CRONACA
Latina, imbrattati il Monumento ai Caduti e il cippo di Piazza Dante
LATINA – In un raid vandalico compiuto probabilmente nella notte sono stati imbratti alcuni monumenti-simbolo di Latina. Vandali hanno sporcato il Monumento ai Caduti in Parco Falcone e Borsellino alterando con una bomboletta spray la dedica incisa, e siglando accanto con la A degli anarchici. Un gesto deprecabile, un’azione da condannare perché offende due volte la Memoria: quella dei caduti di tutte le guerre ai quali è intitolato il monumento e quella dei partigiani ai quali si pensa di aver reso onore.
Duro il commento del Sindaco Coletta: «Tali atti vandalici offendono tutti i cittadini di Latina non solo per la violazione perpetrata ai danni della memoria di quei caduti che hanno combattuto per la patria, ma anche per aver offeso e danneggiato la comunità intera. Il danno morale inflitto alla città è incommentabile»
“Ai caduti di tutte le guerre, è un messaggio che contiene tutto il dolore di tutti i morti. Compresi i partigiani delle resistenze. Nessuno, da che mondo è mondo, ce l’ha mai avuta con quel monumento perché nessuno poteva sentirsi escluso. Ogni 25 Aprile si andava a deporre la corona dei fiori per celebrare la Liberazione, con discorsi ufficiali. Quest’anno, davanti a quel monumento, ci è andato anche il sindaco insieme ad altre autorità. Si è cambiato nome al Parco, che prima aveva un nome che era una rivendicazione di parte”, sottolinea in un post su Fb l’autore della Banda della Migliara Graziano Lanzidei.
Il monumento che risale agli anni ’60 è opera dell’architetto Oriolo Frezzotti che realizzò la stele con un unico blocco di travertino cavato dalle cave di Doganella. Anche lì, qualcuno con estrema superficialità, ha scritto con un pennarello.
E non è finita: con la scritta Antifa(scista) è stato vandalizzato il cippo che si trova in Piazza Dante, dove due righe tirate con la vernice nera ora coprono la scritta Littoria. Anche in questo caso si tratta di un cippo monumentale in travertino dono del comune di Treviso a Littoria nel 1933. E’ un pezzo di storia.

CRONACA
Operaio di Cisterna morto, perizia sul braccio meccanico. Borgo Flora piange Daniele Bellisari
CISTERNA – Sono stati sequestrati il cantiere e il mezzo meccanico su cui si trovava Daniele Bellisari l’operaio 46enne di Cisterna, morto ieri a Ostia mentre lavorava alla ristrutturazione della facciata di una palazzina in via Forni. Secondo la prima ricostruzione effettuata dai carabinieri anche attraverso testimonianze e un primo esame della scena, il braccio idraulico che sorreggeva il cestello su cui la vittima si trovava ha ceduto improvvisamente causando anche l’apertura della ringhiera del cestello. Per Bellisari, che ha fatto un volo di cinque metri, non c’è stato nulla da fare. Miracolosamente illeso l’altro operaio che si è aggrappato a una ringhiera ed è stato aiutato da alcuni condomini, l’uomo è stato portato in ospedale in stato di shock. Entrambi – sempre secondo i primi accertamenti – non indossavano i dispositivi di protezione, caschetti e imbracature. La Fillea Cgil di Roma e Lazio chiede che le indagini chiariscano, il cantiere – secondo il sindacato non presentava le condizioni di sicurezza necessarie e andrebbero eseguiti controlli più stretti anche sullo stato dei mezzi meccanici utilizzati dalle imprese. Gli accertamenti proseguono e sarà la Procura di Roma a dettare le tappe.
A Borgo Flora, dove l’uomo viveva, invece resta lo sconcerto e il dolore, per la giovane famiglia che Bellisari lascia.
Il sindaco di Cisterna Valentino Mantini esprime profondo cordoglio: “Un’altra esistenza spezzata che tocca profondamente l’intera comunità di Cisterna oltre che familiari e amici. Siamo vicini alla famiglia e ai colleghi in questo momento di dolore” sono le parole del primo cittadino.
Sui social anche il ricordo di Sergio Zonzin, presidente della Fitness Montello di cui Bellisari che era un grande sportivo, faceva parte: “Ieri ho perso un ragazzo della mia squadra. Un amico. Un incidente sul lavoro si è portato via Daniele troppo presto. Questo era il suo sorriso, sempre. Ed è così che voglio ricordarlo. Fai buon viaggio Daniele, ci mancherai. Un abbraccio alla sua famiglia”.
CRONACA
Morte di Daniele Bellisari, il cordoglio del sindaco Mantini
CISTERNA – Il sindaco di Cisterna Valentino Mantini esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Daniele Bellisari, vittima di un incidente sul lavoro ad Ostia dove era impegnato nelle rifiniture esterne di una palazzina.
