CRONACA
Sabaudia, pressioni sulla Guardia Costiera, indagato il sindaco Alberto Mosca
Pressioni e telefonate per tentare di limitare i controlli sulle spiagge. Con questa ipotesi di reato la Procura di Latina ha iscritto nel registro degli indagati il sindaco di Sabaudia, Alberto Mosca, accusato di aver minacciato il comandante della Guardia Costiera Giosuè Cardaropoli per ostacolare o condizionare l’attività di vigilanza sul litorale.
L’indagine, appena conclusa, ruota attorno a quattro episodi sui quali gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce. Secondo l’accusa, tra il 9 giugno e il 1° agosto 2025 il primo cittadino avrebbe contattato più volte il comandante della Capitaneria di Porto, sia telefonicamente sia attraverso incontri diretti, per lamentarsi dei controlli in corso sulle spiagge del territorio.
Nel mirino delle verifiche della Guardia Costiera c’erano in particolare gli assistenti bagnanti impegnati nel servizio di sorveglianza delle spiagge libere, alcune strutture balneari e i lavori lungo il lungomare, soprattutto nella zona della Bufalara. In quelle circostanze Mosca avrebbe chiesto un atteggiamento più collaborativo e controlli meno rigidi, arrivando – secondo quanto contestato dalla Procura – a sollecitare i militari a “temporeggiare” nelle verifiche. A motivare la richiesta, sempre secondo l’impianto accusatorio, il timore che controlli troppo stringenti potessero spingere i gestori a rinunciare al servizio di salvataggio sulle spiagge libere.
Nella stessa inchiesta è coinvolto anche il legale rappresentante di una cooperativa di Sabaudia, che gestiva il servizio di assistenza ai bagnanti. Per lui le accuse sono di inadempimento contrattuale e falso in relazione a presunte irregolarità nella gestione del servizio.
Il sindaco Mosca, raggiunto dalla notizia dell’indagine, ha fatto sapere di voler attendere la lettura degli atti prima di rilasciare ulteriori dichiarazioni.
Parallelamente prosegue anche un altro filone giudiziario che riguarda la gestione del litorale. Nell’ambito dell’inchiesta sulla gara per i chioschi sul lungomare si attende infatti il pronunciamento del Tribunale del Riesame sulla richiesta di revoca delle misure cautelari presentata dalle difese del vice sindaco Giovanni Secci e di due dirigenti comunali, finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di turbativa d’asta.
CRONACA
Latina, rapine e furti nei negozi del capoluogo: due persone finiscono in carcere
Due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dalla Polizia di Stato di Latina nei confronti di un uomo e di una donna, gravemente indiziati, a vario titolo, di una serie di reati contro il patrimonio commessi tra febbraio e marzo 2025 ai danni di diversi esercizi commerciali del capoluogo.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Latina su richiesta della Procura della Repubblica, al termine di un’indagine condotta congiuntamente dalla Squadra Mobile della Questura e dal Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri di Latina.
Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire diversi episodi tra tentati furti aggravati, tentate rapine, rapina impropria, furto aggravato e porto abusivo di armi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’uomo vengono contestati un tentato furto aggravato al supermercato Decò di viale Pier Luigi Nervi, due tentate rapine in esercizi commerciali durante le quali avrebbe minacciato i dipendenti con un taglierino per impossessarsi dell’incasso, una rapina impropria ai danni del bar “Le Cinéma Cafè” di Latina Lido, commessa travisato e armato di coltello, oltre a un furto aggravato in un supermercato del quartiere Piccarello.
L’uomo si trovava già detenuto nel carcere di Rieti per altra causa ed è stato raggiunto dalla notifica del nuovo provvedimento direttamente in istituto.
La donna, invece, è stata rintracciata dagli agenti della Squadra Mobile nel territorio di Latina e, al termine delle formalità di rito, è stata trasferita nel carcere femminile di Roma Rebibbia, dove resta a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
L’operazione è il risultato della collaborazione tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Procura della Repubblica nell’attività di contrasto ai reati contro il patrimonio e di tutela della sicurezza di cittadini e commercianti.
