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CRONACA

Clan Ciarelli, l’altra parte della mafia pontina

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LATINA – Dicono che quando Carmine Ciarelli, il boss raggiunto da sette colpi di arma da fuoco durante la guerra criminale del 2010, scampato alla morte per miracolo, ma provato nel fisico, si sposta nelle strade del Pantanaccio a bordo della sua carrozzina elettrica, si formi la fila alle sue spalle. E non per il rispetto che si deve alle difficoltà che  una disabilità comporta, semplicemente perché si preferisce non superarlo. E’ un modo per vivere tranquilli nel quartiere del clan dove la Guardia di Finanza ha arrestato ieri il fratello di Carmine, Luigi Ciarelli, destinatario di un carico di cocaina pura da oltre ottanta chilogrammi, 84 per la precisione.

Luigi è fratello come detto di  Carmine e anche di Ferdinando, i tre figli di Antonio condannato a 9 anni per usura nel 2016 perché applicava tassi del 500%. Tutti e tre sono noti alla legge e alle loro vittime per praticare l’usura e per le numerose e violente estorsioni, per lungo tempo al centro di pesanti vicende di cronaca, culminate nella guerra criminale, rimasti defilati negli ultimi tempi, se non fosse per quei giovani scalmanati cresciuti in famiglia con l’esempio di padri dediti a reati,  che ultimamente hanno fatto parlare di sé per il pestaggio di una guardia giurata al Carrefour del Piccarello. Mai comunque rimasti con le mani in mano.

Prima la rivalità con i Di Silvio, l’altro clan, poi l’accordo fino a fondersi in un’unica consorteria il clan Di Silvio-Ciarelli, “un’organizzazione criminale che agisce con metodo mafioso”, come la definirono nel 2015  i giudici d’appello con la sentenza che aveva stabilito condanne per duecento anni di carcere nei confronti di 23 imputati che rispondevano di circa 50 fatti di reato. Una lunga lista: tentati omicidi, rapine, usura, minacce ed estorsione commessi da un gruppo organizzato con capi che dettavano strategie e stabilivano le modalità operative e avevano creato una sorta di banca illegale che erogava mutui a tassi usurai. Confermato anche il ruolo delle donne del clan, che sostituivano i mariti nei periodi di detenzione.

Un capitolo nel rapporto sulle mafie nel Lazio del 2015  si sofferma sul clan Ciarelli-Di Silvio: “La criminalità presente sul territorio ha caratteristiche simili a quelle delle mafie nel sud Italia – si legge nella terza parte della relazione. In particolare, spiega la Commissione Antimafia, ricalca il modus operandi della camorra”.

Ora di nuovo separati i due clan, il primo, i Di Silvio messo all’angolo nell’operazione della polizia Alba Pontina, che un mese fa ha portato in carcere i vertici, le donne e gli adepti del gruppo che aveva messo sotto scacco imprenditori e avvocati. Di mezzo sempre quella polvere bianca che piace a troppi e fa divenire labile il confine tra il lecito e l’illecito.

Ora gli 80 chili che viaggiano per mezzo mondo e arrivano guarda caso proprio a Latina. Come rileva il collega Bernardo Bassoli in un articolo commentando il maxi sequestro di droga operato dalla Guardia di Finanza nell’operazione White Iron e  l’arresto di Luigi Ciarelli nella sua abitazione del Pantanaccio, “nell’ultima relazione della DIA (luglio-dicembre 2017) trasmessa al Parlamento, quando si parla di ndrangheta, viene riportato in una minuscola nota a piè di pagina, riguardo alla presenza in Toscana di cosche calabre, che “Nel caso specifico del narcotraffico, il porto di Livorno potrebbe costituire un importante punto di arrivo sul territorio nazionale di carichi di stupefacenti”.

Dunque i Ciarelli gestiscono imponenti traffici di droga passando da un porto che gli esperti di mafie sospettano sia controllato dalla ‘ndrangheta, il che per sillogismo dice che sono legati ad organizzazioni mafiose classiche. Se con Alba Pontina gli inquirenti della DDA hanno ipotizzato, e il giudice ha riconosciuto per la prima volta che i Di Silvio sono una mafia autoctona a Latina, è chiaro che lo stesso dovrebbe valere per i Ciarelli. Vedremo.

Intanto l’operazione pulizia, a Latina, prosegue.

