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di e con Angela Iantosca

E sono 26

Per non dimenticare La Strage di Capaci

LATINA – La nave della legalità è arrivata, la piazza è stata inaugurata, la commemorazione è stata apprestata. Tutto come sempre, ragazzi. Anche quest’anno ci ricorderanno così come è giusto che si faccia. Qualche giorno fa hanno pensato a te, Peppino, che te ne sei andato molto prima di noi, ma sempre nello stesso modo: un bel salto in aria e via. Sai che parlavamo di te a volte e anche degli altri, quelli eliminati prima di noi. E a volte dicevamo anche: che belli i ragazzi che non si dimenticano, ma che noia queste ricorrenze istituzionalizzate, politicizzate. Dicevamo anche: chissà cosa direbbe Peppino? E dicevamo: ma lo vedi quel tipo là che fa finta di commuoversi… sai che cosa combina ogni giorno? La cosa che ci faceva arrabbiare era il silenzio diffuso nel resto dell’anno o l’interesse intermittente o vedere che tutti pensavano che il problema fosse solo nostro, in Sicilia… Poi pian piano le cose sono cambiate. Anche grazie a noi. Eh sì, perché fino a quel 1992 la mafia c’era sì, ma era quella da film, quella con la coppola e la lupara, era quella che non toccava donne e bambini. Uccideva, certo, ma in fondo neanche poi tanto. E poi, tu Peppino, eri morto il giorno di Aldo Moro… pure questa cosa gli è andata bene alla mafia: quel giorno erano tutti presi da altro… figurati se potevano pensare a uno come te di un paesino piccolissimo in provincia di Palermo e che oltretutto era evidente che si fosse suicidato… ma grazie a noi l’Italia si è svegliata. Chi l’avrebbe detto? Ci siamo sentiti proprio importanti: che poi diciamolo è un po’ il modello italiano di riferimento… se muori, vali, se hai la scorta, vali, se ti arriva una minaccia vali. E noi, uomini e donne nell’ombra che di lavoro facciamo la scorta così abbiamo avuto i nostri cinque minuti di gloria… di cui ovviamente avremmo fatto volentieri a meno. Ma lo metti nel conto quando fai questo mestiere…

Ma una cosa ve la vogliamo dire… Lo sapete che da qui le cose si vedono proprio chiare? Si vede tutto. un po’ ci credevamo, ma non pensavamo fosse così. Che ridicoli che sono gli umani e che ridicoli questi mafiosi che muovono soldi, soldi a palate che non sanno neanche come usare, mentre ci sono bambini che muoiono di fame e che non possono neanche andare a scuola e ci sono i loro bambini che sono condannati già nella culla. Che ridicoli che sono: pur di dire di comandare vivono come topi. Che ridicoli, poi, che sono quelli che si rifanno la faccia diventando paladini di qualcosa… non perché ci credono profondamente. Che ridicoli i politici, i loro calcoli, i loro accordi, le facciate che non riescono più tanto a nascondere la vera natura. Ma, tranquilli, da qui il sottobosco si vede tutto: si vedono i volontari silenziosi, quelli che ci credono davvero, quelli che senza urlare ogni giorno provano a spostare un po’ più in là le cose, quelli che con la testa china leggono carte, studiano, intrecciano i dati. Non li vedi su nessun carroccio (ops lapsus freudiano), non li vedi con nessuna bandiera, non li vedi puntare un dito contro qualcuno, non urlano, non incalzano con violenza. Semplicemente fanno, lavorano onestamente, rispettano le regole, tendono la mano, non sottostanno alle regole del mercato e ci ricordano ogni giorno proprio comportandosi in questo modo. Non solo oggi ma da domani con ancora più forza. Perché siamo morti il 23 maggio, ma se non ci ricordate davvero, moriamo ogni giorno.

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