Lunanotizie.it

ECONOMIA

AGROMAFIE E CAPORALATO, IL DOSSIER
I numeri dell’Agro pontino e il caso Latina

Pubblicato

caporalatoLATINA – Si terrà sabato 15 Febbraio alle ore 16.00, presso il Liceo G.B. Grassi di Latina in Via P. Sant’Agostino 8, l’incontro pubblico promosso dalla Flai-Cgil, Legambiente e Libera sul tema delle agromafie e caporalato. L’iniziativa si inserisce nella folta lista di appuntamenti verso la manifestazione del prossimo 22 Marzo a Latina, Radici di Memoria Frutti di Impegno, promossa per celebrare la XIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

L’iniziativa – che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti delle Istituzioni locali,dell’associazionismo, del sindacato e della comunità Sikh – ha come obiettivo l’emersione dei tanti fenomeni di illegalità presenti sul territorio, in particolare legati alle condizioni di lavoro nel settore agricolo, al rispetto dell’ambiente e del territorio e, più in generale, alla massiccia infiltrazione e radicamento delle organizzazioni mafiose nel territorio pontino e in tutta la regione Lazio; dal caporalato al riciclaggio di capitali illeciti, dalla tratta dei lavoratori stranieri al sistema diffuso di violenze continue e sopraffazioni a cui sono costretti a sottostare migliaia di indiani e le loro famiglie.

La manifestazione sarà introdotta dalle relazioni di Giovanni Gioia (segr. gen. della Flai CGIL diLatina) e da Marco Omizzolo (coordinatore provinciale di Legambiente) che descriveranno le diverse problematiche del territorio pontino legate al settore agricolo e alle politiche per la valorizzazione e tutela del territorio. Seguiranno gli interventi di Rossella Muroni (direttrice nazionale di Legambiente) e di Roberto Iovino (Flai Nazionale) che metteranno a confronto i casi di illegalità riscontrati nel territorio pontino con l’attuale contesto nazionale, per concludere è previsto l’intervento di Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera. Le organizzazioni promotrici dell’evento distribuiranno un documento con dei dati sui principali punti critici legati al fenomeno del caporalato, delle agromafie e delle ecomafie nel territorio pontino.

IL DOSSIER – I lavoratori impiegati in agricoltura nel Lazio sono complessivamente 37.404 (dati INPS 2011). L’agricoltura laziale da sempre ha una forte centralità nell’economia regionale; nonostante rappresenti poco meno del 2% del PIL regionale (bisogna tener presente che solo i servizi nel producono l’84%), è soprattutto la quota relativa all’indotto, ai mercati ortofrutticoli e alla presenza di forti distretti di trasformazione agroalimentare industriale a rendere l’agricoltura laziale tra le più importanti in Italia e in Europa. Questo straordinario potenziale viene spesso mortificato dalla forte presenza dell’illegalità in questo settore. Secondo i dati Istat (2011) il Lazio sarebbe medaglia d’oro per percentuale di lavoro sommerso in agricoltura (media regionale del 32,8%); in sostanza ci sarebbero più di 15.000 (ma forse sono molti di più) lavoratori “invisibili”, impiegati illegalmente nelle campagne laziali. Rispetto a questi numeri è quasi impossibile quantificare l’evasione contributiva e la mancanza di introiti per lo Stato anche perché spesso l’irregolarità lavorativa, soprattutto per le stagionalità delle raccolte agricole, si sovrappone a tanti altri fenomeni illegali, quali il caporalato, la tratta degli essere umani, la riduzione in schiavitù e l’infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione della manodopera (come affermato dall’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia). A dimostrarlo sono i dati in merito agli arresti; solo nel 2012 sono stati circa 550 le persone arrestate per queste tipologie di reato su tutto il territorio laziale.lATINA

