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VIA ARMELLINI
Oggi l’inaugurazione

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foto (1)LATINA – Alla presenza del sindaco Giovanni Di Giorgi e dell’assessore Giuseppe Di Rubbo è stata inaugurata questa mattina la nuova viabilità in via Armellini, la strada sita nel centro citatdino, accanto alla chiesa di S. Maria Goretti, che è stata aperta alla viabilità nei due sensi.

Si tratta di un’opera pubblica che va a riqualificare un’area su cui è stata effettuata la realizzazione di 3 edifici con 200 appartamenti, negozi ed uffici, il tutto frutto di una convenzione tra Comune e soggetti privati.

Oltre al compimento delle rete idrica, fognaria, telefonica e di tutte le forniture necessarie per una completa urbanizzazione dell’area, è stata creata anche una traccia Loges (Linea di Orientamento, Guida e Sicurezza) sistema costituito da superfici dotate di rilievi studiati appositamente per essere percepiti sotto i piedi, e visivamente contrastate, da installare sul piano di calpestio, per consentire a non vedenti ed ipovedenti di riconosce i luoghi ed eventuali fonti di pericolo.

Sono stati poi realizzati anche due parcheggi, uno in superficie e uno nel sottosuolo, il primo di proprietà comunale, il secondo privato.

I lavori, progettati dall’arch. Luca Baldini, sono stati compiuti da ditte locali.

“Si tratta di un importante intervento – ha affermato il sindaco Di Giorgi – che consente di riqualificare un’area posta al centro della città e fornire servizi ad un quartiere popoloso. Un’opera attesa da anni che si affianca anche al recupero e completa riqualificazione del centro sportivo “Samagor”. Questo intervento si inserisce in un quadro più ampio di opere pubbliche che l’amministrazione sta programmando e portando avanti al fine di fornire servizi ai nostri cittadini”.

“Dopo l’inaugurazione delle due rotonde di via Polusca e via dell’Agora – ha detto l’assessore Di Rubbo – e la riqualificazione dell’area antistante le autolinee di via Romagnoli, ecco l’apertura di via Armellini. Nei prossimi giorni completeremo i lavori di altri opere importanti, mentre sono tanti i cantieri aperti, tra cui quelli del PLUS per la riqualificazione del litorale. E’ questo il linguaggio con cui ci piace parlare, quello dei fatti concreti”.

 

 

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Giornata Mondiale della Croce Rossa, sulla facciata del Comune di Gaeta sventola la bandiera crociata

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GAETA – Sulla facciata del Comune di Gaeta sventola anche la bandiera della Croce Rossa. Ieri (martedì 5 maggio), in vista della Giornata Mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che si celebra l’8 maggio in memoria della nascita del fondatore Henry Dunant, il Sindaco Cristian Leccese ha ricevuto una delegazione del Comitato Sud Pontino della Croce Rossa Italiana, che ha consegnato simbolicamente al Primo Cittadino il vessillo dell’organizzazione. La bandiera resterà  esposta fino all’8 maggio, periodo durante il quale la sede municipale sarà inoltre illuminata di rosso “per sottolineare visivamente l’adesione della comunità ai valori di solidarietà e assistenza”. Questa iniziativa, che coinvolge numerosi comuni italiani in collaborazione con l’ANCI – spiegano dal Comune –  rappresenta un riconoscimento pubblico per il lavoro svolto dagli oltre 150.000 volontari attivi sul territorio nazionale, figure essenziali nel supporto ai cittadini più fragili e nella gestione delle emergenze.

“Ricevere e issare la bandiera della Croce Rossa sul nostro Palazzo Comunale è un gesto carico di significato che celebra un legame indissolubile tra l’Amministrazione e il Comitato locale,” ha dichiarato il Sindaco Cristian Leccese. “Questo vessillo rappresenta il coraggio silenzioso e la dedizione quotidiana di tanti volontari che, con spirito di sacrificio, garantiscono assistenza costante alla nostra comunità. In questi giorni in cui Gaeta si colora simbolicamente di rosso, vogliamo ribadire la nostra gratitudine a chi incarna i valori di umanità e neutralità, lavorando instancabilmente per un mondo più solidale e vicino a chi soffre.”

