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Ninfa, l’enciclopedia del Medioevo: studiosi della Sapienza al lavoro sulle rovine del Giardino più bello del mondo

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NINFA – Ninfa non è solo uno dei giardini più belli del mondo, un concentrato di botanica e di natura. Ninfa è anche una potenziale, straordinaria enciclopedia del Medioevo. La pensano così, circa cento tra docenti, dottorandi, laureati e laureandi della facoltà di Architettura della Sapienza di Roma che su invito della Fondazione Caetani, e grazie ad un protocollo d’intesa, hanno avuto la fortuna di poter lavorare a Ninfa e stanno svolgendo una ricognizione pietra dopo pietra di tutte le rovine esistenti nell’area del giardino trasformato in aula. Ovviamente con tutte le cautele che il caso richiede.

COME ERA LA CITTA’ DI NINFA – Per questo, oggi scopriamo che Ninfa aveva circa 3-4000 abitanti ed edifici alti anche quattro piani: “Praticamente una Manhattan del Medioevo”, sottolinea il Presidente della Fondazione Caetani, Pier Giacomo Sottoriva che ha aperto le porte del giardino a studiosi di restauro, esperti di beni architettonici e di paesaggio, a studenti di rilievo dell’archittetura e di ricerca storica, di storia e di disegno (e mi scuso se ho dimenticato qualcuno), per scoprire quello che c’è sotto il giardino.

Ninfa aveva acqua pura in abbondanza, case dotate di servizi igienici (quasi impensabile per il tempo), aveva un castello a difesa e una torre pendente un po’ come quella di Pisa, che fu raddrizzata alzando il livello del fiume. Era una città importante sull’Appia Antica. E, come Ferrara o Modena, aveva una cattedrale accanto alla piazza centrale. Le sue rovine oggi raccontano la vita che vi si viveva e certificano anche preesistenze romane. E il fatto che ad un certo punto sia morta, la rende un incredibile punto di osservazione sull’epoca compresa tra il XII e il XIV secolo perché l’abbandono ha “congelato” lo stato degli edifici. Come ha raccontato il professor Alessandro Viscogliosi, docente di Strumenti e metodi della ricerca storica

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LE ROVINE COME IMPALCATURA DEL GIARDINO – Lo hanno spiegato insieme a molte altre cose i curatori dello studio, nel corso di un seminario che si è tenuto venerdì pomeriggio a Pantanello, per parlare di “Ninfa, il Medioevo sotto il Giardino”. “Le strutture murarie che abbiamo trovato, sono l’impalcatura su cui è nato il giardino. L’intento dello studio è stato capirne lo stato. La grande attenzione, l’entusiasmo che gli studenti hanno mostrato lavorando qui, ci ha dato la spinta. Se dovessimo riassumere il senso di questo lavoro in uno slogan diremmo “Conoscere per conservare”, spiega la professoressa Daniela Esposito che dirige la Scuola di specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio della Sapienza.

Professori, ricercatori e studenti sono stati distribuiti nelle 45 zone in cui la città di Ninfa è stata suddivisa per essere studiata e hanno lavorato sodo, complice la bellezza del luogo. Fino ad ora sono stati elaborati più della metà dei rilievi, una serie dei quali (realizzati da 37 studenti) sono ora in mostra nella sala conferenze del Parco di Pantanello (ad ingresso libero su prenotazione fino al 1 ottobre nei giorni di giovedì, venerdì e sabato pomeriggio). Un racconto per immagini realizzato sotto la direzione della professoressa Priscilla Paolini docente di Rilievo dell’Architettura.

L’ENCICLOPEDIA DEL MEDIOEVO – “Noi abbiamo sempre bisogno di argomenti di studio e questa è stata un’occasione speciale. Vedere la faccia degli studenti quando arrivano qui è decisivo, del resto a Ninfa c’è tutto quello che rende bella la nostra Italia. La nostra ricognizione è circa a metà adesso si passerà ad un approfondimento perché non tutto si può fare a colpo d’occhio – spiega ancora Viscogliosi – La prospettiva è che molti luoghi dovranno essere oggetto di intervento archeologico. Sotto il livello della Ninfa medioevale c’è una struttura romana”.

Dunque Ninfa, che è già un caso mondiale per il suo Giardino, diventa oggi un caso altrettanto internazionale come luogo di storia da studiare per conservare. “Il principale obiettivo  dell’intensa attività di studio è quello di elaborare la Carta del Rischio di Ninfa con l’auspicio  – conclude il Presidente della Fondazione Roffredo Caetani – che tale strumento possa aiutare a conservare il giardino e le sue architetture alimentando la cooperazione tra gli enti preposti alla loro conservazione e offrendo al pubblico e agli studiosi un esempio sempre unico e soprattutto autentico per storia e bellezza”.