 IL CASO LATINA  – È soprattutto la provincia di Latina a preoccupare gli operatori del settore, considerando che, secondo le stime della Flai Cgil, essa è il territorio che ospita più della metà dei lavoratori irregolari dell’intera regione. Solo negli ultimi due anni sono state più di 30 le denunce per riduzione in schiavitù, caporalato e sfruttamento lavorativo; fenomeni che hanno visto soprattutto la comunità Sikh (indiani provenienti dal Punjab) al centro dei fenomeni di sfruttamento. Salari bassissimi (circa 2 euro l’ora a fronte dei 8.26 previsti dal contratto!), orari improponibili (10/12 ore di lavoro al giorno invece delle 6 ore e 40 minuti previsti dal contratto) e condizioni abitative del tutto inadeguate, queste sono le principali problematiche sul territorio pontino. Tale contesto favorisce il radicamento della criminalità organizzata nel settore agricolo. La forte disponibilità economica e il possesso d’ingenti quantità di denaro contante sono una leva impareggiabile per un settore con un’incidenza del sommerso così rilevante, il che danneggia la competitività dell’intera economia regionale. Ma la pervasività della criminalità organizzata è testimoniata anche dalla forte presenza di terreni agricoli confiscati alla criminalità, dallo sversamento illegale dei rifiuti in terreni originariamente destinati all’agricoltura e dai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto il Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Le inchieste Bilico e Sud Pontino (DDA Napoli) hanno svelato un patto tra le diverse criminalità (Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra) per la gestione del mercato; inchieste che hanno portato ad importanti arresti e alla richiesta di scioglimento (respinta) del Comune di Fondi.

NUMERI – Nei registri anagrafici in capo all’Inps (anno 2012) risultano iscritti 16.827 braccianti disseminati nel territorio provinciale, la maggiore concentrazione di braccianti si trova nei Comuni più grandi: Latina (2500), Aprilia (1024), Cisterna (1478), Fondi (1187), Sezze (1516), Sabaudia (1883), Terracina (2889).Le aziende agricole registrate presso la Camera di Commercio di Latina al 31 dicembre 2013 sono 9500 di cui solamente 3400 assumono stabilmente manodopera, altre 3000 hanno l’esenzione alla contabilità e non assumono, altre 3000 sono piccole aziende spesso a conduzione familiare. Di fatto sono 6000 le aziende agricole propriamente dette.Basta guardare i numeri per capire che 16827 braccianti da distribuirsi su 6000 aziende significa circa 3 braccianti ad azienda; se questa proporzione la dividiamo invece per le 3400 che stabilmente assumono manodopera, significa 5 braccianti ad azienda agricola. Se aggiungiamo che moltissime delle 3400 aziende agricole hanno estensioni territoriali significative per diverse decine di ettari, si evince facilmente che esiste una sacca di lavoro nero di dimensioni significative. Relativamente al meccanismo di controllo della manodopera e per farsi un’idea della grandezza del fenomeno citiamo un dato del 2011: a seguito del decreto flussi che in provincia di Latina prevedeva 6500 unità furono presentate presso la Prefettura di Latina oltre 25000 richieste, quattro volte la necessità dichiarata!

Dalle nostre stime, approssimative e basate sul numero delle aziende, l’estensione territoriale e gli indici di congruità, risulta circa il triplo della manodopera bracciantile, spesso retribuiti in nero, soprattutto migranti provenienti da Paesi Terzi, condannati a vivere in condizioni prossime alla riduzione in schiavitù, costretti a pagare per i permessi di soggiorno, per alloggi fatiscenti, per essere portati al lavoro. Un mercato delle braccia gestito da caporali locali ed etnici che oltre alle condizioni sopra citate genera anche concorrenza sleale tra le aziende.