L’esposizione della bandiera e l’illuminazione del Comune si inseriscono in un programma più ampio di sensibilizzazione e prevenzione sanitaria che la Croce Rossa Italiana promuove su tutto il territorio per ribadire l’importanza dell’aiuto umanitario e della presenza costante nelle realtà locali.

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Gli Sbandieratori dei Rioni di Cori festeggiano 60 anni di vita: “Oggi è più difficile attrarre i giovani, ma vogliamo continuare la tradizione. Le donne sono bravissime”

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CORI – Gli Sbandieratori dei Rioni di Cori compiono 60 anni e festeggiano con tre eventi ai quali si aggiungeranno a fine anno anche un libro e un documentario. La bandiera, l’asta, la simbologia, gli allenamenti, i viaggi, la ribalta internazionale come alle olimpiadi di Seul,  i valori condivisi, e ora, da qualche anno, l’arrivo delle Sbandieratrici che hanno portato una ventata di novità nel gruppo.

“Il nostro scopo oggi è quello di continuare a portare avanti questa tradizione nel tempo, coinvolgendo quanti più giovani è possibile”, spiega il presidente Angelo Pianelli che ha ripercorso con noi la storia dell’istituzione corese, guardando al futuro.

Sessant’anni, una data importante, ma a chi venne l’idea nel 1966?

Siamo nati da un’idea del professor Giovanni Pistilli che aveva già avuto delle esperienze con altri gruppi allora presenti in Italia,  mise su questa squadra di giovanissimi all’epoca e iniziò a lavorarci sopra. Rispetto a quello che già esisteva furono fatte delle modifiche, soprattutto alla bandiera, perché venne ripensata con un drappo differente ma soprattutto con un’asta di legno che ha messo alla prova chi l’ha utilizzata perché, a differenza delle altre aste che hanno comunque un bilanciamento per cui quando viene lanciata la bandiera in qualsiasi modo ricade nella maniera giusta, la nostra asta invece ha bisogno di un utilizzo un po’ più tecnico. Bisogna saperla lanciare altrimenti torna giù in modo sbagliato.

Il vostro modello di asta riprende le tecniche antiche degli sbandieratori, quindi c’è un motivo per cui è stata fatta così?

Esatto, il motivo risale  molto indietro nel tempo, all’epoca degli alfieri che utilizzavano la bandiera come metodo di comunicazione più che altro, questa è un po’ la storia. Dietro c’era tutto uno studio legato ai simboli, che poi nel nostro caso sono riferiti alle famiglie coresi e a tutto quello che c’è nella nostra città. E ai rioni, chiaramente.

Quanti siete?

Siamo tanti.  La forza attiva conta circa 50 persone che sono quelle che vengono chiamate per le varie esibizioni che noi facciamo in ambito locale, nazionale e internazionale. Faccio un esempio: possiamo partecipare a una festa paesana, piuttosto che a una cerimonia, ci chiamano a volte anche per i matrimoni, oppure per andare a fare dei veri e propri spettacoli su palcoscenici  internazionali. Abbiamo partecipato all’apertura dei giochi olimpici a Seoul nel 1988, abbiamo fatto diverse esibizioni negli Stati Uniti, in Asia, all’Expo a Tokyo, quindi insomma abbiamo fatto dei viaggi importanti.

A che età si comincia a sbandierare?

Si comincia più o meno intorno ai 14 anni, perché è l’età in cui il giovane inizia ad avere la struttura adatta per poter maneggiare soprattutto la bandiera, che è quella un po’ più complicata, mentre il tamburo e la chiarina sono un po’ più semplici, però diciamo più o meno l’età è quella lì.

E che tipo di allenamento fate?

Noi facciamo un allenamento due volte a settimana, che dura mediamente un paio d’ore;  i vari settori si suddividono, quindi ci sono i tamburi che si allenano per conto loro, le chiarine, gli sbandieratori, e alla fine, nella parte finale delle due ore, ci si assembla e si provano i vari spettacoli. Noi abbiamo tra le cose particolari una squadra di acrobati, che fanno lo spettacolo utilizzando la bandiera, inserendo delle evoluzioni acrobatiche, è una cosa abbastanza unica.

In qualche modo è anche uno sport per i giovani del paese?

