festival Pontino

A Latina concerto per organo con le musiche di Eben

Nella chiesa di San Francesco anche un libro sul compositore boemo

LATINA – Il Festival Pontino di Musica torna a Latina oggi (mercoledì 12 luglio) nella Chiesa di San Francesco d’Assisi di Latina per un concerto a ingresso libero, dedicato a uno dei massimi compositori e pianisti boemi, Peter Eben, scomparso dieci anni fa nel 2007, in Italia quasi del tutto sconosciuto al pubblico.

Alle ore 19 la presentazione del libro di Kateřina Vondrovicová, Petr Eben la vita e le opere del compositore ceco, canto di un intero popolo e messaggio all’umanità (Zecchini Editore), anticiperà il concerto delle 19.30, protagonista Giovanni Clavorà Braulin all’organo (curatore anche della traduzione del libro) che eseguirà la Musica Dominicalis scritta dal maestro boemo nel 1958, alternandosi a Francesco Sabatini che leggerà alcuni brani tratti dal volume della Vondrovicová.

Petr Eben (Žamberk, 22 gennaio 1929-Praga, 24 ottobre 2007)  – ricordano dalla Fondazione Campus Internazionale di Musica – era considerato in vita il massimo compositore ceco, ed uno dei più rappresentativi esponenti della vita musicale a livello mondiale. le sue composizioni sono state pubblicate dalle maggiori case editrici ed entrate nel repertorio di molti interpreti. Una vita indissolubilmente intrecciata con le drammatiche vicende storiche che hanno segnato la sua patria nel ventesimo secolo: dall’invasione nazista della Cecoslovacchia alla deportazione nel campo di concentramento di Buchenwald, dal totalitarismo alla rivoluzione di velluto. Scaturita da un forte impulso interiore, la sua musica vuole essere un profondo messaggio all’Uomo e alla sua dimensione trascendente.

«Petr Eben, nato nel 1929 – precisa Giuseppe Pennisi, giornalista e grande estimatore del compositore ceco – non è stato solamente uno dei più prolifici e maggiori musicisti dell’Europa Centrale del Novecento, ma la sua vita è stata un vero e proprio “ritratto del coraggio”, per parafrasare il titolo di una raccolta di biografie del Presidente americano John F. Kennedy. Nato in Boemia, cattolico ma di padre ebreo, nella neonata Repubblica Cecoslovacca era appena un bambino quando le armate tedesche traversarono le frontiere ed occuparono il Paese. Agli ebrei venne vietato anche di ascoltare la radio e suo padre insegnante, fu costretto a lavorare in una miniera di carbone. Impeditogli di andare a scuola, con suo fratello cominciò a suonare a quattro mani  sul pianoforte di casa parafrasi di tutte le sinfonie di Mozart, Haydn, Schumann, Beethoven. Dato che il padre suonava il violino e il fratello il violoncello, le serate erano costellate da trii che ravvivano la miseria. Da lì, passò all’organo della Cattedrale locale. Nell’ultimo anno di guerra lui e il fratello vennero internati a Buchenwald. A poche settimane dalla fine della guerra, vennero condotti verso la camera a gas. Era il Venerdì Santo del 1945. Eben, convinto di stare per essere ucciso, sentì che “se qualcosa diverso dall’acqua sarebbe uscito dalle docce sarebbe entrato in una nuova vita”. Fortunatamente, uscì acqua e dopo la fine della guerra poté riprendere gli studi. Diventò professore di musicologia all’università, ma i nuovi occupanti comunisti guardano con diffidenza un cattolico il cui stile, pur sul solco di Dvořâk, Janáček, Martinů, aveva un originale trattamento dell’armonia, un eccellente senso del ritmo, un’inesauribile inventiva tematica ed una capacità di coniugare il Canto Gregoriano con la musica contemporanea. Altri anni difficili anche perché la sua musica era molto apprezzata in occidente. Eben ottenne la cattedra di composizione, dovutagli da anni, solo dopo la fine del regime comunista, che non celava di disprezzare. Ma era troppo apprezzato nel mondo per potere essere perseguitato più di tanto. Il suo ricco catalogo è considerato ‘patrimonio dell’umanità’».

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