 LA COMUNITA’ DEL PUNJAB – Possiamo dire che sono decine di migliaia disseminati in tutto il territorio provinciale e limitrofo alla provincia di Latina. Quando parte un lavoratore dal proprio Paese di origine, la famiglia si adopera per raccogliere i fondi necessari per garantirgli il viaggio, la permanenze e le condizioni necessarie per arrivare a destinazione, in alcuni casi ipotecandosi la casa o vendendo beni necessari alla propria sopravvivenza. Il “viaggio della speranza” costa mediamente dai 5.000 agli 8.000 euro e comprende: spese di trasporto e (solo andata) nulla osta provvisorio per entrare in Italia. Tale fenomeno è ben descritto anche nel docu-film Padrone Bravo prodotto dalla Cooperativa Parsec insieme alla Flai Cgil di Latina che racconta la condizione di vita di queste persone. La loro giornata tipo è fatta da 12/14 ore di lavoro nei campi, utilizzati (ovviamente in nero) per la raccolta dei prodotti o per l’allevamento del bestiame, con una movimentazione continua da un campo all’altro a seconda del fabbisogno. I “più fortunati” vengono pagati dai 2 ai 4 euro l’ora. Nonostante queste proibitive condizioni, gli indiani del Punjab presenti nel nostro Paese hanno un senso della comunità e delle tradizioni molto forte. Nell’unica giornata settimanale libera, la domenica, si riuniscono nei templi (Gurudwara) per pregare, mangiare e passare almeno una giornata a settimana in comunità. In provincia di Latina ci sono 4 templi di grandi dimensioni uno a Sabaudia, uno a S.Vito, Fondi e l’altro a Pontinia ma ce ne sono altri tre nelle zone limitrofe (Velletri, Lavinio e CampoVerde) e due a Roma (Anagnina e Massimina). In ognuno di questi templi la domenica si contano più di 1500 persone. Le condizioni abitative portano queste persone a dover pagare per un posto letto in un tugurio anche fino a 150 euro al mese. Senza il contributo della comunità Sikh, il settore agricolo, strategico per l’economia laziale, sarebbe inesorabilmente in crisi, con conseguenze economiche, lavorative e sociali gravissime per il territorio. I sikh contribuiscono alla crescita e allo sviluppo economico e sociale della provincia di Latina, tanto da avviare processi virtuosi i cui vantaggi sono evidenti. Solo una politica miope può negare questo contributo. Non tenerne conto significa promuovere un sistema illegale di sfruttamento. A tale concreta potenzialità ancora non corrisponde invece un positivo percorso di inclusione. La carenza di servizi dedicati (primi fra tutti l’insegnamento della lingua italiana L2 e la mediazione culturale), le aggressioni razziste, l’isolamento rurale e sociale pesa come un macigno sulla comunità sikh pontina. La mancanza di comunicazione e comprensione tra cittadini indiani e italiani amplifica ancora più l’isolamento sociale e l’esposizione dei primi a truffe e sfruttamento.La scarsa conoscenza della lingua italiana costituisce il fattore di emarginazione più importante, spesso usato strumentalmente da sfruttatori e approfittatori per realizzare piccole occasioni di business a tutto discapito dei lavoratori indiani. Per questo la Flai-Cgil dopo aver tradotto i contratti di lavoro, la Costituzione Italiana e alcune Leggi nella loro lingua, ha deciso di organizzare corsi di italiano gratuiti prima presso la sede di B.go Hermada e ora addirittura nelle scuole.Le occasioni sono drammaticamente continue. Dal rinnovo dei permessi di soggiorno o dei documenti anche più semplici, all’intermediazione con la P.A., ai servizi sociali, alla ricerca di un posto di lavoro, al relativo reclutamento, sino all’affitto di una nuova abitazione. Esistono ormai numerosi saggi e pubblicazioni in tal senso, a dimostrazione di un sistema collaudato di sfruttamento che poggia sulle spalle di migliaia di migranti e sull’assenza di scrupoli di truffatori e sfruttatori.

Le stesse violenze sono continue. Sono stati registrati casi di violenza fisica, aggressioni immotivate, alcune anche particolarmente gravi come il tentativo di dare fuoco ad alcuni migranti con il solo obiettivo di “divertirsi” o di derubarli il giorno di paga del denaro in contante. In alcune aziende agricole si sono registrate prepotenze e violenze di varia natura. Dal salario non corrisposto anche per diversi mesi, a violenze fisiche come percosse, ad altre di carattere psicologico, come nel caso di lavoratori indiani costretti a chiamare i datori di lavoro PADRONI, ad abbassare la testa e a fare due o tre passi indietro prima di rivolgersi a loro. Storie e sistemi che vigono da anni e che sono stati documentati abbondantemente come nel caso del documentario di Patrizia Santangeli, Visit India, dei dossier di In Migrazione e Amnesty International. La saldatura tra tratta degli esseri umani, reclutamento, caporalato e sfruttamento nei campi agricoli e sistemi criminali costituisce l’emergenza maggiore. In primis ciò costituisce l’occasione attraverso la quale le organizzazioni mafiose possono impadronirsi quasi completamente del settore agricolo pontino, stritolando gli imprenditori che hanno invece investito in qualità e legalità. Diventa anche occasione per riciclare in maniera sempre più facile fiumi di denaro provenienti dai traffici tradizionali delle mafie, e infine, sistema attraverso il quale schermare traffici tradizionali come la tratta di esseri umani, lo sfruttamento, il caporalato ma anche, come molte inchieste giudiziarie hanno accertato, attraverso la logistica e la complessa rete che la caratteristica, il traffico di armi, di uomini e di droghe. La lotta per sconfiggere il caporalato e le agromafie è di fondamentale importanza per vincere contro le mafie e le loro logiche perverse e di morte. Stare dalla parte dei lavoratori indiani e di tutti coloro che sono sfruttati nei campi agricoli pontini e non solo è la condizione per una democrazia matura e una giustizia sociale compiuta e reale. Come sosteneva un celebre striscione che apriva la manifestazione per la legalità organizzata a Latina dalla Flai Cgil tenuto proprio dai lavoratori indiani, “stesso sangue, stessi diritti”.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ECONOMIA