Assolutamente sì, soprattutto, ripeto, per chi decide di utilizzare la bandiera, c’è bisogno comunque un minimo di preparazione, un minimo di struttura fisica, perché reggere 20-25 minuti e anche delle sfilate, che durano a volte anche chilometri, non è sicuramente cosa semplice, soprattutto se pensiamo all’estate, alle alte temperature, con dei costumi che sono comunque pesanti.

E da qualche anno ci sono anche le donne

Sì esatto, nel 2022 abbiamo deciso, dopo tutta una serie di valutazioni, ma comunque noi eravamo assolutamente propensi a inserire la figura femminile all’interno del gruppo. Oggi abbiamo una squadra abbastanza folta, dove ognuna sta ricoprendo un ruolo, quindi abbiamo donne che suonano il tamburo, che suonano le chiarine, e anche donne sbandieratrici, tra l’altro molto brave.

Come festeggerete i primi Sessanta?

La festa di quest’anno è stata pensata per fare più eventi durante l’anno. Abbiamo suddiviso in tre blocchi i nostri 60 anni, quindi tre ventenni. Iniziamo sabato a Cori, in occasione della festa della Madonna del Soccorso, dove inaugureremo una mostra e ci sarà un’esibizione degli allora giovani, che faranno uno spettacolo di un quarto d’ora. Poi ci sarà un altro appuntamento a luglio, e lo faremo nel piazzale della Chiesa di Sant’Oliva,  dove c’è il museo, ci sarà anche una visita guidata, e anche lì ci sarà un’altra mostra del secondo ventennio, e poi ce ne sarà un’altra d’ottobre a Palazzo Riozzi, che è un palazzo storico che si trova nella parte bassa del paese, anche lì ci sarà una mostra e l’esibizione di quelli che sono gli attuali protagonisti del gruppo.

Un’ultima cosa, naturalmente queste esibizioni sono aperte al pubblico, anche non corese?

Assolutamente sì, anzi noi speriamo che più di qualcuno venga a vederci, che qualcuno possa interessarsi al nostro gruppo, alla nostra associazione, perché comunque ci stiamo accorgendo che in quest’epoca i giovani sono distratti da tante altre cose e diventa sempre più difficile coinvolgerli in una realtà del genere. Chi si avvicina difficilmente va via, ma la difficoltà è proprio farli avvicinare. Per questo cerchiamo di mettere in campo più iniziative possibili attraverso le scuole, attraverso anche il passaparola, le amicizie, perché comunque il nostro scopo è quello di portare avanti il più possibile questa tradizione, questo senso di appartenenza, anche dei valori che poi si creano all’interno del gruppo: l’amicizia, il rispetto, l’educazione, la disciplina.
Ecco questo è quello che cerchiamo di fare.

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Inaugurato a Latina il nuovo Lazio Media Desk della Fondazione Roma Lazio Film Commission

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lazio media desk

È stato inaugurato a Latina, presso lo Spazio Attivo LOIC Latina, il nuovo Lazio Media Desk promosso dalla Fondazione Roma Lazio Film Commission, con l’obiettivo di rafforzare il sistema regionale dell’audiovisivo e costruire un vero e proprio distretto diffuso tra Roma e le province. Il nuovo hub nasce in connessione con la rete degli Spazi Attivi di Lazio Innova e si inserisce in una strategia che punta a mettere in relazione imprese, professionisti e grandi produzioni nazionali e internazionali.

«La provincia pontina offre un patrimonio paesaggistico e professionale di grande valore che può diventare una risorsa strategica per il settore audiovisivo», ha dichiarato Lorenza Lei, amministratore delegato della Fondazione Roma Lazio Film Commission, sottolineando il ruolo del Media Desk come punto di connessione tra territorio e industria cinematografica.

L’iniziativa si inserisce nel quadro del Programma Regionale FESR 2021-2027 e prevede attività di supporto alle produzioni, assistenza per permessi e location scouting, oltre a strumenti dedicati alle imprese locali attraverso la Guida alla Produzione. Nel biennio 2024-2025 la provincia di Latina ha ospitato 14 progetti audiovisivi, tra film e produzioni seriali, confermando un ruolo sempre più centrale nella geografia produttiva del Lazio.

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