ATTUALITA'
FERDINANDO IMPOSIMATO
Il giudice ha incontrato i ragazzi del Majorana
LATINA – “Senza la conoscenza della verità non si può rifondare questo Paese” sono le parole che hanno riecheggiato nell’aula magna del Liceo E. Majorana di Latina questa mattina durante l’incontro con il giudice Ferdinando Imposimato.
L’appuntamento, inserito all’interno del Progetto “Lettura” dell’Istituto Scolastico, è stato fortemente voluto dalla Dirigente Scolastica Dott.ssa Stella Fioccola e dalle coordinatrici prof.ssa Maria Donatiello e proff.ssa Lucia Costantini. Tema, un incontro con la storia: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
Il giudice Imposimato, infatti, ha pubblicato per la Netwon Compton Editori il libro dal titolo “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia – perché Aldo Moro doveva morire? La storia vera” e ci tiene ad essere presente accanto ai ragazzi, nei quali ripone tutta la sua fiducia per un futuro migliore.
Alla domanda del perché la decisione di scrivere un libro-documento così forte risponde: “Non sono uno scrittore, ma un modesto ricercatore di verità. Uno che segue l’insegnamento di Cicerone e che, pur non conoscendolo personalmente, ha avuto un maestro ed una guida in Aldo Moro. Una Repubblica fondata sulla menzogna non può esistere. La verità la devo, anzi la dobbiamo ai 5 uomini della scorta trucidati e naturalmente a Moro. La verità la dobbiamo a voi giovani, affinché non ripetiate gli errori del passato e perché voi nella vostra vita dovete essere i portatori dei valori della Costituzione”.
Per circa due ore l’aula magna del liceo è stata gremita di studenti attenti, increduli e col fiato sospeso mentre il giudice Imposimato, con accanto il moderatore giudice F. Lazzaro, ricostruiva tra le domande serrate e precise degli alunni quei maledetti 55 giorni e tutto quello che ne è seguito negli anni a venire.
Trentacinque anni non sono bastati per far luce sul caso Moro. Inchieste giudiziarie e parlamentari, saggi, articoli e film non sono serviti a illuminare tutte le zone d’ombra del delitto che ha colpito la coscienza del Paese e incrinato il rapporto tra società civile e mondo politico. Ecco perché vale ancora la pena di analizzare la dinamica dei 55 giorni di prigionia di Aldo Moro, nel tentativo finalmente di dare delle risposte diverse dalla versione ufficiale dei fatti. Grazie a nuove testimonianze esclusive e documenti inediti, Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del caso Moro, su cui non ha mai smesso di indagare, ha ricostruito l’agghiacciante scenario del sequestro, con rivelazioni bomba. Perché la verità, finalmente, abbia nomi e cognomi.
Secondo quanto riportato dal giudice, con atti alla mano, ad uccidere Moro è stata la “Ragion di Stato”, fatto alquanto sconvolgente e rivelatorio.
Ricordiamo che Ferdinando Imposimato è stato giudice istruttore in alcuni dei più importanti casi di cronaca degli ultimi anni, tra cui appunto il rapimento di Aldo Moro, l’omicidio di Vittorio Bachelet, l’attentato a Giovanni Paolo II. All’indomani dal rapimento di Aldo Moro fu l’allora Ministro dell’Interno del governo Andreotti, Francesco Cossiga, a conferirgli l’incarico di Giudice Istruttore. A quei tempi, era l’anno 1978, Ferdinando Imposimato si stava occupando di molti casi illustri di sequestro di persona, distinguendosi per la sua linea dura di non collaborazione con i banditi. Giunto ad occuparsi del caso Moro sin dai primi giorni dopo l’uccisione del leader della DC (esattamente dopo 8 giorni dalla sua uccisione), aveva identificato e interrogato le cellule terroristiche delle Brigate Rosse. Il risultato delle prime tre istruttorie era stato il rinvio a giudizio di cinquanta uomini. Dalla sua sentenza era emersa una verità storica: “le Brigate Rosse, armate di spirito rivoluzionario, avevano portato l’attacco al cuore dello Stato impersonato dal Presidente della DC Aldo Moro”.
Per molti anni il giudice ha creduto fermamente alla piena responsabilità dei brigatisti, a chi gli avesse chiesto in quegli anni se ci fosse qualcuno dietro le BR, avrebbe certamente risposto con convinzione e in buona fede “Dietro le Brigate Rosse ci sono solo le Brigate Rosse”. Senza nessun dubbio.
