CULTURA
Nuova edizione per il Premio Campiello Giovani, presentazione a Latina
LATINA – Anche quest’anno il Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria supporta la Fondazione Campiello nella promozione del concorso letterario. Il bando verrà presentato lunedì 18 novembre al Teatro D’Annunzio di Latina, nel corso di una manifestazione che vede coinvolti i partecipanti della cinquina finale del Campiello Giovani 2024 Daniele Camagna e Sofia Aleandri. Patrocinano l’iniziativa il Comune di Latina, la Camera di Commercio Frosinone e Latina e l’Azienda Speciale Informare.
Ad aprire i lavori della manifestazione Vittoria Ciaramella Prefetto di Latina, Matilde Celentano Sindaco di Latina, Giuseppe Schiboni, Assessore Regione Lazio, Giovanni Acampora, Presidente CCIAA Frosinone Latina e Fausto Bianchi, Presidente Unindustria Latina.
Seguirà la presentazione del bando Premio Campiello Giovani 2025 a cura di Paolo Di Cecca, Presidente GGI Unindustria Latina e l’intervista a Lidia Cudemo – Ceo D-Hub Studios Srl e Presidente Sezione Editoria, Informazione ed Audiovisivo di Unindustria sul tema del futuro dell’editoria.
Seguirà la premiazione dei racconti della regione Lazio 2024. Modera i lavori Sabrina Torello.
Il concorso è riservato a giovani di età compresa fra i 15 e i 21 anni residenti in Italia e all’estero, ha come oggetto un racconto a tema libero in lingua italiana. L’iscrizione al concorso deve avvenire obbligatoriamente online attraverso il sito del Premio Campiello (www.premiocampiello.it) nella sezione dedicata al Campiello Giovani e la scadenza per la presentazione delle domande è fissata per il 15 gennaio 2025.
ATTUALITA'
Gaeta, mezzo secolo di declino: persi oltre 3.000 residenti mentre la provincia cresce
Gaeta vive da decenni una lenta ma costante crisi demografica. Dai 23.379 abitanti del 1981, anno del massimo storico, la popolazione è scesa a 19.137 residenti nel 2024, con una perdita superiore al 12%. Un dato che contrasta con l’andamento della Provincia di Latina, cresciuta nello stesso periodo di oltre il 50%, e con quello dei vicini comuni di Formia e Minturno, entrambi aumentati di circa il 29%.
Sono i dati del Report presentato dall’ambientalista Beniamino Gallinaro
Alla base del declino, spiega nel Report Gallinaro, c’è soprattutto la progressiva scomparsa del tessuto industriale locale. La chiusura della vetreria AVIR nel 1981, seguita da quella di altre realtà produttive come Italcraft, Panapesca e il deposito ENI, ha lasciato un vuoto occupazionale mai colmato. Oggi l’economia cittadina si regge prevalentemente sul turismo stagionale e sui servizi, incapaci però di trattenere le giovani generazioni.
L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno degli aspetti più critici. Nel 2025 si contano 314 anziani ogni 100 giovani, contro i 137 del 2002. L’età media ha raggiunto i 50 anni e le nascite sono crollate a 82 nel 2024, il minimo storico, mentre i decessi sono stati 245.
Anche i flussi migratori confermano la difficoltà della città ad attrarre nuovi residenti. Tra il 2019 e il 2025 il saldo migratorio interno è stato negativo, con molti cittadini che si sono trasferiti altrove per motivi di studio e lavoro. L’immigrazione straniera, che in altri territori ha compensato il calo demografico, a Gaeta resta limitata e rappresenta appena il 4,4% della popolazione.
A rendere ancora più evidente il paradosso cittadino è il patrimonio immobiliare: il 41% delle abitazioni risulta non occupato da residenti. Migliaia di case restano seconde abitazioni o immobili inutilizzati, mentre la popolazione continua a diminuire.
Nel frattempo il consumo di suolo è aumentato. Oggi oltre il 18% del territorio comunale è impermeabilizzato, uno dei valori più elevati della costa pontina. Una crescita edilizia che non ha prodotto un aumento dei residenti e che ha contribuito alla trasformazione del paesaggio.
I numeri descrivono quindi una città che perde abitanti, invecchia rapidamente e fatica a creare opportunità economiche stabili. Una crisi non improvvisa, ma il risultato di decenni di cambiamenti economici e sociali che hanno progressivamente ridotto la capacità di Gaeta di attrarre e trattenere popolazione.