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AMBIENTE

Boom di visite a Pantanello per le lucciole, Gaiba (Lipu): “Grandi e piccoli entusiasti, c’è una generazione che non le conosce”

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CISTERNA – Si è conclusa a Pantanello un’altra stagione di visite notturne alla scoperta delle lucciole. L’insetto bioluminescente, infatti, in questo periodo lascia l’area rinaturalizzata che si trova a Doganella, e con il caldo preferisce spostarsi in collina dove sarà ancora visibile nelle aree boschive. Il calendario di ingressi ha attraversato maggio e la prima metà di giugno e la Lipu che organizza le visite guidate nell’area parte del Monumento Naturale Giardino di Ninfa, è soddisfatta.

“E’ andata non bene, direi più che bene, oltre le più rosee aspettative – racconta il responsabile Gastone Gaiba -. Abbiamo fatto quattordici date, aggiungendone anche in corso d’opera per la richiesta infinita, ospitando circa 1800 visitatori, più i bambini. La cosa meravigliosa è che sono arrivati quasi 450-500 bambini a vedere le lucciole, accompagnati da genitori entusiasti quanto i bambini, perché ho scoperto che c’è una generazione che le lucciole non le conosce, quella che va dai 30 ai 40 anni non sa di che animali stavamo parlando, quindi è stata proprio una cosa magica. E con le lucciole hanno scoperto Pantanello”, dice soddisfatto l’educatore e divulgatore ambientale referente della Lipu per l’area di Pantanello.

le lucciole hanno trovato una condizione ottimale, con i prati che vengono lasciati incolti, e l’acqua che per fortuna quest’anno non manca: “Gli stagni di Pantanello hanno tutta l’acqua a regime e questo influenza tantissimo tutte le microcreature che vivono qui dentro”

I visitatori a Pantanello, grazie alle politiche della Fondazione Roffredo Caetani, a iniziative mirate e grazie anche a un generoso passaparola, sono aumentati negli ultimi anni e la platea si è fatta più variegata e ha varcato i confini nazionali: “Tante scuole  – aggiunge Gaiba – durante il periodo delle visite scolastiche, ma anche tanta richiesta di visitatori stranieri quest’anno, tanto è vero che abbiamo avviato dei progetti di collaborazione con le scuole superiori per fare formazione scuola lavoro nelle quattro principali lingue, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Ci sono capitati tantissimi turisti e quindi abbiamo offerto un servizio pratico, sul campo, proponendo di mettersi alla prova su un terreno che secondo me può offrire potenzialità di lavoro anche per i ragazzi nel futuro”.

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ATTUALITA'

Latina, in Provincia apre il Centro Antiviolenza per Minori: la firma con Garante e Diocesi

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LATINA – E’ stato firmato questa mattina nell’Aula Cambellotti della Provincia di Latina, un protocollo d’intesa che sancisce l’adesione della Provincia di Latina al Centro Antiviolenza Minorenni (operativo da quattro anni presso il Consultorio diocesano Crescere insieme), per  fornire un servizio di accoglienza, ascolto, orientamento e sensibilizzazione per giovanissimi vittime di reato, punto di riferimento per tutti i 33 comuni del territorio. I locali sono stati messi a disposizione gratuitamente dall’Ente di Via Costa nella sede di Latina e in quella di Formia.

“L’iniziativa  –  spiegano dalla Provincia – si inserisce nell’ambito delle politiche di area vasta e rappresenta un impegno concreto a sostegno delle amministrazioni territoriali per la tutela dei minori e degli adolescenti vittime di reato e di ogni forma di violenza”. Bullismo, cyber bullismo, problemi relazionali tra pari che sfociano in violenze, reati a fondo sessuale solo per citare i casi più comuni.

La creazione dello Sportello è l’esito di un dialogo costante e collaborativo tra istituzioni: la Provincia, rappresentata dal presidente Federico Carnevale; l’ufficio Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, guidato dalla Garante Monica Sansoni;  l’Associazione per la Famiglia ETS – Consultorio Familiare Diocesano “Crescere Insieme” presieduto  da Vincenzo Serra,  con il responsabile dell’area legale Avv. Pasquale Lattari. Presenti all’incontro anche la dirigente di area della Provincia Giulia Forte e la Consigliera di Parità della Provincia, Simona Mulè.