Ma con il passare degli anni, lentamente e inesorabilmente, molti dubbi si sono insinuati nell’animo di Imposimato: la scoperta di documenti secretati della Commissione Stragi, poi il Caso Gladio, l’affare Mitrokin e la scomparsa di troppi documenti relativi alla sua prima sentenza, persino di filmati e testimonianze.
Così a distanza di 35 anni Ferdinando Imposimato è ritornato a quelle carte e a quelle testimonianze, ripercorrendo ogni singola ora di quei 55 giorni di prigionia, fino a giungere all’amara considerazione che la verità ufficiale è davvero molto distante rispetto alla realtà dei fatti.
“La tragedia di tutta questa vicenda”, ammette il giudice con profondo rammarico, “è la convinzione da parte della stragrande maggioranza degli italiani, che il governo abbia fatto bene a seguire la linea dell’intransigenza verso i terroristi”. In realtà nelle pagine del libro viene dimostrato con grande arguzia, non solo che l’omicidio di Aldo Moro poteva essere evitato, ma che la stessa “Ragion di Stato” avrebbe suggerito di impedire che l’omicidio avvenisse.
Già in un precedente lavoro pubblicato dall’autore, si rendevano note le testimonianze scottanti di alcuni personaggi chiave della vicenda, come l’agente dei servizi segreti statunitensi, braccio destro di Kissinger, Steve Pieczenik. In questo ulteriore approfondimento si tirano le somme di trent’anni di indagini, ricerche, approfondimenti a tutto campo. Si collegano diversi filoni di inchiesta alla ricerca di una verità oggettiva, anche grazie alla testimonianza di due agenti in servizio durante i 55 giorni del sequestro, un Brigadiere della Guardia di Finanza e un alto ufficiale dell’Esercito, membro di Gladio. La scoperta sconcertante che si fa scorrendo la grande mole di documenti contenuti in queste appassionanti pagine è che Moro si stato sacrificato scientemente e consapevolmente dai vertici del suo partito alla scopo di stabilizzare la situazione italiana, creando una unanime repulsione da parte dell’opinione pubblica per i brigatisti e per i comunisti. Per avvalorare questa tesi, che nasce dalla testimonianza-confessione di un agente sei servizi segreti, il giudice Imposimato dimostra che le forze dell’ordine conoscevano sin dal primo momento il nascondiglio in cui era stato imprigionato Aldo Moro, tenevano sotto controllo sia la strada che la casa di via Montalcini, avevano preso contatto con i brigatisti e potevano, volendo, fare irruzione in ogni momento per salvare la vita del prigioniero. Non lo hanno fatto, lasciando che si aprisse una spirale di violenza incontrollata e che i misteri italiani si autoalimentassero senza nessun controllo. Come dice lo stesso Aldo Moro in una delle sue lettere spedite durante la prigionia al suo compagno di partito Zaccagnini, i vertici della Democrazia Cristiana, non intervenendo, hanno scritto “una pagina agghiacciante della storia d’Italia”.
ATTUALITA'
Da studenti a donatori di sangue, Avis Latina “arruola” neo maggiorenni. La collaborazione con le scuole
LATINA – “Un dono per la vita” è uno degli slogan utilizzati per promuovere la cultura della donazione del sangue. Da qualche anno l’AVIS comunale di Latina cerca di coinvolgere gli studenti maggiorenni del capoluogo affinché compiano questo gesto, piccolo in sé ma di grande valore.
“All’inizio dell’anno scolastico – spiegano dall’Associazione dei donatori di sangue – si tiene un incontro organizzativo fra i docenti referenti delle varie scuole superiori e si pianificano gli interventi, in varie tappe: un primo incontro, a scuola, tra gli operatori AVIS e i ragazzi per informare e sensibilizzare; successivamente, per chi se la sente, si va in sede comunale per la donazione e, infine, dopo qualche mese, c’è la possibilità di donare nuovamente. Per qualche scuola si mette in moto l’autoemoteca, ma la maggior parte degli istituti preferisce la donazione in sede: è un’occasione per toccare da vicino l’organizzazione dell’AVIS”.
