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SAN FELICE CIRCEO – Il Comune di San Felice Circeo proteggerà l’àncora datata VI secolo a.C. recuperata stamattina dal giornalista e scrittore Umberto Natoli nelle acque del Circeo, in attesa delle decisioni della responsabile per l’archeologia subacquea della Sovrintendenza Archeologica belle arti e Paesaggio del Lazio, Valeria D’Atri. “A Roma all’epoca (di quest’ancora) non c’era nemmeno la repubblica, c’erano ancora i re. Per me un’emozione fortissima, anche perché noi sub ci portiamo nel DNA un po del marinaio fenicio, greco e romano. Chissà quante storie si porta dietro, perse nelle nebbie del tempo”, è stato il commento di Natoli.
Il pezzo in pietra, misura due metri, è largo 30 centimetri e ha uno spessore di 17 centimetri circa: “Si tratta di un reperto – spiega in una nota l’Ente – che testimonia le innumerevoli vicende umane delle quali il promontorio del Circeo è stato testimone sin dall’antichità per la sua posizione strategica”.

la foto in prima pagina è stata pubblicata su Fb da Umberto Natoli
Il recupero è avvenuto grazie alla collaborazione dei volontari della associazione A.s.s.o. e della cooperativa Circeo Primo, con il coordinamento, della Capitaneria di Porto di Terracina diretta da Alessandro Poerio e dal Comandante del Porto di San Felice Circeo, Dino Mucciarelli, con la motovedetta Guardia Costiera CP 547.
Il sindaco di San Felice Giuseppe Schiboni ha accolto il reperto nei locali comunali sperando ora nell’autorizzazione della Soprintendenza all’esposizione al pubblico dell’ancora, e pensando già al posto che potrebbe avere (con altri reperti) nel polo museale comunale in via di definizione.
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