APPUNTAMENTI
Angela Iantosca ad Aprilia con il suo monologo “Disarmare. Voce del verbo amare”
APRILIA – Angela Iantosca torna in provincia di Latina con il suo monologo “Disarmare. Voce del verbo amare. Ovvero Spogliare l’Informazione delle Armi”, protagonista oggi del primo appuntamento degli “Aperitivi di pace” organizzati dalla Caritas di Aprilia e in programma alle 19,30 nell’oratorio parrocchiale della chiesa dei SS Pietro e Paolo di Aprilia.
La giornalista e scrittrice, dopo il successo de “La Ventiduesima Donna”, monologo teatrale che continua il suo tour e che è un viaggio nei suoi nove libri, torna in scena con un testo che vuole sollecitare una riflessione sul giornalismo, sulle ‘S’ (Sesso, Sangue e Soldi, Sport, Salute e Share…) che troppo spesso sono la vera ispirazione per i giornalisti, sui titoli e la deontologia, sulla necessità di interrogarsi in merito alla direzione di un mestiere che rischia di far arretrare sulla battaglia dei diritti.
Una riflessione che parte dal giornalismo, dalle parole di Papa Francesco pronunciate in occasione del Giubileo della Comunicazione e sottolineate con forza anche da Papa Leone XIV, per arrivare agli esseri umani, Uomini e Donne, sollecitati a rispondere alla domanda delle domande: “Adamo (ed Eva) dove sei?”.
Perché prima di essere giornalisti rispettosi di quel “giuramento di Ippocrate dell’informazione” che dovrebbe essere pronunciato per poter ottenere l’iscrizione all’Ordine, si è persone, si è genitori, figli, fratelli, sorelle, anziani e giovani nel mondo. Un mondo che dovremmo rendere “un’aiuola più abitabile” con le nostre scelte, parole e comportamenti. Con la mitezza e la gentilezza e quella prossimità nella comunicazione che dovrebbe seguire lo stile dei compagni di strada e del più grande Comunicatore di tutti i tempi.
E allora le parole diventano volti: quello di Salvatore, un papà carcerato che conosce il cambiamento, quello di Hamza, vittima come tanti di conflitti senza senso capaci di produrre solo dolore e sofferenza, e di Maria e Domenico, madre e figlio vittime del Kanun in Albania. Storie incontrate dalla Iantosca nel suo percorso di giornalista e, prima di tutto, di essere umano, che prendono vita inchiodandoci di fronte alle nostre responsabilità, alla necessità di una narrazione che corrisponda a quella verità che prima di tutto deve essere dentro di noi. Perché tutti ricordino che “Tutti i conflitti trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti” come diceva Don Tonino Bello.
Il monologo, promosso da Settimana della Comunicazione e Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ODV da maggio 2025 è in tour.
Dopo il debutto del 3 maggio in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa a Ronchi dei Legionari (Gorizia) per il Festival Leali delle Notizie, ha incontrato gli studenti del Canossa Di Brescia e quelli del Lunardi di Brescia; a Napoli ha incontrato il pubblico della Basilica di San Giorgio Maggiore, di Grottaglie (Taranto), di Roma nella sede di Civiltà Cattolica e nella sede romana delle Paoline per la XIII Assemblea dell’Apostolato “Comunicare la speranza”.
APPUNTAMENTI
Torna all’Abbazia di Fossanova il tradizionale Museo della Passione
Torna all’Abbazia di Fossanova il tradizionale Museo della Passione, un percorso immersivo dedicato alla preparazione spirituale alla Pasqua. L’iniziativa accompagnerà i visitatori alla scoperta degli ultimi giorni della vita di Gesù attraverso un racconto che unisce storia, fede e simboli della tradizione cristiana.
La Pasqua, cuore dell’anno liturgico, celebra la Resurrezione di Gesù e la vittoria della vita sulla morte. Il percorso del museo ripercorre i momenti centrali della Settimana Santa: dall’ingresso a Gerusalemme alla Via Crucis, fino alla crocifissione e alla Resurrezione.
Durante la visita saranno approfonditi anche alcuni dei simboli più significativi della Passione: le croci, il titulus crucis, la corona di spine e i chiodi che, secondo la tradizione, furono ritrovati nel 325 dopo Cristo da Elena di Costantinopoli. Nel racconto trovano spazio anche le figure storiche coinvolte nel processo a Gesù, come Erode Antipa e Ponzio Pilato, insieme al ruolo del Sinedrio.
Un riferimento particolare sarà dedicato anche alla Sindone di Torino, il lenzuolo di lino che, secondo la tradizione, avvolse il corpo di Gesù dopo la crocifissione. L’abbazia conserva una copia autentica non venerabile del telo.
