ATTUALITA'
Il vescovo Crociata ha l’influenza, l’omelia letta dal vicario Don Scaccia
LATINA – Nel primo giorno dell’Anno, per la festività di Maria Madre di Dio, nella cattedrale di San Marco a Latina, la presentazione del messaggio per la LVI Giornata mondiale della Pace del vescovo Mariano Crociata ha aperto il 2023 con una forte riflessione sul presente e sulle responsabilità di ciascuno. Crociata non era presente a causa dell’influenza, ed è stato il vicario generale don Enrico Scaccia a parlare ai fedeli leggendo l’omelia.
Richiamando il messaggio di Papa Francesco a «tracciare insieme sentieri di pace», Crociata ha ricordato tutte le emergenze che ci accompagnano in questo momento storico, dalla guerra in Ucraina, alla crisi energetica e ambientale, l’ingiustizia sociale, sottolineando che “in questa situazione non ci sono colpevoli e innocenti, responsabili e persone prive di responsabilità. Tutti siamo parte in causa, sia pure non nella stessa maniera”.
L’omelia conteneva anche un riferimento specifico anche al nostro territorio, dove – scrive Crociata – “colpisce che ancora una volta, in questi giorni, qualcuno, con ruoli istituzionali o comunque pubblici, sia intervenuto elencando tutti i responsabili di certe cose che non vanno, e guarda caso nell’elenco ci sono tutti tranne chi parla o scrive. E questo non fa altro che alimentare la contrapposizione e la polemica tra chi è bravo e chi non lo è, nella logica della ricerca di uno o più colpevoli, e della sistematica autoassoluzione. Le cose non funzionano così” – aggiunge il vescovo con un riferimento piuttosto chiaro a chi segue l’attualità. E’ la gestione dei rom ospitati alla ex Rossi Sud, in condizioni certamente precarie, come ha fatto notare solo pochi giorni fa il presidente della Provincia Gerardo Stefanelli nella sua conferenza di fine anno. Immediata la risposta altrettanto pubblica di Crociata: “Tutti abbiamo da migliorare e da imparare, anche noi Chiesa naturalmente, ma sulla base del riconoscimento della realtà dei fatti e non della sua falsificazione o del suo occultamento”.
Crociata non ha mancato di sottolineare “alcuni ambiti della vita della comunità civile pontina nei quali è necessario far crescere la volontà e l’impegno a lavorare insieme”. fra tutti il primo: “Certamente l’amministrazione di alcune nostre città, che non meritano di essere private di governo ordinario; poi l’efficienza degli apparati burocratici…. infine, il contrasto di quei comportamenti che alimentano l’illegalità e la corruzione”.
IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA – Lasciamoci coinvolgere dall’invito della prima lettura, che forse non sempre abbiamo ascoltato cogliendone tutta la portata. Dice: «Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore». Chiede cioè di invocare gli uni per gli altri la benedizione del Signore, un invito a benedirsi gli uni gli altri nel nome del Signore. Quando mai pensiamo a benedirci gli uni gli altri? Piuttosto ci guardiamo in cagnesco e pensiamo a come difenderci o a come colpire l’altro, magari senza farcene accorgere. È da un atteggiamento benedicente, che dice bene dell’altro e invoca bene per lui, che comincia un mondo diverso da quello nel quale ci ritroviamo. Colui che Maria, nella festa della sua divina maternità, ci offre è proprio il Figlio del Benedetto, venuto tra noi per portarci la benedizione di Dio e renderla condivisibile tra noi.
L’invito del Papa nel messaggio della odierna giornata della pace a «tracciare insieme sentieri di pace» fa eco in qualche modo al messaggio biblico. Oggi più che mai è in gioco il nostro stare insieme e il nostro modo di farlo. Per questo il papa invita espressamente a «rimettere al centro la parola “insieme”. Infatti, è insieme, nella fraternità e nella solidarietà, che costruiamo la pace, garantiamo la giustizia, superiamo gli eventi più dolorosi». Attenti osservatori del mondo di oggi ci dicono che ormai viviamo in un mondo nel quale nessuno può da solo risolvere anche uno soltanto dei grandi problemi che ci affliggono, perché tutto è diventato enormemente complesso. Se proviamo a elencare i principali, sulla scia del messaggio del papa, ci rendiamo facilmente conto di come le cose stiano proprio così. Pensiamo alla pandemia da covid, da cui a questo punto non siamo più così sicuri di essere usciti; e poi i conflitti in corso, a cominciare da quello in Ucraina per iniziativa del governo russo; e ancora gli stravolgimenti climatici e ambientali, con un inverno anomalo, da noi, che assomiglia a una primavera, di cui possiamo solo superficialmente rallegrarci dal momento che le conseguenze non possono essere certo positive. Queste, come altre, sono crisi «interconnesse», scrive il Papa, perché le cause si intrecciano tra loro e non sono riconducibili a una sola, e solo da un concorso di volontà e di collaborazione di molti, e anzi di tutti, può venire la loro soluzione. In questa situazione non ci sono colpevoli e innocenti, responsabili e persone prive di responsabilità. Tutti siamo parte in causa, sia pure non nella stessa maniera. Basti pensare a come il nostro personale e privato stile di vita concorra, sia pure in minima parte, a un certo andazzo dell’economia e perfino della giustizia sociale. Ci preoccupiamo, giustamente, dei costi dell’energia, ma dovremmo anche fare caso al modo come usiamo delle risorse, dell’energia, dell’acqua e di tutti gli altri beni di cui godiamo, per non parlare del capitolo dei nostri rapporti con gli altri.
