Lunanotizie.it

AMBIENTE

La grande bellezza del Giardino di Ninfa: la Fondazione ritira il Premio

Pubblicato

[flagallery gid=441]

NINFA – Ninfa è il Giardino privato più bello d’Italia. E lo è più o meno dalla sua nascita,  anche per essere sorto sulle rovine di una città medioevale in cui fu incoronato addirittura un Papa. E’ proprio questo mix a farne una cosa speciale.

Quest’anno, poi, lo diventa anche ufficialmente, grazie al premio nazionale consegnato alla Fondazione Roffredo Caetani dal Network “Il Parco  più bello D’Italia” (composto da 1000 realtà verdi italiane) sostenuto dal giudizio di un importante comitato scientifico presieduto dal professor Vincenzo Cazzato e composto da esperti botanici e da studiosi di beni storico-monumentali.

Il riconoscimento  – come dicevamo – non è una sorpresa e anzi era atteso da chi ha visitato il giardino di Ninfa anche più volte, stupendosi sempre e scoprendolo ogni volta nuovo, per via dei colori, dei suoni, della luce che cambiano durante il giorno e le stagioni. Per via dell’acqua che lo attraversa suonando un perenne concerto. Agli altri, a cui è mancata l’occasione giusta per visitarlo, arriva invece, proprio con questo premio, il suggerimento di affrettarsi a farlo.

La consegna è avvenuta con una cerimonia che si è svolta nel salone dell’antico Municipio Medievale di Ninfa da parte del presidente del Network Il parco più bello D’Italia, Leandro Mastria: “Abbiamo avuto tra il 2014 e il 2015 oltre 140mila visitatori – ha sottolineato il Presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Piergiacomo Sottoriva – Ci hanno ripagato di tanti sacrifici, ma ci hanno anche imposto di valutare la sostenibilità dell’impatto di queste visite, cosa di cui si sta occupando un’apposita commissione. Ci muoviamo per arricchire le aperture e non per limitarci ad un brusco numero chiuso globale e anche perché Ninfa sia sempre più sentita come valore sociale”.

Nel Salone delle adunanze di Ninfa, un lungo applauso ha accompagnato la menzione degli oltre 50 giardinieri che si sono occupati e che si occupano quotidianamente della salute dell’oasi verde.

“Questo giardino nasce dalla profonda cultura e dall’amore dei Caetani per la conoscenza, per il bello, per la difesa dell’ambiente e del territorio, principi che hanno sostenuto la loro opera”, ha sottolineato il direttore del Monumento Naturale, Lauro Marchetti raccontando la storia sentimentale del giardino e spiegando che è il frutto di un amore che continua a vivere. “Non esiste un’ultima pagina del libro dei giardini, perché non esiste una prima – ha citato Marchetti – perché in ognuno di noi c’è un giardino pronto a fiorire e dobbiamo coltivarlo”.

DONNE E DNA VERDE– Questo Giardino in provincia di Latina è una bellezza unica e chi lo visita si accorgerà che dietro di esso c’è l’opera di alcune donne, e in particolare di una, Donna Lelia Caetani, che a metà del secolo scorso ha dato il tocco finale ad un progetto nato dall’idea dei suoi avi che avevano a loro volta ereditato nei geni, le passioni dei loro predecessori che, prima nel Cinquecento e poi nel Settecento, si erano dedicati alla creazione di Giardini Botanici di cui restano preziose tracce nei libri di storia per l’importanza scientifica e per la genialità che ne furono le caratteristiche principali. Lo ha ricordato proprio in occasione della consegna del Premio Alberta Campitelli, sovrintendente delle ville e dei parchi storici di Roma.

UN PO’ DI STORIA – E’ alla fine dell’Ottocento che i Caetani, e in particolare Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onorato Caetani, e i due figli, Gelasio e Roffredo, si occuparono dell’antica città di Ninfa decidendo di crearvi un giardino “romantico” in stile anglosassone. Non fu semplice: prima dovettero bonificare le paludi e liberare le rovine dai rovi, poi  – come ricorda sul suo sito, la Fondazione Caetani che gestisce quello che oggi è un Monumento Naturale regionale – “piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, continuò la cura del giardino introducendo nuove specie di arbusti e rose e negli anni Trenta del Novecento aprì le sue porte all’importante circolo di letterati ed artisti legato alle riviste da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”, come luogo ideale in cui ispirarsi. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani che fece il resto curando il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti.  Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino”.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AMBIENTE

Dopo la prima pioggia, crolla un pezzo di asfalto sul lungomare di Latina e la duna si spacca in due

Pubblicato

 

LATINA – Peggiorano ulteriormente le condizioni della strada lungomare al Lido di Latina, nell’area più bella, preziosa e fragile, quella del Parco Nazionale del Circeo, tra Capoportiere e Rio Martino. Dopo la pioggia di giovedì, in uno dei punti più critici già segnalato in passato con delle reti di protezione, la presenza di un manufatto in cemento, una sorta di caditoia che dalla strada convoglia l’acqua verso la spiaggia, ha causato la completa spaccatura della duna.

