AMBIENTE
Siccità a Ninfa, come salvare il Giardino più bello del mondo. L’analisi del geologo Massimo Amodio
LATINA – “Le precipitazioni a Latina negli ultimi 6 mesi ammontano a circa 165 mm, contro i 405 della serie storica, circa il 60 % in meno”. E’ uno dei dati scientifici riportati nella relazione del geologo Massimo Amodio, consigliere della Fondazione Caetani che gestisce il monumento naturale di Ninfa e Pantanello. L’esperto nella sua lunga lettera indirizzata ai vertici dell’ente e resa nota dalla Fondazione per il suo valore generale, analizza la situazione pensando al futuro del Giardino più bello del mondo, e inquadrando la grave siccità che ha colpito l’Agro Pontino nel contesto più vasto dei mutamenti climatici.
“Mi piacerebbe – scrive l’esperto – che questa riflessione costituisse la base di un tavolo, nel quale affrontare il problema della risorsa idrica nei nostri territori, non con un approccio emergenziale, ma con la necessaria serietà che la gestione di un bene finito, deperibile, ma nello stesso tempo inestimabile, richiede”.
CAMBIAMENTI CLIMATICI – “Il riscaldamento attuale sta avvenendo circa dieci volte più velocemente rispetto al tasso medio di riscaldamento delle fasi interglaciali. Le evidenze sono oramai molteplici, oltre l’aumento globale della temperatura: il riscaldamento degli oceani, la riduzione delle masse si ghiaccio artiche e sui continenti, la diminuzione delle coperture nevose, la risalita del livello medio dei mari, eventi meteo marini estremi (è di questi giorni l’attenzione sull’uragano Harvey), l’acidificazione degli oceani. Non possiamo fare a meno di considerare questi fenomeni non più lontani nel tempo e nello spazio, ma accanto a noi, presenti nelle nostre scelte operative e gestionali. Gli effetti, che non possiamo più definire “futuri”, già li vediamo, anche sui nostri territori: incendi più frequenti, periodi di siccità più lunghi e un aumento del numero, della durata e dell’intensità delle tempeste tropicali. I cambiamenti continueranno per molte decadi, le stagioni calde ed aride si allungheranno, i modelli di precipitazione cambieranno, ci saranno siccità prolungate ed ondate di calore – come quest’anno – e così via”.
GLI EFFETTI LOCALI – Gli effetti sono ben visibili a livello locale e rischiano di danneggiare luoghi che fino a ieri abbiamo considerato in qualche modo intoccabili. La relazione lo evidenzia in maniera chiara e con dati scientifici: “Il livello del Lago di Ninfa si è abbassato (di circa 40 cm); la portata del fiume si è ridotta drasticamente con una progressione che – iniziata già dal mese di maggio – prosegue tuttora e troverà il suo minimo tra circa 30-40 giorni. Il primo di agosto abbiamo fatto eseguire, come sai, una misura di portata sulla sezione del Fiume immediatamente a valle delle mura, per poter disporre almeno di un dato, seppur puntuale, e non solo di valutazioni “spannometriche”: il risultato ottenuto è di 228 litri/secondo. Si tratta di una portata pari a circa 1/5 delle portate medie degli ultimi 15 anni.
IL CAVATA – “La diminuzione di portate di quest’annata, infine, non riguarda il solo Fiume Ninfa, che pur ci interessa molto da vicino; a titolo di esempio segnalo che il Fiume Cavata, nello stesso periodo – scrive Amodio – ha registrato all’altezza della Migliara 41 una portata che è circa la metà confrontata con le serie storiche”.
LA GESTIONE DELLA RISORSA – Nella relazione vengono evidenziate anche le profonde contraddizioni nella gestione a volte sconsiderata della risorsa: restando sempre alla zona di Latina “con questa siccità – scrive Amodio – non è stato chiesto nessun sacrificio, neppure minimo, ai cittadini” senza considerare che Acqualatina ha distribuito acqua per annaffiare giardini e riempire piscine private con un consumo di milioni di litri al giorno e non risulta siano state elevate sanzioni.
“Potrebbe sembrare poca cosa, ma non è così. Mi azzardo a fare una stima: in una città come Latina (con il suo tessuto urbano e le sue tipologie edilizie) non è lontano dalla realtà ipotizzare che il verde privato occupi il 5 – 10 % della superficie urbana; per tenere verde
un prato in estate occorrono dai 5 ai 10 litri/mq al giorno che moltiplicati le superfici ipotizzate assommano ad una portata di 50 – 60 litri/secondo per 24 ore al giorno, per tutto il periodo estivo, cioè quello siccitoso; si tratta di milioni di litri al giorno. Io ho visto quasi tutti prati verdi in città questa estate, e le piscine tutte piene! Non ho visto però, né mi è mai giunta notizia di alcun vigile urbano intento ad elevare sanzioni a chi disattende l’ordinanza sindacale che, come ogni anno, anche all’inizio di questa estate è stata
emessa, sul divieto di utilizzo dell’acqua potabile per gli scopi sopra descritti”.
