della guerra, a causa della evidente supremazia militare alleata e allo scopo di ridurre le sofferenze e le distruzioni degli Italiani, ma anche per liberarsi del fascismo che dal 1922 governava l’Italia con una dittatura.
L’armistizio tra Italiani e Alleati fu firmato a Cassibile, in Sicilia, il 4 settembre 1943, ma fu tenuto segreto, per dare il tempo alle truppe italiane di organizzarsi contro le truppe tedesche, che ormai non erano più alleate dell’Italia e che, invece, volevano proseguire la guerra fino in fondo. L’armistizio venne proclamato, ossia reso pubblico, il giorno 8 settembre 1943; in quello stesso giorno il re e Badoglio fuggirono da Roma per rifugiarsi a Brindisi, che era già stata liberata dai tedeschi e dai fascisti insieme alla parte più meridionale dell’Italia. La fuga lasciò prive di comandi e di direttive le truppe italiane che divennero preda dei tedeschi. Questi, infatti, le disarmarono, ricomposero alcuni reparti con soldati italiani che volevano restare loro alleati (ma erano una minoranza), e mandarono prigionieri nei campi di concentramento in Germania oltre 600 mila soldati italiani che non intendevano proseguire la guerra accanto a loro.
Le truppe germaniche, quindi, divennero le padrone dell’Italia ancora non liberata, imponendo la propria forza anche con brutali uccisioni, come la strage delle Cave Ardeatine a Roma, dove uccisero a colpi di pistola e di mitra 335 civili e militari italiani, seppellendoli, poi, nelle stesse grotte che fecero crollare con esplosioni di bombe e mine.
Gli Alleati tentarono di proseguire da Napoli verso nord e, in particolare, verso la capitale d’Italia, Roma, per catturarla e sottrarla ai tedeschi. Ma questi organizzarono una formidabile difesa contro l’avanzata alleata, formando uno sbarramento che attraversava tutta l’Italia dall’Abruzzo adriatico (Ortona a mare) fino al Lazio tirrenico, creando il più importante caposaldo nella zona tra Cassino-Montecassino e il mare della provincia di Littoria, come allora si chiamava.
LO SBARCO DI ANZIO-NETTUNO – A partire dal mese di novembre 1943 gli Alleati attaccarono questa linea di difesa, che fu battezzata dai tedeschi con il nome di Linea Gustav, ma tutti gli attacchi furono sanguinosamente respinti. La forza sicuramente superiore degli armamenti alleati, infatti, non poteva essere completamente impiegata sulle aspre coste dei monti Appennini che attraversano l’Italia in quel punto, e che, quindi, rafforzavano la capacità di difesa dei tedeschi.
Allo scopo di superare questo sbarramento difensivo, allora, gli Alleati pensarono di aprire un altro fronte di attacco alle spalle della Linea Gustav, e progettarono di sbarcare sulle coste laziali, il più vicino possibile a Roma, per dividere le capacità di difesa nemica, indebolendole. I tedeschi, infatti, avrebbero dovuto difendersi non più solo a Cassino, ma anche nel posto in cui sarebbe stato effettuato lo sbarco, e la diminuzione dei reparti e delle armi avrebbe ridotto le loro capacità di difesa, consentendo agli Alleati di raggiungere Roma.
La scelta della località in cui effettuare lo sbarco cadde sull’area che aveva al centro le due città di Anzio e Nettuno, che in quei tempi erano unite in un solo comune con il nome di Nettunia. Lo sbarco vero e proprio, però, avrebbe impegnato un’area molto più ampia, e cioè dalle vicinanze di Borgo Sabotino (Littoria) fino all’area a nord di Lavinio (Tor San Lorenzo-Moletta).
