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Da nonno a nipote: a Ventotene i giovani riscoprono la lenticchia. La storia di Luigi Aiello

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lenticchie ventotene

VENTOTENE – “Da piccolo seguivo mio nonno negli appezzamenti di terra sull’isola, seminati per lo più a lenticchie, osservavo i suoi movimenti lenti, la sua arte, il suo saper aspettare per poi raccogliere i frutti. Momenti scanditi dalle stagioni, dalla brezza del mare e dal profumo di fiori ed erbe selvatiche caratteristiche di Ventotene”. Così Luigi Aiello poco più che ventenne ricorda quel nonno che ora non c’è più ma che gli ha lasciato in eredità un sapere antico e l’amore per la sua isola. Una passione che dopo gli studi sulla terraferma,a Formia, lo ha riportato a Ventotene con l’obiettivo, insieme ad altri quattro ragazzi del posto, di riportare in vita una tradizione e farla diventare un lavoro, anzi un business da esportare in tutto il mondo.

Riparte da qui, passando direttamente dai nonni ai nipoti, il futuro di molti isolani e la coltivazione della pregiata “lenticchia ventotenese”, inserita dal 2002 nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio. Un ritorno agli antiche mestieri dettato in parte dalla crisi e dalla mancanza di lavoro ma legato indubbiamente al fascino dell’isola lunata, al recupero di un eccellenza gastronomica che grazie a supporti moderni e nuove conoscenze ha tutte le carte per conquistare il mercato internazionale.

“La coltivazione delle lenticchie a Ventotene era fiorente già nell’Ottocento – spiega Luigi Aiello – poi col passare del tempo si è estinta ma è stata recuperata dai nostri nonni e oggi da noi ragazzi. Una sfida che ha portato già i suoi frutti: ad oggi il raccolto si aggira in media intorno ai 70 quintali, poi dipende anche dalla annate e dal clima”. Luigi ha cominciato a lavorare insieme ad altri ragazzi, prima nei terreni appartenuti ai nonni e poi oggi nella piccola azienda agricola di Giuseppina Musella.

La coltivazione della lenticchia è un processo lungo e faticoso, che viene svolto rigorosamente a mano e senza l’uso di prodotti chimici. A parte la fase di trebbiatura, la coltivazione avviene ancora oggi con metodologie tradizionali. La semina, per lo più a filari, cade nel periodo compreso tra dicembre e febbraio. Si scavano con la zappa piccole buche nel terreno nelle quali viene depositato il seme e poi ricoperto. “Dopo circa due mesi si procede con la “zappettatura” dei filari e conseguente estirpazione delle erbacce – spiega Luigi – l’operazione si ripete per almeno due volte. Nel periodo compreso tra fine maggio e la seconda decade di giugno, la lenticchia è ormai pronta per essere mietuta e trebbiata”.

Apprezzatissima dai tanti turisti che arrivano sull’isola in estate, la lenticchia ventotenese vanta caratteristiche e proprietà particolari rispetto alle altre qualità a cui siamo abituati. Ad esempio – ci spiegano i ragazzi – le lenticchie sono più piccole, il gusto è rotondo e saporito e pare contengano molto più ferro.

Ma le difficoltà non mancano: “è un’attività che impegna tutto l’anno – racconta il 24enne Aiello – e per questo ho deciso di rimanere a vivere qui. Credo che questa attività in qualche modo eviti anche lo spopolamento dell’isola oltre ad essere una grande opportunità per noi ragazzi. Certo si tratta di un lavoro faticoso, nel periodo della raccolta fatta tutta a mano, siamo davvero in pochi, si comincia all’alba e non troviamo altri giovani disposti ad aiutarci, anche perché  i ragazzi in quel periodo sono alle prese con le attività della stagione turistica. Al momento il nostro prodotto viene commercializzato sulla terraferma in alcune catene della grande distribuzione, ma noi puntiamo a portare il nostro prodotto a dei livelli ancora più alti. Stiamo pensando a un marchio per promuoverlo in tutta Italia e perché no anche all’estero”.