“L’incontro formativo/informativo a scuola è sempre molto arricchente e chiarisce molti dubbi, ma il momento della donazione è senz’altro il fulcro dell’iniziativa – racconta l’insegnante Luca Fabietti che coordina con un collega l’iniziativa per il Liceo Majorana – Tanti ragazzi partecipano con entusiasmo, spesso anche con un po’ di apprensione, ma una volta terminato il prelievo si tira un sospiro di sollievo e ci si rilassa davanti a una bella colazione mentre ci si scambiano le esperienze. Altro aspetto positivo di quest’anno è che, oltre a me e al collega Francesco, che coordiniamo l’iniziativa per il Liceo Majorana, si è fatto avanti anche qualche altro docente; questa è la testimonianza della collega Claudia: “Utilità, è questa la sensazione che ho avuto alla mia prima donazione di sangue; travolta dall’entusiasmo dei miei studenti mi sono fatta coraggio ed ho scoperto che era tutto molto semplice. Utilità, dicevo, per qualcuno che ne ha bisogno e restituzione del bene che, in un recente passato, è stato fatto alla mia famiglia.”
“Il fatto di essere stati incoraggiati a compiere questo gesto insieme ai nostri compagni di classe e amici ci ha sicuramente dato coraggio a vicenda – è la testimonianza di Sofia e Martina:; fare qualcosa che ha un risvolto così positivo per gli altri ci ha aiutato a crescere e capire quanto poco possa bastare per dare una mano. Quando sono venuti a presentarci questa realtà a scuola ci hanno aperto un mondo che adesso, grazie alla condivisione con il gruppo, sentiamo nostro e che ci permette, con un piccolo sforzo, di aiutare concretamente chi ne ha bisogno.”
L’idea dell’Avis è di educare i ragazzi alla cultura della donazione, con la speranza alcuni di loro, anche da grandi, avendone compreso l’importanza, possano continuare a donare autonomamente. “Ed è ciò che sta avvenendo: tanti studenti, dopo l’input iniziale da parte della scuola, stanno mantenendo l’impegno e con una certa regolarità si recano in sede per la donazione. Per il prossimo anno sono ancora più entusiasta di poter collaborare: i ragazzi saranno diversi ma l’esperienza sarà comunque sicuramente arricchente. Vuole essere davvero un piccolo/grande dono per dare vita e per tutta la vita”, conclude la docente.
ATTUALITA'
Il pronto soccorso pediatrico del Santa Maria Goretti diventa fiabesco: umanizzato grazie ad Alessia e i suoi Angeli
LATINA – Il Pronto Soccorso pediatrico dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina si trasforma grazie all’Associazione Alessia e i suoi Angeli APS che ha finanziato un progetto di umanizzazione, inaugurando oggi uno spazio immersivo ispirato al mondo marino.
L’obiettivo è alleviare la paura per offrire ai bambini un’esperienza meno traumatica possibile quando hanno bisogno di assistenza sanitaria. “Pareti artistiche, pannelli decorativi e un’ambientazione fiabesca accompagneranno i piccoli pazienti in un acquario ricco di colori, pesci e creature marine, con l’obiettivo di rendere meno traumatico il tempo trascorso in ospedale”, spiegano dalla onlus che ha già finanziato progetti analoghi, come quello che ha rivitalizzato a misura di bambino gli spazi del Centro Vaccinazioni della Asl.
Al microfono di Antonella Melito, che ha visitato per noi la struttura, la soddisfazione del professor Riccardo Lubrano primario del reparto di Pediatria e Neonatologia

“Particolarmente significativo è stato il percorso che ha portato alla scelta del tema grafico. L’ambientazione è infatti il risultato di un contest che ha coinvolto le scuole della città di Latina e i cittadini attraverso i social network. Sono stati proprio i bambini, insieme alla comunità, a scegliere l’acquario come scenario del nuovo Pronto Soccorso Pediatrico, rendendo il progetto ancora più partecipato e condiviso”, ha spiegato il presidente dell’Associazione Alessandro Mastrogiovanni
Il progetto non finisce qui dal momento che in collaborazione con il Centro di Ricerca e Servizi per l’Innovazione Tecnologica Sostenibile della Sapienza l’esperienza diventerà interattiva grazie alla realtà aumentata: “La mascotte del percorso, un simpatico pesciolino, prenderà vita grazie a un QR Code, consentendo ai piccoli pazienti di vivere un’esperienza digitale immersiva durante l’attesa e il percorso di cura”, aggiungono dalla Onlus.