In grande segreto furono preparate le navi e le truppe che sarebbero state impiegate nella operazione che fu denominata “Shingle”, che in inglese significa “sassolino”, dalle pietruzze che spesso si trovano sulle spiagge. La notte del 21 gennaio 1944 dalla costa della Campania (Salerno, Napoli, Pozzuoli) salparono verso il largo 374 grandi navi da trasporto e da guerra, che avevano a bordo circa 50 mila soldati americani e britannici. Questa enorme flotta raggiunse la costa di Anzio-Nettuno dopo la mezzanotte del 22 gennaio, che era una domenica. Alle ore 2.30 furono sparati circa mille razzi contro le postazioni tedesche a terra, poi furono messi in mare i mezzi da sbarco che trasportavano le truppe d’assalto, camion, carri armati e il materiale bellico che serviva per l’operazione.
Questi mezzi da sbarco vennero poi usati anche nell’altro e più importante sbarco che avvenne in Normandia nel giugno 1944: essi avevano il grande vantaggio di poter trasportare gli uomini e i mezzi corazzati e mobili pesanti fino a pochi metri dalla spiaggia, avendo il fondo piatto e, quindi, non rischiando di arenarsi.
Quando i mezzi toccarono i bassi fondali vicini alla riva, dai mezzi sbarcarono gli uomini che iniziarono a correre verso l’interno, nelle due città e nelle aree vicine, senza incontrare alcuna resistenza. I tedeschi, infatti, non sospettando una tale audace operazione, non avevano nella zona reparti adeguati a impedire lo sbarco e a contenere le truppe una volta sbarcate. Gli Alleati, perciò, riuscirono a far raggiungere la terra a oltre 30 mila uomini e a quasi altrettanti mezzi mobili (carri armati, motociclette, jeep, camion, cannoni ecc.) creando quella che si chiama una “testa di ponte”, ossia un nucleo fortemente organizzato pronto a sostenere la controffensiva che si credeva che i tedeschi avrebbero lanciato.
Come si diceva, però, poiché la sorpresa fu assoluta, quando i comandi germanici seppero dello sbarco ormai gran parte della zona tra Lavinio e i confini di Littoria (il canale delle Acque Alte o canale Mussolini, tra Borgo Sabotino e Borgo Podgora) era saldamente in mano alleata. Nei giorni successivi, tuttavia, i tedeschi fecero affluire in quell’area numerose divisioni bene armate e addestrate, che tentarono di rigettare in mare gli Alleati, i quali difesero la testa di ponte.
Le intenzioni alleate erano chiare: mentre creavano in questa zona un nuovo fronte che impegnava molti mezzi bellici tedeschi, impediva a questi di essere altrettanto forti a Cassino. E, nel frattempo, utilizzando la vicinanza a Roma, attraverso la via di Aprilia, la Nettunense, la via Appia e la ferrovia Roma-Napoli (a Cisterna), avrebbero potuto raggiungere in tempi rapidi Roma.
Tra il 30 gennaio e il 4 marzo 1944 si svolsero, così numerose battaglie, mentre l’aviazione alleata bombardava sia lo schieramento di prima linea che le zona più interne della nostra Provincia nelle quali erano concentrate le riserve tedesche. Subirono, così, gravi e sanguinosi bombardamenti e cannoneggiamenti dal mare sia le tre città di prima linea (Aprilia, Cisterna e Littoria), sia i comuni della collina (Cori, Sezze, Priverno in particolare). Le popolazioni civili che risiedevano in pianura dovettero lasciare le loro case e rifugiarsi o in collina o a Roma o, addirittura, in altre regioni italiane, sia nel nord che, soprattutto, in Sicilia e in Calabria dove furono trasferite con navi da trasporto alleate.
La grande battaglia che si scatenò dopo lo sbarco di Anzio costò la vita non soltanto a migliaia di soldati delle due parti contrapposte, ma anche ai civili che si trovarono coinvolti senza potersi in alcun modo difendere.
Il 21 maggio, infine, gli alleati lanciarono una grande offensiva per sfondare la linea di difesa tedesca, attaccando prima Aprilia e poi Cisterna: quest’ultima cittadina fu catturata solo dopo tre giorni di aspri combattimenti. Ma a quel punto le divisioni tedesche non poterono fare altro che ritirarsi verso Roma.
