VIDEO
L’inno del 118, l’idea di Christian Manzi per promuovere il lavoro degli operatori dell’emergenza
LATINA – E’ nato da un’idea dell’infermiere Christian Manzi, realizzata con la collaborazione dei Cosentino Brothers e di Andrea Bruzzese, l’Inno del 118 per promuovere l’attività degli operatori dell’emergenza sanitaria. “Per essere un vero professionista del Soccorso bisogna saper aiutare, trasmettendo sempre allegria e felicità, per un risultato migliore”, spiegano gli autori a tempo di rap. Il video pubblicato su Youtube sta diventando virale e ha già ottenuto quasi 33mila visualizzazioni.
QUI IL TESTO
Corriamo per le strade ma con attenzione
In soccorso di chi è preda della disperazione
E dopo molti anni di questa professione,
abbiamo dato una risposta ad una lunga riflessione
La gente in questo mondo è in grande confusione
Poi metti che qualcuno è un po’ fannullone!
La gente in questo mondo è in grande confusione
Poi metti che qualcuno è un po’ fannullone!
Per noi non cambia niente sempre più veloci
Attenti e prudenti diciamo precoci
Dall’ ambulanza noi scendiamo di corsa,
con il bombolino O2 il DAE e la Borsa
vediam per prima cosa la sicurezza
poi segni, sintomi e qualche altra accortezza
ABCDE questo è il nostro protocollo
Come già vi ho cantato e vedete non mollo!
A sirene spiegate noi corriamo ad aiutare
Chi improvvisamente accusa un malore
O chi per la strada per caso ha fatto il botto!
Li aiutiamo noi…….. Siamo i ragazzi del 118!
1° turno dalle 8:00 alle 20:00
Speriamo che nessuno oggi perda i sensi
2° turno dalle 20:00 alle 8:00
come è andata oggi no … niente di rotto
Ogni urgenza dall’ altra è diversa
C’è chi si soffoca e chi cade dalla finestra
C’è chi non riesce più ad evacuare
O peggio chi non riesce più a respirare
quando ho iniziato io questo lavoro,
mi dicevano che non avrei mai resistito
ma oggi io vi dico che lo adoro
anzi è il più bello che sia mai esistito
la gente ancor per poco sarà in confusione
e non ci sarà più nessun fannullone
perché noi da oggi abbiamo il nostro motto!
Siamo i ragazzi del 118!
A sirene spiegate noi corriamo ad aiutare
Chi improvvisamente accusa un malore
O chi per la strada per caso ha fatto il botto!
Li aiutiamo noi…….. Siamo i ragazzi del 118!
purtroppo molti non lo prendono sul serio
e ci rimette chi ne ha bisogno davvero!
Un lavoro come un altro io non direi proprio
Ci vuole volontà e capacità
Serve preparazione e determinazione
Se non ci metti il cuore che lo fai a fare
Se non vuoi bene agli altri anzi prima a te stesso!
Il paziente se lo sente è paziente mica fesso!
A sirene spiegate noi corriamo ad aiutare
Chi improvvisamente accusa un malore
O chi per la strada per caso ha fatto il botto!
Li aiutiamo noi…….. Siamo i ragazzi del 118!
Il video ha come scopo trasmettere allegria e felicità a chi professionalmente dedica gran parte della sua vita al servizio della salute, non ha nessuno scopo didattico o formativo ma solo di sensibilizzazione.
ATTUALITA'
Le Opere Bluff, il video
CRONACA
Scafista arrestato a Latina: si nascondeva in un centro di accoglienza
LATINA – La polizia ha arrestato oggi un cittadino nigeriano che ha fatto da scafista in uno degli ultimi viaggi della speranza dalle coste dell’Africa a Lampedusa, finito tragicamente. Si era nascosto tra i naufraghi sfuggendo all’arresto ed era arrivato nel capoluogo.
I FATTI – Tutto è partito dal racconto di un cittadino ganese, J.O. di venticinque anni, ospite della struttura di accoglienza “La Ginestra” a Borgo Sabotino, reduce da una traversata via mare insieme a tanti altri migranti terminata il 17 novembre scorso a Porto Empedocle grazie all’intervento di una pattuglia della Guardia Costiera, che raccolse l’imbarcazione oramai alla deriva a poche miglia dalla costa.
L’imbarcazione, una delle tante “carrette del mare”, partita dalla città libica di Zuara, portava a bordo circa cento persone di varie nazionalità: Nigeria, Senegal, Gambia, Gana, Guinea Bissao. Il racconto del ragazzo ganese parte dai mesi precedenti l’imbarco, quando insieme ad un amico d’infanzia avevano deciso di lasciare il paese ed arrivare fino in Libia, la terra/ponte dalla quale raggiungere il sogno dell’Europa. In Libia trascorrono mesi a lavorare, sfruttati come mano d’opera a pochi dollari alla giornata, per racimolare la cifra necessaria per pagare il viaggio ai trafficanti di uomini: 1000 dollari.
Dopo qualche mese, tutti i candidati al viaggio della speranza furono svegliati e fatti salire su tre camion, ammassati nella parte posteriore e coperti solo dal telone, nelle mani degli uomini della tratta. Giunti sulla spiaggia, ad attenderli una barchetta senza copertura o stiva, un gozzo, su cui, dopo essere stati perquisiti e spogliati di tutti gli averi da parte di uomini armati, vengono fatte salire circa 100 persone. E’ sulla barca che i migranti conoscono gli scafisti, due persone con compiti ben precisi: uno al timone e ai comandi e l’altro alla bussola con le carte nautiche.
Durante la drammatica traversata, a causa del mare mosso, 7 occupanti l’imbarcazione cadono in mare, come riferito da J.O. che perde il proprio amico d’infanzia proprio in questa occasione, due corpi verranno successivamente recuperati dai mezzi di soccorso. I due scafisti diventano anche aguzzini, perché per mantenere la calma sull’imbarcazione e impedire che ci si attardi per recuperare chi cade in mare, minacciano e colpiscono i migranti disperati ed impauriti. Per ironia della sorte J.O., dopo essere stato recuperato ed accolto nel centro di Porto Empedocle, sarà destinato ad una casa di accoglienza a Latina insieme a poco più di una decina di ragazzi con cui ha condiviso lo stesso viaggio, tra cui anche uno degli scafisti, soprannominato “compasman”, per il fatto di avere la bussola durante la traversata ed essere responsabile della rotta, che grazie al fatto che nessuno aveva parlato si era confuso con gli altri durante lo sbarco.
Dopo mesi di paure e reticenze, il ragazzo ganese, insieme agli altri compagni di viaggio, grazie anche al lavoro svolto dalle mediatrici della casa di accoglienza, decidono di denunciare il loro aguzzino, il quale anche nel periodo di permanenza nella struttura di Borgo Sabotino, si contraddistingue per essere di indole violenta ed insofferente alle regole del centro, tanto da raccogliere anche delle denunce da parte dei responsabili.
L’attività investigativa svolta dalla Digos ha permesso di riscontrare tutto il racconto fatto dai testimoni e di raccogliere gli elementi di prova per un fermo di Polizia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dato il pericolo concreto da parte di I.T., nigeriano di 23 anni, di poter fuggire, d’intesa con le Procure della Repubblica di Agrigento, competente per i reati connessi allo sbarco del 17 novembre 2014, e Latina competente territorialmente per il fermo.
Sono ancora in corso le indagini per raccogliere ulteriori elementi di prova a carico del cittadino nigeriano per i reati di tratta e omicidio, oltre a ricercare elementi per individuare tutti gli altri soggetti responsabili dei fatti contestati.
SPORT
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