NESSUN DATO DA ACQUALATINA – “Inoltre, continua ad essere del tutto assente da parte del Gestore una comunicazione, esatta e controllabile, del rapporto tra i prelievi e i quantitativi di acqua che effettivamente giungono all’utenza, forse perché renderebbe troppo evidente l’inefficienza delle reti di distribuzione; né mi risultano piani di sostituzione delle condotte stesse, che in molte parti denunciano la loro vetustà con continue rotture e perdite. Il mio pensiero conclusivo, in relazione all’uso idropotabile della risorsa, è il seguente: d’accordo che è l’uso prioritario, ma non c’è nessuna norma che approvi gli sprechi o che impedisca di chiedere qualche sacrificio anche al cittadino, oltre che al comparto agricolo ed al sistema ambientale! E’ quindi una questione di governance.
AGRICOLTURA VITTIMA E CARNEFICE – Il comparto agricolo ha sofferto gli effetti della stagione critica. Ma anche l’agricoltura non è indenne da colpe. Per anni – scrive Amodio – si sono incentivate (anche attraverso finanziamenti pubblici, regionali, statali e comunitari) colture altamente idroesigenti (vedi kiwi) e nelle serre si usa acqua come antigelo d’estate e d’inverno, senza alcuna differenza di prelievo. Per non parlare delle decine di migliaia di pozzi abusivi con un sovrasfruttamento.
E’ necessario per Amodio attivare un sistema organico e complessivo di monitoraggio che oggi manca e stabilire azioni che tengano conto di tutti i fattori.
COSA FARE PER NINFA? – “Il futuro di Ninfa e delle sue acque dipende quindi dall’uomo e dalle sue molteplici esigenze – scriveva 37 anni fa il geologo e docente Paolo Bono – Resta inteso comunque che, prima di giungere a precise scelte indirizzate verso una più intensiva utilizzazione del patrimonio idrico naturale, è necessario che egli conosca a fondo innanzi tutto quali sono le reali risorse disponibili, come tali risorse possano rinnovarsi nel tempo e le conseguenze che uno sfruttamento incontrollato e selvaggio può arrecare all’ambiente e di riflesso a lui stesso. Solamente allora l’uomo potrà fare le sue scelte e programmare come utilizzare nel migliore dei modi tale patrimonio, non inesauribile.”
Per quanto riguarda Ninfa occorre – conclude Amodio – provare a pensare, sfidando anche ritrosie, ad un progetto di modifica/adattamento del Giardino ai cambiamenti climatici in atto e che – certamente – non retrocederanno dal loro percorso per decenni”.
AMBIENTE
Terracina, 70 tartarughine prendono il mare: il nido di Caretta caretta si schiude dopo tre giorni
È stata una schiusa da record quella del nido di tartaruga Caretta caretta individuato il 6 luglio scorso nella zona del Residence Orsa Maggiore, a Terracina. Sono state 70, su un totale di 75 uova, le tartarughine riuscite a completare il percorso e a raggiungere il mare al termine di una schiusa iniziata la sera del 24 agosto e conclusa con l’attività di escavazione e censimento del nido il 28 agosto.
Si tratta del quinto nido individuato nel 2026 lungo la costa della provincia di Latina e rientra in una stagione particolarmente significativa per la presenza della Caretta caretta sul litorale pontino. Complessivamente, secondo i dati forniti da Legambiente Terracina, sono 11 i nidi censiti quest’anno sul territorio provinciale: tre a Sabaudia, oltre a quelli di San Felice Circeo, Gaeta, Terracina, Ventotene, Sperlonga, Formia e Latina.
La schiusa del nido di Terracina è stata seguita dai Tartawatchers di Legambiente Terracina insieme agli esperti della rete Tartalazio e del progetto Life Turtlenest. Fondamentale anche il contributo delle volontarie autorizzate dal Ministero Patrizia Pagliaroli e Annalaura Rossi, che hanno partecipato alle attività di monitoraggio e al censimento, consentendo di raccogliere e incrociare i dati scientifici relativi al nido.
La stagione di monitoraggio è stata accompagnata da numerose iniziative di sensibilizzazione, tra cui la tappa nazionale del Tarta Beach Tour del 19 luglio e gli appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla tutela delle tartarughe marine organizzati con gli operatori del territorio. Un’attività che proseguirà domenica 6 settembre con il “Tarta Café”, in programma dalle 17 alle 19 sulla spiaggia comunale ex Proinfantia, in viale Circe.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Terracina e dalla Provincia di Latina, vedrà la partecipazione dei Tartawatchers di Legambiente, dello staff di Life Turtlenest, di Tartalazio e della Capitaneria di Porto di Terracina. L’obiettivo è creare un momento di confronto tra ricercatori, volontari, studenti, cittadini e amministratori e illustrare le attività realizzate per proteggere i nidi e accompagnare le schiuse.