Intanto nella Linea Gustav era già stata lanciata l’11 maggio 1944 la battaglia finale, che portò allo sfondamento delle difese nel giro di soli due giorni, grazie alle migliori condizioni del terreno e alla possibilità di utilizzare gli aerei alleati, ai quali il bel tempo consentiva di uscire e di bombardare e mitragliare senza l’ostacolo delle nuvole, della pioggia e del forte vento.
Lo sfondamento della Linea Gustav avvenne sulle montagne che circondano il paese di Castelforte, e subito dopo venne dato l’assalto finale anche a Cassino, che finalmente cedette. Le truppe che provenivano dal sud della nostra provincia cominciarono a risalirla, liberando via via tutti i Comuni. Alla fine le truppe del sud si congiunsero a quelle che avevano sfondato il fronte di Anzio-Nettuno: l’incontro avvenne a Borgo Grappa. Da qui partirono i carri armati che nel primo pomeriggio del 25 maggio raggiunsero Littoria e vi entrarono liberandola da tedeschi e fascisti.
Poi, le forze alleate dei due fronti, una volta riunite, marciarono verso i Colli Albani, li superarono e la sera del 3 giugno raggiunsero la periferia di Roma.
C’era accordo tra i belligeranti di rispettare la sacralità di Roma, che era anche sede del Pontefice cattolico, residente nella Città del Vaticano. Si diceva che Roma era “città aperta”, ossia non poteva essere teatro di guerra. E, difatti, i tedeschi si ritirarono mentre gli americani entravano nella Città eterna il 4 giugno. Il loro comandante il generale Mark Clark, saliva da vincitore le scale che portano al Campidoglio, simbolo della Città; poi la popolazione romana si riversò nelle strade per accogliere festante i soldati alleati.
Lo sbarco di Anzio-Nettuno ridusse, così, i tempi della guerra, ma non salvò dalla distruzione le città che si trovarono coinvolte nell’area di battaglia, in particolare Cassino e Monte Cassino, sede della grande a antica Abbazia benedettina, che fu distrutta completamente dai bombardieri alleati nel febbraio 1944. Essa è stata poi ricostruita esattamente com’era grazie alle offerte giunte da tutta Italia da parte di tutti i cittadini. (Pgs)
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Gita al Faro, a Ventotene la XV edizione con Ardone, Brogi, Ferrara, Tancredi, Voltolini e Wu-Ming 2
VENTOTENE – Torna anche quest’anno Gita al Faro, XV edizione del Festival letterario di Ventotene, che si svolgerà dal 17 al 20 giugno. Gli ospiti di questa edizione sono Viola Ardone, Daniela Brogi, Silvia Ferrara, Lucia Tancredi, Dario Voltolini e WU MING 2. Un appuntamento specifico sarà dedicato all’opera della biologa Rachel CARSON, che negli anni Sessanta del secolo scorso denunciò l’uso indiscriminato dei fitofarmaci e portò alla messa al bando del DDT negli Stati Uniti, con letture pubbliche da alcuni dei suoi libri che avranno come protagonisti le alunne e gli alunni della scuola primaria di Ventotene.
La formula di Gita al Faro resta simile – spiegano gli organizzatori annunciando le novità dell’edizione 2026 – : un gruppo di scrittrici e scrittori è invitato a trascorrere alcuni giorni sull’isola di Ventotene. Durante la loro permanenza viene offerta agli autori la possibilità di conoscere il luogo e le sue peculiarità storico-culturali e naturalistiche e di presentare al pubblico le loro ultime opere. In cambio è loro richiesto di comporre un racconto ispirato alle isole di Ventotene e della vicina Santo Stefano. Gli inediti vengono letti al pubblico nella serata finale nel suggestivo giardino archeologico dell’isola, alla luce del faro (da qui il titolo della manifestazione, ispirato al romanzo di Virginia Woolf), con l’accompagnamento di musiche originali al pianoforte e successivamente pubblicati dalla casa editrice Ultima Spiaggia.
