CRONACA
Tre medici indagati per la morte di Enrica Carroccia, la 31enne di Sonnino morta dopo il parto
SONNINO – Tre medici sono stati iscritti sul registro degli indagati per la morte di Erica Carroccia, la maestra di Sonnino deceduta all’ospedale Isola Tiberina dopo aver partorito due gemelli. L’inchiesta della Procura di Roma è coordinata dalla sostituta procuratrice Nadia Plastina che ha disposto l’autopsia sul corpo della 31 enne. La donna – da quanto si apprende – si era recata in ospedale per un controllo prima della scadenza del termine e al suo arrivo i medici, valutate le condizioni della gestazione, avrebbero deciso per trattenerla e far nascere i piccoli, un maschio e una femmina venuti alla luce in buone condizioni di salute. La mamma invece, nel giro di qualche ora, si sarebbe aggravata fino alla morte che si sospetta possa essere stata causata da un’emorragia interna non rilevata dai medici per tempo. Proprio su questo dovrà far luce l’esame autoptico sul corpo della giovane mamma che sarà eseguito nei prossimi giorni. La Procura capitolina ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
La UIL Scuola di Latina – in una nota – “esprime la più sincera e commossa vicinanza al marito Giordano, alla mamma Antonella, al papà Nello, ai familiari tutti e a quanti le hanno voluto bene.
Ci stringiamo inoltre attorno all’intera comunità educante di Sonnino, profondamente segnata da questa tragedia, e a tutta la cittadinanza che oggi piange una giovane vita spezzata troppo presto.
In momenti come questi non esistono parole capaci di colmare un vuoto così grande. Resta il silenzio del dolore, il rispetto per una famiglia distrutta da una perdita inaccettabile e l’abbraccio sincero di un’intera comunità. Ciao Erica”.
CRONACA
San Felice Circeo fuori dalla Bandiera Blu chiama in causa Acqualatina: “Non ha trasmesso i dati di depurazione”
SAN FELICE CIRCEO – Il Comune di San Felice Circeo decide di chiarire con una nota il perché, per l’anno 2026, il territorio non ha ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu e chiama in causa Acqualatina.
“La motivazione – si legge nella nota – , per quanto è dato conoscere all’Amministrazione, è riconducibile all’assenza delle analisi e dei rapporti di prova delle acque in uscita dall’impianto di depurazione di San Felice Circeo relativi ai mesi di maggio, giugno, luglio e settembre 2025, onere gravante sulla società Acqualatina spa, cui è stato trasferito, nel 2003, anche l’impianto di depurazione. La FEE – nella corrispondenza con l’Ente – ha chiarito che tali analisi e rapporti di prova costituiscono un requisito obbligatorio ai fini del conseguimento della certificazione”.
Il Comune ha quindi diffidato la società che gestisce il servizio idrico: “L’Amministrazione – si legge ancora nella nota – ha provveduto per tempo ad attivare formalmente Acqualatina S.p.A., anche mediante diffida, richiedendo l’invio di tale documentazione. Tale attivazione non ha tuttavia prodotto l’esito, determinando così l’impossibilità di soddisfare i requisiti richiesti dalla FEE per il riconoscimento 2026”.
“È necessario ribadire con chiarezza che l’esclusione dalla Bandiera Blu 2026 non è in alcun modo indicativa della qualità delle acque marine del territorio. Le acque di balneazione – aggiungono dal Comune di San Felice Circeo – sono balneabili e classificate di qualità eccellente, come attestato dalle analisi condotte da ARPA Lazio e dai dati ufficiali disponibili sul Portale delle Acque del Ministero della Salute”.
Il Comune di San Felice Circeo sta valutando l’adozione di tutte le azioni necessarie a tutelare gli interessi dell’Ente e della comunità, incluse le azioni finalizzate ad ottenere il risarcimento del danno d’immagine subito in conseguenza delle inadempienze di Acqualatina S.p.A. La mancata assegnazione della Bandiera Blu costituisce un pregiudizio oggettivo e rilevante per la reputazione e l’attrattività turistica del territorio, che l’Amministrazione intende far valere nelle sedi competenti.
CRONACA
Latina, camion perde il rimorchio sulla rampa di accesso alla Pontina
LATINA – Un incidente ha bloccato lo svincolo della Pontina all’altezza di Via Le Corbusier dove un camion ha perso il rimorchio che si è sganciato dalla motrice sulla rampa di accesso alla statale in direzione di Roma. Nessun altro mezzo è rimasto coinvolto. Il conducente si è immediatamente accorto dell’accaduto e ha arrestato la marcia, dando l’allarme al 112. Sul posto è arrivata la polizia locale per la gestione della viabilità e i vigili del fuoco con l’autogru. In corso le operazioni per rimuovere il rimorchio dalla sede stradale.
CRONACA
Maxi controlli della Guardia di Finanza, lavoro irregolare e denunce nelle aziende agricole pontine
Controlli straordinari della Guardia di Finanza di Latina contro il lavoro sommerso e lo sfruttamento della manodopera nel settore agroalimentare pontino. Le operazioni, scattate nelle scorse ore tra Sezze, Pontinia, Cisterna di Latina, Priverno e Fondi, hanno coinvolto sette aziende agricole, alcune delle quali organizzate in forma cooperativa. Oltre 60 finanzieri del Comando Provinciale di Latina, supportati anche da un elicottero del R.O.A.N. di Civitavecchia e del Centro di Aviazione di Pratica di Mare, hanno effettuato verifiche nei campi, nelle serre e nelle sedi delle aziende interessate, monitorando dall’alto la presenza dei lavoratori nelle vaste aree agricole controllate.
Nel corso delle attività sono stati identificati 93 lavoratori stranieri, in prevalenza di nazionalità indiana, bengalese e nordafricana. Tre di loro sono risultati privi di permesso di soggiorno. Le Fiamme Gialle stanno ora verificando la regolarità delle posizioni lavorative, ma dai primi accertamenti sarebbero emerse diverse anomalie: assenza totale di contratto, ore di lavoro superiori rispetto a quelle dichiarate e salari inferiori a quelli ufficialmente comunicati.
Particolarmente grave la situazione riscontrata in un’azienda agricola di Priverno, il cui titolare è stato segnalato all’autorità giudiziaria per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, gli ambienti sarebbero risultati degradati e non conformi alle norme sulla sicurezza e sull’igiene. Durante l’ispezione i militari hanno sequestrato un’area dove erano presenti rifiuti pericolosi e, all’interno di un capannone utilizzato anche come spogliatoio per i lavoratori, è stata trovata la carcassa di un topo in decomposizione. Per questo sono stati interessati anche gli uffici competenti della Asl. Nel corso della stessa operazione, un altro imprenditore agricolo è stato denunciato per aver impiegato lavoratori stranieri senza regolare permesso di soggiorno. Nei suoi confronti è stata applicata anche la maxi-sanzione aggravata con proposta di sospensione immediata dell’attività imprenditoriale.
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