ASCOLTA l’intervista integrale a Luigi Aiello:

lenticchie ventotene – intervista Aiello

 

(intervista di Anna Maria De Blasio – podcast: Antonello Bortolotto)

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Minori non accompagnati, ripartono i corsi per tutori. La Garante del Lazio: “Figura-faro, proviamo ad alleviare le sofferenze di questi ragazzi fragili”

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LATINA –  Ripartono lunedì 15 giugno alla LUMSA di Roma i nuovi corsi di formazione per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati. Un’iniziativa che nasce dalla collaborazione strategica tra l’Ateneo romano e la Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, per preparare cittadini e cittadine di tutto il Lazio che lo vogliano, a diventare un punto di riferimento per i minori che arrivano in Italia senza una famiglia. Una risposta a esigenze concrete dei ragazzi più fragili. Tra gli iscritti anche tanti i cittadini della provincia di Latina che hanno partecipato alla prova preselettiva e ora potranno partecipare alla prima lezione in presenza a Roma e poi seguire il corso anche a distanza.

​”Un impegno che unisce etica e legalità in un territorio in cui i minori non accompagnati sono sempre in crescita e queste figure sono carenti. Dietro questo importante traguardo c’è il grande lavoro di squadra della struttura di supporto al mio Ufficio, potendo contare anche sul recente insediamento della nuova dirigenza che ha collaborato fattivamente per dare rapidità ed efficacia operativa all’iniziativa”, spiega la Garante Monica Sansoni.

CHE COSA SI IMPARA – “Un corso molto completo, ci sono moduli psicologici, giuridici, sociologici e sanitari – aggiunge la Garante  – . Quindi si vanno a toccare tutte le materie di diritto che un tutore deve conoscere, perché il tutore volontario di un MISNA è una figura faro per questo minore straniero che lo accompagna durante tutto il suo percorso personale, che siano visite mediche,  che sia un disbrigo burocratico, che sia un’udienza in Tribunale dove il minore deve presentarsi, perché magari il giudice ha bisogno di stilare un nuovo decreto.  Insomma è una figura importantissima, anche io sono docente all’interno del corso perché porto i casi pratici che in questi anni ho potuto completamente toccare con mano e sarò accompagnata da tutori formati da noi negli anni precedenti che racconteranno agli aspiranti proprio come funziona un tutore, cosa fa, e quello stato anche di empatia che si innesca tra il tutore e il minore straniero che è una parte molto delicata che io curo molto  nel mio modulo criminologico perché avvicinarsi, sintonizzarsi con il minore è importante. Non guasta conoscere una lingua straniera, perché i ragazzi che arrivano da noi all’inizio non parlano italiano e quindi bisogna associarli almeno con il francese, con l’inglese e questo lo abbiamo cercato un po’ di attenzionare tra i numerosissimi curricula che ci sono pervenuti. Felice che molti cittadini del nostro territorio hanno partecipato, questo mi ha reso molto orgogliosa”.

LA RETE – ​I corsi si muovono nel solco della legislazione italiana ed europea sulla protezione dell’infanzia: ” Attraverso questo progetto, non adempiamo però solo a un dovere normativo, diamo vita a una rete umana qualificata e sensibile”, aggiunge Sansoni.

 

 

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Latina Bene Comune al debutto nazionale di Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato

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LATINA – Un gruppo di aderenti a Latina Bene Comune, guidato dall’ex sindaco Damiano Coletta e dalla segretaria del movimento Elettra Ortu La Barbera, ha raggiunto venerdì il Palazzo dei Congressi dell’Eur  a Roma per essere presente al debutto nazionale di Progetto Civico Italia, la realtà politica nata dal lavoro dell’assessore al turismo e ai grandi eventi di Roma Capitale Alessandro Onorato, che raggruppa 400 comitati e 685 amministratori.

I civici di Latina, del 2016 al 2021 maggioranza assoluta, oggi rappresentati da tre consiglieri (con l’ex primo cittadino siedono nel Consiglio Comunale di Latina, Dario Bellini e Floriana Coletta), avevano annunciato la loro adesione al progetto nei giorni scorsi con una nota ufficiale, spiegando: “L’adesione rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita di Latina Bene Comune, che dopo oltre dieci anni di esperienza amministrativa e politica maturata sul territorio con il sindaco Damiano Coletta, ritiene necessario contribuire alla costruzione di uno spazio nazionale capace di mettere in rete le migliori esperienze civiche italiane”.

Il leader Alessandro Onorato dal palco dell’Eur ha ringraziato il suo esercito pacifico: “Noi vogliamo aggiungere e non togliere. Noi siamo abituati a unire”.