Questa originale residenza artistica ha coinvolto, anno dopo anno, turisti e ventotenesi per il suo format innovativo che si pone l’obiettivo di trasformare il “confino letterario” sull’isola in un’occasione di scoperta e confronto, per permettere agli autori non solo di vivere la scrittura ma anche di condividerla con il pubblico. Un’occasione non comune, per chi in quei giorni è presente a Ventotene, di avvicinarsi alla letteratura attraverso il rapporto con alcuni dei suoi interpreti più significativi. Oltre 80 scrittrici e scrittori hanno finora partecipato alla manifestazione.
I racconti inediti traggono in larga parte ispirazione dal retaggio storico delle due isole: Ventotene in quanto culla dell’idea di Europa (i confinati Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi qui scrissero nel 1941 il celebre Manifesto) e Santo Stefano in quanto luogo della memoria che ha visto reclusi molti padri del Risorgimento e della Repubblica (da Luigi Settembrini a Sandro Pertini). Un focus particolare sarà come sempre dedicato al settecentesco carcere borbonico di Santo Stefano, per la cui salvaguardia l’Associazione per Santo Stefano in Ventotene, ente promotore del Festival, è impegnata da anni e che è oggetto di un importante progetto di recupero da parte del Governo italiano.
Nell’ambito della manifestazione saranno presentati due volumi dedicati a figure di primo piano della storia del confino a Ventotene e del carcere di Santo Stefano: Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo. Una biografia tra sindacato e internazionalismo di Michele Colucci, sul percorso umano e politico del grande leader sindacale che a Ventotene fu confinato e Quel visionario di Eugenio Perucatti. Biografia di un uomo delle istituzioni di Rosa CIRONE, sul direttore dell’ergastolo di Santo Stefano dal 1952 al 1960, che fu un precursore della riforma penitenziaria del 1975 attuando metodi e pratiche innovative tendenti all’umanizzazione della pena e al reinserimento delle persone detenute nella società.
Gita al faro nasce da un’idea di Francesca Mancini, Laura Pesino e Vania Ribeca con Lidia Ravera ed è promosso dall’Associazione per Santo Stefano in Ventotene in collaborazione con la Libreria Ultima Spiaggia, con il patrocinio del Comune di Ventotene, della Lega Navale Italiana, della Provincia di Latina e della Camera di Commercio di Latina-Frosinone. La direzione artistica è di Loredana Lipperini.

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Appia week, a Cisterna apertura straordinaria dell’area archeologica di Tres Tabernae
CISTERNA – La Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina e il Comune di Cisterna organizzano per domenica 7 giugno, in occasione dell’Appia Week, un’apertura straordinaria dell’area archeologica di Tres Tabernae, situata lungo la Via Appia al km 58,100.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di collaborazione avviato tra la Soprintendenza, la Diocesi di Latina-Terracina Sezze-Priverno, la Fondazione Roffredo Caetani e il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, nonché nell’ambito della Cabina di Regia della Provincia di Latina per la valorizzazione del sito UNESCO “Via Appia. Regina Viarum”.
L’apertura di domenica 7 giugno 2026 prevede visite guidate gratuite senza prenotazione con partenze alle ore 9:30, 10:30 e 14:45.
Sarà inoltre disponibile un servizio di bus navetta gratuito dalla stazione ferroviaria di Cisterna di Latina, con partenze alle ore 9:15, 10:15 e 11:30 e successivo servizio di ritorno.
Per informazioni: 0773 473610.