CRONACA
Latina, scoperto finto dentista completamente sconosciuto al fisco: lo studio in un appartamento videosorvegliato
- STUDIO ODONTOIATRICO SEQUESTRATO DALLA GUARDIA DI FINANZA
- STUDIO ODONTOIATRICO SEQUESTRATO DALLA GUARDIA DI FINANZA
- STUDIO ODONTOIATRICO SEQUESTRATO DALLA GUARDIA DI FINANZA
LATINA – I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina hanno scoperto un falso dentista e sequestrato lo studio in cui operava, risultato abusivo, allestito all’interno di un’abitazione privata.
L’operazione è stata eseguita dai militari del Gruppo di Latina che avevano ricevuto una segnalazione e hanno deciso di avviare le indagini scoprendo che l’uomo, un odontotecnico, svolgeva prestazioni dentistiche e odontoiatriche senza avere le autorizzazioni amministrative e sanitarie necessarie e i titoli professionali abilitanti, e che era del tutto sconosciuto al Fisco. Durante gli accertamenti gli investigatori hanno anche appurato che deteneva dispositivi medici, farmaci anestetici e strumentazione, utilizzabili solo da professionisti abilitati, con conseguenti oggettivi rischi per la salute degli ignari pazienti.
In particolare, nel corso di una perquisizione delegata dall’Autorità Giudiziaria pontina, le Fiamme Gialle hanno rinvenuto un vero e proprio ambulatorio odontoiatrico clandestino, dotato di poltrona professionale completa di riunito odontoiatrico, lampada operatoria, aspiratori, strumenti per ablazione dentale, compressori, sterilizzatori, lampada per fotopolimerizzazione, attrezzature per impronte dentarie, materiali per ricostruzioni, strumentario chirurgico specialistico, pinze per estrazioni dentarie, bisturi, aghi e siringhe per anestesia gengivale.
Tra il materiale sottoposto a sequestro figurano numerose fiale di anestetico ad uso iniettabile contenenti mepivacaina con adrenalina, una siringa professionale per anestesie dentali già corredata di farmaco anestetico, spray anestetici a base di lidocaina nonché una fiala di anestetico risultata scaduta da oltre quattro anni. Sono stati inoltre rinvenuti farmaci antibiotici, prescrivibili esclusivamente da personale sanitario abilitato. I materiali erano anche conservati in condizioni igienico-sanitarie particolarmente carenti, senza l’obbligatoria sterilizzazione e in più di un caso a diretto contatto con polvere e scarti di lavorazione.
I finanzieri hanno sottoposto a sequestro la documentazione sanitaria riferita a numerosi pazienti, corredata da schede cliniche, immagini radiografiche, documentazione extracontabile, timbri professionali e ulteriore materiale attestante l’effettivo svolgimento di attività odontoiatrica nei confronti di avventori consolidati.
Lo studio era protetto da un sistema di videosorveglianza installato all’esterno dell’abitazione, che si ritiene fosse finalizzato a rilevare tempestivamente l’eventuale presenza delle Forze di polizia ed eludere possibili attività ispettive e investigative.
L’uomo è stato denunciato per esercizio abusivo della professione dentistica e odontoiatrica connessa alla gestione di una struttura sanitaria in assenza delle previste autorizzazioni.
Sono in corso accertamenti in ordine alla posizione reddituale del falso dentista, risultato completamente sconosciuto al fisco.
CRONACA
Escursionista di Aprilia si perde sui Monti Simbruini, ritrovata dal Soccorso Alpino e Speleologico Lazio
APRILIA – Nel tardo pomeriggio di ieri il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Servizio Regionale Lazio è intervenuto nei pressi di Monte Livata, nel comune di Subiaco, per soccorrere un’escursionista di Aprilia che si era persa e non trovava più il sentiero.
La donna, una 73enne, stava effettuando un’escursione insieme al marito in località Campo dell’Osso quando, durante una sosta, si è allontanata autonomamente imboccando un altro dei sentieri del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Non avendo con sé telefono cellulare né altri effetti personali e non vedendola rientrare, il marito ha allertato il Numero Unico di Emergenza 112.
Mentre erano in corso le ricerche, l’escursionista ha incontrato altri frequentatori dell’area che le hanno consentito di comunicare con i propri dispositivi la posizione alla squadra di terra del Soccorso Alpino e Speleologico Lazio composta anche da personale sanitario, che ha potuto così raggiungere rapidamente la donna.
Accertate le sue buone condizioni di salute, l’escursionista è stata riaccompagnata fino alla strada, dove ha potuto ricongiungersi con il marito.
Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri, i Vigili del Fuoco e diversi escursionisti che hanno collaborato. (la foto è di repertorio)
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