“Parliamo di situazioni che lasciano segni profondi e che possono compromettere il percorso di crescita dei ragazzi. Di fronte a questa realtà, nessuna istituzione può voltarsi dall’altra parte. Abbiamo il dovere morale e istituzionale di creare strumenti che sappiano accogliere, ascoltare, orientare e accompagnare chi si trova in una condizione di fragilità. Ed è proprio questo l’obiettivo del Centro di Violenza Minorenni, promosso dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio. Offrire ai minori e alle loro famiglie un punto di riferimento qualificato, capace di fornire sostegno, informazioni e orientamento verso i percorsi di tutela previsti dal nostro ordinamento”, ha detto il presidente della Provincia Federico Carnevale. 

“Un progetto che portiamo avanti da diversi anni, così pensiamo di raggiungere tutti i Comuni del territorio”, spiega Sansoni che sarà supportata nei colloqui da un equipe di tecnici.

Il servizio potrà contare sulla grande esperienza maturata all’interno della Diocesi di Latina con il Centro Diocesano Crescere Insieme che opera dal 2022: “E’ l’impegno della Chiesa a uscire e stare sul territorio”, spiega Vincenzo Serra.

“L’avvocato, lo psicologo, l’assistente sociale, ascoltano, accolgono, chi ha necessità e orientano i genitori, li aiutiamo a comprendere il da farsi e se necessario li avviamo alle istituzioni deputate”, ha spiegato l’avvocato Lattari

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ATTUALITA'

Rosso Visciola, l’evento “slow” piace. Lola Fernandez: “Elegante come il rosso del nostro frutto”

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SEZZE – Non una sagra, ma un evento “slow”: “Raffinato come il colore delle nostre visciole”. Così L’assessore alla attività produttive del Comune di Sezze, Lola Fernandez racconta Rosso Visciola 2026, terza edizione della manifestazione nata per mettere il luce il frutto che condivide con il carciofo il podio di prodotto identitario del centro lepino che si è svolta sabato sera a Sezze.

Non soltanto marmellate e confetture, ma la visciola reinterpretata: gelatina di visciole, gin tonic alla visciola e spritz alla visciola combinato con il ghiacciolo di visciola, hanno accompagnato le storiche e insuperabili crostatine.

“Stiamo cercando – spiega Lola Fernandez  di promuovere un format diverso di animazione territoriale per un’eccellenza nostra che è la visciola, simbolo particolarmente importante del nostro territorio. Un evento un po’ diverso, non vogliamo fare una sagra, ma una serata più tranquilla, più elegante all’insegna appunto del Rosso visciola, che è un colore elegante. Essendo però un evento sperimentale, è logico che l’affluenza di visitatori è diversa, anche se devo dire che i numeri di questo evento sono molto interessanti”.

“Sono stati presenti diverse Pro Loco promoter del territorio, sei operatori della “Spesa nel borgo”, dieci artigiani, quattro stand gastronomici che sono stati animati dai nostri commercianti, quattro spettacoli dal vivo, un’ attrazione che veniva da Rocca Massima, il Fly in the Sky. Poi 40 cerchi artigianali che sono stati messi a disposizione nel Cid di Sezze e un giardino dove delle persone hanno potuto assaggiare la visciola, le marmellate, le crostatine. Un evento organizzato anche in collaborazione con la parrocchia Santa Lucia e anche loro sono stati protagonisti o coprotagonisti di questo evento con un loro stand gastronomico che è stato ubicato a Porta Pascibella, la processione di Sant’Antonio che quindi ha avuto il suo passaggio nel perimetro dell’evento. In totale più di 26 organizzazioni hanno collaborato, tra le altre voglio ringraziare in modo particolare la Confcommercio Lazio Sud che ha dato una grossa mano, ma anche la Provincia di Latina che ha messo a disposizione tutta la sua rete della Via Appia, la Camera di Commercio che ha patrocinato l’evento, tutti i componenti del comitato locale per l’occupazione del Cibo nella Terra del Mito e anche la Proloco di Sezze che è stata sempre presente e ha dato un grande supporto. Ci sarebbero altri da nominare, nella nostra locandina abbiamo messo tutti, richiamo ad esempio la Capol di Latina, la Castagna di Rocca Massima, così come Media 4, ente del terzo settore che ci  ha dato una mano per la parte della comunicazione e la selezione La Macchia che ha condotto il talk, un talk al quale tra l’altro hanno partecipato sia il sindaco, che i consiglieri regionali, Vittorio Sambucci e Salvatore La Penna,  Pasquale Gasalini consigliere provinciale e Fabrizio Di Sauro direttore della Compagnia dei Lepini”.

Lola Fernandez qui per Gr Latina

 

 

 

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