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Via Appia Regina Viarum, la Fondazione Caetani apre la sede di Tor Tre Ponti
LATINA – Un viaggio tra storia, architettura e memoria lungo l’antico tracciato della Via Appia. La Fondazione Roffredo Caetani, in collaborazione con la Provincia di Latina, promuove il progetto “Sulle tracce della Regina Viarum: la Via Appia e Tor Tre Ponti”, un ciclo di aperture straordinarie del Complesso Monumentale di Tor Tre Ponti, sede amministrativa della Fondazione, inserito nell’ambito delle iniziative dedicate alla valorizzazione della Via Appia Regina Viarum e realizzato grazie al contributo della Provincia di Latina.
Tre gli appuntamenti in programma: 6 giugno, 11 luglio e 26 settembre 2026, giornate durante le quali il complesso sarà eccezionalmente aperto al pubblico dalle ore 9 alle 17 con visite guidate dedicate alla scoperta della storia del sito e del suo profondo legame con la Via Appia.
Il progetto – spiegano dalla Fondazione in una nota – nasce con l’obiettivo di valorizzare la Via Appia come patrimonio storico, culturale e paesaggistico, promuovendo al tempo stesso la conoscenza del complesso monumentale di Tor Tre Ponti e della sua funzione storica nel sistema dei collegamenti tra Roma e il Sud Italia.
Durante le giornate di apertura, i visitatori saranno accompagnati da guide specializzate attraverso un percorso che approfondirà la storia della Regina Viarum, il sistema delle stazioni di posta lungo l’antica strada consolare, l’evoluzione architettonica del sito e il ruolo che questo luogo ha avuto nel territorio pontino nel corso dei secoli. Particolarmente significativo sarà l’appuntamento del 26 settembre, che vedrà anche la partecipazione di esperti e studiosi impegnati in un incontro divulgativo dedicato alla storia del complesso monumentale, al rapporto con la Via Appia e alle antiche stazioni di posta che scandivano il percorso della grande arteria romana.
“Con questo progetto – afferma il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Massimo Amodio – vogliamo restituire attenzione e centralità a un luogo profondamente legato alla storia della Via Appia e del nostro territorio. Tor Tre Ponti rappresenta un patrimonio culturale di grande valore, spesso poco conosciuto, che merita di essere raccontato e vissuto. Queste aperture straordinarie nascono proprio con l’obiettivo di offrire al pubblico un’occasione concreta per entrare in contatto con la storia del complesso monumentale e con il ruolo che questo luogo ha avuto lungo uno dei percorsi più importanti dell’antichità. È un’iniziativa che unisce tutela, divulgazione e valorizzazione culturale”.
“L’apertura straordinaria del Complesso Monumentale di Tor Tre Ponti – afferma il presidente della Provincia, Federico Carnevale – rappresenta un’importante occasione per continuare il percorso di valorizzazione della Via Appia Regina Viarum che la Provincia di Latina sta portando avanti con convinzione insieme ai territori, alle istituzioni culturali e alle realtà locali. Luoghi come Tor Tre Ponti custodiscono una parte fondamentale della nostra memoria storica e raccontano il ruolo strategico che la Via Appia ha avuto nei secoli come asse di connessione tra comunità, culture e territori. Valorizzare questo patrimonio significa oggi investire nella cultura, nella conoscenza e in una visione di sviluppo sostenibile capace di mettere in rete identità, turismo e territorio”.
Gli appuntamenti si svolgeranno il 6 giugno, l’11 luglio e il 26 settembre 2026, con apertura straordinaria del Complesso Monumentale di Tor Tre Ponti (Via Appia km 66,400 a Latina) dalle ore 9 alle ore 17. Ingresso gratuito.
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NOTIZIARI2 ore faGR Latina – 24 giugno 2026 ore 15
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NOTIZIARI11 ore faGR Latina – 24 giugno 2026 ore 7
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NOTIZIARI1 giorno faGR Latina – 23 giugno 2026 ore 16
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NOTIZIARI1 giorno faGR Latina – 23 giugno 2026 ore 7
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NOTIZIARI2 giorni faGR Latina – 22 giugno 2026 ore 15
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NOTIZIARI2 giorni faGR Latina – 22 giugno 2026 ore 8






