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Interpretazione ambientale, un convegno internazionale per parlarne

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cipparone a PantanelloLATINA – Venerdì prossimo in Basilicata, nel Salone del Castello Sanseverino, in provincia di Potenza, esperti del settore e figure istituzionali discuteranno dei più contemporanei metodi e approcci utili ad interpretare le risorse naturalistiche e culturali per trasformarle in ricchezza e benessere per un territorio. Sarà un incontro cosmopolita che vedrà il confronto tra esponenti delle istituzioni regionali, personalità di spicco nazionale ed altre provenienti da alcune Università europee. La Fondazione Roffredo Caetani parteciperà con Maurilio Cipparone, il maggiore esperto italiano di parchi  e il geologo Massimo Amodio, progettista del Parco di Pantanello.

L’interpretazione ambientale e culturale sarà al centro della giornata formativa per sfruttare al meglio e in modo sostenibile le ricchezze ambientali e culturali. Una strategia adottata dalla Fondazione Caetani che gestisce il Monumento Naturale di Ninfa, il Parco di Pantanello e il Castello di Sermoneta, avvalendosi della collaborazione e della grande esperienza di Maurilio Cipparone, tra i più grandi conoscitori  di aree protette in Italia. Cipparone racconterà i più recenti e già applicati programmi innovativi per valorizzare il patrimonio d’Italia e promuovere l’occupazione attraverso l’interpretazione ambientale.

GLI INTERVENTI  – Nel corso della mattinata si susseguiranno negli interventi: Domenico Totaro, presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano; Aldo Berlinguer, assessore all’Ambiente e Territorio della Regione Basilicata; Aurelia Sole, rettrice dell’Università degli Studi della Basilicata; Maurilio Cipparone, esponente della Fondazione Roffredo Caetani; Peter Seccombe, membro dell’Associazione Interpret Europe; Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente dei Beni Archeologici di Basilicata; Francesca Sogliani, direttrice della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi di Basilicata; Claudio Bocci, direttore di Federculture; Andrea Gennai, presidente AIDAP (Associazione Italiana Direttori Aree Protette); Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi.

Nel pomeriggio interverranno ai lavori: Massimo Amodio della Fondazione Roffredo Caetani; Dorothea Papathanasiou Zuhrt dell’Università dell’Egeo e di Atene; Mariachiara Monaco, docentedell’Università degli Studi della Basilicata; Eva Sandberg dell’Università di Uppsala e direttore dell’Istituto Nazionale Svedese per l’interpretazione; Stefano Spinetti, presidente AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche); Nino Martino, noto interprete ambientale e culturale. Chiuderanno i lavori: Maria Carmela Giarratano, direttore Generale del MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Piero Lacorazza, presidente del Consiglio Regionale di Basilicata. Parteciperanno i presidenti dei Parchi Nazionali dell’Aspromonte, del Gargano, del Pollino e della Sila. Non mancherà il racconto delle best practices regionali come quelle dell’Associazione “Guide Esclusive ed Ufficiali del Parco” rappresentata dal suo presidente, Giovanna Petrone, e della “Fondazione Leonardo Sinisgalli” il cui massimo esponente, il direttore Biagio Russo, racconterà un’esperienza culturale di successo in Basilicata.

 

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Dopo la prima pioggia, crolla un pezzo di asfalto sul lungomare di Latina e la duna si spacca in due

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LATINA – Peggiorano ulteriormente le condizioni della strada lungomare al Lido di Latina, nell’area più bella, preziosa e fragile, quella del Parco Nazionale del Circeo, tra Capoportiere e Rio Martino. Dopo la pioggia di giovedì, in uno dei punti più critici già segnalato in passato con delle reti di protezione, la presenza di un manufatto in cemento, una sorta di caditoia che dalla strada convoglia l’acqua verso la spiaggia, ha causato la completa spaccatura della duna.

Un altro pezzetto di asfalto è franato e la ferita nella linea dunale è ormai ampia e netta. Sulla spiaggia, si nota la scia tracciata dall’acqua e dai detriti arrivati dalla strada.

A parte la traballante rete arancione di protezione, che segnala il pericolo, non è stato ancora realizzato alcun intervento di protezione o ripristino. Analoghi crolli, da alcuni anni, si sono verificati anche sul tratto di lungomare ricadente nel Comune di Sabaudia.