ATTUALITA'
Santo Stefano, l’ex carcere è salvo. Il commissario Marinello: “Completata la messa in sicurezza, ora serve l’approdo”
- L’ATTUALE APPRODO SULL’ISOLOTTO
- LA PRIMA NOSTRA ALLESTITA A SANTO STEFANO
- COMPLETATA LA MESSA IN SICUREZZA DELL’EX CARCERE DI SANTO STEFANO
VENTOTENE – Si è conclusa la messa in sicurezza dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano, passaggio complesso e preliminare ai lavori di restauro e valorizzazione del bene per trasformarlo in un polo museale, di memoria storica e ricerca e di alta formazione europea. Nei giorni scorsi il neo commissario di Governo Giuseppe Marinello, è approdato sull’isolotto per verificare di persona lo stato dei lavori, spiegando che il prossimo step sarà ottenere l’autorizzazione per un approdo sicuro, visto che ad oggi (v.foto) arrivare sull’isola è complesso e possibile solo con ottime condizioni meteomarine. Ma il primo approdo era stato bocciato perché ritenuto fonte di danni per la posidonia, la pianta marina che dà ossigeno al mare.
«Queste sono quattro settimane decisive – ha detto ai giornalisti presenti Marinello – Attendiamo che la Commissione VIA-VAS del Ministero dell’Ambiente rivaluti le richieste. Se tutto dovesse andare come noi auspichiamo – spiega Giuseppe Marinello – , grazie agli studi che la gestione commissariale ha commissionato ad autorità scientifiche di assoluto prestigio e di assoluta valenza, riusciremo a entrare in un momento nuovo per Santo Stefano, cioè nella possibilità di realizzare un approdo che garantisca l’accessibilità all’isola quanto più estesa possibile, tendendo all’accessibilità universale». Gli studi di cui parla Marinello, avrebbero escluso la presenza di posidonia nell’area in cui sarebbe realizzato l’approdo.
Intanto sull’isolotto, dove riprenderanno a breve le visite guidate, è stata allestita la mostra “le sfide di Santo Stefano” curata da Sabina Minutillo Turtur che ripercorre la storia del luogo e dell’ex ergastolo.
CULTURA
Roccagorga, inaugurata la Mostra “Simulacrum, i Monti Lepini tra sacro e profano”
Ha preso ufficialmente il via da Roccagorga il progetto culturale “Simulacrum – I Lepini tra sacro e profano”, promosso dalla Compagnia dei Lepini per valorizzare il patrimonio storico, spirituale e identitario dei Monti Lepini. L’inaugurazione si è svolta al Teatro Comunale di Roccagorga, dando il via a un percorso itinerante che nei prossimi cinque mesi attraverserà undici comuni del comprensorio lepino tra le province di Latina e Roma. L’iniziativa punta a raccontare il territorio attraverso una mostra dedicata alle tradizioni popolari, alla devozione religiosa e ai riti che nel corso dei secoli hanno contribuito a definire l’identità delle comunità locali. Un viaggio che mette in dialogo sacro e profano, evidenziando il forte legame tra storia, cultura e vita quotidiana.
Nel corso della presentazione sono intervenuti il presidente della Compagnia dei Lepini Quirino Briganti, il sindaco di Roccagorga Carla Amici e rappresentanti della Regione Lazio, che hanno sottolineato l’importanza della valorizzazione del patrimonio culturale diffuso come strumento di crescita, promozione turistica e rafforzamento dell’identità territoriale.
Accanto alla mostra sono previste iniziative musicali, approfondimenti culturali e attività dedicate alle tradizioni enogastronomiche locali, realizzate anche in collaborazione con Slow Food.
Dopo la tappa inaugurale di Roccagorga, il progetto proseguirà coinvolgendo i comuni di Norma, Cori, Bassiano, Priverno, Roccasecca dei Volsci, Carpineto Romano, Sermoneta, Maenza, Sezze e Segni, con conclusione prevista il primo novembre. L’obiettivo è costruire un racconto condiviso dei Monti Lepini, mettendo in rete istituzioni, associazioni, musei e comunità locali per valorizzare un patrimonio fatto di memoria, tradizioni e identità.
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