Se guardiamo al mondo più vicino a noi, al nostro territorio, colpisce che ancora una volta, in questi giorni, qualcuno, con ruoli istituzionali o comunque pubblici, sia intervenuto elencando tutti i responsabili di certe cose che non vanno, e guarda caso nell’elenco ci sono tutti tranne chi parla o scrive. E questo non fa altro che alimentare la contrapposizione e la polemica tra chi è bravo e chi non lo è, nella logica della ricerca di uno o più colpevoli, e della sistematica autoassoluzione. Le cose non funzionano così, non stanno così, e in questo modo non se ne esce. Un tale modo di procedere, peraltro, diventa anche fonte di sviste e di errori, come quando si mette anche la Chiesa nella serie, mentre invece essa è stata sempre in prima linea nell’affrontare problemi sociali di ogni genere, a volte anche svolgendo un ruolo di supplenza rispetto alle istituzioni. Tutti abbiamo da migliorare e da imparare, anche noi Chiesa naturalmente, ma sulla base del riconoscimento della realtà dei fatti e non della sua falsificazione o del suo occultamento.
Se dovessi indicare alcuni ambiti della vita della comunità civile pontina nei quali è necessario far crescere la volontà e l’impegno a lavorare insieme, lasciandoci coinvolgere tutti, credo di doverne indicare almeno tre. Innanzitutto, e certamente l’amministrazione di alcune nostre città, che non meritano di essere private di governo ordinario; poi l’efficienza degli apparati burocratici, sia pubblici che privati, dai quali dipende l’erogazione di servizi essenziali per la vita dei cittadini e dell’intera comunità; infine, il contrasto – non solo repressivo ma educativo – di quei
comportamenti che alimentano l’illegalità e la corruzione, nel piccolo e nel grande. In questi ambiti tutti siamo chiamati in causa, poco o molto, direttamente o indirettamente.
Per tornare a un orizzonte più vasto, voglio riportare quanto dice il Papa riguardo ad alcune scoperte positive dopo la fase più critica della pandemia, che vogliamo raccogliere come piste di
un impegno di tutti che deve ancora crescere: «un benefico ritorno all’umiltà; un ridimensionamento di certe pretese consumistiche; un senso rinnovato di solidarietà che ci incoraggia a uscire dal nostro egoismo per aprirci alla sofferenza degli altri e ai loro bisogni; nonché un impegno […] di tante persone che si sono spese perché tutti potessero superare al meglio il dramma dell’emergenza». Ci sono infatti tante persone che si dedicano e si adoperano generosamente per gli altri; il loro esempio viene purtroppo mortificato e impedito dal comportamento opposto di tanti. Dobbiamo uscire da qui con il desiderio di metterci senza riserve dalla parte di quanti operano per il meglio, che si dedicano con sincerità e passione per rendere migliore la loro e l’altrui vita nel lavoro, in famiglia, nella società. A chi pensa che in chiesa dovremmo occuparci di cose solo religiose, voglio dire che la Chiesa non ha motivo di esserci se la fede e l’esperienza religiosa che vi si coltivano non producono un cambiamento del modo di pensare e di agire, innanzitutto nelle persone che la frequentano e che praticano. Il papa ci richiama proprio a questa responsabilità, molto concreta e intimamente cristiana. Nel suo messaggio egli lo traduce con una espressione, ben nota, che pone a titolo del documento: «Nessuno può salvarsi da solo». Chi pensa di tirarsi fuori dalla mischia, per starsene tranquillo e al sicuro, si illude, poiché prima o poi sarà coinvolto o sarà chiamato a pagare le conseguenze dell’andazzo generale. Per questo dobbiamo metterci tutti in gioco e accettare di avere «tutti bisogno gli uni degli altri».
Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo «lasciarci cambiare il cuore». Anche per questo siamo qui, per lasciarci toccare il cuore da colui che si è fatto uomo per noi, facendosi carico dei
travagli della nostra condizione umana fino alla morte in croce, non perché costretto ma solo per amore. All’inizio di un nuovo anno, Maria ci ottenga di accoglierlo con cuore libero e ardente.
ATTUALITA'
Priverno, scomparsa moglie Proietti: “Riconoscenza per aver concesso il nome al nostro Teatro”
PRIVERNO – Ripubblicando le foto dell’inaugurazione del teatro comunale riaperto quattro anni fa, “l’Amministrazione Comunale di Priverno ricorda con grande affetto Sagitta Alter, la compagna di una vita di Gigi Proietti” scomparsa a Roma nelle scorse ore. In una nota, la sindaca Anna Maria Bilancia torna a esprimere la sua riconoscenza “per aver voluto concedere il nome di Gigi Proietti al Teatro di Priverno e per aver condiviso – scrive – , il 4 dicembre 2021, con tutta la nostra Comunità, insieme alle figlie Carlotta e Susanna, l’emozionante serata di intitolazione”.
ATTUALITA'
Sapienza, inaugurato l’anno accademico 723°. Il Sindaco Celentano: “Latina pilastro strategico dell’Ateneo”
Si è svolta questa mattina, presso l’Aula Magna del Rettorato a Roma, la solenne cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 della Sapienza Università di Roma, il 723° dalla sua fondazione. All’evento ha preso parte il Sindaco di Latina, Matilde Celentano, insieme ai colleghi di Roma e Rieti, Roberto Gualtieri e Daniele Sinibaldi, a testimonianza del legame indissolubile tra l’ateneo e i poli universitari del territorio.
Nel suo intervento, la Rettrice Antonella Polimeni ha ribadito come il dialogo tra Università, Città e Regione sia un elemento fondante dell’identità della Sapienza. Un concetto ripreso con vigore dal Sindaco Celentano: “La nostra presenza non è una semplice cortesia istituzionale, ma la certificazione di una comunità universitaria profondamente radicata nel territorio pontino”, ha dichiarato il primo cittadino a margine della cerimonia.
Verso il Consiglio Comunale del 24 aprile Il focus si sposta ora sulla città di Latina, dove il prossimo venerdì 24 aprile si terrà un Consiglio comunale straordinario interamente dedicato al rapporto tra la città e l’università. L’assise vedrà la partecipazione della stessa Rettrice Polimeni.
“Siamo pronti a definire traiettorie di crescita che vedranno Latina sempre più protagonista nel panorama nazionale”, ha concluso Celentano. “Investire nella Sapienza significa investire sui nostri giovani e sullo sviluppo economico locale. La sinergia tra amministrazione e ricerca è l’unica chiave per vincere le sfide del futuro”
ATTUALITA'
Pontinia aderisce alla Rete Nazionale delle Città del Novecento
Il Comune di Pontinia ha aderito alla Rete Nazionale delle Città del Novecento, iniziativa finalizzata alla valorizzazione dei centri di fondazione attraverso attività culturali e progettuali condivise. La sottoscrizione ufficiale del consorzio è prevista per il prossimo 12 settembre a Fertilia (Sardegna), dove sarà presente il sindaco Eligio Tombolillo. L’adesione è stata confermata nel corso di un convegno svoltosi al Circolo Cittadino di Latina, alla presenza di rappresentanti di diversi comuni, tra cui Alghero, Tresignana e la stessa Fertilia. La rete nasce con l’obiettivo di creare un dialogo stabile tra città accomunate da una matrice urbanistica novecentesca, promuovendo il patrimonio storico e architettonico attraverso mostre, eventi e iniziative condivise. Latina svolgerà il ruolo di comune capofila, coinvolgendo anche altri centri del territorio pontino come Sabaudia, Pomezia e Aprilia. Pontinia, progettata dall’architetto Oriolo Frezzotti, rappresenta uno degli esempi più significativi di città di fondazione. Tra gli elementi di rilievo figurano il Piano Regolatore originario, l’impianto razionalista del centro urbano, piazza Indipendenza, il Palazzo Comunale con la Torre Civica, l’ex Casa del Fascio oggi sede della biblioteca, la Chiesa di Sant’Anna e la Torre Idrica recentemente restaurata. L’adesione alla rete consentirà al Comune di rafforzare la propria presenza in un circuito nazionale dedicato alla valorizzazione delle città di fondazione e del loro patrimonio identitario.
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