Tra i temi al centro dell’incontro ci sarà anche quello dell’inquinamento luminoso. Le luci artificiali presenti lungo le aree costiere urbanizzate possono infatti interferire con l’orientamento delle tartarughine appena nate, che generalmente emergono dal nido nelle ore notturne e devono individuare la direzione del mare. Verranno quindi illustrate le linee guida di Legambiente e Life Turtlenest per ridurre l’impatto dell’illuminazione sulle spiagge.
Il “Tarta Café” sarà inoltre l’occasione per presentare il progetto “Tarta Latina”, realizzato dal Circolo Legambiente Terracina grazie a un contributo a fondo perduto della Provincia di Latina ottenuto con il massimo punteggio. Il progetto punta a costruire una rete provinciale di soggetti coinvolti nel monitoraggio e nella tutela dei nidi, con particolare attenzione alle aree costiere maggiormente interessate dalla presenza turistica.
Tra gli obiettivi ci sono la protezione dei siti di nidificazione, la riduzione dell’inquinamento luminoso e acustico, la pulizia delle spiagge e del mare dalla plastica e la sensibilizzazione di cittadini, turisti e operatori balneari sui comportamenti da adottare durante la stagione della nidificazione.
«Siamo particolarmente soddisfatti della bellissima schiusa del nido di Terracina, scoperto il 6 luglio grazie al nuovo servizio regionale di air monitoring, con ben 70 piccole carettine avviate al mare», sottolinea Anna Giannetti, presidente di Legambiente Terracina e consigliera nazionale dell’associazione, ricordando anche il riconoscimento di Terracina come Comune “Amico delle Tartarughe” e la conferma, per il terzo anno consecutivo, delle Tre Vele di Legambiente.
L’appuntamento di domenica sarà dunque un momento per celebrare il risultato ottenuto, ma soprattutto per mantenere alta l’attenzione su una specie che continua a scegliere le coste pontine per deporre le proprie uova e sulla necessità di rendere sempre più efficace la tutela dei suoi habitat.
AMBIENTE
“Una secchiata di vita”, Legambiente promuove due giornate di soccorso idrico ai giovani alberi di Parco San Marco
LATINA – Il Circolo Arcobaleno di Legambiente organizza l’iniziativa “Una secchiata di vita” per il soccorso idrico agli alberi di Parco San Marco. Oggi dalle 19:30 alle 20:30 e alla stessa ora di venerdì 4 settembre, ogni cittadino può portare con sé un innaffiatoio, un secchio o una tanica per dare acqua agli alberi in questa estate di grande siccità. “Un piccolo gesto di ognuno può fare la differenza e salvare le piante più giovani e fragili del nostro parco”, dicono gli organizzatori sottolineando come la siccità e le alte temperature registrate da oltre due mesi a questa parte, stiano mettendo in grande sofferenza gli alberi della collina dell’area verde.
Come è noto, gli alberi giovani devono essere annaffiati nei primi anni di vita perché il loro apparato radicale è ancora piccolo e superficiale e non riesce a trovare l’acqua in autonomia.
AMBIENTE
Terracina, si è schiuso il nido di tartaruga marina di Orsa Maggiore
TERRACINA – Si è schiuso un altro nido di tartaruga marina Caretta caretta, quello censito dagli esperti di Tartalazio sulla costa di Terracina, davanti al residence Orsa Maggiore. Le tartarughine appena nate, da sole, senza bisogno che i volontari realizzassero un corridoio per accompagnarle nella loro corsa verso il mare, sono riuscite a raggiungere la riva e si sono immerse. I biologi della rete, ieri pomeriggio hanno raggiunto l’area appositamente recintata a inizio stagione dove hanno trovato i gusci che sono stati messi in fila per stimare quanti esemplari siano nati. Un’attrazione per turisti e residenti che hanno scelto il lungomare tra San Felice Circeo e Terracina per le vacanze estive, ieri in tanti si sono radunati intorno agli esperti di Tartalazio impegnati nel loro lavoro, ricevendo informazioni e una piccola lezione di educazione ambientale.
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Salvatore Valerio
7 Settembre 2017 at 19:36
Come gia’ho scritto e commentato per altri social bisogna fare un uso razionale dell’acqua .
Imitare un po’ gli israeliani:
Per le ” bombe d’acqua,fare invasi che raccolgono gli esuberi.
Le piante fanno anche da fitodepurazione.in parte si puo’ utilizzare anche le acque sporche opportunamente depurate.quello che e’ importante dargli l’acqua di cui necessitano attraverso trasduttori di umidita’.
Personalmente io creo oasi nei deserti:allevo bambu’ con pochissima acqua.