Voucher doppia transizione ecologica, Confesercenti Latina supporta gli imprenditori locali

Pubblicato

LATINA – Dal prossimo 25 settembre sarà possibile presentare le richieste di contributo a fondo perduto previste dal “Bando Voucher Doppia Transizione Digitale ed Ecologica – Anno 2026”, promosso dalla Camera di Commercio Frosinone-Latina. “Si tratta di un’importante opportunità per micro, piccole e medie imprese delle province di Frosinone e Latina, che potranno beneficiare di un sostegno concreto per investimenti destinati alla digitalizzazione, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale – sottolinea in una nota Confesercenti Latina, mettendo a disposizione delle imprese il proprio supporto nella predisposizione delle domande e nelle successive attività di rendicontazione. L’Associazione mette inoltre a disposizione soggetti qualificati e certificati per le attività di formazione, in conformità con quanto previsto dal Bando.

“È una misura di particolare interesse per il tessuto imprenditoriale del nostro territorio – sottolinea Ivan Simeone di Confesercenti Latina – perché consente alle imprese di affrontare investimenti importanti nei processi di innovazione e di sostenibilità, attraverso un contributo a fondo perduto che può arrivare fino a 10.000 euro per impresa. Il Voucher può coprire fino al 70% delle spese ammissibili e prevede una possibile premialità aggiuntiva di 250 euro per le imprese in possesso del Rating di legalità o della Certificazione della parità di genere. Tra i requisiti previsti per l’accesso alla misura, le imprese devono essere in regola, tra gli altri aspetti, con il pagamento del diritto annuale camerale e con il DURC. L’obiettivo del Bando è sostenere la realizzazione di interventi tecnologicamente avanzati e processi di sostenibilità aziendale. I contributi sono destinati alle imprese che intendono investire nell’acquisto di tecnologie, oltre che in servizi di consulenza e formazione, secondo le modalità e i requisiti indicati nel Bando. L’erogazione del contributo avverrà successivamente alla realizzazione delle attività e alla presentazione della rendicontazione da parte dell’impresa beneficiaria”.

Per approfondire requisiti, spese ammissibili e modalità di partecipazione è possibile consultare la pagina ufficiale della Camera di Commercio Frosinone-Latina, dedicata al “Bando Voucher Doppia Transizione Digitale ed Ecologica – Anno 2026.

“Particolare attenzione va posta anche alle attività di consulenza e formazione – prosegue Ivan Simeone – per le quali il Bando individua precise categorie di soggetti qualificati. Si tratta, tra gli altri, di Competence Center, parchi scientifici e tecnologici, centri di ricerca e trasferimento tecnologico, centri per l’innovazione, Tecnopoli, European Digital Innovation Hub (EDIH), cluster tecnologici e altre strutture per il trasferimento tecnologico accreditate o riconosciute dalle normative o dagli atti amministrativi regionali, nazionali o europei.

Tra i soggetti qualificati rientrano inoltre incubatori certificati e incubatori regionali accreditati, FABLAB conformi ai requisiti internazionali della FabLab Charter, start-up innovative e PMI innovative, enti di formazione accreditati dalle Regioni, Università, Scuole di Alta Formazione e Istituti Tecnici Superiori.

Sono ammessi anche altri organismi certificati ISO 9001, oltre agli EGE – Esperti in Gestione dell’Energia e agli Innovation Manager certificati e/o iscritti nell’elenco dei manager tenuto da Unioncamere.

Il nostro obiettivo – conclude Simeone – è accompagnare le imprese in tutte le fasi, dalla verifica dei requisiti alla predisposizione della domanda, fino alla rendicontazione finale, offrendo anche un supporto nell’individuazione dei soggetti qualificati per le attività di formazione e consulenza previste dal Bando”.