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Opere di difesa della spiaggia da Foce Sisto a Badino, l’intervento può procedere

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TERRACINA – Può procedere l’intervento del Comune di Terracina finanziato dalla Regione Lazio per il completamento delle opere di difesa della spiaggia da Foce Sisto a Badino
Il Direttore della Direzione Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio, su proposta del Dirigente dell’Area Valutazione di Impatto Ambientale, con Determinazione ha disposto l’esclusione dell’opera dal procedimento di V.I.A.
Il progetto  – spiegano dal Comune – si inserisce all’intero del più ampio “Lavori di difesa e ricostruzione del litorale Pontino e manutenzione ordinaria dei litorali laziali” sviluppato dalla Regione Lazio. L’area di intervento è localizzata all’interno del Comune di Terracina, nel tratto di litorale a est della città compresa tra il Fiume Sisto e Porto Badino. L’intervento complessivo consiste nell’adeguamento e prolungamento dei tre pennelli emersi compresi fra Lido Azzurro e Lido di Penelope Realizzati nel 2009 e della realizzazione di ulteriori quattro pennelli semisommersi con testa ad Y. Oltre a questo si prevede di realizzare un ripascimento mediante sversamento di materiale di dragaggio. Il materiale da adoperare per il ripascimento sarà ricavato, per quanto possibile dagli esiti della campagna di caratterizzazione, dal dragaggio della foce del Fiume Portatore. Il restante quantitativo potrà essere ricavato, sempre previa caratterizzazione, da altre aree limitrofe a quelle di intervento.
Soddisfazione del Sindaco Francesco Giannetti e della Struttura Comunale Grandi Opere “per questo importante passo in avanti”.

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A Ventotene non si sono schiuse le uova del nido di tartaruga marina deposte a luglio

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VENTOTENE – Nel pomeriggio di martedì sull’isola di Ventotene, il personale del servizio naturalistico dell’Ente Parco ha provveduto alle operazioni di scavo del nido di tartaruga marina Caretta caretta, completando le verifiche tecniche previste dai protocolli scientifici. Era stato deposto i primi di luglio, ma le uova non si sono schiuse: “Sfortunatamente in questo caso le uova non si sono schiuse dimostrando ancora una volta che la natura procede anche attraverso i fallimenti. Nonostante la delusione per la mancata nascita di nuove tartarughe resta il grande valore di questa nidificazione, che ancora una volta si è avuta sull’isola di Ventotene, oltre all’importanza dei numerosi dati scientifici raccolti dai nostri ricercatori che serviranno per comprendere più a fondo le dinamiche riproduttive di questa specie protetta”, si legge in una nota.

E’ stata comunque una straordinaria stagione riproduttiva lungo le coste del basso Lazio che si sono dimostrate rifugio per la nidificazione di questa specie protetta. “Da Sperlonga a Gaeta, passando per Formia e Terracina, sabbia e mare sono stati protagonisti di un monitoraggio costante e appassionato da parte dei nostri tecnici specializzati e dei numerosi volontari che collaborano con la rete regionale TartaLazio. Ogni nido scoperto e protetto è stato un piccolo grande traguardo per la biodiversità della Riviera di Ulisse”, dicono dal Parco (guardando al proprio territorio e a quello più vicino, ma schiuse si sono viste anche a San Felice Circeo, Sabaudia e Latina)  rivolgendo un ringraziamento a tutti i cittadini e agli operatori balneari.

“Con le loro segnalazioni tempestive e il rispetto delle aree protette hanno fatto la loro parte per custodire questo patrimonio naturale” afferma Fabio Refini, Direttore dell’Ente Parco, che aggiunge anche “una speciale menzione la meritano le forze dell’ordine e, in particolare, il personale della Capitaneria di Porto che da sempre supporta e favorisce, con le attività di propria competenza, la salvaguardia delle tartarughe marine. Moltissime giovani tartarughe sono riuscite a raggiungere il mare questa estate ma la nostra attenzione non va in vacanza, infatti, anche durante i mesi invernali continuerà l’attività dei nostri ricercatori per l’analisi e l’elaborazione di tutti i dati raccolti sui nidi nel periodo estivo, è per questo motivo” conclude il Direttore Refini, “l’ultimo ma più grande ringraziamento lo rivolgo ai naturalisti del nostro Parco che si dedicano con grande professionalità e senza mai risparmiarsi alle attività di monitoraggio, studio e salvaguardia nel nostro meraviglioso patrimonio naturale.”

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