Il percorso tocca inoltre il tema dell’Eucaristia e del sacrificio di Cristo, approfondito nella teologia di Tommaso d’Aquino, che interpretò il mistero eucaristico come atto di fede legato alle parole pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena.
L’evento, organizzato da padre Pablo Scaloni e padre Javier Nobile dell’Istituto del Verbo Incarnato, si terrà nel chiostro dell’abbazia nelle giornate del 22 e 29 marzo, dalle 15.30 alle 19.30. L’ingresso è gratuito e la visita guidata dura circa trenta minuti. L’iniziativa si svolgerà anche in caso di pioggia.
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Restauro terminato, riapre il Mausoleo di Munazio Planco a Gaeta
GAETA – Sarà restituito alla fruizione pubblica il Mausoleo di Munazio Planco a Gaeta. La cerimonia organizzata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina – che ha diretto il restauro – con il Comune di Gaeta, si terrà venerdì 13 marzo alle ore 11, presso il monumento, al termine di un articolato programma di interventi finalizzati alla tutela e alla valorizzazione del sito, tra i simboli più rappresentativi di Gaeta.
Oltre al restauro conservativo delle strutture, sono stati adeguati gli accessi e i percorsi di visita, migliorati gli apszi di accoglienza, creati pannelli didattici e un percorso multimediale interno, volto a garantire una fruizione più ampia, sicura e inclusiva.
Il Mausoleo, importante testimonianza di architettura funeraria di età romana, fu eretto nel I secolo a.C. per volontà dello stesso Munazio Planco (90 – 1 a.C. ca.), console nell’anno della battaglia di Filippi (42 a.C.), censore nel 22 a.C., collaboratore di Cesare e di Augusto.
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Luca Argentero diretto da Edoardo Leo al Teatro Nino Canale di Fondi
FONDI – Dalla serie Tv di successo Avvocato Ligas, al teatro. Luca Argentero sarà protagonista al Teatro Città di Fondi “Nino Canale” di “È questa la vita che sognavo da bambino?”, per la regia di Edoardo Leo. Lo spettacolo, scritto da Gianni Corsi, Luca Argentero e Edoardo Leo, con le musiche di Davide Cavuti, nell’ambito della rassegna proposta da Comune di Fondi e ATCL, Circuito Multidisciplinare del Lazio sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio, in collaborazione con Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci, sarà in scema il 28 maggio,
Luca Argentero (in foto credit Angelo Redaelli) racconta le storie di tre grandi personaggi dalle vite straordinarie che hanno inciso profondamente nella società, nella storia e nella loro disciplina. Raccontati sia dal punto di vista umano che sociale, con una particolare attenzione al racconto dei tempi in cui hanno vissuto: Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba, tre sportivi italiani che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere varie generazioni di italiani.
Luisin Malabrocca, “l’inventore” della Maglia Nera, il ciclista che nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso che arrivare ultimo, in una Italia devastata come quella del ‘46, faceva simpatia alla gente: riceveva salami, formaggi e olio come regali di solidarietà. Automaticamente attirò anche l’attenzione di alcuni sponsor, fino a farlo guadagnare di più l’arrivare ultimo che tentare la vittoria. In poco tempo è arrivata anche la popolarità. In lui le persone hanno riconosciuto l’antieroe che è nel cuore di ogni italiano, ma, insieme alla popolarità, sono arrivati nuovi sfidanti in una incredibile corsa a chi arriva ultimo.
Walter Bonatti, l’alpinista che dopo aver superato incredibili sfide con la roccia, il clima e la montagna, arrivato a oltre ottomila metri d’altezza, quasi sulla cima di una delle montagne più difficili da scalare del mondo, il K2, scoprì a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo è l’uomo stesso.Eppure, la grande delusione del K2 lo ha spinto ancora più in là a mettersi alla prova in nuove sfide in solitaria, nuove scalate impossibili e infine a viaggiare in tutto il mondo. Tutto ciò per trovare la cosa più importante della vita: se stesso.
Alberto Tomba, il campione olimpico che ha fermato il Festival di Sanremo con le sue vittorie. L’insolito sciatore bolognese che con la sua leggerezza nella vita e aggressività sulla pista è arrivato a essere conosciuto in tutto il mondo come “Tomba la bomba”. Uno dei più grandi campioni della storia dello sci che ha radunato intorno alle sue gare tutta la nazione, incarnando la rinascita italiana forse illusoria ma sicuramente spensierata degli anni ‘80.
Tre storie completamente diverse l’una dall’altra, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica, essere diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi.
Lo spettacolo è prodotto da Stefano Francioni Produzioni e organizzato da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci.
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