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  1. zietto

    28 Luglio 2018 at 23:37

    Chissà se hanno nascosto pure le figurine di Volpi e Poggi in giardino

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CRONACA

Terracina, colto in flagrante mentre commette un furto da oltre 600 euro: arrestato

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A Terracina, la Polizia di Stato ha arrestato un cittadino tunisino, risultato irregolare sul territorio nazionale, ritenuto responsabile di furto aggravato in un negozio di abbigliamento lungo la Via Appia. L’uomo è stato colto in flagranza di reato dopo che una dipendente del negozio aveva segnalato il furto in corso alla Sala Operativa del Commissariato. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della Volante, l’uomo, nel tentativo di allontanarsi, ha cercato di disfarsi della refurtiva lanciandola sotto una siepe, ma è stato intercettato poco dopo all’interno di un altro esercizio commerciale. La merce sottratta, per un valore complessivo di circa 645 euro, è stata recuperata e restituita al negozio. Privo di documenti, l’arrestato è stato foto-segnalato e identificato: risultava già con precedenti per reati contro il patrimonio e senza titolo per il soggiorno regolare in Italia. Dopo le formalità, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza del Commissariato in attesa del giudizio direttissimo, su disposizione della Procura della Repubblica di Latina.

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CRONACA

Sermoneta, incendio doloso in casa con due persone all’interno: arrestato un 38enne

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Incendio doloso in un’abitazione con due persone all’interno: i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 38 anni ritenuto gravemente indiziato del rogo avvenuto lo scorso 25 ottobre a Sermoneta. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nella mattinata di oggi dai militari della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile, con il supporto della stazione di Sermoneta. Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Latina su richiesta della Procura della Repubblica di Latina che ha coordinato le indagini, riguarda un 38enne originario di Latina e residente a Sezze. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe responsabile dell’incendio che nella notte del 25 ottobre ha danneggiato un’abitazione a Sermoneta Scalo mentre all’interno si trovavano due persone. Nel corso delle indagini i militari hanno analizzato diversi filmati degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona, elementi che avrebbero permesso di ricostruire la dinamica dei fatti e individuare il presunto responsabile. Il 38enne è indagato anche per la detenzione e il porto di una bottiglia incendiaria di tipo molotov utilizzata per appiccare il rogo, oltre che per la detenzione illegale di una pistola con la quale avrebbe esploso due colpi. Dopo le formalità di rito l’uomo è stato trasferito nella casa circondariale di Latina, a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa della convalida da parte del giudice per le indagini preliminari.

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CRONACA

Controlli del NAS in provincia: sequestrati alimenti non tracciati e chiuso un minimarket

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Controlli sulla sicurezza alimentare in provincia di Latina da parte dei Carabinieri NAS. Nel corso di alcune verifiche ispettive effettuate in due esercizi commerciali del territorio, i militari hanno sequestrato diversi chili di alimenti non tracciati e disposto la chiusura di un minimarket per gravi carenze igienico-sanitarie.

In una pasticceria del litorale pontino i controlli hanno portato al sequestro amministrativo di circa 60 chilogrammi di prodotti dolciari secchi. Parte degli alimenti è risultata priva della necessaria documentazione di tracciabilità, mentre altri prodotti avevano superato il termine minimo di conservazione. Le irregolarità sono state ricondotte alla mancata corretta applicazione delle procedure previste dal sistema HACCP, il protocollo di autocontrollo utilizzato per garantire la sicurezza alimentare nelle fasi di lavorazione, conservazione e vendita. Al titolare dell’attività è stata contestata una sanzione amministrativa di 2 mila euro e i prodotti sono stati sequestrati per impedirne la commercializzazione.

Un secondo controllo è stato effettuato in un minimarket dell’area nord della provincia, dove i militari hanno riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali nei locali destinati alla vendita e allo stoccaggio degli alimenti. Le attrezzature utilizzate per la conservazione dei prodotti non risultavano conformi ai requisiti previsti dalla normativa e all’interno dei locali erano presenti materiali accatastati e attrezzature estranee all’attività commerciale, che ostacolavano le operazioni di pulizia e sanificazione. Particolarmente critica la situazione nell’area adibita a deposito degli alimenti, dove sono state trovate tracce riconducibili alla presenza di roditori, circostanza che potrebbe comportare rischi di contaminazione. Alla luce delle condizioni riscontrate, i Carabinieri del NAS hanno segnalato la situazione all’autorità sanitaria competente che ha disposto l’immediata chiusura dell’attività. Anche in questo caso sono state contestate sanzioni amministrative per un importo complessivo di 3 mila euro.

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