di Angela Iantosca

Latina, la mafia è qui

Con le voci di Prestipino e Cioffredi

angela Iantosca

LATINA – È stato presentato il II Rapporto “Mafie nel Lazio”, pubblicazione curata dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con l’Associazione Libera.

Nel Lazio il fenomeno mafioso si presenta attraverso il volto violento dei clan e la forza “criminale-imprenditoriale” dei capitali sporchi. I boss nel Lazio portano avanti attività illegali, occupano interi segmenti dell’economia legale, mettono a rischio la vita dei cittadini e attentano alla vita delle istituzioni. Nel Lazio sono presenti 92 organizzazioni criminali, un numero in aumento rispetto al 2015, in cui erano censiti 88 gruppi operanti sul territorio romano e nel resto della Regione.

Quest’anno il Rapporto fornisce una mappatura territoriale, provincia per provincia, e un approfondimento storico, con particolare attenzione al Basso Lazio che continua a rappresentare un’area particolarmente condizionata dalla presenza di clan tradizionali, ’ndrangheta e camorra in particolare e da una escalation di violenza delle mafie e della criminalità autoctona, dedite a estorsioni, usura e traffico di droga: nella sola provincia di Latina operano 18 clan, 11 camorristi. Incendi, gambizzazioni, attentati si susseguono nel su della regione con ritmi che destano preoccupazione: operatori economici e amministratori pubblici sono i principali bersagli di questa aggressione che non conosce battute d’arresto. Le cittadine della provincia di Roma, Anzio-Nettuno, fino alla provincia di Latina, la città di Aprilia, si presentano come terre di latitanza e di business illegali, terre in cui si rileva una presenza radicata e particolarmente pericolosa di diverse consorterie criminali.

A tal proposito il Questore di Latina, Giuseppe De Matteis, a maggio davanti alla Commissione antimafia, ha parlato di una provincia divisa in quattro zone di influenza da parte delle organizzazioni criminali.

Nella pillola di libertà di oggi la parola al procuratore aggiunto Michele Prestipino e al presidente dell’Osservatorio, Giampiero Cioffredi.

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