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Luca Trapanese (cittadino onorario di Minturno) presenta a Latina la sua Famiglia Imperfetta: “Io e Alba siamo una famiglia tradizionale”

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LATINA – Vive a Napoli, dove è stato assessore ai servizi sociali ed è attualmente Vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania e Consigliere Regionale, ma tutti i fine settimana, Luca Trapanese, con la sua Alba, arriva a Scauri per trascorrere il tempo libero. Un luogo che li ha accolti e abbracciati tanto che il sindaco Gerardo Stefanelli ha voluto che Luca diventasse cittadino onorario di Minturno. Ieri, il politico, eletto con il M5S, attivista e scrittore italiano, è stato a Latina per presentare il suo ultimo libro “Storia di una famiglia imperfetta”, appuntamento voluto e organizzato da Etikey Impresa Sociale insieme all’Associazione Progressisti Pontini, ospitato dal Bar Poeta. “L’incontro  – commentano in una nota gli organizzatori si è trasformato sin dai primi minuti in uno spazio collettivo di profonda riflessione, calore e autentica inclusione, offrendo un dialogo intimo, partecipato ed emozionante con tutta la platea presente.

Ad aprire la serata sono stati i saluti e gli interventi istituzionali di Francesca Pierleoni, presidente di Etikey Impresa Sociale, che ha espresso grande soddisfazione per la riuscita e il valore profondo dell’iniziativa, dichiarando: «Come impresa sociale che si dedica ogni giorno all’inclusione lavorativa, sappiamo bene quanto il riconoscimento del valore di ogni singola persona, con le sue specificità, sia alla base di una comunità sana e accogliente». Pierleoni ha poi aggiunto: «Incontri come questo sono fondamentali perché ci spingono a guardare oltre i modelli tradizionali. Attraverso la testimonianza di Luca Trapanese vogliamo ribadire che l’accoglienza e la valorizzazione della diversità costituiscono i pilastri per una società più inclusiva, sia nella quotidianità sia nel contesto lavorativo. La famiglia, infatti, al pari del lavoro e delle comunità, non si eredita ma va costruita giorno per giorno».

All’introduzione ha preso parte anche Alessandro Cozzolino, presidente dell’Associazione Progressisti Pontini: «Siamo molto felici di aver organizzato questo evento con Luca e con Etikey. La nostra associazione nasce per promuovere momenti di confronto come questi e per occuparsi di politica nel senso etimologico del termine, quindi della città e delle persone che la vivono. Parlare di temi che stanno a cuore ai cittadini, fare proposte e favorire la partecipazione attiva alla vita pubblica è la mission che ci siamo dati e pensiamo che questo incontro e questa collaborazione lo racconti al meglio. Per noi – ha concluso Cozzolino – è il primo evento pubblico ma ne seguiranno altri in altri comuni della provincia e su temi importanti che toccano direttamente la vita delle persone, volendo dare sempre una chiave di lettura positiva e progressista».

Attraverso le domande poste da Lucia Guarano, l’autore ha condiviso la sua storia e la decisione di adottare Alba, che oggi ha quasi 9 anni, la vicinanza della sua famiglia di origine e di quella acquisita strada facendo.  Raccontando il percorso di volontariato e l’esperienza con la disabilità che lo hanno guidato verso la decisione di  prendere con sé la bambina con Sindrome di Down che era stata lasciata in ospedale, e ha spiegato il suo legame con lei: «Mi hanno chiesto: se avessi la bacchetta magica, guariresti Alba? Ho risposto di no. Alba non è malata. Curerei un tumore, ma non cambierei nulla di lei, perché non sarebbe più lei».

L’incontro ha fatto emergere con forza i nodi politici e civili intorno al tema, e la battaglia educata, ma convinta che oggi l’autore porta avanti ritenendo urgente l’ aggiornamento legislativo: «Quando ho adottato Alba l’ho fatto solo spinto dal mio desiderio di paternità. Oggi mi batto perché con le leggi sulle adozioni siamo fermi a quarant’anni fa. Siamo l’unico Paese in Europa a non consentire alle persone single di adottare. Io ho potuto farlo solo perché Alba è disabile». L’autore ha inoltre scardinato i pregiudizi legati ai modelli rigidi tradizionali, affermando che «le persone si sono allontanate dalla politica perché la politica non è al passo con il Paese reale, con una società che è cambiata».

Ne abbiamo parlato con lui per Gr Latina

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