Un altro pezzetto di asfalto è franato e la ferita nella linea dunale è ormai ampia e netta. Sulla spiaggia, si nota la scia tracciata dall’acqua e dai detriti arrivati dalla strada.

A parte la traballante rete arancione di protezione, che segnala il pericolo, non è stato ancora realizzato alcun intervento di protezione o ripristino. Analoghi crolli, da alcuni anni, si sono verificati anche sul tratto di lungomare ricadente nel Comune di Sabaudia.

Leggi l’articolo completo

AMBIENTE

Opere di difesa della spiaggia da Foce Sisto a Badino, l’intervento può procedere

Pubblicato

TERRACINA – Può procedere l’intervento del Comune di Terracina finanziato dalla Regione Lazio per il completamento delle opere di difesa della spiaggia da Foce Sisto a Badino
Il Direttore della Direzione Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio, su proposta del Dirigente dell’Area Valutazione di Impatto Ambientale, con Determinazione ha disposto l’esclusione dell’opera dal procedimento di V.I.A.
Il progetto  – spiegano dal Comune – si inserisce all’intero del più ampio “Lavori di difesa e ricostruzione del litorale Pontino e manutenzione ordinaria dei litorali laziali” sviluppato dalla Regione Lazio. L’area di intervento è localizzata all’interno del Comune di Terracina, nel tratto di litorale a est della città compresa tra il Fiume Sisto e Porto Badino. L’intervento complessivo consiste nell’adeguamento e prolungamento dei tre pennelli emersi compresi fra Lido Azzurro e Lido di Penelope Realizzati nel 2009 e della realizzazione di ulteriori quattro pennelli semisommersi con testa ad Y. Oltre a questo si prevede di realizzare un ripascimento mediante sversamento di materiale di dragaggio. Il materiale da adoperare per il ripascimento sarà ricavato, per quanto possibile dagli esiti della campagna di caratterizzazione, dal dragaggio della foce del Fiume Portatore. Il restante quantitativo potrà essere ricavato, sempre previa caratterizzazione, da altre aree limitrofe a quelle di intervento.
Soddisfazione del Sindaco Francesco Giannetti e della Struttura Comunale Grandi Opere “per questo importante passo in avanti”.

Leggi l’articolo completo

AMBIENTE

A Ventotene non si sono schiuse le uova del nido di tartaruga marina deposte a luglio

Pubblicato

VENTOTENE – Nel pomeriggio di martedì sull’isola di Ventotene, il personale del servizio naturalistico dell’Ente Parco ha provveduto alle operazioni di scavo del nido di tartaruga marina Caretta caretta, completando le verifiche tecniche previste dai protocolli scientifici. Era stato deposto i primi di luglio, ma le uova non si sono schiuse: “Sfortunatamente in questo caso le uova non si sono schiuse dimostrando ancora una volta che la natura procede anche attraverso i fallimenti. Nonostante la delusione per la mancata nascita di nuove tartarughe resta il grande valore di questa nidificazione, che ancora una volta si è avuta sull’isola di Ventotene, oltre all’importanza dei numerosi dati scientifici raccolti dai nostri ricercatori che serviranno per comprendere più a fondo le dinamiche riproduttive di questa specie protetta”, si legge in una nota.

E’ stata comunque una straordinaria stagione riproduttiva lungo le coste del basso Lazio che si sono dimostrate rifugio per la nidificazione di questa specie protetta. “Da Sperlonga a Gaeta, passando per Formia e Terracina, sabbia e mare sono stati protagonisti di un monitoraggio costante e appassionato da parte dei nostri tecnici specializzati e dei numerosi volontari che collaborano con la rete regionale TartaLazio. Ogni nido scoperto e protetto è stato un piccolo grande traguardo per la biodiversità della Riviera di Ulisse”, dicono dal Parco (guardando al proprio territorio e a quello più vicino, ma schiuse si sono viste anche a San Felice Circeo, Sabaudia e Latina)  rivolgendo un ringraziamento a tutti i cittadini e agli operatori balneari.

“Con le loro segnalazioni tempestive e il rispetto delle aree protette hanno fatto la loro parte per custodire questo patrimonio naturale” afferma Fabio Refini, Direttore dell’Ente Parco, che aggiunge anche “una speciale menzione la meritano le forze dell’ordine e, in particolare, il personale della Capitaneria di Porto che da sempre supporta e favorisce, con le attività di propria competenza, la salvaguardia delle tartarughe marine. Moltissime giovani tartarughe sono riuscite a raggiungere il mare questa estate ma la nostra attenzione non va in vacanza, infatti, anche durante i mesi invernali continuerà l’attività dei nostri ricercatori per l’analisi e l’elaborazione di tutti i dati raccolti sui nidi nel periodo estivo, è per questo motivo” conclude il Direttore Refini, “l’ultimo ma più grande ringraziamento lo rivolgo ai naturalisti del nostro Parco che si dedicano con grande professionalità e senza mai risparmiarsi alle attività di monitoraggio, studio e salvaguardia nel nostro meraviglioso patrimonio naturale.”

Leggi l’articolo completo

Più Letti