“A nome mio e dell’intera amministrazione comunale – sottolinea il sindaco – desidero esprimere le più sentite condoglianze alla moglie, ai figli e a tutti i familiari, colpiti da questo gravissimo lutto. La perdita di una vita sul luogo di lavoro è una tragedia, un’altra esistenza spezzata che tocca profondamente l’intera comunità di Cisterna oltre che familiari e amici. Siamo vicini alla famiglia e ai colleghi in questo momento di dolore”.
CRONACA
Operaio di Cisterna morto sul lavoro, Diego Piccoli (Fillea Cgil Roma e Lazio): “Cantiere gravemente carente”
LATINA – Il cantiere in cui ha perso la vita sul lavoro Daniele Bellisario, l’operaio 46enne di Cisterna, “era carente delle condizioni di sicurezza”. E’ quanto dichiara in una nota la Fillea Cgil di Roma e Lazio che ieri con i suoi rappresentanti si è recata sul posto, a Ostia.
“Quello che abbiamo visto è inaccettabile. La sicurezza continua a mancare e nei cantieri si continua a morire”, dichiara Diego Piccoli, segretario generale del sindacato chiedendo agli inquirenti di verificare tutto. “Da anni la Fillea chiede che i controlli non si limitino ai dispositivi di protezione individuale indossati dagli operai, ma riguardino anche macchine, gru, cestelli elevatori e ogni mezzo utilizzato. Un’imbracatura non basta se il macchinario che sostiene il lavoratore non è sicuro, verificato e sottoposto a manutenzione”.
Dai primi accertamenti Bellisario e il suo collega lavoravano alla facciata di un palazzo su un cestello meccanico che ha ceduto di schianto facendo precipitare l’operaio di Cisterna da un’altezza di cinque metri. Il suo collega invece si è miracolosamente salvato aggrappandosi alla ringhiera di un balcone. Entrambi – sempre secondo i primi accertamenti – non indossavano i dispositivi di protezione, imbragatura e caschetti.
Mentre Carabinieri e Spresal stanno accertando dinamica e cause dell’incidente, la Fillea spiega di aver trovato un cantiere privato, allestito presso un palazzo anch’esso di proprietà privata, con lavori affidati in subappalto. Dal sopralluogo effettuato dai rappresentanti sindacali è emerso un quadro che fa pensare ad alcune carenze importanti: il cantiere sarebbe risultato privo degli accorgimenti necessari a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
“Quello che abbiamo visto è inaccettabile. La sicurezza continua a mancare e nei cantieri si continua a morire”, dichiara Diego Piccoli, segretario generale della Fillea CGIL di Roma e Lazio. “Esprimiamo il nostro più profondo cordoglio e tutta la nostra vicinanza alla famiglia della vittima e ai suoi compagni di lavoro. Le cause precise saranno stabilite dalle indagini, ma una cosa è già evidente: Da quanto abbiamo potuto constatare – almeno a prima vista – il cantiere era gravemente carente, ma per ora non abbiamo certezze e chiediamo agli inquirenti di verificare tutto”, prosegue Piccoli.
“La manutenzione costa poco, pochissimo rispetto al valore di una vita. Chiediamo che sia fatta piena luce, che vengano accertate tutte le responsabilità e che siano intensificati controlli e verifiche nei cantieri. Mettere in sicurezza il lavoro significa proteggere le persone, ma anche controllare i mezzi sui quali sono costrette a lavorare. Non possiamo continuare a intervenire dopo le tragedie: il lavoro non può continuare a uccidere”, conclude Piccoli.
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Germano Buonamano Mancaniello
20 Gennaio 2018 at 13:21
Un atto vile in quanto vigliacco e nemmeno di poco conto visto e considerando cosa vi ci è scritto, dato si che la legge è uguale per tutti ora desidero sapere cosa gli si fa se arrestati sull unghia a questi baldi e giovani e tanto simpatici anarchici.
Germano Buonamano Mancaniello
21 Gennaio 2018 at 14:51
Ricordo ancora quel giorno quando vennero a casa sette carabinieri con questa motivazione: accusato per una scritta indirizzata al Giudice Aldo Morgini. Sette carabinieri che misero sotto sopra casa alla non presenza del mio avvocato un vero e proprio abuso di potere, senza guardare in faccia mia Madre che di poco non prende un infarto, per colpa di questi individui persi una giornata di lavoro e pagai profumatamente il mio avvocato di fiducia euro 400 mezzo stipendio, da quel processo uscì da Signore nato ma soprattutto dalla parte della ragione, fiducioso nella giustizia, sicuro di me stesso perché sapevo di uscirne a testa alta. Quando una persona umana è sicura di non compiere un reato sa per certo di essere assolto, ma ci sono voluti anche i soldi per difendermi solo perché in giro per la città ci sono questi individui che fo tutt’ora quello che gli pare,ma dal tronde cosa ci si può fare in una città laddove viene installato l’impianto di videosorveglianza non funzionante e nei giardini pubblici neanche una telecamera finta.