Jacopo Trillò, docente di Ingegneria del Polo Pontino della Sapienza
ATTUALITA'
Basket, ok delle commissioni al “pallone” della Benacquista Latina Basket
LATINA – Primo ok al progetto della Latina Basket di realizzare un impianto sportivo (temporaneo) per la pallacanestro. Ad esprimere parere unanime positivo al progetto, riconoscendone il rilevante interesse pubblico, sono state le commissioni Attività produttive, Urbanistica e Sport, rispettivamente guidate dal presidente Simone Mulè, dal vicepresidente Giuseppe Coluzzi e dal presidente Claudio Di Matteo, che si sono riunite oggi in seduta congiunta nell’aula del Consiglio comunale. (Nella foto di Marika Torcivia, il presidente della Latina Basket Cavalier Lucio Benacquista e la figlia Sabrina Benacquista con i giocatori).
Al centro dei lavori l’esame della proposta di deliberazione di Consiglio comunale riguardante l’autorizzazione all’uso temporaneo, per la durata di tre anni, rinnovabili per ulteriori altri due in caso di permanenza del rilevante interesse pubblico, di un’area sita in via Nascosa (nota come “ex Area Onorati”) per la realizzazione di una tensostruttura sportiva dedicata alla pallacanestro.
Alla seduta hanno preso parte l’assessore alle Attività produttive Antonio Cosentino, l’assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio e i dirigenti comunali, l’ingegnere Paolo Rossi insieme al funzionario tecnico Mario Petroccione (Dipartimento VIII – Attività produttive) e l’architetto Paolo Cestra (Dipartimento XIII – Territorio e rigenerazione urbana).
L’intervento prevede la realizzazione di una tensostruttura di circa 1.588 metri quadrati con un’altezza massima di 10 metri, dotata di spogliatoi, servizi annessi e tribune con una capienza dichiarata di 950 spettatori. E’ prevista, inoltre, la riorganizzazione delle aree esterne, configurando 175 stalli per le auto, 20 per le moto e 3 parcheggi per i pullman, oltre a una corsia perimetrale di sicurezza per i mezzi di soccorso.
“L’iniziativa, presentata dalla società Latina Basket, punta a dare una risposta concreta al fabbisogno dell’impiantistica sportiva nel territorio di Latina. Il progetto consentirà alla storica realtà cestistica cittadina, e a tutto il movimento giovanile e agonistico, di disporre di un impianto omologato sul territorio senza dover affrontare onerosi trasferimenti – ha dichiarato l’assessore Cosentino – Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza della viabilità. Recependo le prescrizioni del Dipartimento Mobilità e Trasporti, l’atto stabilisce che il soggetto attuatore dovrà realizzare, a propria cura e spese, il prolungamento del marciapiede e della pista ciclabile di via del Lido fino all’ingresso del nuovo impianto (per un tratto di circa 120 metri). L’opera di urbanizzazione stradale dovrà essere completata e collaudata entro il termine massimo e inderogabile di 18 mesi dalla stipula della convenzione. Attraverso lo strumento dell’uso temporaneo non solo andiamo a riqualificare una situazione di oggettivo degrado in un’area dismessa come l’ex Area Onorati, ma attiviamo un virtuoso processo di rigenerazione urbana a costo zero per le casse comunali e a totale carico del privato. In applicazione dell’articolo 23-quater del DPR 380/2001 e dell’articolo 26 della Legge Regionale del Lazio numero 12/2025 in materia di usi temporanei per aree dismesse o degradate, lo schema di convenzione impone l’assoluta reversibilità dei luoghi”.
“Oggi è un giorno storico per lo sport – ha sottolineato l’assessore allo Sport Andrea Chiarato a margine della commissione – È stato presentato un nuovo impianto sportivo che sarà la casa del Basket della nostra città. E non solo. L’impianto temporaneo diventerà un vero e proprio hub inclusivo: la convenzione prevede infatti l’accessibilità totale per il basket in carrozzina e riserva al Comune giornate di utilizzo gratuito per i centri diurni e le fasce più fragili della popolazione. L’operazione, inoltre, permetterà la rigenerazione urbana e il recupero socio-culturale dell’area. Lo sport a Latina ha un valore sociale ed educativo immenso per i giovani. L’opera sarà realizzata in tempi brevissimi e darà la possibilità alla Latina Basket, storica società della nostra città, di avere a disposizione un impianto moderno con quasi mille spettatori. Alla famiglia Benacquista va il mio sentito grazie per la grande volontà che da sempre dimostra nel voler investire in modo concreto nello sport e nella città di Latina.”
Il parere favorevole delle commissioni alla proposta di deliberazione esaminata oggi consentirà il successivo passaggio per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio comunale.
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