di e con Angela Iantosca

La bellezza dell’Italia e la bruttezza dell’ arrendevolezza

In onda su Radio Luna

Angela Iantosca

Angela Iantosca

LATINA – Ho pensato molto alla bellezza in questi giorni. Alla bellezza dei tramonti, del mare, dei luoghi, alla necessità di viverli a volte per sopravvivere all’inverno, al lavoro, al quotidiano.

Ho pensato alla necessità che l’uomo ha di bellezza per nutrire quella parte più intima che produce buone cose, buone azioni, buoni sentimenti.

Ho pensato in questi giorni alla bellezza ogni volta mi sono trovata in diversi luoghi d’Italia, dal Nord, al sud, dalle montagne, al lago, al mare, dove sono ora nel momento in cui vi parlo.

L’Italia è un luogo in cui la bellezza è prepotente, non ha bisogno di niente, in cui anche l’uomo nei secoli ha realizzato opere straordinarie che ancora oggi ammiriamo e che sono cornice della bellezza naturale. Luoghi di cui mi sono nutrita in questi giorni, che mi hanno emozionata oltre ogni limite, che hanno compensato a volte il dolore che si prova affrontando alcuni argomenti. Ma l’uomo può sopportare questa beatitudine senza provare quasi un dolore? L’infinito? Gli orizzonti? La luce totale? La bellezza senza confini? L’amore profondo? La brezza che viene dal mare e scompiglia i capelli? I silenzi sconfinati? I suoni della natura? La solitudine che dà pace?
Fa quasi male vedere questo mare, questo cielo, sentire questa vertigine… è un dolore acuto dettato dall’estremo piacere…

Eppure mi domando, quanto male fa la bruttezza? Quanto male fanno le case fatiscenti, i palazzoni, l’amianto, quell’umido triste di certi quartieri, quell’umido che si appiccica addosso come a Scampia, quel senso di sporco che si respira dove vive il male. Quanto male fa crescere in contesti malavitosi? Quanto male fa avere in casa morti ammazzati, prepararsi ogni mese per andare a trovare il figlio in carcere? stirare le camice per il padre che è lontano da casa, non abbracciare un figlio perché è al 416bis? Che male fa sentire i bambini che a 11 anni di fronte a loro vedono solo il carcere e sentire bambini delle scuole medie che ti dicono che pagare il pizzo è normale. Quanto male fa giocare a pallone in mezzo alle siringhe, al cemento, alle urla delle sentinelle, a parole violente? Quanto male fa sentire ragazze che dicono di avere ormai 17 anni? Quanto male fa sentire persone che non pensano di essere nate libere, ma di essere destinate a qualcosa che non conoscono ma che sarà loro imposto?

Perché per loro la bellezza non esiste? Perché a loro è preclusa? Da chi? È forse anche colpa nostra? È la bellezza un privilegio di cui godiamo inconsapevolmente e senza rendercene conto? Guardo i turisti in questi giorni: loro non lo sanno che i loro occhi guardano panorami che non tutti possono osservare. Non lo sanno che c’è chi pensa che Secondigliano sia troppo lontano da Napoli centro, non lo sanno che c’è chi non ha libertà di scegliere dove andare.

Cosa possiamo fare allora? Come rendere consapevoli coloro che non sanno? Come portare la bellezza a quei bambini? Come portare la bellezza in quelle terre nate libere e deprivate dal male? È nostra la responsabilità. Siamo noi che dobbiamo andare lì e usare la parola. È chi ha di più che deve portarli lontano da lì, creare gemellaggi e reti. Siamo anche noi i responsabili di quella bellezza rubata…

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