Leggi l’articolo completo

ECONOMIA

Economia, Rocca: “Il Lazio cresce più dell’Italia, premiato il lavoro di un’intera Regione”

Pubblicato

«Il Lazio cresce a una velocità doppia rispetto al resto del Paese e registra risultati di grande rilievo sull’export, sul turismo e sull’occupazione». Lo afferma il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca sui dati pubblicati dal Corriere della Sera. “Nel 2025 le esportazioni sono aumentate del 9,7 per cento, contro il 3,3 per cento della media nazionale; nei primi cinque mesi del 2026 gli arrivi turistici sono cresciuti del 2,6 per cento, sfiorando gli 11 milioni, con circa 25 milioni di pernottamenti e un impatto economico stimato in 15 miliardi di euro. Anche l’occupazione segna un incremento del 5,5 per cento – riporta il Governatore – . Sono risultati che ci rendono orgogliosi e che testimoniano, prima di tutto, la straordinaria vitalità della nostra Regione. Il mio ringraziamento va agli imprenditori, ai lavoratori e a tutto il tessuto produttivo, economico e sociale del Lazio: una realtà dinamica, innovativa, capace di competere sui mercati internazionali e di generare sviluppo e occupazione. Accanto a loro c’è stato il lavoro della Regione e di tutta la nostra squadra di governo, che fin dall’inizio ha scelto di sostenere chi investe, produce e crea lavoro. Voglio ringraziare tutti i colleghi di Giunta per l’impegno e la determinazione con cui stanno contribuendo a questa stagione di crescita. Questi dati ci dicono che il Lazio è tornato a correre e che la strada intrapresa è quella giusta. Ora dobbiamo consolidare questo primato e trasformare sempre di più la crescita in investimenti duraturi, buona occupazione e nuove opportunità per tutti i territori della nostra Regione», conclude Rocca.

 

Leggi l’articolo completo

ECONOMIA

Ibi Lorenzini, lo storico Istituto Biochimico passa al gruppo italiano Acs Dobfar Spa

Pubblicato

APRILIA – E’ stata ufficializzata nelle scorse ore la notizia del passaggio di proprietà dell’Istituto Biochimico Italiano G. Lorenzini (IBI) al gruppo ACS Dobfar S.p.A. dopo 108 anni di attività. La sede di Aprilia era stata di recente al centro dell’attenzione per lunghi mesi a causa della decisione di chiudere il reparto Sintesi, una crisi gestita dall’ufficio aziendale del personale, in accordo con i sindacati, con grande attenzione,  conclusasi con il ricollocamento in altre realtà lavorative di tutti i lavoratori che hanno accettato il trasferimento. Ora, il passaggio successivo.

“Un momento di svolta  – secondo la Cisl – fondamentale per la storia industriale del sito e dunque per il futuro dei suoi lavoratori”. Grande soddisfazione è stata espressa anche da Giuseppe Biazzo Presidente di Unindustria: “Il passaggio di proprietà rientra in un piano di sviluppo e di crescita in un settore, come quello farmaceutico, di grande importanza per l’economia della regione Lazio, dimostratasi come ecosistema favorevole a questo settore; ma più in generale di tutto il Paese”.

“Solo dodici mesi fa eravamo seduti attorno a un tavolo delle trattative complesso e drammatico per affrontare una seria crisi aziendale che aveva avuto come conseguenza la gestione del ridimensionamento dell’organico – commenta Gianluca Farina Segreterio della Femca CISL di Latina – in quella fase critica la fermezza del sindacato, l’unione dei lavoratori e il senso di responsabilità di tutte le parti coinvolte hanno permesso di raggiungere un primissimo e fondamentale obiettivo che era la salvaguardia dei posti di lavoro. Oggi, ad un anno da quei momenti di forte preoccupazione – continua il segretario – raccogliamo i frutti di quell’impegno. L’ingresso di un player globale come ACS Dobfar rappresenta non solo una vittoria della tenacia sindacale e delle maestranze, ma apre una concreta opportunità di rilancio industriale.”
L’acquirente, l’ACS Dobfar S.p.A., è una realtà multinazionale italiana d’eccellenza con 22 stabilimenti nel mondo (di cui 13 sul territorio nazionale). “Parliamo di un futuro con prospettive concrete e non dell’ennesima chiusura industriale”, aggiunge Farina.

“Come Unindustria  – sottolinea Biazzo – abbiamo accolto con favore che ACSDOBAFR – con oltre 50 anni di storia alle spalle – e IBI Lorenzini – con più di 100 anni di storia alle spalle – società entrambe fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana si siano avvicendate nella produzione e commercializzazione di prodotti che richiedono altissima qualità, grande responsabilità e investimenti costanti per mantenere gli standard regolatori richiesti. Siamo stati vicini ad Ibi ieri e continueremo a sostenere oggi ACS Dobfar affinché prosegua in Aprilia questa importante strategia di rafforzamento della catena produttiva di farmaci e continui ad essere un punto di riferimento per l’industria farmaceutica della regione e nazionale, con ricadute positive per il territorio sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista sociale”.

 

 

Leggi l’articolo completo

Più Letti